InformaGiovani SPECIALE SCUOLA

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2005

LA SCUOLA RIFORMATA
"Una legge che centra la riforma proprio sulla centralità della persona, l'alunno diventa centrale nel percorso educativo con un forte richiamo a una maggiore collaborazione nei rapporti scuola-famiglia attraverso la modernizzazione delle discipline e dei nuovi strumenti che i ragazzi hanno necessità di possedere per poter entrare nella società con le competenze appropriate sia sul piano professionale che su quello personale".

di Susanna De Palma


Così è stata definita la nuova riforma della scuola dal Ministro dell'Istruzione Moratti. Ma come si traduce nel concreto questo "rafforzamento" del sistema scolastico? In che modo si fa predominare la "centralità della persona? Ecco le principali novità che attraverseranno i diversi ordini scolastici.
La scuola materna prenderà il nome di scuola dell'infanzia e vi si potrà accedere all'età di 2 anni e 4 mesi, per potersi poi iscrivere alla scuola elementare prima di quanto non succeda adesso.
Scuola elementare: si potranno iscrivere tutti i bambini che compiono i sei anni di età entro il 30 aprile dell'anno scolastico e si fonderà con la scuola media inferiore in un unico ciclo. I bambini inizieranno fin dal primo anno a studiare una lingua dell'Unione Europea e dovranno inoltre ricevere un'alfabetizzazione tecnologica. Pur rimanendo invariata la durata di 5 anni, i primi quattro anni saranno articolati in due bienni didattici, mentre l'ultimo anno farà parte di un terzo biennio che si concluderà nel primo anno della scuola media. Viene di conseguenza abolito l'esame di licenza elementare.
Scuola media Inferiore: come anticipato, nel primo anno si conclude il terzo biennio didattico, nel secondo e nel terzo si approfondiranno le diverse materie per iniziare ad orientare i ragazzi nella scelta della scuola superiore. Gli alunni delle scuole medie dovranno studiare una seconda lingua straniera e al termine del ciclo di scuola dovranno sostenere un esame e scegliere tra liceo e formazione professionale per adempiere così all'obbligo scolastico innalzato a 18 anni.
Il liceo: rimarrà della durata di cinque anni ma sarà suddiviso in due bienni più un anno propedeutico all'ingresso nell'università (a cui gli studenti con la media del 7 e dell'8 potranno legittimamente sottrarsi). Otto sono gli indirizzi previsti: artistico, musicale, classico, linguistico, scientifico, tecnologico e delle scienze umane. Sarà concesso anche agli studenti del liceo partecipare a stage presso aziende e vedere il loro lavoro riconosciuto come attività didattica.
Formazione professionale: i ragazzi dovranno rinunciare alle qualifiche di geometri, periti informatici, ragionieri in cambio di istituti professionali di durata almeno quadriennale che forniranno un titolo conferito dalla Regione ma riconosciuto a livello nazionale.
I ragazzi potranno inoltre frequentare corsi post-liceo per un'ulteriore formazione, la cui frequenza potrebbe richiedere tasse di partecipazione e non daranno comunque accesso all'università.
A suscitare preoccupazione, polemiche e scioperi in piazza da parte di sindacati, degli operatori scolastici, dei coordinamenti genitori e delle associazioni come il Manifesto dei 500, sono stati e sono tuttora soprattutto i tagli previsti dalla finanziaria agli organici della scuola (14 mila posti di lavoro a rischio), la decentralizzazione dell'istruzione tramite la creazione di mini-sistemi scolastici regionali, il rischio di trasformazione del tempo pieno in attività facoltativa a pagamento, l'abbandono dei programmi nazionali a favore di programmi personalizzati a seconda delle attitudini dello studente e meno ore di lezione…
In subbuglio è anche il mondo universitario nel quale lo stato giuridico dei professori universitari verrà contrattualizzato e precarizzato a tempo indefinito così come a rischio sarà la figura del ricercatore di ruolo per il quale il contratto dovrà essere rinnovabile ogni tre anni e non ci saranno concorsi pubblici con possibilità di assunzione a tempo indeterminato. Sarà abolita anche la distinzione tra tempo pieno e definito aumentando di fatto lo stipendio dei docenti impegnati in attività professionali e lasciando invariata la retribuzione di chi ha preferito dedicarsi esclusivamente alla didattica e alla ricerca.
L'unità delle mobilitazioni e l'appoggio sindacale ha di fatto, in questi ultimi mesi, rallentato l'applicazione di alcuni punti previsti dal decreto legge; resta da vedere se a prevalere sarà l'identità culturale nazionale o l'imponente iter del diritto italiano!
 
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