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marzo/aprile 2005





Materiali scolastici

L'orgoglio dell'appartenenza

Da sempre l'istituto superiore frequentato genera un senso di appartenenza a un gruppo. Qualche ex allievo ha creato vere e proprie associazioni che si occupano di tenere in contatto gli ex studenti di quella particolare scuola, organizzando semplici momenti d'incontro a scopo ludico o serie di incontri culturali, nonché bandi per borse premio finalizzate a finanziare soggiorni di studio o lavoro all'estero. Tutte le informazioni sulle associazioni degli ex allievi sono reperibili presso le scuole stesse, oppure, se siete pigri o avete poco tempo, potete provare sul web. E se la vostra scuola ne è sprovvista? Beh, potreste crearla voi!
Per rintracciare il sito: www.scuole.piemonte.it.

Alcuni indirizzi diretti:
www.exalfierini.it
www.liceogioberti...piemonte.it/
www.avogadro.itis.to.it/Exallievi





TU CHE NE PENSI?
La lunga Odissea della Riforma Scolastica crea non poca confusione in tutte quelle persone che nella scuola sono coinvolte: gli insegnanti, gli studenti e di riflesso i genitori.

di Carlotta Givo


Come sarà ristrutturata non è ben chiaro. Lungi dall'approdo a una soluzione finale, il Decreto Legislativo del Ministro Moratti propone, in breve, due tipologie di formazione diversa: i Licei (con sette nuovi indirizzi) e gli Istituti di Formazione Professionale. I licei saranno caratterizzati da un percorso fortemente specializzante, alcuni esempi: Liceo Meccanico e Meccatronico, Chimico e dei Materiali, Produzioni Biologiche e Biotecnologie Alimentari, Management del Turismo e dei Servizi. Il sistema però, assicura il Ministro, sarà "aperto" ovvero, chi dovesse rendersi conto, dopo il primo biennio, di aver fatto una scelta poco conforme alle sue inclinazioni personali, avrà la possibilità, grazie alla cosiddetta "passerella", di trasferirsi da un indirizzo a un altro.
Il passaggio tra indirizzi diversi, in un sistema che si basa sulla specializzazione e sulle aeree di settore, rischia però di non essere così immediato. Prima fra tutte le difficoltà: la compensazione didattica. Perché specializzazione significa preparazione mirata a un'area disciplinare precisa con conseguenti macroscopiche differenze di saperi tra i diversi indirizzi. La difficoltà di passaggio rischia di incrementare il fenomeno già largamente diffuso della dispersione scolastica e un Paese che si ritiene moderno non può avere percentuali di diplomati e laureati basso come il nostro.
In attesa di sapere quale scuola avremo dopo la Riforma, scopriamo insieme quella che abbiamo oggi e come gli studenti vivono l'esperienza scolastica, dalla scelta alla Maturità.

Con quale criterio si sceglie l'indirizzo di studi?
Dopo le Scuole Medie Inferiori che fare? A questa domanda ci si arriva tutti prima o poi e solitamente sono rari quelli che hanno già una risposta precisa nella testa. Perché la scelta della scuola è un piccolo passo verso la scelta del proprio domani e a quattordici anni è difficile immaginare cosa vorremo fare una volta adulti. I ragazzi spesso s'indirizzano verso un determinato tipo di studi in base alla professione dei propri genitori e a volte sono proprio questi ultimi a decidere la scuola per i propri figli, o a porre limiti entro i quali muoversi. Oppure ci sono i fratelli e le sorelle più grandi che fanno un po' da Cicerone e da apripista: "Mia sorella veniva al Cottini, così la lotta con i miei genitori, che pensavano all'Artistico come a una scuola che non desse abbastanza basi per il futuro, l'ha già fatta lei e io ho potuto iscrivermi senza liti" - racconta Daniel.
Chi sceglie il Liceo Classico o il Liceo Scientifico solitamente si aspetta una scuola in grado di offrirgli una preparazione più completa possibile per poi accedere a qualsiasi corso universitario. Gioia, studentessa del Liceo Classico Alfieri, racconta: "Il liceo mi ha dato una base culturale completa che mi ha permesso di sviluppare una grande capacità di osservazione critica. Benché sia stato faticoso, credo che tornassi indietro lo rifarei".
Alcuni scelgono una scuola per quello che non insegna, come gli studenti dell'Istituto Tecnico Industriale Avogadro per i quali qualunque scuola senza il Latino era papabile. Ci sono poi molti ragazzi che terminate le scuole dell'obbligo preferiscono ai licei e agli istituti professionali corsi o scuole che permettano loro di indirizzarsi direttamente verso un mestiere. L'alberghiero ad esempio, che ha durata quinquennale; o per i meno pazienti La Piazza dei Mestieri, un centro regionale che offre corsi biennali dove i ragazzi possono godersi i vantaggi di una scuola (vita di gruppo, ambiente scolastico) e quelli di un praticantato, scegliendo tra una fornita gamma di settori: panettiere, parrucchiere, cuoco, barman, grafico e molti altri. Come Filippo, futuro barman: "Prima frequentavo l'Istituto Alberghiero Beccari, ma volevo fare qualcosa che mi permettesse di dedicarmi più alla pratica che alla teoria e che mi inserisse più velocemente nel mondo del lavoro".

La scuola che si sceglie soddisfa le aspettative?
È curioso constatare che più i ragazzi si avvicinano alla Maturità e meno sono soddisfatti della scelta che hanno fatto. Le critiche maggiori vengono mosse agli insegnanti e alla discontinuità didattica, raramente alle materie di per sé o all'Istituto. Spesso, nell'arco di un anno, una classe cambia due o tre professori di una stessa materia, a volte fondamentale come il Greco per il Liceo Classico o la Matematica per lo Scientifico. Questa situazione solitamente comporta la difficoltà dell'instaurarsi di un rapporto di fiducia e comprensione tra insegnante e allievi i quali arrivano a detestare la materia stessa.
Altre volte, benché ci sia continuità didattica, ci sono problemi di comunicazione tra professore e classe e il risultato è il medesimo. L'accusa spesso mossa agli insegnanti è quella di non essere capaci di ascoltare o di valutare obiettivamente la classe o i singoli: "I professori si creano un'opinione su di noi e rimangono fedeli a quella, anche quando da parte nostra ci sono dei cambiamenti o almeno dei tentativi propositivi per modificare il rapporto" - dice Viviana. Per gli studenti, il Professore ideale deve saper discutere e confrontarsi con loro e all'occorrenza far valere il suo ruolo senza cadere nell'autoritarismo.
Più o meno condivisa è l'idea che le ore settimanali passate sui banchi sono troppe ma per Arianna, studentessa del Liceo Artistico Cottini, la soluzione giusta è quella del suo Istituto: "Non abbiamo una nostra aula, cambiamo a seconda della materia, così, nonostante frequentiamo lezioni per quaranta ore settimanali, è meno pesante". Sulla Scuola di per sé non ci sono che poche obiezioni, a volte scherzose come quella di Matteo dell'Istituto Tecnico Avogadro: "La vera pecca di questa scuola sono le ragazze: troppo poche!"

Basta con lo studio!
Tutte le scuole offrono ormai un ventaglio di scelte extra curriculari capace di accontentare tutti i palati. Attività che oscillano tra cultura e sport: gruppi di scacchi, di atletica, di teatro, di nuoto e chi più ne ha più ne metta. Elisa, Marta e Stefania dell'Alfieri hanno frequentato i corsi di nuoto: "Quest'anno con la Maturità però abbiamo smesso…". Gli studenti del Cottini invece hanno una vera passione per il teatro e dicono orgogliosi: "Facciamo tutto noi, noi e i nostri insegnanti! All'inizio era un gioco ma adesso vige la disciplina: partecipiamo ad alcune rassegne quindi è necessario lavorare seriamente". Ai ragazzi dell'Avogadro è stata addirittura messa a disposizione una sala per suonare, attrezzata e moderna.
Chi vuole poi, può fermarsi a scuola dopo le lezioni, magari per studiare o per stare semplicemente insieme, come succede al Liceo Classico Alfieri. Un modo per condividere esperienze non solo all'interno della propria classe dove i rapporti sono spesso conflittuali: "Questione di carattere - dice Diego - siamo troppo diversi ed è difficile trovare un punto di accordo". Nonostante le situazioni sulle quali ci si scontra siano spesso le stesse sulle quali ci si trova perfettamente d'accordo, pare ci sia una diffusa difficoltà nel comprendersi. Spesso per una parola in più o in meno si accendono vere e proprie diatribe che stentano a spegnersi. Le classi poco numerose sono solitamente le più unite a livello di amicizia e in genere si ritrovano anche al di fuori dell'ambiente scolastico. Le classi più numerose invece danno luogo al fenomeno dei gruppetti; minimizza sarcasticamente Tiziano dell'Avogadro: "Pensa se ci muovessimo sempre compatti, in ventisette, più che un'uscita sarebbe una manifestazione"!

Professori? Mai.
Forse dopo cinque anni in una scuola l'ultimo dei desideri è quello di passarci la vita, anche se dall'altra parte della cattedra. Il 90% degli studenti intervistati non insegnerebbe mai a una classe come la sua e l'80% non insegnerebbe mai. Per quanto critici, tutti gli studenti si rendono conto dell'onere di questa professione. Molti studenti pensano a se stessi come a un castigo e credono che gli insegnanti la pensino esattamente come loro: "Se mi trovassi a insegnare a una classe come la mia sarei disperata" - confessa Valentina - "Siamo sempre sul piede di guerra, pronti ad attaccare qualsiasi posizione. Certo che però alcuni professori se le cercano…". Chiara invece ha un'idea diversa dell'insegnamento: "Mi piacerebbe fare l'educatrice, abbiamo lavorato con alcuni ragazzi del carcere minorile e per me è stata come una rivelazione". Per il 20% è un bel lavoro, non fosse per il precariato e per la situazione di incertezza in cui versa la scuola.

 
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