|
|
CHI
GETTA ACQUA SUL FUOCO?
Quest'anno
si festeggia il 180esimo anniversario della nascita del Corpo dei pompieri
di Torino, uno dei più antichi d'Italia.
di
Miriam Massone
La loro storia
è antichissima. Per trovare gli antenati dei pompieri bisogna scorrere
indietro nel tempo di oltre duemila anni. La formazione delle prime milizie
preposte allo spegnimento degli incendi risale infatti al 289 a.C. Nel
22 a.C. l'imperatore Augusto istituisce un corpo in grande stile, composto
da seicento schiavi a cui viene affidato il compito di domare le fiamme
in caso di roghi. Ben presto, i seicento liberti aumentano a settemila,
organizzati in sette coorti su 49 centurie, ognuna guidata da un tribuno
e un Praefectus Vigilum, da cui l'attuale nome di vigili. Il loro motto
è stato mantenuto invariato fino ai giorni nostri: "Ubi dolor
ibi vigiles" (dove c'è il dolore ci sono i vigili). Ma con
la caduta dell'Impero Romano, scompaiono anche i pompieri.
Nel Medio Evo c'è qualche sporadico tentativo di rifondare un corpo
specializzato nella gestione degli incendi: nascono allora le gilde, associazioni
private religiose o laiche che prevedono, tra le molteplici attività
sociali, anche il reciproco aiuto in caso di rogo e viene strutturato
il celebre Corpo della Guardia del Fuoco di Firenze, rimasto immutato
e imitato per secoli.
Ma è solo a cavallo tra Ottocento e Novecento che prende piede
in tutta Italia l'esigenza di fornire ad ogni città un corpo pompieri:
nel 1928 viene varata una legge in cui si fissa l'obbligo per i Comuni
con popolazione superiore ai 40mila abitanti, di dotarsene. Dieci anni
dopo un regio decreto, muta definitivamente il nome di pompieri in vigili
del fuoco e il 27 febbraio 1939, viene istituito il Corpo nazionale. La
legge disciplina l'ordinamento, la modalità di assunzione, la preparazione
tecnico scientifica, le norme e la modalità di finanziamento. Da
allora le funzioni, la struttura e i compiti assegnati ai pompieri sono
stati oggetto di numerose modifiche e soprattutto ampliamenti. Tra i più
significativi, spicca la decisione, nel 1950, di permettere ai giovani
militari di svolgere il servizio di leva nel Corpo e l'organizzazione,
nel 1961, dei Comandi provinciali, suddivisi a loro volta in Distaccamenti
e Posti di vigilanza.
Oggi, in tutta Italia, i vigili del fuoco sono circa 27mila, quattromila
i volontari, 3500 i ragazzi di leva. In media, ogni anno, effettuano 650mila
interventi di soccorso. A gestire l'emergenza c'è il personale
specializzato: autisti, piloti, sommozzatori, squadre speleo - alpino
- fluviali.
La
realtà torinese
Quest'anno si festeggia il 180esimo anniversario della nascita del Corpo
dei pompieri di Torino, uno dei più antichi d'Italia. La sede
del Comando si trova nella caserma di corso Regina Margherita. In città
ci sono inoltre tre Distaccamenti permanenti, quello di Stura, del Lingotto
e di Grugliasco, a cui se ne aggiungono altri quattro a Pinerolo, Susa,
Ivrea e Caselle. Quarantaquattro sono invece quelli gestiti dai volontari.
In media, ogni anno, nella nostra città gli interventi dei pompieri
sono 30mila. Contrariamente a quanto si pensa, i vigili del fuoco non
sono chiamati soltanto per spegnere gli incendi. La loro gamma di attività
è vastissima. Così se appena lo scorso febbraio, diciotto
squadre hanno lavorato ininterrottamente per domare i roghi divampati
in provincia e alimentati dal forte vento del fhoen, altri colleghi
il 2 dicembre intervenivano per sgomberare le numerose cantine allagate
dalla pioggia battente. Il 18 novembre, per spegnere l'incendio che
ha ridotto in cenere un grissinificio di Leinì, è stato
necessario anche l'aiuto dei volontari, mentre il 30 settembre, una
squadra di pompieri salvava una vecchina rimasta a terra per cinque
giorni, dopo una brutta caduta nella stanza da letto del suo appartamento
in zona collina. Il 25 settembre invece è toccato soccorrere
un bimbo di appena cinque anni, rimasto incastrato nel ramo di un albero
della scuola materna e il 26 giugno è stata la volta di liberare
80 persone bloccate dentro gli ascensori. E poi ci sono i soccorsi più
curiosi, quelli degli animali: dal gattino che non riesce a scendere
dal tetto, al puledro caduto nella roggia, dal piccolo Bamby imbrigliato
nel filo spinato, ad un gallo scappato dalle mani del contadino proprietario
di un banchetto a Porta Palazzo e finito addirittura sopra l'orologio
di Piazza della Repubblica.
I
minipompieri
Piccoli pompieri crescono. Da qualche anno a Torino, con grande successo,
ha preso il via una scuola speciale per tutti i bambini che vogliono
intraprendere la carriera del vigile del fuoco. L'appuntamento è
alla caserma di corso Regina Margherita. È qui che i piccini
(non è raro trovare persino pargoli di quattro anni), con le
loro micro tutine e i caschi, in tutto e per tutto identici ai colleghi
più grandi, si allenano, due pomeriggi a settimana: qualche rudimento
di arte marziale e poi via
alle prese con le simulazioni d'incendio,
l'uso delle scale, la spiegazione sui mezzi e gli strumenti del mestiere
e le esercitazioni di salvataggio. Non si tratta di un gioco, ma di
un vero e proprio impegno che richiede, oltre allo sforzo fisico, anche
molta professionalità.
L'intervista
Abbiamo sentito l'ingegner Vincenzo Bennardo, funzionario al Comando
di corso Regina Margherita da cinque anni.
Perché ha scelto di fare il pompiere?
Ho cominciato a conoscere i vigili del fuoco, frequentando i corsi di
nuoto della caserma. Vedevo i loro mezzi, quando si preparavano per
gli interventi e mi sono appassionato a poco a poco. Quindi ho fatto
una tesi di ingegneria aeronautica sugli incendi boschivi, poi il dottorato
di ricerca su quelli in galleria e da allora non ho più mollato
il Corpo. Di questo mestiere amo soprattutto il contatto con la gente
e la strada e il fatto che sia vario, non un giorno uguale all'altro.
Ma concretamente cosa bisogna fare per diventare pompieri?
È necessario superare un concorso pubblico, a Roma. Io ho partecipato,
nel 1998, a quello per ispettore antincendio. Bisognava essere laureati
in ingegneria o architettura. Assumevano 84 persone, le domande erano
3700. Dopo aver superato due scritti, un orale e la visita psico-attitudinale,
siamo stati presi in 46. Io sono un funzionario direttivo, principalmente
mi occupo dell'interfaccia e del coordinamento e della valutazione gestionale
e strategica. Poi ci sono i funzionari di concetto. Gli operativi, suddivisi
a loro volta in vigili, caposquadra e caporeparto, gli ausiliari di
leva (a Torino sono una ventina) e infine i volontari. Per fare il pompiere
volontario bisogna seguire un corso di addestramento di 90 ore, quindi
vieni affiancato ad un Distaccamento e infine sottoposto ad un esame.
Quali doti e requisiti sono richiesti per fare il vigile del fuoco?
Beh, oltre alla prestanza fisica per cui occorre essere atletici, è
richiesta soprattutto la dote naturale dell'umanità. Il pompiere
deve saper ascoltare, star vicino alle persone, incoraggiare. E allo
stesso tempo deve avere sangue freddo. Il nostro lavoro dà molta
adrenalina, perché ci porta sempre a contatto con la sofferenza
e il pericolo. Ma noi possiamo far davvero qualcosa di concreto per
alleviare il dolore alle persone che soccorriamo. Per questo pur con
apparente freddezza, siamo chiamati ad agire cercando sempre di dar
conforto a chi sta male.
Il
calendario
Quest'anno, per la prima volta, l'associazione Aps (per la storia dei
vigili del fuoco) ha creato un calendario dei pompieri. Dodici mesi
di fotografie, in cui i pompieri torinesi vengono mostrati alle prese
con gli arnesi del mestiere, mentre collaudano scale, riparano le autobotti
e si preparano agli interventi. La scelta è stata proprio quella
di portare nelle case della gente, il "dietro le quinte" del
loro lavoro. Chi volesse acquistarlo, può contattare il seguente
numero: 333/2661880 o rivolgersi alla Fondazione per la fotografia,
in via Avogadro 4.
|