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La
mostra
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"Alpi
in guerra/Alpes en guerre 1939-1945"
(fino al 2 maggio 2004, Museo della Resistenza, della Deportazione,
della Guerra dei Diritti e della Libertà - Corso Valdocco
4/a, 10122 Torino, tel. 011.4361433)
Orario di apertura: martedì - domenica, ore 10.00/18.00
Entrata gratuita
Visite guidate su prenotazione: Museiscuola tel. 800553130 |
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Il
concorso
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| C'è
tempo fino al 10 aprile 2004 per iscriversi a "Filmare
la storia", il concorso a tema (Resistenza, II Guerra
mondiale, Storia del Novecento) per opere multimediali (documentari,
opere di finzione, cd-rom ipertestuali e altre tipologie, anche
in combinazione tra di loro) realizzate e prodotte dagli studenti
delle scuole medie inferiori e superiori del Piemonte. Organizza
l'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, al quale
bisogna rivolgersi per tutte le info del caso: 011.4380111, ancr@libero.it
e www.ancr.to.it. |
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FARE
IL PIENO DI MEMORIA
Si fa presto a dire memoria.
Ricordi di fatti, personaggi e azioni. Memorie collettive e individuali.
Rappresentazioni e interpretazioni del passato su cui confrontarsi, dividersi,
unirsi, identificarsi. E dunque memoria come fatto, come bisogno, come
radici, come nostalgia. Come passato, ma anche come avvenire: come valore,
come elemento fondamentale di cui tenere conto per vivere il presente
e costruire il futuro.
di
Marco Stolfo
Si fa presto
a dire memoria. Se ne parla molto, soprattutto in questi ultimi anni.
Il tema è continuamente affrontato, con approcci diversi e accezioni
differenti, sia a livello accademico o politico, sia nella nostra quotidianità.
Si tratta di qualcosa che interessa un po' tutti, storici di professione,
ricercatori per passione, semplicemente persone.
Si discute tanto di memoria. Spesso però si ha l'impressione che
aveva ragione lo storico francese Pierre Nora, quando scriveva che "si
parla tanto di memoria solo perché questa non esiste più".
Già, perché ricordare significa fermarsi, guardarsi indietro,
dentro e intorno, scoprire, capire, cercare e trovare un senso a ciò
che è stato, fare i conti con il passato e soprattutto con se stessi.
Memoria vuol dire ascoltare ciò che hanno da dire - con le loro
parole ma ancor più con i loro silenzi - le persone, le cose, i
luoghi.
È tutto il contrario di ciò che siamo abituati a fare ogni
giorno. Siamo sempre di corsa, anche se magari non ci muoviamo di un metro.
Siamo più o meno assuefatti a ciò che succede intorno a
noi e dunque non ci chiediamo né perché né percome.
Siamo convinti di vivere in un presente permanente, in cui tutto scorre,
non rimane nulla ed esiste solo ciò che è a portata di mano,
di telecomando, di mouse.
Sembrerebbe quasi che l'unica memoria possibile sia quella che si misura
in Megabyte. Per fortuna non è così. Un po' grazie alla
scuola - tuttavia a volte sarebbe meglio dire "nonostante" -
e un po' per effetto delle tante sollecitazioni che ci giungono, per esempio,
dal fatto di vivere in una città piena di memoria come Torino,
ci troviamo a voler andare oltre il semplice vedere e il sentire indefinito.
Le occasioni non mancano: eventi e iniziative, testimonianze da leggere,
guardare e ascoltare, fonti da interrogare e scoperte da fare, in solitudine
o in gruppo, magari al cinema oppure sotto casa.
A
come Archivio
Sono molteplici i percorsi della memoria e per la memoria a Torino.
Per conoscere o scoprire il passato della città non si può
prescindere da una o più tappe presso l'Archivio storico comunale,
che dal 1998 si trova in Via Barbaroux 32. L'Archivio offre un ricco
e articolato campionario di documenti, fondi e collezioni. È
possibile trovare, tra l'altro, pergamene e codici medievali, statuti
e resoconti della vita politica e amministrativa, mappe e atti di compravendita,
verbali di operazioni di polizia e regolamenti urbani, lettere e documenti
finanziari.
Le testimonianze più antiche risalgono al 1100, mentre il maggior
numero di documenti si colloca tra il XVI e il XX secolo. La consultazione
dei materiali dà la possibilità di effettuare tante scoperte
sulle trasformazioni urbanistiche, sul costume, sull'ambiente, sulla
toponomastica cittadina e addirittura sui rapporti spesso bellicosi
tra gli abitanti delle diverse contrade torinesi.
L'Archivio è un'autentica miniera di informazioni sulla storia
della città. In Via Barbaroux, per esempio, si possono trovare
notizie circa il celebre miracolo del Santissimo Sacramento, il 16 giugno
1453, al quale è legata la costruzione della Chiesa del Corpus
Domini, oppure si viene a scoprire come Cavoretto avesse avuto a lungo
una propria amministrazione indipendente, di cui sono disponibili le
carte dal 1547 al 1920.
Il tutto è ovviamente catalogato e descritto. Perciò è
importante sapere, almeno per sommi capi, in quale ambito si intende
cercare. In più, almeno per ciò che concerne i progetti
edilizi dal 1790 al 1915, la consultazione può avvenire addirittura
on line.
In ogni caso è consigliabile una visita nei rinnovati locali
di quella che è stata a lungo la sede dei Servizi demografici
della città e che ora è il cuore della memoria secolare
di Torino.
Q
come quartieri
La trasmissione della memoria di Torino ovviamente non si esaurisce
in documentazioni e tracce raccolte e catalogate a livello centrale.
Essa comprende le tante testimonianze che ciascuna parte del territorio
è in grado di offrire.
Quella che è la città almeno a prima vista unitaria e
uniforme di oggi, un tempo era l'insieme di un piccolo centro storico
e di tante borgate di campagna, ciascuna di esse con una vita, una storia
e una fisionomia specifiche. Negli ultimi anni, di pari passo con lo
sviluppo di programmi di recupero urbano, sono in particolare le periferie
cittadine, cresciute proprio attorno a quegli insediamenti rurali, a
riscoprire se stesse, la loro storia antica e recente.
Da più parti, coinvolgendo proprio gli abitanti dei singoli quartieri,
sono state condotte specifiche ricerche, che si sono trasformate anche
in cd rom, video o libri. Per esempio "Mirafiori, la città
oltre il Lingotto. Storie di Via Artom e dintorni" o "La Manifattura
Tabacchi e il suo borgo", monografie pubblicate alcuni anni fa,
oppure il documentario "Quei ragazzi del Borgo del Fumo" presentato
con successo al 19esimo Torino Film Festival.
In Barriera di Milano è attiva un'associazione culturale che
si chiama "Officina della Memoria", mentre nella Circoscrizione
5 è stato fondato un vero e proprio Centro di documentazione
storica (CDS), struttura pubblica aperta a tutti i cittadini che vogliono
approfondire la conoscenza della storia del territorio, della comunità
e delle borgate Vallette, Lucento, Madonna di Campagna e Borgo Vittoria.
Tra le iniziative del Centro c'è anche un interessante gioco-concorso
intitolato "Alla scoperta della Cinque".
Inoltre, proprio per promuovere e valorizzare la memoria del territorio,
alcune Circoscrizioni, d'intesa con l'amministrazione centrale, stanno
elaborando un progetto di ecomuseo urbano, che consiste nella segnalazione
di luoghi di interesse storico e culturale e nella creazione di percorsi
cittadini, a favore di un turismo culturale nuovo e, prima ancora, allo
scopo di far conoscere ai torinesi spazi, fatti e personaggi a lungo
ignorati o quanto meno trascurati, anche a livello locale.
Percorsi
partigiani
Un particolare itinerario cittadino della memoria è quello che
si può tracciare sulla mappa della città unendo le collocazioni
delle tante lapidi che ricordano i caduti della Resistenza a Torino.
Si tratta in massima parte di semplici targhe commemorative dedicate
a ciascun "martire dell'eterna libertà", apposte dal
Comune negli anni immediatamente dopo la fine della Seconda guerra mondiale:
rettangoli di marmo grigio con il nome e il cognome della persona interessata
e la scritta "Caduto nella lotta di liberazione contro il nazifascismo
1943-1945", normalmente collocati nelle vicinanze del luogo dell'avvenuta
uccisione, che sono ancora ben presenti nel paesaggio urbano, dalle
piazze del centro alle vie della periferia.
Recentemente è stato effettuato un censimento di queste lapidi,
alcune delle quali sono andate perdute a causa della demolizione di
case e fabbriche che ha caratterizzato le attuali trasformazioni urbanistiche
della città. Ne è nata anche una pubblicazione, intitolata
"Che il silenzio non sia silenzio. Memoria civica dei caduti della
Resistenza a Torino", la quale si riferisce a ben 367 nomi immortalati
sul marmo, su cui fornisce sintetiche note biografiche. Un utile contributo
a non dimenticare.
La presenza di queste lapidi ha dato l'opportunità, in diverse
scuole, di effettuare una interessante e dinamica "operazione memoria":
gli studenti, partecipando all'iniziativa cittadina "La scuola
adotta un monumento", si sono presi cura di singole targhe presenti
nella propria zona e hanno compiuto ricerche sulle singole persone oltre
che sul periodo fascista, la guerra e la Resistenza.
Luoghi
di memoria
A proposito di Resistenza e Liberazione non si può dimenticare
quanto il biennio 1943-1945 sia importante in particolare per la nostra
città. Il 25 aprile si avvicina e anche quest'anno sarà
celebrato con una serie di iniziative, che si svolgeranno in particolare
in alcuni luoghi-simbolo di Torino, come il Sacrario del Martinetto,
allestito nel poligono di tiro scelto dalla Repubblica Sociale come
luogo per l'esecuzione delle sentenze capitali, in cui trovarono la
morte cinquantanove partigiani e resistenti, e il Rifugio antiaereo
di piazza Risorgimento, in questi anni oggetto di visite guidate e di
iniziative didattiche che hanno coinvolto diverse scolaresche.
Anche in questo caso il modo migliore per esercitare la memoria è
confrontarsi direttamente con gli spazi cittadini in cui sono stati
vissuti quei momenti ora tragici ora eroici. Per sapere dove andare
e come muoversi può essere utile un altro libricino pubblicato
recentemente, che abbraccia il periodo compreso tra l'emanazione delle
Leggi razziali e la liberazione della città e porta il titolo
di "Torino 1938-45. Una guida per la memoria", che suggerisce
diversi itinerari, tra i luoghi della comunità ebraica e quelli
dei bombardamenti, la città della deportazione e quella della
Resistenza.
Mostre
e visioni
Corso Valdocco 4/a. È questo, dal maggio scorso, l'indirizzo
sicuro per soddisfare la voglia di conoscenza e di memoria. Il ristrutturato
Palazzo dei Quartieri Militari è infatti la sede del Museo diffuso
della Resistenza, della deportazione, della guerra, dei diritti e della
libertà. Qui hanno sede l'Archivio nazionale cinematografico
della Resistenza (Ancr) e l'Istituto piemontese per la storia della
Resistenza e della società contemporanea (Istoreto), entrambi
impegnati nella conservazione di documenti e materiali e nello svolgimento
di attività di ricerca, studio, divulgazione e produzione audiovisiva
e editoriale.
Il Museo, che è il "nodo" centrale della più
articolata rete di luoghi della memoria cittadini, provinciali e regionali,
si presenta come spazio espositivo dedicato alla comunicazione della
memoria, in cui si svolgono seminari, corsi, mostre, convegni e proiezioni.
In particolare, in questo periodo i locali di Corso Valdocco, che comprendono
anche un rifugio antiaereo costruito a 12 metri di profondità,
ospitano alcune importanti iniziative.
Sino al
prossimo 2 maggio nel palazzo progettato da Filippo Juvarra è
allestita la mostra iconografica "Alpi in guerra-Alps en guerre
1939/1945", articolata in sei diverse sezioni tematiche, che vanno
dalla presentazione delle trasformazioni in corso nelle società
alpine a fine anni Trenta sino alla conclusiva intitolata "Divisioni
e frontiere, demilitarizzazione, memorie, luoghi di memoria, vuoti di
memoria". Nel frattempo, dal 2 marzo al 19 aprile, è in
programma una rassegna cinematografica dedicata al territorio alpino
e il 25 e 26 marzo si svolge un Convegno internazionale dal titolo "1944-1945:
la lenta liberazione. Il territorio, i soggetti, la violenza".
Il tutto fa parte di un progetto europeo, frutto della collaborazione
tra amministrazioni e istituzioni scientifiche di Piemonte, Valle d'Aosta,
Provincia di Imperia e regioni frontaliere di Francia e Svizzera.
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Il
libro, il video e le scuole
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Il
bisogno di memoria ha dato vita a diversi progetti, che hanno coinvolto
i ragazzi delle scuole torinesi. Tra questi merita una particolare
attenzione la ricerca intitolata "Torino 1920-1940. Tracce
per una storia delle culture", il cui risultato finale è
un'interessante pubblicazione, dallo stesso titolo. Alla realizzazione
del volume hanno lavorato insieme gli studenti del Primo liceo Artistico
e l'Istituto d'Arte "A. Passoni". Condotti da un pool
di insegnanti, gli studenti hanno avuto modo di conoscere ed esplorare,
con un approccio multidisciplinare, i diversi ambiti nei quali,
nel periodo preso in esame, la vivacità culturale torinese
si è espressa con risultati molteplici e variegati, nonostante
il conformismo imposto dal regime fascista.
Il libro offre anche contributi di studiosi ed esperti e racconta
in maniera dinamica e affascinante la città che si trasforma:
l'architettura e le idee, la creatività e la vita quotidiana,
le tradizioni e l'innovazione. Un bell'esercizio di memoria. Per
saperne di più: archiviocasorati@virgilio.it
Nasce nella scuola anche il documentario "Quei ragazzi del
Borgo del Fumo". Il video, realizzato da Maurizio Orlandi,
insegnante di lettere in un liceo torinese, presenta le storie dei
quartieri Vanchiglia e Vanchiglietta negli anni del fascismo, della
guerra, dei bombardamenti e della lotta di liberazione. Il filmato
ha vinto il Concorso Spazio Torino dell'edizione 2001 del Torino
Film Festival. |
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