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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2004 | ||
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SIRIA:
IN VIAGGIO NELLA STORIA "Il vento della notte scuote le palme frondose, solleva la sabbia, sposta le dune. Dalla reggia intravedo i primi bagliori dell'alba non lontana, le tende dei cammellieri si materializzano all'orizzonte. Palmira, oasi nel deserto, miracolo di sorgenti tra la sabbia e le rocce rosate, e io, Zenobia regina di tutto questo, soprintendiamo al sorgere di un nuovo giorno". di E. Mazzucchetti e M. Guglielminotti Appena in vista delle colonne della via imperiale già udiamo la voce di questa donna misteriosa, ci inorgogliamo del suo stesso orgoglio per questa terra aspra e fiera, rivediamo tra i blocchi di pietra le ombre degli antichi conquistatori che per primi valutarono l'importanza politica di queste regioni. Non è solo l'affiorare di lontane reminiscenze (o passioni) scolastiche; davvero l'arrivo a Palmira vale di per sé il viaggio in Siria. L'imponente colonnato, immortalato da migliaia di scatti fotografici, è un'attrazione inevitabile con le sue lunghe ombre proiettate all'orizzonte, un miraggio per chi sceglie di arrivare alla sua meta da nord, dall'Eufrate e dalla soffocante Deir Ez-Zor, crocevia della "nuova" economia del petrolio, dopo aver attraversato (in pullman o, meglio, in auto) 8 ore di deserto. Un paesaggio sconfinato di dune pietrose, greggi di montoni, asini solitari e dromedari in fila, nel silenzio statico delle ore diurne interrotto dal sibilo tagliente del vento che si alza, immancabilmente, tutte le sere alle nove. E poi, all'improvviso, al di là di un anonimo villaggio moderno di tetti piatti e case squadrate, alberghi e ristoranti nati dal nulla per soddisfare il turista affaticato, ecco la sagoma imponente del tempio di Baal, dio del sole, Apollo in vesti orientali: stiamo per entrare nel regno di Zenobia, la donna che osò da sola sfidare la potenza di Roma. Regnò indipendente e solo a duro prezzo capitolò sotto il potere dell'invasore, preda ambita e dorata dell'imperatore Aureliano. In viaggio nella storia: questo il messaggio di invito a un viaggio in Siria, un tuffo nel passato remoto della civiltà. Incontreremo il Tigri e l'Eufrate, la culla della scrittura cuneiforme, civiltà ancora da studiare come Mari, nel deserto, e Ebla poco a sud di Aleppo, che ci riportano all'età del bronzo e al 3000 a.C. In pochi chilometri percorreremo secoli di storia, inseguendo le orme delle legioni di Roma tra fortezze merlate dimenticate in una rovinosa ansia di conquista, teatri, terme, templi, colonne, tombe, per unirci alle fila dei Crociati arroccati a difendere la loro lontananza dall'Europa. Eccoci così, ausiliari a Doura Europos, intenti a scrutare l'orizzonte - il deserto da una parte e le anse morbide dell'Eufrate dall'altra - cittadini a Rassafè, passeggiando all'ombra sotto le arcate dei portici, coloni di Apamea, rilassati nelle terme o a passeggio nel foro, per poi assistere, seduti nella tribuna reale, a una pièce teatrale a Bosra. Queste sono le tappe da non mancare per un viaggio nel tempo dell'impero romano, tra i lussi, i rischi e la decadenza di generazioni di emigrati che avevano fatto della Siria l'avamposto più meridionale dei loro domini. Lo stato di conservazione dei resti archeologici è tale che anche il non studioso, il non addetto ai lavori, possa lasciarsi avvolgere nelle atmosfere immobili dei siti. Ed è all'interno dei cunicoli dei castelli crociati, talmente bui da esigere una torcia tra l'attrezzatura personale per poter essere visitati, che sentiamo l'ansia dei combattenti, lo scalpiccio dei piedi e il clangore delle armi. Suggestioni che il silenzio dei luoghi (meglio evitare la visita il venerdì, giorno di festa e di picnic all'aperto per i musulmani) ci lascia rivivere. Siria crocevia di civiltà, culla di religioni. Ci accompagna la voce dei muezzin che 5 volte al giorno invita alla preghiera e, come d'incanto, raggiungiamo luoghi come Maaloula poco a nord di Damasco, dove il tempo si è fermato e si sente ancora parlare l'aramaico, l'antica lingua di Gesù. Minareti accanto ai tozzi campanili delle chiese ortodosse gonfie di incenso, Maometto e Gesù, i due grandi monoteismi a contatto. D'altra parte quando arriviamo a Damasco, come non ricordare il racconto della conversione dell'apostolo Paolo, che fu folgorato (appunto) "sulla via di Damasco"? Il viaggio parte ragionevolmente da qui, e la città immette immediatamente nell'atmosfera calda tipica della città araba. Grande traffico di automobili improbabili, non più viste né visibili su altre strade a noi più consuete, clacson mescolati alle grida degli ambulanti, palazzi affollati di vetusti impianti di condizionamento penzoloni dalle finestre, luce accecante che di colpo, varcata la porta della Cittadella, diventa buio fresco all'interno del souk. Qui la solita animata confusione, umori e odori di spezie, meandri di vicoli e antri rigurgitanti di merci ormai sempre più globalizzate. Il nome della città significa "terra dell'acqua" e la ragione è evidente: Damasco è un'oasi nell'aridità del deserto, grazie al fiume Barada che con i suoi affluenti forma la rete idrica che permette a giardini, orti, frutteti e oliveti di crescere rigogliosi. Oggi questo è meno percepibile, la città si sta espandendo in modo non ordinato, rosicchiando terreno alle coltivazioni, le costruzioni si sovrappongono le une alle altre, tombe accanto a case di abitazione, ma sono ancora visibili le fontane all'interno degli antichi sontuosi palazzi ommayyadi e le frequenti bocche d'acqua all'ingresso delle moschee. Damasco sono sete e velluti, narghilé e profumi, è un contrasto di donne velate in nero da capo a piedi che seguono a frotte il capofamiglia e giovani in jeans, è la statua del Saladino che sconfigge i cristiani, la storia per una volta vista dall'altra parte, spezie e profumi penetranti, è la Grande Moschea dove è possibile incontrare intere famiglie in vacanza che provano a tutti i costi a raccontarti la loro storia con gesti e sorrisi in un volenteroso quanto improbabile inglese. Damasco è l'ambasciata italiana dove ti raccontano delle bellezze del paese e si rammaricano per i pochi turisti italiani, sono gli onnipresenti ritratti di Assad che ci ricordano il regime, è una visita obbligata al palazzo Azem, opulenta residenza ottomana, è il densissimo quartiere abbarbicato sulle pendici del Monte Kassioum. Senz'altro è sorseggiare un tè alla menta davanti alla bottega di un artigiano che sta lavorando alla gigantesca mezzaluna in rame che ornerà una nuova moschea. Eppure siamo a pochi chilometri, circa 60, dalle alture del Golan e dal confine con Israele: la città di Quneitra, mantenuta intatta dopo le devastazioni della guerra del '68, è un monumento alla follia umana e ci rammenta che queste regioni non sono mai state in pace, la terra da cui nacque anche la nostra storia è la terra in cui pericolosamente la civiltà vacilla. È possibile trovare qualcuno disposto ad accompagnarvi in quel luogo: occorre un visto di un giorno, ottenibile a Damasco stessa, un'automobile e un po' di pazienza per superare le varie complesse burocrazie, ma l'impatto con la città fantasma dagli edifici spianati e dall'ospedale trafitto di colpi di mortaio sono un utile messaggio da assorbire nella nostra mente. Un check point delle truppe della nazioni Unite segna il punto estremo del percorso consentito, tra grovigli di filo spinato che segnano la presenza di campi minati. Verso Nord la strada che si spinge ad Aleppo e al confine con la Turchia ci riporta nella storia remota, all'epoca delle grandi Crociate, quando Riccardo Cuor di Leone conduceva bande di irriducibili alla ventura in nome di presunti ideali religiosi: il Crak dei Cavalieri è una fortezza perfettamente conservata. Un inganno ben escogitato ha fatto sì che i suoi occupanti, ottimamente difesi e ben dotati di provviste, autosufficienti per resistere ad anni di assedio, si consegnassero spontaneamente obbedendo ad un finto dispaccio. Ordini superiori. E ancora più a Nord sempre sulle tracce dei crociati, in un luogo impervio e selvaggio, su una stretta cresta, le impressionanti fortificazioni del castello di Saone, detto ormai "del Saladino", che lo conquistò nel 1188. Infine arriviamo ad Aleppo, il cuore antico della Siria, con le mura, la cittadella, la grande Moschea e le Scuole coraniche, centinaia di moschee minori, molti hammam e il caravanserraglio. L'edilizia rabbiosa degli anni 70 ha risparmiato, qui più che a Damasco, le vecchie case dell'epoca coloniale, con balconi di legno e finestre "ricamate", che ancora rievocano storie di viaggi e commerci. Il cuore del cuore della città è racchiuso in un edificio dal sapore antico, il Baron Hotel, superba costruzione dei primi del Novecento, un tempo tappa del mitico Orient Express e che è stato spettatore dei principali eventi della storia più recente del Paese. Le sue stanze hanno visto Lawrence d'Arabia e Agata Christie, Roosevelt e Lindbergh, Feizal I e Ataturk, Pasolini e Rossellini. Una sosta al Baron vi immergerà nelle atmosfere di inizio secolo e se sarete fortunati potrete farvi raccontare dal proprietario, l'ultimo discendente della famiglia Mazlumian, un'infinità di aneddoti che vi permetteranno di penetrare nella vera storia degli Armeni e di tutta la Siria. La situazione interna siriana è suscettibile di variazioni non prevedibili, vale quindi la pena di seguire tutte le evoluzioni prima di partire; ma un viaggio in Siria, oltre ad essere come abbiamo scritto all'inizio, un affascinante viaggio nella storia oggi può anche diventare un viaggio contro luoghi comuni, contro le paure di chi vuol ragionare per stereotipi e categorie assolute. Chi avrà la voglia e la possibilità di andarci troverà gente simpatica, accogliente e disponibile e, soprattutto, nessun rischio.
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