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SPECIALE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2004 | ||
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| MEDIATORE
CHI SEI? Facilitare la comunicazione e il processo di integrazione, accompagnare l'utente, ascoltare, interpretare, tradurre, aiutare, sostenere, informare, negoziare, conciliare, orientare. di Maria Abbrescia La mediazione "è un processo attraverso il quale due o più parti si rivolgono liberamente a un terzo neutrale, il mediatore, per ridurre gli effetti indesiderabili di un conflitto. Il mediatore, privo di ogni potere che non sia quello derivato dall'autorevolezza che le parti gli attribuiscono, mira a ristabilire il dialogo per poter raggiungere un obiettivo concreto: la realizzazione di un progetto di riorganizzazione delle relazioni che risulti il più possibile soddisfacente per tutti. L'obiettivo finale della mediazione si realizza una volta che le parti si sono creativamente riappropriate, nell'interesse proprio e di tutti i soggetti coinvolti, della propria attiva e responsabile capacità decisionale." (S. Castelli) Per il mercato del lavoro quella del mediatore culturale è una professione in parte ancora da definire dal punto di vista economico e contrattuale. Nel 1998 è stata riconosciuta in ambito nazionale con la legge 40, che la cita in due articoli, stabilendone l'impiego nelle strutture statali e comunali. Nonostante la mancanza di normative precise, la presenza del mediatore è sempre più richiesta dagli operatori di enti e istituzioni che lavorano a contatto con gli immigrati, consapevoli che il loro rapporto con la società di arrivo non si completi unicamente sul piano della comunicazione linguistica: tradurre non basta, l'ambito dell'interazione è molto più ampio e corposo. La mediazione culturale prende avvio nei primi anni Novanta, quando i centri metropolitani più attivi, come Torino e Milano, sperimentano l'utilizzo spontaneo questi nuovi operatori. Si tratta di una prima leva di individui promossa sul campo, che vengono chiamati mediatori naturali. Dopo qualche tempo, nascono percorsi di formazione finanziati attraverso i programmi europei o con il fondo sociale europeo. Oggi la fisionomia del mediatore culturale è più definita e la formazione si è arricchita di nuovi percorsi. Nel 2002 il Centro Interculturale della Città di Torino e l'Università degli Studi di Torino (Corso di studi triennale in Comunicazione Interculturale) hanno aperto un tavolo di confronto sulla mediazione culturale, con l'intento di progettare specifiche attività formative universitarie, ipotizzando l'innalzamento del titolo di studio richiesto, la possibilità di allargare agli italiani l'accesso a questa professione e la definizione delle aree di intervento. La formazione dei mediatori avviene principalmente tramite corsi organizzati dai Comuni e dalle Regioni, anche a Torino, dove oltre alle metodologie di lavoro e alle tecniche di comunicazione, si apprendono gli aspetti più importanti delle culture tra cui bisogna mediare. La mediazione si svolge soprattutto in contesti scolastici (dalla scuola materna alla conclusione dell'obbligo, ma già sono interessati asili nido e scuole medie superiori); in contesti socio-sanitari (dagli uffici di prenotazione agli ospedali, dagli ambulatori ai medici di base); nei centri di accoglienza e di ascolto; nel mondo del lavoro (dove i conflitti sono spesso nascosti dal rapporto di subordinazione). Le competenze richieste al mediatore culturale sono la conoscenza di una o più lingue e di una o più culture, capacità relazionali, conoscenza del servizio o del settore in cui opera. Ma come si misura la conoscenza di una cultura? L'appartenenza geografica garantisce questa conoscenza? Molti servizi richiedono operatori stranieri e, preferibilmente, donne, ma secondo alcuni questo requisito non è sufficiente. Il dibattito sulla definizione dei mediatori è ancora aperto. C'è comunque da sperare che la mediazione diventi sempre meno indispensabile e che in un futuro non troppo lontano sia utilizzata solo per conflitti gravi e importanti. Questo vorrebbe dire che la comunicazione tra i servizi e gli utenti stranieri sarebbe migliorata, e lo sarebbe per tutti. |
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