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DA
NOI SI FESTEGGIA COSÌ
Quali sono le feste delle
comunità straniere presenti a Torino? Come e quando le festeggiano?
Si tratta in gran parte di momenti lieti legati alla religione, alla storia
e alle tradizioni di culture diverse.
di
Fabrizio Cellai
Poeti
cinesi
Dici Cina e pensi ai Cinesi. Dici Cinesi e pensi al capodanno, ai fuochi
d'artificio. In realtà la Cina è così vasta e varia
che ogni comunità (ben cinquantasei all'ombra della Grande Muraglia)
porta con sé, nel mondo, le proprie feste. Tuttavia alcune festività
sono considerate nazionali, comuni a tutti i gruppi. Così, anche
a Torino come a Parigi o New York le comunità cinesi, aiutate dalle
associazioni presenti sul territorio, si riuniscono in occasione del capodanno
calcolato sul calendario lunare (quest'anno è caduto il 22 gennaio).
Senza particolare uso di fuochi d'artificio, considerati pericolosi.
Una festa che dura quindici giorni e che culmina con il "Grande Capodanno",
l'ultimo giorno durante il quale le famiglie cinesi si riuniscono secondo
le proprie tradizioni. Tradizioni culinarie diverse che corrispondono
alla comunità di origine. A Torino quella più numerosa proviene
dalla provincia di Zhejiang, vicino a Shanghai.
Un'altra festa importante si celebra ogni cinque maggio ed è legata
a una leggenda molto famosa in Cina sul poeta Quyuan, figura patriottica,
vissuto prima di Cristo. Quyuan (si legge ciuien!) lottò per l'unificazione
del territorio cinese, ma di fronte alle guerre fra le varie comunità,
scelse la via del suicidio affogandosi nelle acque di un fiume. La festa
viene celebrata mangiando un piatto speciale, composto da riso, salsiccia,
un frutto dolce, il tutto ricoperto da una foglia a triangolo e cotto
al vapore insieme con ravioli di riso (se si proviene dal Nord della Cina)
oppure con spaghetti (dal Sud). I ravioli, tondi e ripieni di sesamo,
rappresentano l'unità della famiglia e portano fortuna, un po'come
le nostrane lenticchie, mentre gli spaghetti sono le difficoltà
della vita e mangiarli significa superare nel nuovo anno tutti gli ostacoli.
Anche i Cinesi ricordano i propri cari, il cinque aprile in luogo del
primo novembre italiano, ma in più festeggiano i propri anziani,
il nove settembre. Infine, il primo ottobre, si ricorda la fondazione
della Repubblica popolare cinese. Una ricorrenza poco sentita dalle comunità
residenti in Occidente dove invece sta crescendo il processo d'integrazione:
ormai in molti hanno iniziato a festeggiare la ricorrenza cristiana più
importante, il Natale.
Feste
musulmane
L'Islam ha due feste religiose principali, celebrate da tutte le comunità.
Una si chiama 'Aid el Fitr', la festa dell'interruzione del digiuno,
e ricorre alla fine del mese di Ramadan. Quest'anno sarà il 14
novembre.
L'altra cade durante il tempo del Pellegrinaggio annuale alla Mecca,
due mesi e dieci giorni dopo la fine del Ramadan. Dura una settimana
e il suo punto culminante è la festa conosciuta come 'Aid al
Adha', festa del Sacrificio o del "legamento" di Ismaele,
quest'anno era il 2 febbraio. Il Pellegrinaggio prevede alcuni riti
che simbolizzano i precetti essenziali della fede islamica e rievocano
le prove superate dal profeta Abramo e dalla sua famiglia. Il sacrificio
del montone ricorda l'obbedienza di Abramo, che stava per sacrificare
Ismaele ad Allâh ma venne fermato dall'angelo e al posto del figlio
offrì un montone. È quindi la festa della fede, della
sottomissione a Dio.
Oggi i musulmani sacrificano come Abramo un montone che, secondo la
tradizione, dev'essere fisicamente integro, né troppo vecchio
né troppo giovane, preferibilmente maschio. In Maghreb spesso
la famiglia acquista il montone e lo alleva. Non pochi musulmani s'indebitano
per acquistarlo. Ovviamente, questa pratica è problematica in
città e nei paesi di emigrazione. L'animale è sgozzato,
il decimo giorno del mese del Pellegrinaggio, o nei due giorni seguenti,
nel periodo di tempo compreso fra la fine della preghiera del mattino
e l'inizio della preghiera del pomeriggio. Per sacrificare l'animale
lo si stende sul lato sinistro, orientato verso la Mecca, quindi è
sgozzato da un sacrificatore, che deve essere in stato di purità
legale, pronunciando la formula: "Nel nome di Dio! Dio è
il più grande". Una parte del montone è destinato
ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per
acquistarlo.
Il problema spesso è costituito dalla scelta del luogo del sacrificio.
Ecco perché, soprattutto nei Paesi europei, si ricorre ai macelli
attrezzati per un gran numero di animali, sotto il controllo congiunto
dei servizi sanitari e delle autorità islamiche, con la collaborazione
di sacrificatori musulmani riconosciuti. L'animale, prima di essere
sgozzato con rescissione della carotide, viene 'stordito' con scariche
elettriche, opportunamente dosate. In Francia la legge ammette solo
questo tipo di macellazione, anche se contrasta con la tradizione che
sia il capofamiglia a uccidere l'animale.
Spesso la Festa del Sacrificio del montone, celebrata in grandi spazi,
prosegue con la preghiera comune. Anche quest'anno a Torino, come ormai
da alcuni anni, circa 10.000 fedeli hanno celebrato pubblicamente l'Aid
al Adha al Palazzo del Lavoro.
Panettoni
rumeni
La festa nazionale del primo dicembre (per ricordare l'unione avvenuta
nel 1918 tra le regioni della Transilvania e della Moldavia in un solo
stato nazionale) è la ricorrenza più importante per la
comunità rumena. Serate, feste organizzate grazie alle associazioni
italo-rumene, durante le quali la comunità si ricompatta così
come in occasione del Capodanno, festeggiato i primi due giorni di gennaio.
Per l'occasione vengono preparati in casa piatti tipici della tradizione
culinaria rumena come l'insalata russa, prelibati involtini di verza
con riso e carne tritata, torte salate che nascondono bigliettini beneauguranti.
Le feste religiose appartengono alle tradizioni cristiano-ortodosse
seguite dalla maggioranza della popolazione rumena (circa l'85%). Fra
queste la Pasqua, festeggiata in famiglia, durante la quale le mamme
rumene preparano in casa il panettone, con gli stessi ingredienti del
dolce tipico mangiato in Italia in occasione del Natale. Chiaramente
i Rumeni affermano che il loro panettone è più buono,
soprattutto perché non è industriale come quello venduto
nei supermercati italiani, bensì un vero e proprio dolce casalingo.
I Rumeni festeggiano anche, ogni primo marzo, l'arrivo della primavera
confezionando piccole spille a forma di fiorellino o di pupazzetto con
fili rossi e bianchi da attaccare ai vestiti, secondo le usanze tipiche
dei contadini della Romania.
La Festa dell'Assunzione del quindici agosto e quella della Santa Patrona
Parascheva il quattordici ottobre sono altre occasioni d'incontro per
la comunità che dà molta importanza al legame con le tradizioni
e la storia della madre patria.
Altri festeggiamenti
Ogni comunità straniera presente a Torino ha le proprie feste.
Il modo in cui vengono rievocate dipende molto dalla grandezza della
comunità stessa. Eccone alcune.
I Buddisti celebrano il Magha Puja, la comunità spirituale; secondo
la tradizione, in questo giorno che coincide con la luna piena di "magha",
1250 monaci completamente illuminati, senza precedente accordo resero
visita al Buddha. Buddha viene festeggiato anche in occasione della
sua nascita e del suo primo insegnamento con il quale mise in movimento
la ruota del "Dharma".
Rom e Sinti non rinuncerebbero mai alle proprie tradizioni. A maggio,
i Rom provenienti dall'area balcanica, festeggiano, secondo la tradizione
cristiano-ortodossa, Giurgevdan, San Giorgio, in concomitanza con Edelezi,
la festa di primavera. Sempre a maggio, alcuni Rom, Sinti e Gitani si
recano in Camargue, a Saintes Maries de la Mer, per festeggiare Santa
Sara la nera, loro patrona.
Molti stranieri provenienti dall'Africa o dal Sudamerica festeggiano
la giornata dell'indipendenza del proprio paese d'origine con piatti
tipici.
Infine c'è la comunità ebraica, che straniera non è,
ma che è molto legata alle proprie feste religiose: dalla Pasqua
che ricorda la liberazione, per opera di Mosé, dalla schiavitù
in Egitto allo Yom Kippur, culmine dei dieci giorni penitenziali e di
riavvicinamento a Dio.
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