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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2004

DA NOI SI FESTEGGIA COSÌ
Quali sono le feste delle comunità straniere presenti a Torino? Come e quando le festeggiano? Si tratta in gran parte di momenti lieti legati alla religione, alla storia e alle tradizioni di culture diverse.

di Fabrizio Cellai

Poeti cinesi
Dici Cina e pensi ai Cinesi. Dici Cinesi e pensi al capodanno, ai fuochi d'artificio. In realtà la Cina è così vasta e varia che ogni comunità (ben cinquantasei all'ombra della Grande Muraglia) porta con sé, nel mondo, le proprie feste. Tuttavia alcune festività sono considerate nazionali, comuni a tutti i gruppi. Così, anche a Torino come a Parigi o New York le comunità cinesi, aiutate dalle associazioni presenti sul territorio, si riuniscono in occasione del capodanno calcolato sul calendario lunare (quest'anno è caduto il 22 gennaio). Senza particolare uso di fuochi d'artificio, considerati pericolosi.
Una festa che dura quindici giorni e che culmina con il "Grande Capodanno", l'ultimo giorno durante il quale le famiglie cinesi si riuniscono secondo le proprie tradizioni. Tradizioni culinarie diverse che corrispondono alla comunità di origine. A Torino quella più numerosa proviene dalla provincia di Zhejiang, vicino a Shanghai.
Un'altra festa importante si celebra ogni cinque maggio ed è legata a una leggenda molto famosa in Cina sul poeta Quyuan, figura patriottica, vissuto prima di Cristo. Quyuan (si legge ciuien!) lottò per l'unificazione del territorio cinese, ma di fronte alle guerre fra le varie comunità, scelse la via del suicidio affogandosi nelle acque di un fiume. La festa viene celebrata mangiando un piatto speciale, composto da riso, salsiccia, un frutto dolce, il tutto ricoperto da una foglia a triangolo e cotto al vapore insieme con ravioli di riso (se si proviene dal Nord della Cina) oppure con spaghetti (dal Sud). I ravioli, tondi e ripieni di sesamo, rappresentano l'unità della famiglia e portano fortuna, un po'come le nostrane lenticchie, mentre gli spaghetti sono le difficoltà della vita e mangiarli significa superare nel nuovo anno tutti gli ostacoli.
Anche i Cinesi ricordano i propri cari, il cinque aprile in luogo del primo novembre italiano, ma in più festeggiano i propri anziani, il nove settembre. Infine, il primo ottobre, si ricorda la fondazione della Repubblica popolare cinese. Una ricorrenza poco sentita dalle comunità residenti in Occidente dove invece sta crescendo il processo d'integrazione: ormai in molti hanno iniziato a festeggiare la ricorrenza cristiana più importante, il Natale.

Feste musulmane
L'Islam ha due feste religiose principali, celebrate da tutte le comunità. Una si chiama 'Aid el Fitr', la festa dell'interruzione del digiuno, e ricorre alla fine del mese di Ramadan. Quest'anno sarà il 14 novembre.
L'altra cade durante il tempo del Pellegrinaggio annuale alla Mecca, due mesi e dieci giorni dopo la fine del Ramadan. Dura una settimana e il suo punto culminante è la festa conosciuta come 'Aid al Adha', festa del Sacrificio o del "legamento" di Ismaele, quest'anno era il 2 febbraio. Il Pellegrinaggio prevede alcuni riti che simbolizzano i precetti essenziali della fede islamica e rievocano le prove superate dal profeta Abramo e dalla sua famiglia. Il sacrificio del montone ricorda l'obbedienza di Abramo, che stava per sacrificare Ismaele ad Allâh ma venne fermato dall'angelo e al posto del figlio offrì un montone. È quindi la festa della fede, della sottomissione a Dio.
Oggi i musulmani sacrificano come Abramo un montone che, secondo la tradizione, dev'essere fisicamente integro, né troppo vecchio né troppo giovane, preferibilmente maschio. In Maghreb spesso la famiglia acquista il montone e lo alleva. Non pochi musulmani s'indebitano per acquistarlo. Ovviamente, questa pratica è problematica in città e nei paesi di emigrazione. L'animale è sgozzato, il decimo giorno del mese del Pellegrinaggio, o nei due giorni seguenti, nel periodo di tempo compreso fra la fine della preghiera del mattino e l'inizio della preghiera del pomeriggio. Per sacrificare l'animale lo si stende sul lato sinistro, orientato verso la Mecca, quindi è sgozzato da un sacrificatore, che deve essere in stato di purità legale, pronunciando la formula: "Nel nome di Dio! Dio è il più grande". Una parte del montone è destinato ai poveri della comunità, che non hanno i mezzi economici per acquistarlo.
Il problema spesso è costituito dalla scelta del luogo del sacrificio. Ecco perché, soprattutto nei Paesi europei, si ricorre ai macelli attrezzati per un gran numero di animali, sotto il controllo congiunto dei servizi sanitari e delle autorità islamiche, con la collaborazione di sacrificatori musulmani riconosciuti. L'animale, prima di essere sgozzato con rescissione della carotide, viene 'stordito' con scariche elettriche, opportunamente dosate. In Francia la legge ammette solo questo tipo di macellazione, anche se contrasta con la tradizione che sia il capofamiglia a uccidere l'animale.
Spesso la Festa del Sacrificio del montone, celebrata in grandi spazi, prosegue con la preghiera comune. Anche quest'anno a Torino, come ormai da alcuni anni, circa 10.000 fedeli hanno celebrato pubblicamente l'Aid al Adha al Palazzo del Lavoro.

Panettoni rumeni
La festa nazionale del primo dicembre (per ricordare l'unione avvenuta nel 1918 tra le regioni della Transilvania e della Moldavia in un solo stato nazionale) è la ricorrenza più importante per la comunità rumena. Serate, feste organizzate grazie alle associazioni italo-rumene, durante le quali la comunità si ricompatta così come in occasione del Capodanno, festeggiato i primi due giorni di gennaio. Per l'occasione vengono preparati in casa piatti tipici della tradizione culinaria rumena come l'insalata russa, prelibati involtini di verza con riso e carne tritata, torte salate che nascondono bigliettini beneauguranti.
Le feste religiose appartengono alle tradizioni cristiano-ortodosse seguite dalla maggioranza della popolazione rumena (circa l'85%). Fra queste la Pasqua, festeggiata in famiglia, durante la quale le mamme rumene preparano in casa il panettone, con gli stessi ingredienti del dolce tipico mangiato in Italia in occasione del Natale. Chiaramente i Rumeni affermano che il loro panettone è più buono, soprattutto perché non è industriale come quello venduto nei supermercati italiani, bensì un vero e proprio dolce casalingo.
I Rumeni festeggiano anche, ogni primo marzo, l'arrivo della primavera confezionando piccole spille a forma di fiorellino o di pupazzetto con fili rossi e bianchi da attaccare ai vestiti, secondo le usanze tipiche dei contadini della Romania.
La Festa dell'Assunzione del quindici agosto e quella della Santa Patrona Parascheva il quattordici ottobre sono altre occasioni d'incontro per la comunità che dà molta importanza al legame con le tradizioni e la storia della madre patria.

Altri festeggiamenti
Ogni comunità straniera presente a Torino ha le proprie feste. Il modo in cui vengono rievocate dipende molto dalla grandezza della comunità stessa. Eccone alcune.
I Buddisti celebrano il Magha Puja, la comunità spirituale; secondo la tradizione, in questo giorno che coincide con la luna piena di "magha", 1250 monaci completamente illuminati, senza precedente accordo resero visita al Buddha. Buddha viene festeggiato anche in occasione della sua nascita e del suo primo insegnamento con il quale mise in movimento la ruota del "Dharma".
Rom e Sinti non rinuncerebbero mai alle proprie tradizioni. A maggio, i Rom provenienti dall'area balcanica, festeggiano, secondo la tradizione cristiano-ortodossa, Giurgevdan, San Giorgio, in concomitanza con Edelezi, la festa di primavera. Sempre a maggio, alcuni Rom, Sinti e Gitani si recano in Camargue, a Saintes Maries de la Mer, per festeggiare Santa Sara la nera, loro patrona.
Molti stranieri provenienti dall'Africa o dal Sudamerica festeggiano la giornata dell'indipendenza del proprio paese d'origine con piatti tipici.
Infine c'è la comunità ebraica, che straniera non è, ma che è molto legata alle proprie feste religiose: dalla Pasqua che ricorda la liberazione, per opera di Mosé, dalla schiavitù in Egitto allo Yom Kippur, culmine dei dieci giorni penitenziali e di riavvicinamento a Dio.

 
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