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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2004 | ||
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COMPAGNI
DI BANCO Sono 9932 gli studenti stranieri, in rappresentanza di più di 120 Paesi, che hanno frequentato le scuole di Torino e provincia nel corso dell'anno scolastico 2002/2003. E la tendenza, già in costante aumento nell'ultimo decennio, è destinata a crescere ancora di più. di Christian Benna Lo provano l'incremento delle iscrizioni registrate l'anno scorso, pari al 32,5% - raggiungendo il 7% di tutta la popolazione scolastica del torinese - e il massiccio flusso di presenze nelle scuole materne e nelle elementari (il 42% degli alunni stranieri). In certi casi limite, come la scuola per l'Infanzia di via Bellezza a Porta Palazzo, circa l'80% dei bambini è nato all'estero o è di origine straniera. Secondo l'Ufficio Regionale Scolastico si verificano picchi medi del 40% in molte scuole elementari. Primi in classifica si attestano gli alunni europei non italiani (41%, romeni e albanesi in testa), seguiti da quelli africani (29%, gran parte maghrebini) e asiatici (cinesi su tutti). Fanalino di coda nella multinazionale dell'educazione sono gli studenti dei 15 Paesi dell'Unione Europea (2%) e dell'Oceania, di cui si contano pochissime, ma curiose presenze (come lo studente dell'isolotto Stato di Nauru). Dati asettici, non presentano grandi sorprese e che confermano Torino tra le prime quattro città italiane per presenza di stranieri. Tuttavia il fenomeno migratorio, quasi inversamente proporzionale al calo delle nascite italiane, non cambia solo il volto delle strutture educative. Anche i metodi d'insegnamento sono in continua mutazione, di pari passo con la nuova popolazione scolastica. A cercare di mediare l'inserimento dei nuovi alunni è stato preposto l'ex Cidiss, ora Unità Territoriale di Servizi (UTS) - Via Masserano 4, scuola de Amicis - che offre corsi di formazione per l'insegnamento dell'italiano come lingua seconda e per l'inserimento scolastico degli alunni stranieri nelle scuole di appartenenza. "Per i bambini molto piccoli - spiega Walter Primo dell'Unità Territoriale di Servizi - l'integrazione è automatica, e avviene senza grandi problemi. È più difficile invece con i soggetti che hanno studiato all'estero, o addirittura non hanno ricevuto un'alfabetizzazione di base, e intraprendono i corsi di studi in Italia dopo il ricongiungimento familiare". A tale proposito sono stati allestiti laboratori linguistici per facilitare l'acquisizione della nuova lingua. Ma non sempre i laboratori di appoggio sono presenti. E a volte agli alunni più grandi (dai 15 anni in poi) è consigliato seguire i corsi di lingua offerti dai CTP (Centri Territoriali Permanenti). "La scuola oggi è attrezzata all'accoglienza di stranieri - continua Primo - non c'è più una situazione emergenziale come negli anni Novanta. Ci sono però problemi legati al periodo di transizione tra la vecchia legge Turco-Napolitano e la Bossi-Fini. Ad esempio, per i minori fra i 14 e i 15 anni, venuti in Italia per raggiungere le famiglie, c'è una difficoltà di responsabilità e collocamento tra scuole e CTP". Lontano dai riflettori, concentrati sulle polemiche nazionali sul crocefisso nelle aule, non mancano i problemi legati alla multiculturalità. Poco a che vedere con la religione o paventati scontri di civiltà: le maggiori difficoltà si riscontrano con la preparazione scolastica. Non è certo facile inserirsi e avere un buon rendimento scolastico per chi fino a ieri ha studiato in un'altra lingua diversi programmi di studio. Per gli insegnanti, oltre alle problematiche di metodo di studio, sovente a due velocità, si richiede, infatti, una buona dose di elasticità e preparazione. Insegnare storia e geografia non sarà più come prima: con i nuovi allievi il mondo sarà più piccolo e a portata di mano anche degli studenti italiani. Almeno nei manuali scolastici. In più, accanto a studenti di seconda generazione, cioè nati in Italia, ma legati a lingua e tradizioni non italiane, ci sono allievi appena arrivati. E i percorsi scolastici sono molto differenti. Secondo una ricerca della Fondazione Agnelli, condotta sull'anno scolastico 2001/2002, il 79% degli stranieri intende proseguire gli studi dopo la terza media, contro l'89% degli italiani. Un dato che lascia emergere ancora delle differenze, soprattutto dovute alla discontinuità da parte di studenti che hanno dovuto cambiare paese e scuola in età giovanissima. Alunni Rom e Sinti Li chiamano zingari e non sono generalmente amati dagli "stanziali". Sono un caso a parte anche tra gli stranieri, malgrado la prima comunità Rom a Torino sia stata segnalata nel XVI secolo. Infatti, in controtendenza, il numero totale degli iscritti alle scuole torinesi è calato di ben 70 unità, passando da 267 alle 197 dell'anno precedente. Secondo l'Ufficio Mondialità della Divisione Servizi Educativi del Comune di Torino la flessione è dovuta alla diminuzione di famiglie domiciliate nelle quattro aree sosta della Città (Sangone, Le Rose, Arrivare, Aeroporto). Ma le difficoltà oggettive vanno a scontrarsi con un forte senso della tradizione Rom trasmessa oralmente e ovviamente con il nomadismo. E la scolarizzazione resta bassissima: la media di frequenza degli iscritti alla scuola elementare è del 63%, mentre solo del 22% nella scuola media. Università Sono 1415 gli studenti stranieri iscritti ai corsi di laurea dei due atenei torinesi, l'Università degli Studi di Torino e il Politecnico. Rappresentano l'1,7% della popolazione universitaria, in media con l'accoglienza degli atenei italiani (1,6%), e provengono per lo più da Albania, Romania, Grecia e Perù. Circa un terzo degli stranieri, 570 (il 6% dei borsisti), ha potuto beneficiare di una borsa di studio contro l'0,6% di tre anni fa. L'80% dei borsisti è iscritto all'Università degli Studi: Lingue e Lettere (22%) e Medicina (17%) sono le facoltà più gettonate. Tuttavia, secondo l'Ufficio statistico del Miur, una buona parte degli studenti che ricevono la borsa il primo anno di studi non riesce a mantenerla anche per il secondo. Adulti stranieri a scuola C'era una volta l'istituzione delle vecchie 150 ore. La possibilità di conseguire la licenza media per chi, per ragioni diverse, non aveva potuto studiare e voleva ottenere almeno "il pezzo di carta". Oggi la corsia preferenziale per gli studi degli adulti ha cambiato nome: si chiama CTP (Centro Territoriale Permanente), e con la sigla sono cambiati gli utenti del servizio. Tra i sette CTP di Torino e provincia buona parte degli studenti sono stranieri: si toccano picchi del 60/70% in scuole come la Drovetti e la Braccini. Nel caso della scuola Parini, a cui è agganciato il CTP omonimo, i corsi sono destinati unicamente a persone non italiane. Gli utenti dei CTP sono molto eterogenei non solo per provenienza nazionale ma anche per preparazione scolastica. L'iscrizione parte dai 15 anni, ma spesso capita che gli studenti abbiano già in tasca una laurea o un diploma, che in Italia non hanno valore legale. "Studenti laureati o diplomati che in sei mesi conseguono il titolo senza troppe difficoltà, - specifica Maura Botto, responsabile del CTP Braccini - quest'anno abbiamo 900 iscritti e da tre abbiamo aperto anche agli italiani. Anche se sono una minoranza, spesso seguono solo corsi di informatica o di lingue straniere, facilitano con la loro presenza l'integrazione". Sono, infatti, tre i percorsi tracciati dai CTP: lezioni di prima alfabetizzazione, 150 ore per la licenza media e corsi brevi di vario genere. Generalmente articolati in 7/13 ore a settimana, consentono ai frequentanti di studiare e lavorare allo stesso tempo. Ma il flusso degli studenti dei CTP varia di mese in mese: le iscrizioni vengono aperte anche più volte l'anno, per corsi brevi o di media durata. E sono molti, spiegano al CTP Drovetti, a frequentare i corsi di italiano senza preoccuparsi di conseguire il diploma di licenza media. Difficile quindi dar cifre esatte sul popolo dei CTP per via della volatilità delle frequenze. Il numero degli iscritti oscilla comunque tra le 700 e le 2000 persone. |
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