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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2004 | ||
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DIVERSI, COSÌ UGUALI di Sergio Capelli L'immigrazione è un fenomeno sociale che ormai dall'inizio degli anni '80 è in continua crescita. Il territorio italiano ospita milioni di stranieri, siano essi comunitari o extracomunitari. E con l'immigrazione non può che crescere (sebbene a ritmo decisamente più lento, perché l'etnocentrismo e la xenofobia sono duri da smaltire) l'integrazione. E uno degli aspetti dell'integrazione al quale siamo meno abituati, ma che comincia ad assumere dimensioni non trascurabili è quello delle coppie miste. Nazionalità, cultura, religione differenti che si uniscono in un rapporto di convivenza (o matrimonio) al di là di luoghi comuni e sguardi curiosi. Abbiamo incontrato qualche "coppia mista" (che brutto termine sa di gelateria) che ci ha raccontato la sua vita quotidiana. Paolo e Sarah convivono da un anno e mezzo. Sarah (il nome, come tutti quelli che seguiranno, è di fantasia perché "non ho nulla da nascondere, ma la mia vita privata preferisco rimanga tale ") ha 25 anni è rumena e lavora come badante presso un'anziana signora torinese. "Sono in Italia da quasi 10 anni. Ho seguito i miei genitori che sono venuti alla ricerca di un lavoro e di condizioni di vita un po' migliori di quelle in cui stavamo. Abitavo nella periferia di Bucarest. Quando mio padre ha perso il lavoro, abbiamo deciso di raggiungere suo fratello qui in Italia. E dopo un paio di mesi passati in Veneto, abbiamo deciso per il trasferimento qui a Torino". Paolo invece è un torinese doc, un personaggio che, a sentirlo parlare, col suo marcato accento piemontese, ti fa subito pensare al bicerin e alla bagna caôda. Ha 27 anni, una laurea in ingegneria ("ma dell'ingegnere conservo solo il titolo: non sono riuscito ad assumere quella 'forma mentis' estremamente analitica tipica dell'ingegnere" afferma quasi con un po' d'orgoglio) e lavora come informatico in una ditta della cintura torinese ("ma le cose non vanno un granché inutile dire che la crisi Fiat, di cui ormai non si parla più, continua a danneggiare non solo la Fiat stessa, ma anche tutte quelle ditte medio-piccole che con l'industria automobilistica collaboravano. Ma la crisi della Fiat è dimenticata adesso si parla solo più di olimpiadi, parmalat e lifting "). Paolo e Sarah convivono da quasi un anno in un appartamento in affitto di Borgo San Paolo. "La zona ci piace davvero molto: un vecchio borgo operaio che trasuda tradizione, fatica e orgoglio. Tradizione, fatica e orgoglio che, senza voler essere a tutti i costi retorici - dicono praticamente all'unisono - sono un po' i punti distintivi del nostro rapporto. Tradizione perché casa nostra è un insieme di tradizioni differenti, molto lontane fra di loro, ma alle quali entrambi teniamo molto. Fatica perché il nostro rapporto ha un che di faticoso. Evidentemente non per quel che riguarda noi due, ma per le relazioni con il mondo esterno. Orgoglio, perché siamo entrambi orgogliosi di ciò che stiamo facendo, di ciò che stiamo creando, e di ciò che vogliamo creare in un futuro prossimo". Proviamo ad affrontare l'argomento fatica, allora "Portare avanti un rapporto con una persona straniera - ci dice Paolo - evidentemente ti espone a giudizi di cui faresti volentieri a meno. Voglio dire nonostante la popolazione 'non italiana' sia in costante crescita e dovremmo mediamente essere preparati all'eventualità della crescita delle 'coppie miste' in realtà non è ancora così. Faccio un esempio: il nostro quartiere mantiene per determinati aspetti, le caratteristiche della piccola comunità, del paesino, soprattutto per quel che riguarda la popolazione più anziana. Vedere arrivare un ragazzo italiano con una ragazza 'dell'est', come dicono loro, è già un bel colpo. Se la ragazza, poi ha degli orari inusuali, come quelli che ha Sarah, che spesso per lavoro è costretta a lavorare di notte, allora è facile arrivare a conclusioni decisamente azzardate. Insomma, i primi tre mesi della nostra permanenza qui sono stati investiti nel far capire alla gente del quartiere che Sarah non era una prostituta e che io non ero il suo protettore. Una situazione che, sinceramente, in certi momenti ci ha davvero divertito, e sulla quale ancor oggi scherziamo spesso ". Ma, stabilizzata la situazione col vicinato tutto procede regolare, o esistono problemi che una coppia di italiani non dovrebbe affrontare? "Sarebbe ingenuo dire che non abbiamo problemi dovuti alla mia nazionalità - dice Sarah - Oltre alla stupidità agli atteggiamenti dettati dall'ignoranza che mi tocca sopportare ( quante volte mi son sentita chiamare 'zingara' ) esistono tutta una serie di rigidità burocratiche e non che ci complicano la vita. Tanto per cominciare, trovare una casa in affitto non è stato semplice. E non solo perché siamo di gusti difficili, ma anche perché quando usciva il fatto che io sono rumena Ci siamo sentiti le scuse più vergognose: che il padrone era già in parola con un affittuario (e l'appartamento è ancora in affitto oggi), oppure che eravamo troppo giovani e non davamo le dovute garanzie di "quiete" per il palazzo E poi ci sono una serie di lungaggini burocratiche legate a permessi di soggiorno, assunzioni in regola, eccetera, che complicano ulteriormente la vita. Ma tutto sommato non posso lamentarmi: una volta che sono riuscita a farmi conoscere, posso dire di esser stata accolta a braccia aperte da tutte le persone da cui mi interessava farmi accogliere e, d'altro canto, a fare accogliere a braccia aperte dalla mia famiglia tutte le persone che mi sono care. Anche se questo ha significato cozzare ". Cozzare? E perché? "Beh, far accettare Paolo, ad esempio, non è stato facilissimo - continua Sarah - La mia famiglia è religiosissima, mentre Paolo si professa apertamente ateo. Sembra una sciocchezza, ma far digerire questo piccolo particolare non è stata impresa da poco ". Ma se Paolo e Sarah affrontano le difficoltà con la determinazione propria delle persone indipendenti, cosa succede fra gli adolescenti? Proviamo a chiederlo a Alessandra e Serge (anche in questo caso i nomi sono di fantasia), di 16 e 17 anni. Entrambi studenti, entrambi vivono in famiglia. Alessandra abita sulle colline torinesi, Serge in San Salvario. Alessandra è italiana, Serge congolese. "Ci siamo conosciuti al cinema, un sabato pomeriggio di quest'autunno - ci dice Serge - e sinceramente ci siamo piaciuti subito". Un incontro che è stato vissuto dalle famiglie in maniera differente: "Mentre i genitori di Serge mi hanno immediatamente 'adottata' - ci dice Alessandra - i miei hanno fatto una maggior fatica, e ancora adesso non sono sicura che abbiano 'digerito' completamente la faccenda. Credo che la vedano un po' come un capriccio, una di quelle cose che si fanno per puro gusto di 'ribellione'". Quindi scontri in famiglia? "Beh, proprio scontri no diciamo che su Serge è calato il silenzio, nonostante io faccia di tutto perché non passi sotto silenzio. Se ci sono problemi è giusto che li si affronti ". E gli amici? "Diciamo che ho scoperto chi mi fosse veramente amico e chi invece no. Uscire con Serge ha allontanato da me parecchia gente. In compenso ho conosciuto parecchi suoi amici, che trovo particolarmente simpatici". Proviamo a rivolgerci al silenziosissimo Serge, chiedendogli il suo parere sulla situazione "Io sono felice così - dice - non mi interessa un granché quello che mi dicono alle spalle, ma anche in faccia. Soprattutto negli ultimi anni, diciamo da dopo l'11 settembre, la situazione è un pochino peggiorata. La mia famiglia è musulmana, io anche, seppur senza esagerazioni ed estremismi. Questo sicuramente non ci semplifica la vita, anzi Sembra che dagli attentati alle twin towers la fetta meno tollerante della popolazione italiana abbia trovato dei nuovi 'nemici'. Insomma io sono nato in Italia, e, ahimè, mi sono abituato a sentirmi dare del 'negro', a essere oggetto di sfottò sul colore della mia pelle, ma negli ultimi anni mi tocca anche sentirmi dare del 'terrorista' E il fatto di stare con Alessandra non ha fatto altro che aumentare la pressione: forse la gelosia dei suoi ammiratori, forse il fatto che sono perfettamente integrato e non corrispondo al loro stereotipo di extracomunitario ". Ma se le coppie miste sono una realtà "giovane", ovvero che ha assunto una rilevanza sociale da relativamente poco tempo, proviamo a mettere il naso in un fenomeno che ormai dovrebbe essere consolidato: i rapporti amicali fra giovani di differente nazionalità. L'impressione che abbiamo è che, al di fuori dei luoghi deputati all'incontro, in realtà la situazione sia ancora abbastanza a "compartimenti stagni". Il "gruppo misto" non è ancora una norma. Ne parliamo con Sergio Durando, responsabile del centro di animazione interculturale ASAI. "In realtà mi sento di condividere il vostro parere - afferma Sergio - Credo che ci siano situazioni di coesistenza artificiali, come ad esempio la scuola, dove i ragazzi sono gomito a gomito per delle ore. Ma non è detto che questa coesistenza si trasformi poi nella scelta di passare insieme il tempo libero. Ci sono molte barriere da superare, sia da parte dei ragazzi italiani sia da quella dei ragazzi stranieri. La questione linguistica, sicuramente rappresenta una di queste, forse la più importante, ma di certo non la sola: c'è comunque una sorta di resistenza da entrambe le parti". Ma ci sono segnali incoraggianti? "Certo ci sono anche segnali incoraggianti - continua Durando - qui all'ASAI, ad esempio, facciamo un incontro per giovani di differenti nazionalità, discutendo di temi sociali, tutti i sabati, dalle 19 alle 21. E, al di là dell'andamento dell'incontro in sé, è bello vedere poi il gruppo, formato fra gli altri da ragazzi e ragazze marocchini, senegalesi, peruviani, rumeni spostarsi compatto per continuare la serata insieme". |
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