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ECCESSIVA
MENTE Li hanno chiamati in molti modi, i ragazzi di oggi. Generation X, nutella boys; si è dato fondo a tutte le possibili definizioni. Si sono divisi per gruppi, per ceto sociale, per abitudini. Ma tutti, senza nessuna esclusione, sono stati indicati come frequentatori dell'eccesso. di Sergio Capelli E proprio sul rapporto fra giovani ed eccesso è stato da poco pubblicato il libro Eccessiva-mente (Mario Pollo, ed. Franco Angeli, 352 pagg, 23 euro), frutto e sintesi di una ricerca condotta in cinque città italiane (Torino, Padova, Venezia, Ferrara e Ancona) da un gruppo di sociologi a diretto contatto con i ragazzi. Una ricerca che vuole offrire uno sguardo su come giovani e adolescenti vivano il loro rapporto con l'eccesso, attraverso la loro testimonianza diretta, attraverso il loro vissuto, raccontato direttamente dai protagonisti. La ricerca, infatti, si è svolta attraverso dei Focus-group, ovvero attraverso interviste fatte ad un gruppo omogeneo di persone. L'omogeneità dei gruppi era data dalla fascia di età: adolescenti, giovani e un gruppo misto di giovani e anziani. Interessanti sono i risultati della ricerca su scala italiana. La maggior parte degli adolescenti, infatti, percepisce l'eccesso con un doppio volto: da una parte grimaldello per scardinare luoghi comuni, stimolo all'evoluzione della società; dall'altra come rafforzamento e consolidamento dei limiti della stessa. Nello stesso tempo l'eccesso è considerato anche una sorta di valvola per il ripristino della "corretta pressione", come reazione istintiva a costrizioni e tensioni, come vero e proprio sfogo. Fra i giovani, invece, si distinguono nettamente due gruppi, quello dei giovani lavoratori e quello degli studenti. Se questi ultimi valutano l'eccesso con una sorta di neutralità, senza condanna né approvazione, nei giovani lavoratori è più diffusa una percezione con valenza negativa. Ma se questi sono le due macrocategorie, la loro interno ci sono una miriade di frammentazioni di giudizio e di percezione. I gruppi misti giovani-anziani, invece, non hanno dato luogo a nessuna definizione strutturata di eccesso. Nella discussione la componente anziana del gruppo ha decisamente prevalso su quella giovane, quasi quest'ultima si sentisse intimidita dalla poca disponibilità a dare spazio e ascolto ai giovani. Quando si passa al "vissuto dell'eccesso", ovvero all'esperienza di vita, allora le cose cambiano. Gli adolescenti, a volte in contrasto con le definizioni teoriche date poco prima, passano a darne una connotazione negativa: le esemplificazioni, infatti tendono a rappresentare solo la parte "dissolutiva", portatrice di crisi per i valori sociali. I giovani invece sembrano percepire nettamente la società in cui vivono come la società degli eccessi: eccessivi i tentativi di controllare la vita, il corpo umano e la natura (biotecnologie, clonazione ); eccessiva la "virtualizzazione" dei rapporti interpersonali, che spinge sempre più verso l'anonimato e verso l'esibizionismo forzato per uscirne; eccessivi i valori imposti dalla società globalizzata, capitalistica e consumistica. Ma non solo. La loro vita è percepita come tracciata ai bordi dell'eccesso. Proviamo a ripercorrere parte degli incontri torinesi con Antonella Ermacora, sociologa, che ha seguito e coordinato i Focus-group Torinesi, curati dall'Ufficio Adolescenti del Comune di Torino. "Partiamo da un presupposto - ci dice Ermacora - ci siamo trovati davanti dei ragazzi che hanno una grossa capacità di autoanalisi, che hanno una forte coscienza di sé e che sono seriamente preparati. Detto questo, il dato più evidente è che non vivono l'eccesso come tale. L'eccesso è visto come parte integrante della vita. O per lo meno non vivono come eccesso ciò che gli adulti valutano come tale". D'altra parte, la linea di demarcazione fra l'eccessivo e il regolare è mobile e labile. Ciò che fino pochi anni fa non era accettato, oggi lo è. "Un piccolo esempio - continua Antonella Ermacora - è quello che raccontava una ragazza durante un focus group: suo fratello si era fatto un piercing alcuni anni fa, e aveva creato una grossa discussione in famiglia. L'anno passato è stato il suo turno, ma la cosa è stata accolta con naturalezza, anzi quasi non se ne sono accorti". L'eccesso è quindi anche una specie di grimaldello per scardinare tabù e pregiudizi fortemente radicati nella società. Ma l'eccesso non è solo un mezzo mirato allo scardinamento dei pregiudizi. Tutt'altro. "Partendo dal presupposto che è vissuto come tale solo in relazione ad un parere esterno, molto spesso ha anche la funzione di dare sicurezza e di permettere al ragazzo in questione di superare le proprie barriere psicologiche. È vissuto come affermazione di sé, anche negativa, eventualmente. O come metodo per mettersi alla prova, per testare i propri limiti, e perché no di superarli". |
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