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MURO È TUO di Luigi Urru "Caro Comune, dammi un muro, che c'ho voglia d'andar di spray": basta compilare un modulo semplice semplice - l'equivalente di una letterina dei desideri - per iscriversi a MurArte. Dal 1999, quando il Comune di Torino, appunto, attraverso l'Ufficio Spazi Metropolitani ha deciso, con un'unica mossa, di sostenere una delle forme più bistrattate di espressione giovanile e intervenire contro il degrado urbano. I classici due piccioni con una fava. Ovvero: come trasformare un problema in risorsa. Un problema, quello dei graffiti sui muri delle case, che ha infiammato più di una assemblea condominiale, così come è stato motivo di svariate grida d'allarme sul malessere giovanile. Un problema, ed è il secondo, quello delle periferie grige per definizione (sebbene imperfetta e inopportuna), delle aree dismesse, e in genere dei non-luoghi privi di identità perché non abitati, non più abitati o semplicemente non progettati per essere abitati: sottopassi, muri di cinta e di contenimento, massicciate, recinzioni pannellari di parcheggi, prefabbricati vari innestati nella città come solidi morti, spesso senza finestre, uniche aperture le porte a spinta con il neon verde "in caso di pericolo". La risorsa, quella della creatività insita nell'attività primordiale del disegnare e del dipingere e che, tuttavia, non trova riconoscimento ufficiale, è inadatta per natura e per scelta al museo e alla galleria d'arte, vuole il plein air, l'anonimato e la clandestinità che sfida i rigori legislativi. Come si chiama? Graffitismo, o con un neologismo in voga writing. I promotori di MurArte se ne sono resi conto: la città può diventare una chilometrica tela urbana, luogo di un esteso intervento estetico, se solo le istituzioni pubbliche riescono a mediare tra privati cittadini (proprietari dei muri stessi) e writer (depositari del sapere artistico del graffito). Non è un caso che a gestire il progetto ci siano anche il Settore Arredo Urbano del Comune, il Progetto Speciale Periferie e BIG Torino 2000. Fatta la domanda all'ufficio in Via delle Orfane, al writer arriva una telefonata: "Il muro c'è". Di corsa, a vederlo. Lì conosce altri patiti dello spray, s'impegna a rispettare un regolamento di buona creanza e riceve un tesserino e una lettera di autorizzazione. Se inizia subito il lavoro, il rullo e il bianco per preparare il fondo sono a disposizione, gratis. L'opera dev'essere pronta in quattro mesi. Dopo non potrà più ritoccarla e, anzi, la superficie potrà essere assegnta ad altri giovani. A tre anni dal lancio del progetto, sono una dozzina i muri cittadini che hanno cambiato faccia. Il primo intervento ha avuto luogo in Corso Vercelli, di fronte agli uffici della settima circoscrizione. Era luglio del 1999 quando i proprietari Doira acconsentirono all'esperimento: la cinta, lunga alcune decine di metri, veniva ripartita in aree di diverse dimensioni (le stesse che il writer indica nel modulo di domanda: una larghezza di due metri e mezzo, oppure quattro, oppure cinque). Per essere colorata. Un paio di mesi dopo era la volta del perimetro di un parcheggio su Via Caserta, proprietà della ditta Metec. Tra primavera ed estate del 2000 venivano quindi i due pezzi dipinti sul supermercato Coop di Via Roveda e il sottocavalcavia Mazzarello (decorato con una dominanza di blu in varie tonalità e, in particolare, con un pesce di fantasia dalla pinna dorsale inquietante, incrocio fra un tonno e un delfino). Nel corso del 2001 si aggiungevano due grandi fabbriche: la ex-Ceat di Corso Palermo angolo Via Foggia (un muro non facile, con mattoni a vista nemmeno intonacati e sormontato da una lunga striscia di finestre rotte), e la ex-Facit di Via Cigna angolo Corso Vigevano. Accanto a questi interventi esclusivamente pittorici se ne affiancavano altri, con un più spiccato carattere sociale. In particolare andava in tale direzione l'intervento realizzato nell'autunno 2001 sulle pareti esterne della Scuola Elementare Gianni Rodari di Corso Regina Margherita 43. Nato dal desiderio degli insegnanti e dei genitori di migliorare la percezione dell'ambiente scolastico anche da parte di chi vi vedeva esclusivamente l'alta presenza di alunni stranieri (circa un terzo del totale), il dipinto affronta in modo semplice e diretto la valorizzazione delle diversità culturali adottando uno stile molto legato al mondo della fantasia infantile. I writer hanno creato un'opera spiritosa e significativa, con personaggi simpatici e dalle assonanze fumettistiche - occhi grandi capelli colorati, sorrisoni, nasini all'insù - che sono in breve divenuti gli "amici" dei bimbi. Sul murale campeggia lo slogan: "Siamo tutti uguali, tutti speciali". Tre altri interventi di pittura hanno sottolineato altrettante occasioni celebrative. A gennaio 2002, mentre le autorità inauguravano il mercato coperto di Corso Racconigi, gli spray ne segnavano il perimetro in modo indelebile. L'opera ha poi ricevuto attenzioni internazionali, attirando nella primavera successiva la visita di una scolaresca di Brema. L'estate scorsa il canile municipale di Via Germagnano si è trasformato per la Giornata internazionale del cucciolo meticcio e su quella che era una parete bianca sono comparse impronte animali stilizzate nonché le effigi (fuori luogo?) di Garfield e un gatto Silvestro parecchio annerito. Infine, a luglio 2002 i writer di MurArte si sono ritrovati fianco a fianco di giocolieri, artisti di strada, skater e altri performer in una riuscitissima riproduzione "in cattività" di quelle espressioni metropolitane giovanili altrimenti guardate da molti adulti con diffidenza o biasimo. L'occasione, del resto, era speciale: Officine Marcuse, Enslow e Overock ricevevano la medaglia di Pagella Rock e si esibivano in concerto fino a notte fonda. Il muro legale regalato ai writer era fra i più lunghi di sempre: quello dello Spazio 211, allo stesso numero civico di Via Cigna. Che MurArte, a dispetto del nome, non si dedichi solo ai muri, sarà evidente se si considera la serie di manifestazioni dove la bomboletta ha costituito l'attrattiva principale indipendentemente dal supporto utilizzato e dal contesto scelto. Il progetto era appena avviato che i writer torinesi già poterono esercitarsi su pannelli poi esposti niente di meno che a Palazzo Bricherasio. Si trattava di Pittura dura, una mostra sui classici del graffitismo internazionale. "Unico nel suo genere in Italia, l'esperimento ha voluto dare la giusta dignità a una forma d'arte che trova oggi libera espressione solo nella strada e spesso in maniera illegale", affermano gli organizzatori, "i visitatori che vedevano i giovani in azione e poi si spostavano nelle sale espositive capivano piano piano che le opere a spray si trovano a proprio agio tanto all'interno di un museo che su un muro in periferia". E proprio dal Progetto Periferie del Comune sono venuti altri stimoli. A ottobre 2000 alcuni pannelli realizzati apposta per l'occasione salivano sul palco degli Amici di Roland in una due giorni di festa in Via Ivrea, quartiere Barriera di Milano; il mese successivo le opere si spostavano all'altro capo della città, per essere esposte all'interno del Museo dell'automobile dove era in corso un seminario di progettazione urbana partecipata. D'altro genere, e solo del passato ottobre, è Street Attitudes, un intero happening, organizzato in collaborazione con l'Associazione "il Cerchio e le gocce" e le Ferrovie dello Stato, centrato sul writing metropolitano; ovvio l'ampio spazio alle performance in loco, cioè il pieno centro cittadino. Un precedente esempio di collaborazione tra enti pubblici e ditte (più o meno) private si era avuto già a marzo 2001. La Satti, che gestisce la nuovissima linea ferroviaria Torino-aeroporto, ha ingaggiato i writer di MurArte per pannelli da installare nel sottopasso della stazione Dora. Il futuro di MurArte sembra andare oltre i confini torinesi. Lo scorso anno i promotori hanno fatto consulenza per un graffito a Rivarolo e ora puntano a coinvolgere le amministrazioni comunali di altre città nel progetto. "L'obiettivo - scrive Gianni Limone dell'Ufficio Spazi Metropolitani - è di sviluppare una rete di collaborazioni e scambi di esperienze finalizzate ad arricchire MurArte di nuovi contenuti, di nuovi stimoli e di nuove iniziative". Ciò permetterebbe di aumentare le possibilità di scambi tra giovani, organizzare eventi nazionali (seminari, competizioni, tavoli di lavoro) grazie anche a finanziamenti governativi e dell'Unione Europea, accrescere la conoscenza delle cuture giovanili e costituire infine una banca dati informatica e cartacea di graffiti urbani. "Vorremmo che il progetto diventasse punto di riferimento del graffitismo italiano ed internazionale", prosegue il responsabile di MurArte, "con l'ambizione di offrire anche a livello europeo un esempio di best practice". |
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