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SUDAFRICA,
ZIMBABWE E BOTSWANA 12 Agosto 2002: ore 9, in partenza da Torino Corso Giulio Cesare il pullman per Milano Malpensa; chi ha il biglietto salga, per favore! Cavoli, siamo ancora praticamente a casa, ma l'euforia per la partenza è elevatissima. Milano Malpensa, volo BD444, atterrato a Londra; Londra: ultima chiamata per i passeggeri del volo SA235 diretto a Johannesburg. Saliamo sull'aereo: oramai ci siamo, non si può tornare indietro e anche la paura di volare deve essere superata. Ma quasi non ci accorgiamo delle 12 ore passate a sorvolare l'Europa e l'Africa: tra una bevanda e uno snack, un pisolino e una proiezione di film le ore passano. di Elisa Rastelli 13 Agosto: siamo atterrati in Sudafrica! Sbrighiamo le formalità della dogana e usciamo a respirare l'aria africana a me non sembra poi così diversa dall'aria della mia città! Prendiamo la macchina che abbiamo affittato e via verso la regione del Mpumalanga. Evitiamo Johannesburg perché leggendo le guide ci siamo impauriti non poco (che fareste voi se leggeste: "si sono verificati episodi cruenti", "quando siete fermi al semaforo, lasciate lo spazio di una vettura tra voi e la macchina che vi precede, in modo da potervi allontanare se occorre", ), e poi ci hanno detto che non c'è quasi nulla da vedere. Man mano che ci allontaniamo da Jo'burg il paesaggio si modifica: non più grattacieli e accanto townships fatiscenti, ma una pianura disseminata qua e là da villaggi e cittadine. In breve tempo raggiungiamo la Botshabelo Mission, un luogo dove vive il popolo Ndebele, uno dei tantissimi gruppi che hanno fatto la storia del Sudafrica. La particolarità di questo popolo sono i dipinti sulle case: colori vivacissimi, forme geometriche che rallegrano i villaggi anche nelle giornate di pioggia. Proseguiamo la nostra strada verso il Parco Kruger. Oggi il nostro programma prevede il giro del Blyde River Canyon! Ma dobbiamo affrettarci: se non arriviamo al campo Skukuza entro le 18,00 di stasera dormiamo tra i leoni! Il fiume Blyde ci riserva delle bellissime sorprese e degli splendidi paesaggi: Wonder View, God's Window, the Pinnacle lasciano uno splendido ricordo, ma le Bourke's Luck Potholes, buche cilindriche scavate nella roccia dai mulinelli dei fiumi Blyde e Treur sono davvero belle. Purtroppo non abbiamo molto tempo per rifarci gli occhi e dobbiamo proseguire. Dovendo scegliere tra strada asfaltata, più lunga, e strada sterrata, decidiamo di fare gli avventurosi e di passare per la sterrata. Effettivamente, non superiamo mai i 50 chilometri all'ora e forse passando dall'altra parte ci avremmo impiegato di meno, ma l'effetto della strada rossa (eh sì, qui la terra è rossa!) nel mezzo di una vallata che sembra innevata (effetto ottico provocato dalla luce)... chi ci assicura che l'avremmo visto anche di là questo paesaggio? Arriviamo alle 14 a Pilgrim's Rest, luogo dove nel 1837 fu scoperto l'oro e che ben presto venne invaso da avventurieri provenienti da ogni parte del mondo. La guida ci spiega come dalle pietre del fiume veniva ricavato l'oro e un vecchio minatore ci fa vedere come si faceva a trovarlo con il setaccio. Un centinaio di chilometri dopo siamo al Kruger Park, uno dei più famosi del Sudafrica. Paghiamo l'ingresso 114 rand (circa 11 euro) e ci addentriamo nel parco. Velocità massima concessa 40 chilometri orari. Arriviamo al campo Skukuza alle 18 in punto: adesso siamo salvi, almeno per questa notte dormiamo in un letto! Sembra tardissimo, infatti è già buio. Alle 19,30, dopo una doccia calda, andiamo verso il ristorante cena al buffet (ma quanto mangiamo!!!), due chiacchiere e poi a nanna, quasi con le galline: sono le nove, ma vi sembra l'ora di andare a dormire? D'altronde non si può fare nulla. Qui non c'è neanche la luce! E poi domattina, se vogliamo vedere qualche animale, dobbiamo andare via presto! Ore 5: già ora di alzarci? Ok, ci prepariamo! E alle 6 siamo pronti a partire. Guarda, delle gazzelle! Facciamo a chi vede per primo un animale? Ne ho visto uno è seduto di fianco a me! Ah, ah, ah, dai seriamente! Laggiù c'è una mandria di bufali. Guardate là, una giraffa! E le zebre! Ma allora esistono davvero questi animali! Non sono solo un'invenzione dei documentari di Rai Tre! Proviamo a girare per quella stradina lì, non mi pare ci siano divieti Non siamo stati molto fortunati, non vediamo più nulla da un po' Cosa c'è laggiù in mezzo alla strada? Ma è un leone maschio! Ho il cuore che mi batte a mille! Un leone in libertà! Però non sembra arrabbiato spegni la macchina (Nooo! E se poi non riparte e rimaniamo qui noi e il leone?) prova ad avvicinarti un po' senti, ha ringhiato mamma mia che emozione stai riprendendo con la telecamera? Sì, ma mi trema la mano! Rimaniamo a guardarlo per un po', poi, passata la prima eccitazione, lo superiamo con la macchina, lui rimane in mezzo alla strada, pronto per i prossimi turisti! Proseguendo il nostro tour del parco ci imbattiamo in qualche elefante (in realtà credevamo ce ne fossero di più), in alcuni facoceri laggiù, cosa guardano tutti? Ci sono degli ippopotami, guarda c'è anche un piccolo! E poi vediamo delle aquile, degli impala (della famiglia delle gazzelle), alcuni kudu (quei bellissimi animali con le corna attorcigliate), le klipspringers (caprette di montagna cosa c'entra la montagna con il Kruger? Beh, ci sono delle zone secche e aride e delle aree quasi montane, con tante rocce quasi degli altipiani!). Alle 16,30 entriamo nel Pretoriuskop Camp: posiamo le valigie e riusciamo. Abbiamo visto una pozza poco lontano da qui. Chissà se siamo così fortunati da vedere qualche animale che si abbevera. Un ippopotamo! Si sta muovendo verso di noi! Aspetta mi metto fuori sul finestrino così gli faccio una foto. Di nuovo il cuore a mille: dall'obbiettivo non riesco a capire quanto è distante il bestione, mi sembra così vicino. Adesso ha anche aperto la bocca non è il caso di andare? Finalmente davanti ad un piatto di cibo caldo! Non fa poi così caldo qui, appena va via il sole l'aria si raffredda e poi teniamo conto che siamo in inverno in questa parte del mondo! Benissimo, siamo di nuovo in partenza e purtroppo oggi lasciamo il parco ma sono sicura che ci aspettano altre cose meravigliose! Usciamo dal Kruger dalla Melelane Gate, diretti verso lo Swaziland, uno degli stati indipendenti che si trovano all'interno del Sudafrica. Quasi subito ci imbattiamo nell'artigianato locale: ai bordi della strada vediamo una serie di capanne davanti alle quali sono in mostra elefanti, ippopotami, facoceri, tartarughe in pietra e legno. Ci fermiamo e dopo qualche minuto risaliamo in macchina con qualche chilo in più da trasportare ma quell'elefante ci piaceva davvero tanto! Facciamo un giro nella capitale, Mbabane: la cosa migliore è il mercato coperto dove veniamo sommersi da un turbinio di odori. Poco fuori dalla città vediamo l'indicazione dello Swazi Cultural Village: andiamo a vedere di che si tratta? È un villaggio, ancora oggi abitato come un tempo, in cui vive una famiglia swazi - ma qui con famiglia si intende il capo villaggio con tutte le sue mogli e le figlie e i figli, magari con i rispettivi mariti o mogli e figli. Visitiamo le capanne sotto una fastidiosissima pioggerella (che peccato, però), vediamo le donne che preparano il mangiare (polenta bianca e fagioli), sentiamo gli uomini che cantano. La guida ci dice che tra breve ci sarà uno spettacolo di danza: decidiamo che vale la pena fermarsi a vedere. Canti, balli, danze sembra di essere tornati indietro nel tempo, invece siamo nel 2002 e siamo qui a gustare le tradizioni di un paese così diverso dal nostro. Ci siamo quasi alla frontiera? Guarda papà che bello quel villaggio! Bumbumbum Siamo finiti per un attimo fuori strada credo di aver bucato! Ci fermiamo, fortunatamente è ancora chiaro subito due ragazzi ci vengono a chiedere se abbiamo bisogno di una mano e ci aiutano a cambiare la gomma. Raggiungiamo con fatica lo Zulu Nyala Lodge, un po' fuori mano e poco segnalato. Arrivati ci troviamo in un posto da favola, manca solo il mare: la piscina è stupenda, il ristorante elegantissimo, la camera una chicca! Peccato che domani mattina dobbiamo partire di nuovo prestissimo! Partenza per la riserva Hluhluwe-Umfolozi. O siamo sfortunati o qui non c'è davvero nulla! Qualche nyala, alcune zebre e 4 giraffe questo è tutto ciò che abbiamo visto. Peccato, però! Per consolarci ci fermiamo in una piantagione di papaie e facciamo merenda. Arriviamo a Durban che è già notte. Ci rimane solo il tempo per fare cena e comprare due cartoline nell'unico negozio che rimane aperto fino alle 8 di sera! Prendiamo l'aereo per Port Elizabeth e via di nuovo, giro della città: Donkine Riserve con la piramide e il faro, Fort Frederick, da cui non è mai stato sparato un colpo a scopo difensivo (e perché l'hanno fatto, allora?), il municipio, il campanile. Procediamo verso Knysna, ma prima di arrivare alla nostra meta di questa sera ci fermiamo a Jeffrey's Bay dove visitiamo un museo in cui sono raccolti oltre 400 tipi di conchiglie, alcune sorprendentemente affascinanti. E abbiamo l'occasione di vedere in azione alcuni surfisti: già, le onde di questa parte di costa pare siamo le migliori di tutto il Sudafrica. Al Waterfront di Knysna andiamo a cena al JJ's, un ristorante in cui assaggiamo alcune prelibatezze locali e gustiamo uno dei vini tipici sudafricani, fatto nella zona dei vini a Stellenbosch. La nostra camera dà sulla laguna e la vista che abbiamo al risveglio è incantevole. Siamo pronti? Andiamo. Prima deviazione: la Goukamma Nature Riserve, una riserva naturale sulla costa dell'Oceano Indiano. Sulle spiagge troviamo un numero incredibile di conchiglie e tantissime spugne: si potrebbero portare a casa per usarle, ma decidiamo, a malincuore, di lasciarle dove le abbiamo trovate. Seconda sosta: ci fermiamo a vedere il mare da un "view point". Un signore che vende quadretti di legno ci fa notare che sotto di noi ci sono delle procavie (specie di topi lunghi non più di 30 centimetri che hanno il loro parente più stretto nell'elefante) e in mare tre balene! Tre balene? È vero, guarda la coda laggiù quella là ha fatto lo spruzzo! Continuiamo per la nostra strada e arriviamo a Oudtshoorn, la patria degli struzzi. Visitiamo la Cango Ostrich Farm (cosa c'entrano le ostriche con gli struzzi?!? Ma non lo sai che in inglese struzzo si dice ostrich?) dove ci spiegano vita, morte e miracoli di questi strani animali, che hanno gli occhi che pesano 60 grammi e il cervello che ne pesa 40! Abbiamo anche la possibilità di farci dare un bacio da Lucy la struzza - che beccata al labbro! - e di cavalcare uno struzzo maschio, oltre che camminare sulle uova che reggono fino a 300 kg. di carico! Basta struzzi! Andiamo alle Cango Caves, le grotte più belle di tutto il Sudafrica, il cui nome deriva dalla parola khoisan che significa luogo umido. Il giro all'interno dura circa un'ora in cui vediamo bellissime formazioni di roccia calcarea. Fino a dove dobbiamo arrivare stasera? Cape Town? Ma ci sono un sacco di chilometri da fare! Iniziamo a percorrere l'ultima parte della Garden Route, la strada più famosa del Sudafrica che da Knysna va fino a Gorge. Molti ci avevano detto che i paesaggi sono magnifici da queste parti, purtroppo oggi piove, e tutto sembra più brutto. Vi va di visitare una fabbrica di aloe? E perché no? Allora, fai inversione con la macchina perché l'abbiamo appena passata! Ci troviamo all'interno di un negozio in cui vendono solamente prodotti fatti con l'aloe, una pianta che negli ultimi anni è diventata di moda anche qui da noi. Chiediamo se è possibile vedere la lavorazione e ci accompagnano nel retro del negozio in un magazzino dove lavorano le foglie dell'aloe e ne utilizzano ogni parte per fare creme, succhi di frutta, pastigliette lassative, biscotti, marmellate insomma, un mondo all'aloe! Compriamo un sacco di creme, cremine e dolcetti e ripartiamo. Attraverso una strada nella quale non incontriamo una macchina per decine di chilometri, raggiungiamo Cape Agulhas, la punta più meridionale dell'Africa. C'è un vento terribile, ma una passeggiata sugli scogli che si affacciano sull'oceano è d'obbligo. Decine di cormorani ci accolgono rumorosamente, ma appena ci avviciniamo volano via. La prossima tappa è Hermanus. Per cosa è famosa? Qui sulla guida c'è scritto che nella baia davanti a questa cittadina sono state avvistate anche fino a 70 balene contemporaneamente. A me basterebbe vederne una decina! Arriviamo in paese e scegliamo uno dei posti di avvistamento segnalati. Ci fermiamo quasi 40 minuti a scrutare l'oceano, ma di balene nemmeno l'ombra! Peccato, siamo stati proprio scalognati! L'indomani dobbiamo arrivare fino al Capo di Buona Speranza. Sulla strada ci fermiamo a Simon's Town dove si è istallata una colonia di pinguini africani. Sono così ridicoli mentre si rincorrono con la loro goffa andatura! Ma sono tenerissimi quando si danno i bacini, infatti questa è la stagione degli accoppiamenti e la spiaggia è piena di coppie di pinguini che si scambiano tenerezze. Ma questa cittadina è famosa anche per le lavorazioni alle pietre dure. La fortuna ci porta a visitarne una: vediamo come si passa dalla pietra grezza ad una collana o ad un alberello con le pietroline! Proseguiamo lungo la M4 e entriamo nella riserva naturale del Capo di Buona Speranza. Cape Point e Cape of Good Hope sono i due luoghi più suggestivi, con l'oceano che si infrange sulle scogliere. Torniamo a Città del Capo. Un veloce giro della città ci porta a scoprire angoli davvero pittoreschi, come lo spazio di fronte al South African Museum, Long Street con le sue case vittoriane, la stranissima Table Mountain con il suo piatto profilo; non c'è tempo per visitare i giardini botanici di Kirstenbosch, salire sulla Table Mountain, fare una crociera su Robben Island, ma riusciamo a fare una scappata a Guguletu, una delle township della città, per constatare che forse l'apartheid non è totalmente scomparso. Ore 5: siamo all'aeroporto di Cape Town, diretti alle Cascate Vittoria. Un saluto con la manina al Sudafrica chissà se ci torneremo di nuovo! 23 Agosto: Zimbabwe, Victoria Falls All'aeroporto ci viene a prendere la guida che ci raccomanda una cosa: non cambiate i soldi all'hotel o per strada, ma solo nei cambi. Non usate le carte di credito. Perché? Ci spiega che il cambio ufficiale è 1 Dollaro americano = 55 dollari zimbabwensi ma che nei cambi si applica il cambio ufficioso, pari a 550 - 600 dollari zimbabwensi per 1 dollaro americano. Il problema delle carte di credito è legato a questo: il conto viene fatto in base al cambio ufficiale, così per una cena in tre si rischia di spendere mezzo milione delle vecchie lire! Ci siamo tutti? Partenza per le cascate! Una meraviglia, un'immensità di acqua che si sposta e si tuffa per circa 100 metri, sollevando una tale quantità di vapore da essere visto a una decina di chilometri di distanza. La gente del posto, prima che Livingstone arrivasse, primo tra i bianchi, a scoprirle, chiamava le cascate Mosi-Oa-Tunya, il fumo che tuona! Dopo un giro in città ripartiamo per la crociera al tramonto sul fiume Zambesi. Naturalmente non ci spingiamo fino alle cascate, troppo pericoloso. Ma qualcuno che faceva rafting sulle rapide l'abbiamo visto! Il giorno dopo siamo in partenza per il Botswana, uno dei paesi più ricchi dell'Africa. Alla frontiera ci mettono un paio di timbri sul passaporto e ci fanno disinfettare le scarpe a questo punto possiamo entrare. Il paesaggio non è molto differente da quello zimbabwense: savana, villaggi, catapecchie lungo la strada. Arriviamo a Kasane per l'ora di pranzo. Il lodge che ci ospita, poco fuori dal Parco Chobe, è in posizione strategica. Decidiamo di fare un safari subito, di pomeriggio. Finora animali non ne abbiamo visti molti, chissà che sia la volta buona! E finalmente ecco che ci troviamo circondati: tantissimi elefanti che si abbeverano al fiume, un gruppo di tre leonesse e sette cuccioli, parecchie giraffe che mangiano l'erba e bevono - e fanno anche un po' ridere: data l'altezza, per bere allargano le zampe davanti e poi si abbassano con la testa - una famiglia di babbuini con i piccoli, tantissimi nyala e alcune zebre. Ritornando verso il lodge abbiamo la fortuna di vedere tre leonesse a caccia: poco distante un'antilope guarda nella loro direzione, probabilmente ha sentito la loro presenza. Il ranger però ci porta via prima che i felini attacchino. Uno splendido tramonto ci accompagna verso la cena Sveglia! Stamattina andiamo in Namibia! Con un motoscafo ci portano all'immigrazione tra i due stati: una stanza dove si affollano tantissimi neri carichi di frutta e verdura. Che sarà mai? Il ranger ci dice che sono dei contadini che vanno al mercato a vendere il loro raccolto per guadagnare qualcosa. Altri timbri sul passaporto e via di nuovo con la barca. Approdiamo in un isolotto e poco dopo siamo all'ingresso del villaggio namibiano: un insieme di capanne di fango con copertura di paglia disposte intorno ad un immenso baobab. Ci accoglie un gruppo di bambini con la manina tesa: forse sanno che abbiamo delle caramelle (ce le ha date il ranger che ci accompagna!). Alcuni bimbi giocano a girotondo intorno al baobab, altri, i più piccoli, mangiano, altri ancora aiutano le mamme a portare un po' di canne per le staccionate delle mucche. Gli uomini sono a lavorare, nei campi o in città. È quella la barca? Saliamo, allora! Partenza per la sunset cruise, ovvero la crociera con tramonto. Guarda quanto è enorme quel coccodrillo! E lassù ci sono due aquile sembra stiamo mangiando qualcosa guarda con il binocolo! È vero, era un pesce! Sembra di vivere in un mondo fantastico, con elefanti e ippopotami che passeggiano sulla riva del fiume, proprio di fianco alla nostra barca. Un gruppo di elefanti maschi fa una passeggiata, ogni tanto uno si ferma a lavarsi; poco lontana una mandria si abbevera. Guarda quel piccolo! Non riesce quasi a camminare! Il tramonto è spettacolare: il sole in cielo è una palla infuocata e nell'acqua gli ippopotami, per nulla spaventati dalla nostra presenza, si preparano alla notte All'aeroporto di Kasane ci aspetta il nostro aereo: un velivolo da sei posti a sedere, più il pilota. Speriamo di non patire troppo! Questo mezzo di locomozione è più o meno come un autobus da queste parti, infatti prima di arrivare a destinazione facciamo due atterraggi e due decolli intermedi, per scaricare e caricare altra gente. Ma la visuale da quassù è davvero spettacolare. L'aereo viaggia a circa 200 metri di altezza e sotto di noi si stende il delta del fiume Okavango: l'unico fiume al mondo che non sfocia in un mare, ma che si perde nel deserto, dando vita ad un delta magnifico e ricco di fauna. Mandrie di elefanti, file di zebre, gruppi di antilopi: appena sentono il rombo del motore fuggono impauriti. Arriviamo alla pista del Xakanaxa Camp, uno dei campi privati all'interno della riserva Moremi: ad accoglierci c'è Water, un ragazzo di colore che, ci dice, ci accompagnerà in tutte le attività per i due giorni in cui rimarremo qui. Arriviamo al campo: si tratta di un insieme di tende attrezzate con letti e servizi igienici che circondano una zona comune in cui si trovano la sala da pranzo, la zona the e l'area "chiacchiere intorno al fuoco". Ci rendiamo conto che è molto differente da ciò che abbiamo visto finora: qui nulla è recintato, nemmeno il campo! Subito avvistiamo degli elefanti e degli impala, ma la sorpresa più grande deve ancora venire "cosa c'è laggiù? Aspetta, digli di fermarsi! un leopardo!" Ebbene sì, una testa di leopardo ci avviciniamo cercando di fare meno rumore possibile forse è l'animale più bello che abbiamo visto finora! Davvero splendido! Aspettiamo che si muova? Ma dopo circa mezz'ora il leopardo non dà segno di volersi spostare dal tronco su cui è sdraiato andiamo via, magari passiamo di qui più tardi. Water ci fa segno che ci sono delle impronte di bufali le seguiamo e infine troviamo una mandria: gli animali corrono paralleli alla nostra jeep ma dove sono diretti? Lo scopriamo in fretta: stanno andando ad una pozza a bere. Appena arrivati inchiodano e si tranquillizzano, ma tutto intorno si alza una nuvola di polvere ma quanti sono? Prova a contare le zampe e dividi per quattro! Saranno circa cinquecento! Guarda! L'impronta di un leone! Anche questa volta Water ci azzecca e poco dopo avvistiamo due leoni maschi e tre leonesse che riposano. Purtroppo è l'ora di tornare al campo: non è salutare stare di notte in mezzo alla savana, senza nessun tipo di protezione! Avvicinandoci al campo incontriamo ancora sulla nostra strada delle zebre e un ippopotamo. Perché Water guarda in alto? Ci sono degli avvoltoi. È un attimo: abbassiamo la testa e proprio sotto all'albero su cui sono posati gli uccelli vediamo due iene che stanno mangiando una carcassa, probabilmente una grossa antilope ma non è finita! Guardandoci intorno scopriamo che l'artefice dell'uccisione dell'antilope è un leopardo che sta tranquillamente spaparanzato a pochi passi dalle iene. Non avrei creduto di vedere queste scene! La cena è deliziosa e il bello di questo campo è che si mangia tutti insieme su un lungo tavolo di legno, così ci si può scambiare le impressioni della giornata. La serata si conclude con due chiacchiere intorno al fuoco siamo protagonisti di un film! Dormito bene? L'hai sentito l'ippopotamo che era qui di fianco alla tenda? No, non sto scherzando! Oggi, viaggio nella laguna in barca e in mokoro! Il paesaggio è davvero riposante e le canne riflesse sull'acqua sembrano delle porte verso un altro mondo Arriviamo fino ad uno stretto canale in cui ci spostiamo sul mokoro, un tronco d'albero scavato che viene spinto con un grosso remo. Water ci fa assaggiare una radice che ha estratto dall'acqua il sapore è simile a quello di un asparago, ma un po' più dolce. Siamo tranquilli, viaggiamo sull'acqua e ci guardiamo intorno grrr, grrr che cosa è stato? Water inizia a remare più velocemente e ci dice di fare silenzio il cuore batte all'impazzata Arriviamo alla barca sani e salvi abbiamo scampato un incontro ravvicinato con uno degli animali più pericolosi che vivono da queste parti: l'ippopotamo! Ma dobbiamo già andare via? Qui ci siamo trovati benissimo, quasi fossimo della famiglia il ricordo di Xakanaxa e di Water non svanirà in fretta! Addio Okavango! Addio Botswana! Una parte della nostra mente, per qualche tempo, rimarrà ancorata a questo mondo tranquillo, dolce, forte all'Africa! |
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