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SPAZI
DI INTESA I conflitti sono un po' come il raffreddore: nessuno che abbia un minimo di vita sociale se ne può considerare totalmente immune. Però il raffreddore non è una malattia grave. È sufficiente non trascurarlo e saperlo curare prima che degeneri in qualcosa di peggio. di Donatella Sasso Allo stesso modo i conflitti sono un fenomeno naturale che si manifesta semplicemente perché si viaggia in automobile sulla medesima strada o si vive nella stessa famiglia, perché si frequenta il medesimo gruppo di amici o perché si fa la coda nello stesso ufficio postale, perché si condividono gli stessi spazi al lavoro, a scuola o sui mezzi pubblici. Le differenze di opinione o i vicini rumorosi, un compagno di classe aggressivo o un padre particolarmente severo possono generare incomprensioni e ostilità che non necessariamente sfociano in fenomeni di sopraffazione e violenza. Perché ciò non avvenga è però importante adottare alcune strategie di confronto in grado di trasformare i conflitti in occasioni di dialogo e conoscenza reciproca. Questo, ovviamente, non sempre accade. Perciò spesso risulta decisiva la presenza di mediatori con competenze psicologiche, giuridiche o educative, che si occupino di gestire le varie forme di conflitti, prevenendone le possibili degenerazioni e intervenendo nei casi più gravi. Sono già molti i progetti e gli enti che si occupano non solo di mediazione, ma anche di formazione e prevenzione. Il Progetto Itaca del Settore Gioventù della Città di Torino da anni lavora con i ragazzi che commettono reati o trasgressioni, che si autoescludono dalla scuola e dalle occasioni formative e di giovani stranieri in difficoltà. Gli interventi sono vari e mirati ai diversi gruppi individuati. Il Centro di Mediazione Penale, nato dall'accordo fra Regione Piemonte, Centro Giustizia Minorile del Piemonte e della Valle d'Aosta, Procura e Tribunale dei Minori e Comune di Torino, è un luogo di incontro fra i minori che hanno compiuto reati e le vittime. Le due parti scelgono liberamente di vedersi alla presenza di un terzo neutrale, il mediatore, che ha il compito di facilitare la comunicazione. La mediazione è proposta dal Pubblico Ministero, dal Giudice e dai Servizi Sociali e permette alla vittima e al minore l'occasione di ricucire un rapporto spezzato o di instaurarne uno nuovo, favorendo anche l'opportunità per riparare le conseguenze del reato. I progetti "NO.V.A.S. R.E.S." e "La violenza in pugno" offrono invece attività di prevenzione e di gestione dei conflitti nelle scuole, dove spesso si manifestano prevaricazione, esclusione e violenza psicologica non solo fra coetanei, ma anche fra studenti e docenti. Nella maggior parte dei casi si tratta di prepotenze e aggressioni che non solo inficiano seriamente la serenità dell'ambiente scolastico, ma che possono facilmente sviluppare un clima di diffusa illegalità. Il progetto NO.V.A.S. R.E.S. (NO Violenza A Scuola - Rete Europea di Scambi) è stato finanziato, nel 1999, dall'Unione Europea con il coinvolgimento di nove paesi e undici organizzazioni. Il Comune di Torino ha aderito anche per proseguire il lavoro di ricerca e formazione sul bullismo e la violenza in ambiente scolastico, avviato da tempo presso alcune scuole elementari e medie del territorio. Il progetto si è posto l'obiettivo di studiare il fenomeno, elaborare strategie di intervento e sviluppare il confronto tra scuole e famiglie, favorendo lo scambio di esperienze e buone pratiche fra i partner. I risultati del progetto sono stati raccolti in un sito Internet e in un kit didattico contenente percorsi e strumenti per il lavoro nelle classi. Il progetto "La violenza in pugno", avviato durante l'anno scolastico 2001/2002, ha coinvolto due istituti di scuola secondaria: il tecnico-professionale Giulio e il tecnico-industriale Carlo Levi. L'iniziativa è stata elaborata in collaborazione con la "Casa dei Conflitti", una delle attività del Gruppo Abele con sede a San Salvario (Spazi di Intesa) e a Mirafiori Sud (Casa dei Conflitti). I due centri si propongono come spazi di ascolto e come intermediari per la gestione di conflittualità urbana, sociale e relazionale. I casi affrontati sono numerosi ed eterogenei: dalle liti tra vicini di casa alle incomprensioni familiari, da casi di furti e scippi a difficoltà relazionali sul posto di lavoro, da spaccature nei rapporti di amicizia a casi di insolvenza da parte degli inquilini. La lunga esperienza in due quartieri difficili ha permesso ai collaboratori dei centri di comprendere come, spesso, di fronte ai singoli casi di conflittualità, si nascondano situazioni ben più ampie di disagio e infelicità. Per questo, prima di intraprendere le attività nelle scuole, individuate non a caso a San Salvario e Mirafiori, hanno attivato una prima rilevazione di dati sulla percezione della violenza giovanile, con interviste agli operatori pubblici e ad alcuni testimoni privilegiati della situazione territoriale. Solo a quel punto sono state scelte le scuole e sono iniziate le attività in una classe per istituto. In orario scolastico sono stati programmati dieci incontri di educazione alla legalità e sensibilizzazione al riconoscimento dell'altro e alla gestione pacifica dei conflitti. I mediatori hanno utilizzato simulazioni, giochi di ruolo, visione e discussione di brevi filmati. Nell'anno scolastico 2002/2003 l'iniziativa è stata riproposta al Carlo Levi e attivata presso l'IPSIA Zerboni e l'Istituto Magistrale Regina Margherita, sempre in collaborazione con il Progetto Itaca e il Gruppo Abele. "Grazie al sostegno del nostro dirigente scolastico, il Prof. Spinelli, abbiamo pensato ad un progetto ad ampio raggio - ci racconta il Prof. Michele Parisi dello Zerboni - che coinvolgesse in ugual misura studenti e insegnanti, formandoli come potenziali mediatori di conflitti". Una riunione preliminare a luglio 2002 ha dato il via all'iniziativa, che, dopo una presentazione in plenaria, prevede dieci incontri per i docenti e dieci per i ragazzi. "Il percorso è stato proposto agli studenti delle classi seconde e quarte, che hanno potuto scegliere liberamente se partecipare oppure no. Le adesioni sono state più del previsto sia da parte dei ragazzi, circa sessantacinque, sia da parte dei docenti, che svolgono le attività del progetto al di fuori del proprio orario lavorativo". Un buon risultato, secondo il Prof. Parisi e il suo collega Paolo Ghibaudi, per un'iniziativa di lungo periodo che non offre né formule magiche né risultati immediati. "Eppure è molto importante lavorare alla gestione dei conflitti e non solo per risolvere episodi di violenza o sopraffazione, che possono avvenire in ambito scolastico. È importante educare alla legalità e alla pacifica convivenza per evitare che la normale conflittualità quotidiana possa degenerare, trasformando i soggetti in vittime e aggressori". Una consapevolezza ormai acquisita dai molti operatori che lavorano a contatto con le difficoltà quotidiane delle persone. A pochi isolati dalla sede di Spazi di Intesa, dal 1999, si trova l'Agenzia per lo Sviluppo Locale di San Salvario, nata su progetto del CICSENE, dietro intesa e contributo del Settore Periferie della Città di Torino. Fra i suoi obiettivi principali non risulta la mediazione dei conflitti, bensì la valorizzazione del territorio, la riqualificazione dello spazio pubblico e privato attraverso il risanamento edilizio, la promozione dell'incontro tra gruppi e associazioni, molti dei quali ora intendono dar vita a un Comitato di Progetto. Certo, però, nella realizzazione delle diverse attività spesso si deve far fronte a incomprensioni, diverbi e reciproche intolleranze. A volte i lavori di ristrutturazione non partono per le liti fra i condomini o i malintesi con l'amministratore, altre volte il clima fra vicini si deteriora perché non si comprendono certe abitudini degli stranieri o non si tollera il chiasso dei bambini. E così l'Agenzia offre anche un servizio di "sportello" che funziona come centro di ascolto, offrendo l'occasione di mostrare i lati nascosti delle situazioni, illuminare sulle ragioni degli altri e ricomporre le liti. E a volte basta davvero poco: una parola, una spiegazione, un chiarimento legislativo. A volte basta davvero poco per far comprendere che un raffreddore non è proprio niente di grave, se si cura per tempo. |
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