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marzo/aprile 2002


 

 


UN CONFLITTO INTELLIGENTE
Il violinista vicino di casa decide di eseguire il suo intero repertorio in orari poco consoni all'attività concertistica, diciamo dalle 2 alle 4 di notte? Il cane del vostro miglior amico ha trovato particolarmente appetitosi gli scarponcini che avete appena comprato?
Una soluzione potrebbe essere quella di strangolarli, il violinista, l'amico e magari anche il cane; un'altra è quella di dare vita a

di Fabrizio Pezzana

Si sa, le cose possono essere fatte bene oppure male, in maniera stupida oppure intelligente: certo, l'aggettivo "intelligente" puzza un po' di fregatura, dai giudizi scolastici ("è intelligente ma non studia, voto 4") ai semafori (quelli che creano gli ingorghi più inestricabili), dalle partenze estive (gli stessi ingorghi, trasferiti da Corso Francia all'Autosole) ai missili (che regolarmente cadono sulla Croce Rossa); ma questa volta riflettere su un modo intelligente di gestire i vostri conflitti può davvero aiutare nel non fare del male agli altri, ma soprattutto a se stessi.

Vecchi e nuovi conflitti
Iniziamo dunque dicendo che il pensiero di vivere in un momento storico particolarmente conflittuale è una pia illusione: i conflitti sono sempre esistiti, spesso in forme molto più violente e diffuse dello stato attuale, semplicemente perché sono sempre esistite rappresentazioni differenti della realtà, determinando a loro volta differenze di linguaggi, di comportamento, di spinte autorealizzative e di difesa dei propri interessi; d'altra parte non è forse vero che anche le formiche, nel loro piccolo…?
Certo, vanno sottolineati un paio di fattori che rendono i conflitti moderni più evidenti e rumorosi: la dimensione prevalentemente urbana della vita contemporanea, nonché il tramonto di figure ed istituzioni tradizionalmente deputate alla mediazione. Come dice Laura Gilli, operatrice e mediatrice del Centro per la Gestione dei Conflitti "vivere in città ci porta ad essere molto più insofferenti rispetto a un tempo, ci porta ad avere una frenesia tale per cui non sopportiamo più gli altri, non sopportiamo di essere invasi dagli altri. I conflitti ci sono sempre stati, ma fino a 50, 60 anni fa le persone trovavano nelle figure classiche del maresciallo dei carabinieri, del parroco, del sindaco, una persona con cui potersi aprire ed essere ascoltati, e questi facevano un po' da mediatori tra i vari confliggenti".
Ma cosa avviene in un conflitto? "I conflitti dei grandi sono esattamente uguali a quei bambini che dicono 'non ti faccio più amico'" continua Laura Gilli, "in un conflitto avviene un'interruzione della comunicazione; quando si litiga io posso continuare a parlare con l'altro, però di fatto non comunico, non dico nulla se non la mia rabbia; in quel momento non vedo l'altro come una persona che sta soffrendo o che può avere altri problemi: vedo soltanto quello che è il mio interesse, quella che è la mia ragione". Insomma, il conflitto come rottura di un equilibrio comunicativo fra persone.

Mors tua, vita mea
Certo, tutto si produce attorno a un episodio ben preciso (il violinista nottambulo, il cane famelico), ma ben presto i confliggenti dimenticano il casus belli, avvitandosi in una spirale di ripicche e vendette: "Il conflitto magari nasce da una stupidaggine per poi crescere sempre di più, fino ad arrivare a quella che chiamiamo escalation: mi hai fatto questo, ti faccio questo, in una dinamica che cresce, cresce, cresce fino ad arrivare al punto di non ritorno". Insomma, si perde la capacità di ascoltare l'altro e le sue ragioni: ciò che l'altra persona dice (comunicazione verbale) o fa (comunicazione non verbale) non viene ascoltato in maniera attiva, cercando di capire cosa ci vuole esprimere, e riflessiva, cercando di capire che stati d'animo suscitano le sue parole in noi.
Il tutto viene invece filtrato secondo il proprio personale metro di giudizio, ed è quindi chiaro che se ci siamo arrabbiati con il nostro interlocutore, tutti i messaggi che riceviamo vengono distorti, interpretati in maniera colpevolizzante, percepiti come giudizi di valore. L'odio e la rabbia che proviamo portano a fraintendere le intenzioni dell'altro, al punto che una parola, un gesto, finanche i tentativi di riconciliazione e di ricerca di un compromesso hanno il potere di inasprire sempre più il conflitto. Alla fine, tutta la contesa si riduce in termini di torto o ragione, di vincitore o vinto, di chi cede o chi resiste.

Istruzioni per l'uso
Così, prima di impelagarsi in una simile avventura, vale la pena di prendersi le proprie responsabilità di confliggente intelligente: ad esempio avere ben chiaro quale sia il nostro obiettivo, tenendo presente che spesso esso viene erroneamente formulato in termini negativi, cioè volendo che l'altro non abbia o non faccia; imparare a definire i propri obiettivi in termini positivi significa creare i presupposti per poterlo realizzare assieme, e non nonostante, all'altro; poi, mettere in campo una serie di possibilità, di strade diverse per raggiungere lo scopo, cioè ponendosi in ascolto delle esigenze dell'altro e proprie, arrivando ad individuare anche piccoli frammenti di soluzione condivisibile.
Ancora, servirsi del conflitto per scoprire risorse personali non utilizzate, passando da sentimenti di impotenza e di rabbia alla voglia di sperimentare nuove strategie, di manifestare le proprie spinte autorealizzative attraverso la creatività piuttosto che la conflittualità. Infine restituirsi le energie, quelle che nel conflitto vengono spese per incrementare il livello di scontro, per passare ad una logica cooperativa.
Se invece siete già completamente coinvolti nel vostro conflitto, se i vostri pensieri e le vostre energie sono impegnate ad escogitare il modo più doloroso per far fuori il vostro antagonista, se state iniziando ad odiare non solo il violinista, ma anche la musica, tutta la musica e, poco per volta l'intera umanità, forse è meglio fermarsi e tirare un respiro; a volte l'intelligenza è anche rendersi conto di non farcela da soli e decidere di farsi dare una mano da chi ne sa di più. In fondo la vita è troppo corta e troppo bella per rovinarsela litigando, qualunque sia il motivo.

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