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UN
CONFLITTO INTELLIGENTE
Il violinista vicino di casa
decide di eseguire il suo intero repertorio in orari poco consoni all'attività
concertistica, diciamo dalle 2 alle 4 di notte? Il cane del vostro miglior
amico ha trovato particolarmente appetitosi gli scarponcini che avete
appena comprato?
Una soluzione potrebbe essere quella di strangolarli, il violinista,
l'amico e magari anche il cane; un'altra è quella di dare vita
a
di Fabrizio
Pezzana
Si sa, le
cose possono essere fatte bene oppure male, in maniera stupida oppure
intelligente: certo, l'aggettivo "intelligente" puzza un po'
di fregatura, dai giudizi scolastici ("è intelligente ma non
studia, voto 4") ai semafori (quelli che creano gli ingorghi più
inestricabili), dalle partenze estive (gli stessi ingorghi, trasferiti
da Corso Francia all'Autosole) ai missili (che regolarmente cadono sulla
Croce Rossa); ma questa volta riflettere su un modo intelligente di gestire
i vostri conflitti può davvero aiutare nel non fare del male agli
altri, ma soprattutto a se stessi.
Vecchi
e nuovi conflitti
Iniziamo
dunque dicendo che il pensiero di vivere in un momento storico particolarmente
conflittuale è una pia illusione: i conflitti sono sempre esistiti,
spesso in forme molto più violente e diffuse dello stato attuale,
semplicemente perché sono sempre esistite rappresentazioni differenti
della realtà, determinando a loro volta differenze di linguaggi,
di comportamento, di spinte autorealizzative e di difesa dei propri
interessi; d'altra parte non è forse vero che anche le formiche,
nel loro piccolo
?
Certo, vanno sottolineati un paio di fattori che rendono i conflitti
moderni più evidenti e rumorosi: la dimensione prevalentemente
urbana della vita contemporanea, nonché il tramonto di figure
ed istituzioni tradizionalmente deputate alla mediazione. Come dice
Laura Gilli, operatrice e mediatrice del Centro per la Gestione dei
Conflitti "vivere in città ci porta ad essere molto più
insofferenti rispetto a un tempo, ci porta ad avere una frenesia tale
per cui non sopportiamo più gli altri, non sopportiamo di essere
invasi dagli altri. I conflitti ci sono sempre stati, ma fino a 50,
60 anni fa le persone trovavano nelle figure classiche del maresciallo
dei carabinieri, del parroco, del sindaco, una persona con cui potersi
aprire ed essere ascoltati, e questi facevano un po' da mediatori tra
i vari confliggenti".
Ma cosa avviene in un conflitto? "I conflitti dei grandi sono esattamente
uguali a quei bambini che dicono 'non ti faccio più amico'"
continua Laura Gilli, "in un conflitto avviene un'interruzione
della comunicazione; quando si litiga io posso continuare a parlare
con l'altro, però di fatto non comunico, non dico nulla se non
la mia rabbia; in quel momento non vedo l'altro come una persona che
sta soffrendo o che può avere altri problemi: vedo soltanto quello
che è il mio interesse, quella che è la mia ragione".
Insomma, il conflitto come rottura di un equilibrio comunicativo fra
persone.
Mors
tua, vita mea
Certo,
tutto si produce attorno a un episodio ben preciso (il violinista nottambulo,
il cane famelico), ma ben presto i confliggenti dimenticano il casus
belli, avvitandosi in una spirale di ripicche e vendette: "Il conflitto
magari nasce da una stupidaggine per poi crescere sempre di più,
fino ad arrivare a quella che chiamiamo escalation: mi hai fatto questo,
ti faccio questo, in una dinamica che cresce, cresce, cresce fino ad
arrivare al punto di non ritorno". Insomma, si perde la capacità
di ascoltare l'altro e le sue ragioni: ciò che l'altra persona
dice (comunicazione verbale) o fa (comunicazione non verbale) non viene
ascoltato in maniera attiva, cercando di capire cosa ci vuole esprimere,
e riflessiva, cercando di capire che stati d'animo suscitano le sue
parole in noi.
Il tutto viene invece filtrato secondo il proprio personale metro di
giudizio, ed è quindi chiaro che se ci siamo arrabbiati con il
nostro interlocutore, tutti i messaggi che riceviamo vengono distorti,
interpretati in maniera colpevolizzante, percepiti come giudizi di valore.
L'odio e la rabbia che proviamo portano a fraintendere le intenzioni
dell'altro, al punto che una parola, un gesto, finanche i tentativi
di riconciliazione e di ricerca di un compromesso hanno il potere di
inasprire sempre più il conflitto. Alla fine, tutta la contesa
si riduce in termini di torto o ragione, di vincitore o vinto, di chi
cede o chi resiste.
Istruzioni
per l'uso
Così,
prima di impelagarsi in una simile avventura, vale la pena di prendersi
le proprie responsabilità di confliggente intelligente: ad esempio
avere ben chiaro quale sia il nostro obiettivo, tenendo presente che
spesso esso viene erroneamente formulato in termini negativi, cioè
volendo che l'altro non abbia o non faccia; imparare a definire i propri
obiettivi in termini positivi significa creare i presupposti per poterlo
realizzare assieme, e non nonostante, all'altro; poi, mettere in campo
una serie di possibilità, di strade diverse per raggiungere lo
scopo, cioè ponendosi in ascolto delle esigenze dell'altro e
proprie, arrivando ad individuare anche piccoli frammenti di soluzione
condivisibile.
Ancora, servirsi del conflitto per scoprire risorse personali non utilizzate,
passando da sentimenti di impotenza e di rabbia alla voglia di sperimentare
nuove strategie, di manifestare le proprie spinte autorealizzative attraverso
la creatività piuttosto che la conflittualità. Infine
restituirsi le energie, quelle che nel conflitto vengono spese per incrementare
il livello di scontro, per passare ad una logica cooperativa.
Se invece siete già completamente coinvolti nel vostro conflitto,
se i vostri pensieri e le vostre energie sono impegnate ad escogitare
il modo più doloroso per far fuori il vostro antagonista, se
state iniziando ad odiare non solo il violinista, ma anche la musica,
tutta la musica e, poco per volta l'intera umanità, forse è
meglio fermarsi e tirare un respiro; a volte l'intelligenza è
anche rendersi conto di non farcela da soli e decidere di farsi dare
una mano da chi ne sa di più. In fondo la vita è troppo
corta e troppo bella per rovinarsela litigando, qualunque sia il motivo.
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