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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2002 | ||
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BRUCIATI DALL'ALCOOL di Sergio CapelliTorino è una città strana, dalle radici alcoliche, vinaiole ma soprattutto birraiole nascoste, celate nella tradizione secolare. Un dato può però fare luce su questo volto nascosto: la città sabauda è quella con la maggior quantità di birrerie in rapporto alla popolazione d'Europa. Più di Berlino. Più della tanto citata Monaco con la sua October Fest. Normale, dunque, che una delle frasi più ricorrenti sulla bocca della gioventù torinese sia: "Questa sera ci vediamo per una birra?". Una frase che, se per i più, abituati ad un consumo consapevole e generalmente senza eccessi, non ha particolari significati, per altri può nascondere problemi enormi, dipendenza fisica e psicologica da una sostanza che ogni anno miete migliaia di vittime solo in Italia. Se ogni società e ogni cultura hanno la propria sostanza psicotropa, allora l'alcool è senza dubbio la sostanza tradizionale della società occidentale. È sufficiente pensare che gli antichi Romani veneravano Bacco, dedicandogli alcune delle feste più sfrenate che l'umanità ricordi Ma quando una sostanza perde il proprio uso tradizionale per diventare sostanza di abuso iniziano problemi seri. In Italia, terra di vini per eccellenza (ma è bene ricordare che l'etilismo ha una maggior incidenza nei paesi nordici, dove di vino proprio non se ne produce), i numeri relativi alla dipendenza da alcool sono spaventosi: si possono stimare circa un milione e mezzo di etilisti, con una crescita impressionante dell'incidenza nelle fasce giovanili. Ma il trend non è solo italiano: il problema si pone in tutto il mondo. Il rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità presentato lo scorso 11 settembre a Madrid cita dati sconvolgenti: l'etilismo è la prima causa di mortalità per i giovani fra i 15 e i 29 anni con 55 mila morti all'anno. Ma nello stesso rapporto c'è anche un capitolo dedicato agli astemi. E, a sorpresa i dati sono confortanti: i Paesi del sud Europa sono primi in classifica. Nonostante il consumo di alcool rimanga altissimo, il numero degli astemi è in crescita. Persino la Svezia, dove l'abuso di alcool è non solo un'abitudine consolidata ma quasi una convenzione sociale, ha visto aumentare nell'ultimo decennio il numero degli astemi dal 9 al 20%. In Italia i non bevitori sono il 25%. Purtroppo all'aumento del numero di astemi non corrisponde una diminuzione del numero di etilisti. Come dire, gli estremi si allontanano, lasciando fra di essi una terra di mezzo sempre più ristretta. Questo anche perché l'etilismo, specie nei Paesi che hanno una lunga tradizione nel campo della produzione e nel consumo di sostanze alcoliche, è spesso tollerato. E in questo, oltre che in ragioni di interessi pubblici che sono troppo ampie e complesse per essere qui affrontate (basti ricordare che in Italia gli alcolici sono sottoposti a regime di Monopolio da parte dello Stato), sta una delle ragioni dell'enorme diffusione del problema. In barba ai numeri (solo nel nostro Paese si stima che i decessi direttamente addebitabili all'abuso di alcool siano attorno ai 10.000 annui contro i circa 1.000 dovuti al consumo di eroina) spesso un'ubriacatura è vista con occhio benevolo. "Una ragazzata" è la giustificazione più ricorrente. E spesso la prima "ciucca" è vista dal mondo adulto come il superamento di una prova d'iniziazione, come il momento di passaggio dall'infanzia al mondo degli "uomini". Certo, una di- storsione della realtà spesso provocata da tradizioni locali, ma è impossibile non ricordare l'influsso delle icone filmiche e culturali "maledette" che hanno affollato il nostro immaginario collettivo: dalle bottiglie di whisky scolate dai vari Morrison, Belushi, Dean (solo per citarne alcuni), fino al vino elogiato da John Fante e dal nostrano Capossela (che lucidamente canta "per 100 sacchi alla serata facciamo una vita sregolata, ma il grande mito ci ha fregato, che sei un eroe se sei suonato" - All'una e trentacinque circa). Ma di ragazzata in ragazzata non è poi così difficile scivolare nell'uso problematico, regolare. Un uso, quando non un abuso, che crea danni immensi al nostro organismo. Sono molte le patologie legate all'etilismo, alcune delle quali possono essere mortali: su tutte la cirrosi epatica, una degenerazione dei tessuti del fegato. Ma alle morti causate direttamente dall'abuso di sostanze alcoliche si aggiungono quelle causate in maniera indiretta, prime su tutte quelle dovute ad incidenti (sia automobilistici che sul lavoro) causati da stato di ebbrezza che si calcola siano quasi 5.000 all'anno. Attenzione però: è l'abuso di alcool a creare danni all'organismo umano Un uso moderato e ponderato può addirittura portare benefici al sistema cardiocircolatorio. Ma come tutte le droghe - perché l'alcool è a tutti gli effetti una droga, sebbene venduto liberamente e pubblicizzato - oltre ai danni fisici provoca anche danni psicologici e sociali. Sono molte le famiglie che hanno subito un processo di disgregamento legato all'etilismo di uno dei suoi componenti, ancor di più le persone emarginate. Ma dall'etilismo si può uscire. Sono moltissime le associazioni e i gruppi che si occupano dei problemi legati all'alcolismo (a partire dagli storici AA - Alcolisti anonimi). Così come sono molti i metodi utilizzati per "uscire dal tunnel". Si va dall'approccio psicologico degli ormai classici gruppi di auto-aiuto celebrati in centinaia di film e fiction made in USA, a quello farmaceutico, con l'utilizzo di medicinali per contrastare la dipendenza. Il dilagare del fenomeno nelle fasce giovanili ha però posto di fronte a nuove problematiche gli operatori del settore, che hanno dovuto cambiare in parte il loro approccio all'utente. È così che molte strutture hanno creato al loro interno un servizio specialistico per under 30. È il caso del Gruppo Abele, del cui settore accoglienza fa parte Aliseo, l'associazione che si occupa dei problemi legati all'alcoldipendenza. Nata nel 1987, dal 1992 ha aperto (fra le prime in Italia) una comunità per persone con problemi di etilismo a Roletto, e oggi ha dedicato uno dei sette gruppi di auto-aiuto a giovani under 30. Giovani under trenta che, come tutti noi, una sera sono usciti per bere una birra. E che oggi cercano di rientrare.
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