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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2002 | ||
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10 ANNI DI HIT BALL di Marco VolpattoÈ un generoso mix di tennis senza racchette, pallavolo senza rete, calcio senza portiere, pallone elastico senza elastico. E' l'Hit Ball, lo sport del moto perpetuo, dell'azione senza fine della palla che va in ogni direzione, rimbalza ovunque per tornare sempre in campo, concedendosi libera e veloce anche alle pareti, al soffitto e agli attrezzi senza alcuna soluzione di continuità. Diffuso e praticato nelle scuole di mezzo mondo, in Italia forte soprattutto a Torino, dove è nato nel 1979 promosso da Luigi Gigante e da un gruppo di coraggiosi insegnanti di Educazione Fisica spronati dal Dott. Silvio Benati, l'Hit Ball è sport di squadra vero, senza ruoli specifici né fuoriclasse, senza divi né denari, non c'è playmaker, palleggiatore o mezzala, mentre l'incidenza delle decisioni arbitrali (peraltro poche e misurate), a fronte delle 600 e più occasioni da gol che si verificano ad ogni incontro, è bassissima. Qualsiasi palestra va bene purché misuri almeno 20 metri per 10 e sia alta 4 metri. Il movimento è frenetico, grande è il dispendio energetico, non c'è contatto con l'avversario e, di conseguenza, è bassissimo il tasso di infortuni. Cinque contro cinque, palla di mescola morbida tipo pallamano, ogni metà campo è divisa in tre fasce: una zona difensiva, dove possono stazionare solo tre giocatori, una d'attacco, dove giocano due colpitori, e un'area franca, nella quale gli atleti possono portarsi soltanto per recuperare la palla ma non per scagliarla nella metà campo avversaria. La durata massima di ogni azione è di cinque secondi, dopodiché la palla passa agli avversari i quali daranno vita ad una nuova azione, cercando di scagliare la palla a colpi di braccia nella gigantesca porta avversaria (10 metri per 2,20) rappresentata in pratica dalla parete di fondo della palestra. I limiti fisici del campo ne sono anche il prolungamento all'infinito: ogni parte della palestra, infatti, pubblico compreso, può essere utilizzata per fare "sponda" e ingannare gli avversari. Il gioco non si ferma mai nemmeno dopo un "Hit", il gol, che può valere uno o due punti a seconda della zona da cui la palla è stata colpita. Tre tempi da 15 minuti l'uno per squadre miste, uomini e donne, ragazzi e ragazze, va bene tutto, purché si abbia la forza, l'energia, la determinazione per scattare, ruotare, colpire, tuffarsi sul filo dell'anaerobia per 45 minuti. La palla può esser colpita con qualunque parte del corpo ma il gol, il vertice di ogni azione, l'obiettivo di tanto correre, ansimare, lottare, può essere siglato soltanto con le braccia. Perché inventare uno sport tanto frenetico in un momento storico nel quale impera l'ansia da stress? La riposta viene ancora una volta dal mondo della scuola: questa summa, questa sintesi di sport praticati con la palla, non è altro che un gioco di periferia, inventato da un Prof di ginnastica allo scopo di tenere impegnati i suoi giovanotti, in buona parte elementi rissosi di bande di quartiere i quali, altrimenti, non avrebbero avuto di meglio da fare che darsele di santa ragione da mane a sera e rompere ad oltranza vetri, banchi e sedie. In una palestra bassa, che rendeva impraticabile la pallavolo, non restava che inventare un gioco nuovo, che non permettesse il contatto fisico, non concedesse pause, impegnasse duramente testa, cuore, gambe e attributi, mettesse infine alla prova la resistenza psicofisica infinita di un ragazzino. Luigi Gigante, dunque, come Morgan (Pallavolo) e Naishmit (Basket)? Forse è un po' troppo, ma il movimento Hit Ball oggi è solido anche sotto il profilo agonistico e societario, con 32 squadre che lottano in tre diversi campionati (A1, A2, seconda divisione), arbitri, giudici, preparatori atletici, specialisti e tifosi in discreto numero. Grande rapidità di esecuzione, prontezza di riflessi, coordinazione, allenamento assiduo sono le caratteristiche psicofisiche necessarie alla pratica di uno sport che cresce e che ormai non è più solo scolastico o propedeutico. Il 26 maggio del 2002 la Federazione Italiana Hit Ball compirà dieci anni. È un momento importante nell'ambito del quale verrà sancita la trasformazione dell'Hit Ball da gioco a sport, con l'auspicato riconoscimento del CONI a favore di un movimento sano e in forte crescita che merita senza dubbio attenzione, impianti e partecipazione. Oggi a Torino si gioca l'unico campionato italiano al quale prendono parte anche alcune compagini di Genova, in una sorta di fotocopia storica del cammino di un altro gioco che, verso fine ottocento, diede alla luce il proprio primo campionato italiano al quale presero parte soltanto squadre dei capoluoghi ligure e piemontese: il calcio, guarda un po', di cui allora nessuno poteva immaginare diffusione, pratica e passione che sarebbero venute. Il prossimo passo, dicono i dirigenti, è la diffusione dell'Hit Ball in tutte le scuole di ogni ordine e grado e, già dal prossimo anno, la costruzione di un impianto dedicato. A proposito, dal momento che si può giocare anche all'aperto, sistemando su un prato, in una piazza o in spiaggia una rete che limiti il campo ai lati e in verticale, alcuni cominciano a pensare che presto l'Hit Ball diventerà il gioco dell'estate. Siete pronti? Non vi resta che acquistare i braccioli. |
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