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marzo/aprile 2002






 

 


RITORNO ALL'UNIVERSITA'
Riprendere gli studi universitari dopo averli abbandonati e recuperare, nello stesso tempo, gli esami sostenuti tanti anni prima, annotati sul libretto dimenticato in fondo ad un cassetto fino ad oggi, causa una legge del 1938, era possibile solo entro otto anni dall'ultimo esame sostenuto,
dopodiché quel libretto sarebbe stato considerato così vetusto da perdere totalmente di valore.

di Viviana Masi

Riprendere gli studi universitari dopo averli abbandonati e recuperare, nello stesso tempo, gli esami sostenuti tanti anni prima, annotati sul libretto dimenticato in fondo ad un cassetto fino ad oggi, causa una legge del 1938, era possibile solo entro otto anni dall'ultimo esame sostenuto, dopodiché quel libretto sarebbe stato considerato così vetusto da perdere totalmente di valore.
La riforma universitaria, attraverso il decreto 509 del 1999 (entrato in vigore nel 2000: Gazzetta Ufficiale n.2 del 4/1/2000) renderebbe invece possibile l'eliminazione di questo limite temporale: chiunque può riprendere la carriera universitaria, quale che sia il numero di anni da cui non sostiene esami, proprio dal punto in cui l'aveva interrotta. Gli esami sostenuti, infatti, non cadono più in prescrizione, neanche dopo quei famosi otto anni, ma possono essere recuperati e convertiti in crediti. Si potranno così riprendere gli studi, iscrivendosi ovviamente al nuovo ordinamento, con un "punteggio" corrispondente a tali esami, che potrà magari risultare molto vicino, o addirittura corrispondente, a quello necessario per ottenere la laurea triennale (180 crediti).
Troppo bello per essere vero? In effetti, l'ammissione dell'ex studente, con il bagaglio dei suoi vecchi esami, è subordinata a determinate condizioni.
Primo presupposto è il pagamento delle tasse universitarie arretrate, per tutti gli anni intercorsi tra l'abbandono e la ripresa degli studi. Una somma che le università possono ridurre, stabilendo un forfait, in vista del principio dell'autonomia introdotto dallo stesso decreto 509 ( per il quale gli atenei sono liberi di organizzare i vari aspetti della riforma in piena autonomia) ma che si può in ogni caso presumere cospicua. "È per questo che l'Università di Torino ed altri atenei del centro e del nord Italia- spiega Nicola Tranfaglia, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia nonché vicerettore per la didattica dell'università di Torino - stanno studiando questa materia, al fine di preparare un progetto che permetta di riprendere gli studi senza necessariamente pagare tutte le tasse per gli anni arretrati. Tale proposta sarà presentata agli organi di governo entro un paio di mesi".
Non è però detto, a causa del suddetto principio dell'autonomia, che alla politica adottata dall'ateneo torinese per la questione tasse debbano necessariamente conformarsi altre università italiane. Ciò significa, nello specifico, che probabilmente ognuna di esse offrirà un trattamento differenziato tanto dal punto di vista finanziario che da quello della didattica, a chi desideri usufruire della possibilità di recuperare gli esami.
Il secondo presupposto per usufruire di quest'opportunità è provare che le conoscenze acquisite anni addietro non sono state perdute. "La norma parla di non obsolescenza dei contenuti conoscitivi acquisiti. Le singole Facoltà dovranno verificare che sussista per ogni esame sostenuto, prima di convalidarlo e di convertirlo in crediti" precisa Tranfaglia.
Testare che lo studente non abbia dimenticato quanto assimilato negli anni passati è una procedura tanto giustificata quanto difficile, soprattutto nelle facoltà che prevedono materie per le quali essere preparati significa stare al passo di continui aggiornamenti, quali Medicina o Architettura. Il prof. Carlo Olmo, preside della Facoltà di Architettura I dell'Università di Torino si domanda, ad esempio: "Come si possono verificare le conoscenze acquisite moltissimi anni addietro e, soprattutto, che valore può avere un esame non più attuale? La formazione permanente- continua Olmo- è fondamentale, soprattutto in alcune materie specialistiche".
Per risolvere in modo serio questo problema, secondo Olmo "l'università potrebbe offrire programmi di recupero sul modello di alcune università straniere. Permetterebbe così, a chi si reiscrive, di rimettersi realmente al passo con il normale corso degli studi, al di là delle verifiche iniziali che possono anche non corrispondere sempre esattamente al livello di competenza ottimale. Purtroppo, però- continua- è necessario fare i conti con l'insufficienza dei fondi a disposizione degli atenei".
Nelle segreterie di molte Facoltà vige in genere un po' d'incertezza sull'attuazione della recente norma del decreto 509 e sulle risposte da dare agli ex studenti; questa incertezza è anche data, come abbiamo detto, dal fatto che ogni università può gestirsi in modo autonomo sia la questione didattica che quella relativa alle tasse da pagare. È quindi consigliabile che, gli interessati ad usufruire della possibilità che la legge offre, s'informino presso le segreterie della facoltà dell'ateneo cui erano iscritti al momento dell'abbandono degli studi.

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