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RITORNO
ALL'UNIVERSITA'
Riprendere
gli studi universitari dopo averli abbandonati e recuperare, nello stesso
tempo, gli esami sostenuti tanti anni prima, annotati sul libretto dimenticato
in fondo ad un cassetto fino ad oggi, causa una legge del 1938, era
possibile solo entro otto anni dall'ultimo esame sostenuto,
dopodiché quel libretto sarebbe stato considerato così
vetusto da perdere totalmente di valore.
di
Viviana Masi
Riprendere
gli studi universitari dopo averli abbandonati e recuperare, nello stesso
tempo, gli esami sostenuti tanti anni prima, annotati sul libretto dimenticato
in fondo ad un cassetto fino ad oggi, causa una legge del 1938, era
possibile solo entro otto anni dall'ultimo esame sostenuto, dopodiché
quel libretto sarebbe stato considerato così vetusto da perdere
totalmente di valore.
La riforma universitaria, attraverso il decreto 509 del 1999 (entrato
in vigore nel 2000: Gazzetta Ufficiale n.2 del 4/1/2000) renderebbe
invece possibile l'eliminazione di questo limite temporale: chiunque
può riprendere la carriera universitaria, quale che sia il numero
di anni da cui non sostiene esami, proprio dal punto in cui l'aveva
interrotta. Gli esami sostenuti, infatti, non cadono più in prescrizione,
neanche dopo quei famosi otto anni, ma possono essere recuperati e convertiti
in crediti. Si potranno così riprendere gli studi, iscrivendosi
ovviamente al nuovo ordinamento, con un "punteggio" corrispondente
a tali esami, che potrà magari risultare molto vicino, o addirittura
corrispondente, a quello necessario per ottenere la laurea triennale
(180 crediti).
Troppo bello per essere vero? In effetti, l'ammissione dell'ex studente,
con il bagaglio dei suoi vecchi esami, è subordinata a determinate
condizioni.
Primo presupposto è il pagamento delle tasse universitarie arretrate,
per tutti gli anni intercorsi tra l'abbandono e la ripresa degli studi.
Una somma che le università possono ridurre, stabilendo un forfait,
in vista del principio dell'autonomia introdotto dallo stesso decreto
509 ( per il quale gli atenei sono liberi di organizzare i vari aspetti
della riforma in piena autonomia) ma che si può in ogni caso
presumere cospicua. "È per questo che l'Università
di Torino ed altri atenei del centro e del nord Italia- spiega Nicola
Tranfaglia, preside della Facoltà di Lettere e Filosofia nonché
vicerettore per la didattica dell'università di Torino - stanno
studiando questa materia, al fine di preparare un progetto che permetta
di riprendere gli studi senza necessariamente pagare tutte le tasse
per gli anni arretrati. Tale proposta sarà presentata agli organi
di governo entro un paio di mesi".
Non è però detto, a causa del suddetto principio dell'autonomia,
che alla politica adottata dall'ateneo torinese per la questione tasse
debbano necessariamente conformarsi altre università italiane.
Ciò significa, nello specifico, che probabilmente ognuna di esse
offrirà un trattamento differenziato tanto dal punto di vista
finanziario che da quello della didattica, a chi desideri usufruire
della possibilità di recuperare gli esami.
Il secondo presupposto per usufruire di quest'opportunità è
provare che le conoscenze acquisite anni addietro non sono state perdute.
"La norma parla di non obsolescenza dei contenuti conoscitivi acquisiti.
Le singole Facoltà dovranno verificare che sussista per ogni
esame sostenuto, prima di convalidarlo e di convertirlo in crediti"
precisa Tranfaglia.
Testare che lo studente non abbia dimenticato quanto assimilato negli
anni passati è una procedura tanto giustificata quanto difficile,
soprattutto nelle facoltà che prevedono materie per le quali
essere preparati significa stare al passo di continui aggiornamenti,
quali Medicina o Architettura. Il prof. Carlo Olmo, preside della Facoltà
di Architettura I dell'Università di Torino si domanda, ad esempio:
"Come si possono verificare le conoscenze acquisite moltissimi
anni addietro e, soprattutto, che valore può avere un esame non
più attuale? La formazione permanente- continua Olmo- è
fondamentale, soprattutto in alcune materie specialistiche".
Per risolvere in modo serio questo problema, secondo Olmo "l'università
potrebbe offrire programmi di recupero sul modello di alcune università
straniere. Permetterebbe così, a chi si reiscrive, di rimettersi
realmente al passo con il normale corso degli studi, al di là
delle verifiche iniziali che possono anche non corrispondere sempre
esattamente al livello di competenza ottimale. Purtroppo, però-
continua- è necessario fare i conti con l'insufficienza dei fondi
a disposizione degli atenei".
Nelle segreterie di molte Facoltà vige in genere un po' d'incertezza
sull'attuazione della recente norma del decreto 509 e sulle risposte
da dare agli ex studenti; questa incertezza è anche data, come
abbiamo detto, dal fatto che ogni università può gestirsi
in modo autonomo sia la questione didattica che quella relativa alle
tasse da pagare. È quindi consigliabile che, gli interessati
ad usufruire della possibilità che la legge offre, s'informino
presso le segreterie della facoltà dell'ateneo cui erano iscritti
al momento dell'abbandono degli studi.
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