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NEL
WEB
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Informazioni
sull'argomento
sono disponibili su
www.regione.piemonte.it
/speciali/donazione/ |
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TRAPIANTI
E DONAZIONI
di Marco
Stolfo
In
campo medico i trapianti d'organi rappresentano un indubbio progresso
scientifico. Si tratta in molti casi dell'unica modalità di intervenire
efficacemente su patologie altrimenti incurabili. L'argomento è
assai complesso e non riguarda soltanto medici e scienziati, né
esperti di questioni etiche, filosofiche, giuridiche e psicologiche.
Per le sue implicazioni teoriche e per i suoi effetti concreti - la
salvezza di vite umane o quanto meno il miglioramento delle loro condizioni
- è una questione che interessa tutti noi. Anche perché
non ci sono trapianti se non ci sono donatori e non ci sono donatori
se non esiste una vera cultura della donazione.
Una storia lunga più di trent'anni
È
il 1967 l'anno in cui si effettuarono i primi trapianti di fegato, cuore
e polmoni. Fu un esordio entusiasmante, che tuttavia nel periodo successivo
non fu seguito da una loro pratica generalizzata. Negli anni Settanta
e fino a metà del decennio successivo, infatti, i trapianti accusarono
un sostanziale stop, a causa della mancanza di farmaci adatti a superare
il rigetto acuto, cioè la reazione dei globuli bianchi detti
linfociti T, che aggrediscono l'organo trapiantato riconosciuto come
estraneo, gli impediscono di funzionare e quindi causano la morte.
Questo problema è stato in buona parte superato, con nuovi appositi
medicinali, che intervengono in maniera sempre più efficace nella
prevenzione e nel superamento del rigetto. Ciò ha comportato
una sensibile riduzione della percentuale di organi "con segni
di rigetto" dal 50% a meno del 20% negli ultimi dieci anni e sono
diversi gli elementi che portano a pensare che in tempi alquanto brevi
saranno disponibili farmaci in grado di bloccare ogni possibile rigetto.
Dalla
morte alla vita
Ma
che cos'è un trapianto? È, in estrema sintesi, la sostituzione
di un organo non funzionante con uno sano. In base alla provenienza
dell'organo utilizzato se ne distinguono due diverse tipologie: una
si riferisce all'impiego di organi espiantati da corpi senza vita; nella
seconda l'organo (questo vale normalmente solo per uno dei due reni
o per un lobo del fegato) proviene da un donatore vivente, che di solito
è un parente o un consanguineo della persona che ne beneficia.
La prima modalità, nella quale si verifica un particolare intreccio
di morte e vita e disperazione e speranza, è quella senza dubbio
più diffusa e sulla quale si discute di più e spesso a
sproposito. Il prelievo di organi da cadavere può essere eseguito
su persone vittime di incidenti mortali o decedute per lesioni cerebrali
(emorragia, tumore cerebrale primitivo). Il decesso della persona donatrice
deve avvenire in assenza di malattie e la sua età non può
superare i 55-65 anni per l'espianto di cuore, polmoni e pancreas, mentre
non ci sono limiti per reni, fegato e cornee.
Una
realtà complessa che funziona
Si
fa presto a dire trapianto. Più articolata è la realtà
che sta dietro ad ogni intervento del genere: ci sono esigenze e aspettative
diverse di cui è necessario tenere conto e molteplici sono i
soggetti coinvolti. Una prima descrizione della situazione è
offerta da Anna Mirone, esponente dell'associazionismo attivo in questo
ambito e a lungo responsabile del Programma trapianti della Regione
Piemonte: "Ci sono i pazienti in lista d'attesa, le associazioni
che li rappresentano, i familiari dei donatori, la programmazione regionale
e nazionale, i Centri trapianti e la rete di centri e laboratori che
con questi collaborano". "Ogni trapianto è per principio
il risultato della collaborazione tra diversi soggetti e dell'incontro
tra bisogni e tra competenze", aggiunge Sergio Curtoni, professore
di Genetica umana all'Università e coordinatore regionale dei
trapianti del Piemonte.
Per ciascun intervento si mettono in moto a livello regionale una serie
di meccanismi. "Uno qualsiasi dei 29 centri di rianimazione - spiega
Cartoni - individua il donatore potenziale in un suo paziente di cui
viene accertata la morte cerebrale. Il personale verifica, consultando
i parenti, se quando era ancora in vita la persona deceduta avesse manifestato
o meno la volontà di donare gli organi. Se c'è il consenso,
la disponibilità del donatore è immediatamente segnalata
al centro trapianti regionale, che verifica urgenze e liste d'attesa
e così individua anche i destinatari degli organi. Nel frattempo
si esaminano approfonditamente le condizioni degli organi da trapiantare
e le compatibilità con i destinatari. Infine si procede al trasferimento
degli organi presso i centri nei quali ciascun trapianto viene effettuato".
È una realtà complessa, che però funziona e dà
risultati importanti, soprattutto in Piemonte, dove il numero di donazioni
è tra i più alti d'Europa (27 ogni milione di abitanti)
e si effettuano con successo molti trapianti ogni anno. L'Italia, anche
da questo punto di vista, va a due velocità, con le regioni del
Centro-Nord attestate su standard europei e quelle del Centro-Sud, nelle
quali si fanno pochi trapianti e soprattutto sono poche le donazioni.
Due
questioni-chiave
L'accertamento
della morte del potenziale donatore e soprattutto la verifica della
sua volontà di donare gli organi. Sono queste le due questioni-chiave
che si presentano nella realtà dei trapianti e si ripropongono
ogni qualvolta si discute di questo argomento.
L'unica morte accertabile senza dubbi è quella cerebrale. È
questa l'unica funzione irreversibile dell'organismo: se ne viene rilevata
la cessazione totale, l'individuo è defunto. Tuttavia perché
sia diagnosticata la morte cerebrale - e quindi il corpo diventi quello
di un potenziale donatore, ci vuole un periodo di osservazione della
salma da parte di un collegio di tre medici di almeno sei ore.
Oltre alle garanzie sulla certezza che l'espianto degli organi sia effettuato
da un cadavere, la legislazione prevede anche il rispetto della volontà
di donare o meno espressa in vita da ciascun individuo. La Legge 644/1975
aveva introdotto il principio del "consenso presunto", prescrivendo
però il divieto di prelievo di organi in caso di accertamento,
consultandone i parenti, di un'esplicita opinione contraria espressa
dal soggetto al riguardo. "Il problema - come spiega Anna Mirone
- risiede nel fatto che spesso, al momento di questa verifica, i parenti
del defunto, immersi nel loro dolore per il lutto, più che testimoniare
le intenzioni del congiunto si trovavano a esprimere la propria volontà,
in maniera emotiva e irrazionale, con l'effetto che molti potenziali
donatori di fatto non lo diventino".
La soluzione al problemi dovrebbe essere l'articolo 4 della Legge 91/1999,
che afferma che "i cittadini sono tenuti a dichiarare la propria
libera volontà in ordine alla donazione di organi e di tessuti
del loro corpo successivamente alla morte e sono informati che la mancata
dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla
donazione". Tuttavia, poiché le procedure previste sono
lunghe e complesse, attualmente per la determinazione della volontà,
si seguono le disposizioni transitorie contenute nell'articolo 23".
Pertanto per ora si verifica se il potenziale donatore aveva compilato
il tesserino blu, distribuito insieme agli ultimi certificati elettorali,
se era iscritto a un'associazione di donatori oppure se ha lasciato
un'altra dichiarazione scritta di volontà. Se non ci sono attestazioni
di contrarietà e se i familiari non si oppongono, si procede
all'espianto.
La
necessità di informare e informarsi
La
rete dei trapianti funziona bene e le leggi garantiscono trasparenza
in ogni procedura, tuttavia il numero di donazioni non riesce a soddisfare
tutti i malati in lista d'attesa. È un fatto che si spiega non
solo con le differenze sul numero relativo di donatori tra regione e
regione, ma anche con la mancanza di adeguate conoscenze per cui anche
in Piemonte c'è un 25% di donatori potenziali che rimangono tali
e un numero ancor maggiori di interventi che non si possono effettuare.
L'informazione e la sensibilizzazione della popolazione sono fondamentali
affinché si crei e cresca una diffusa cultura della donazione
degli organi. Per questa ragione le associazioni di volontariato e il
Programma trapianti della Regione cercano attraverso vari canali di
sensibilizzare la popolazione: corsi per il personale delle rianimazioni,
pubblicazioni rivolte ai medici di base, il numero verde 800 333033
e una serie di iniziative, tra cui molte dedicate a gruppi di giovani
e scolaresche.
"Mi
ha ddetto mio cuggino"
Timori
infondati e pregiudizi diffusi sono il principiale ostacolo alla creazione
di una consapevolezza diffusa in materia di trapianti, a partire dalle
leggende metropolitane, cantate anche in un celebre brano di Elio e
le Storie Tese, con il protagonista narcotizzato e privato di un rene
dai trafficanti d'organi. "Non è possibile - chiarisce Mirone
- perché qui da noi leggi, controlli e costi impediscono qualsiasi
espianto clandestino." A chi si dichiara contrario all'espianto
da cadavere per motivi religiosi, va ricordato che in realtà,
dalle Chiese cristiane all'Ebraismo e dall'Islam ai Testimoni di Geova,
tutti concordano nel sostenere la donazione come atto di carità
che risponde alla volontà di Dio.
Un altro motivo di diffidenza risiede nella convinzione che gli organi
umani vengano sostituiti con quelli di animali, ad esempio il fegato.
Sull'argomento è categorico Mauro Salizzoni, Primario del reparto
di Chirurgia generale 8 delle Molinette, l'unità operativa che
con 150 trapianti di fegato all'anno è la prima in Europa: "È
senza fondamento la notizia circa l'assoluta compatibilità del
fegato di maiale con l'uomo".
Le
buone ragioni della donazione
Il
trapianto è indispensabile per la cura di una serie di patologie.
Per questo è importante diventare donatori, anche perché
non ci si priva di nulla e si può dare tanto. "Non vuol
dire continuare a vivere, questo no, però significa che una vita
che si spegne ne salva o quanto meno ne migliora delle altre",
è l'opinione di Anna Mirone, mentre per Mauro Salizzoni, c'è
anche un altro elemento da considerare: "Dichiararsi donatore conviene,
perché per ogni probabilità di diventarlo se ne hanno
cinque di essere ricevente". Più chiaro di così?
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IL VIDEO
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Donazione
degli organi? Missione possibile. È ciò che pensano
i ragazzi della 3°C della Scuola media "Meucci", autori
del video "Mission Possibile", prodotto con la supervisione
del Laboratorio dell'immagine "Millelire", la consulenza
delle associazioni di volontariato e il sostegno delle Divisioni
Servizi educativi e Servizi assistenziali della Città di
Torino. Si tratta di una divertente parodia della fiaba di Cappuccetto
rosso, che trasmette in maniera semplice e efficace un messaggio
di solidarietà forte e chiaro.
La cassetta è disponibile per proiezioni nelle classi.
Per contatti: Laboratorio dell'immagine, Via Millelire 40,
10127 Torino
(tel. 011 6064937, fax 011 6063083). |
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