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marzo/aprile 2002







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TRAPIANTI E DONAZIONI

di Marco Stolfo

In campo medico i trapianti d'organi rappresentano un indubbio progresso scientifico. Si tratta in molti casi dell'unica modalità di intervenire efficacemente su patologie altrimenti incurabili. L'argomento è assai complesso e non riguarda soltanto medici e scienziati, né esperti di questioni etiche, filosofiche, giuridiche e psicologiche. Per le sue implicazioni teoriche e per i suoi effetti concreti - la salvezza di vite umane o quanto meno il miglioramento delle loro condizioni - è una questione che interessa tutti noi. Anche perché non ci sono trapianti se non ci sono donatori e non ci sono donatori se non esiste una vera cultura della donazione.

Una storia lunga più di trent'anni
È il 1967 l'anno in cui si effettuarono i primi trapianti di fegato, cuore e polmoni. Fu un esordio entusiasmante, che tuttavia nel periodo successivo non fu seguito da una loro pratica generalizzata. Negli anni Settanta e fino a metà del decennio successivo, infatti, i trapianti accusarono un sostanziale stop, a causa della mancanza di farmaci adatti a superare il rigetto acuto, cioè la reazione dei globuli bianchi detti linfociti T, che aggrediscono l'organo trapiantato riconosciuto come estraneo, gli impediscono di funzionare e quindi causano la morte.
Questo problema è stato in buona parte superato, con nuovi appositi medicinali, che intervengono in maniera sempre più efficace nella prevenzione e nel superamento del rigetto. Ciò ha comportato una sensibile riduzione della percentuale di organi "con segni di rigetto" dal 50% a meno del 20% negli ultimi dieci anni e sono diversi gli elementi che portano a pensare che in tempi alquanto brevi saranno disponibili farmaci in grado di bloccare ogni possibile rigetto.

Dalla morte alla vita
Ma che cos'è un trapianto? È, in estrema sintesi, la sostituzione di un organo non funzionante con uno sano. In base alla provenienza dell'organo utilizzato se ne distinguono due diverse tipologie: una si riferisce all'impiego di organi espiantati da corpi senza vita; nella seconda l'organo (questo vale normalmente solo per uno dei due reni o per un lobo del fegato) proviene da un donatore vivente, che di solito è un parente o un consanguineo della persona che ne beneficia.
La prima modalità, nella quale si verifica un particolare intreccio di morte e vita e disperazione e speranza, è quella senza dubbio più diffusa e sulla quale si discute di più e spesso a sproposito. Il prelievo di organi da cadavere può essere eseguito su persone vittime di incidenti mortali o decedute per lesioni cerebrali (emorragia, tumore cerebrale primitivo). Il decesso della persona donatrice deve avvenire in assenza di malattie e la sua età non può superare i 55-65 anni per l'espianto di cuore, polmoni e pancreas, mentre non ci sono limiti per reni, fegato e cornee.

Una realtà complessa che funziona
Si fa presto a dire trapianto. Più articolata è la realtà che sta dietro ad ogni intervento del genere: ci sono esigenze e aspettative diverse di cui è necessario tenere conto e molteplici sono i soggetti coinvolti. Una prima descrizione della situazione è offerta da Anna Mirone, esponente dell'associazionismo attivo in questo ambito e a lungo responsabile del Programma trapianti della Regione Piemonte: "Ci sono i pazienti in lista d'attesa, le associazioni che li rappresentano, i familiari dei donatori, la programmazione regionale e nazionale, i Centri trapianti e la rete di centri e laboratori che con questi collaborano". "Ogni trapianto è per principio il risultato della collaborazione tra diversi soggetti e dell'incontro tra bisogni e tra competenze", aggiunge Sergio Curtoni, professore di Genetica umana all'Università e coordinatore regionale dei trapianti del Piemonte.
Per ciascun intervento si mettono in moto a livello regionale una serie di meccanismi. "Uno qualsiasi dei 29 centri di rianimazione - spiega Cartoni - individua il donatore potenziale in un suo paziente di cui viene accertata la morte cerebrale. Il personale verifica, consultando i parenti, se quando era ancora in vita la persona deceduta avesse manifestato o meno la volontà di donare gli organi. Se c'è il consenso, la disponibilità del donatore è immediatamente segnalata al centro trapianti regionale, che verifica urgenze e liste d'attesa e così individua anche i destinatari degli organi. Nel frattempo si esaminano approfonditamente le condizioni degli organi da trapiantare e le compatibilità con i destinatari. Infine si procede al trasferimento degli organi presso i centri nei quali ciascun trapianto viene effettuato".
È una realtà complessa, che però funziona e dà risultati importanti, soprattutto in Piemonte, dove il numero di donazioni è tra i più alti d'Europa (27 ogni milione di abitanti) e si effettuano con successo molti trapianti ogni anno. L'Italia, anche da questo punto di vista, va a due velocità, con le regioni del Centro-Nord attestate su standard europei e quelle del Centro-Sud, nelle quali si fanno pochi trapianti e soprattutto sono poche le donazioni.

Due questioni-chiave
L'accertamento della morte del potenziale donatore e soprattutto la verifica della sua volontà di donare gli organi. Sono queste le due questioni-chiave che si presentano nella realtà dei trapianti e si ripropongono ogni qualvolta si discute di questo argomento.
L'unica morte accertabile senza dubbi è quella cerebrale. È questa l'unica funzione irreversibile dell'organismo: se ne viene rilevata la cessazione totale, l'individuo è defunto. Tuttavia perché sia diagnosticata la morte cerebrale - e quindi il corpo diventi quello di un potenziale donatore, ci vuole un periodo di osservazione della salma da parte di un collegio di tre medici di almeno sei ore.
Oltre alle garanzie sulla certezza che l'espianto degli organi sia effettuato da un cadavere, la legislazione prevede anche il rispetto della volontà di donare o meno espressa in vita da ciascun individuo. La Legge 644/1975 aveva introdotto il principio del "consenso presunto", prescrivendo però il divieto di prelievo di organi in caso di accertamento, consultandone i parenti, di un'esplicita opinione contraria espressa dal soggetto al riguardo. "Il problema - come spiega Anna Mirone - risiede nel fatto che spesso, al momento di questa verifica, i parenti del defunto, immersi nel loro dolore per il lutto, più che testimoniare le intenzioni del congiunto si trovavano a esprimere la propria volontà, in maniera emotiva e irrazionale, con l'effetto che molti potenziali donatori di fatto non lo diventino".
La soluzione al problemi dovrebbe essere l'articolo 4 della Legge 91/1999, che afferma che "i cittadini sono tenuti a dichiarare la propria libera volontà in ordine alla donazione di organi e di tessuti del loro corpo successivamente alla morte e sono informati che la mancata dichiarazione di volontà è considerata quale assenso alla donazione". Tuttavia, poiché le procedure previste sono lunghe e complesse, attualmente per la determinazione della volontà, si seguono le disposizioni transitorie contenute nell'articolo 23". Pertanto per ora si verifica se il potenziale donatore aveva compilato il tesserino blu, distribuito insieme agli ultimi certificati elettorali, se era iscritto a un'associazione di donatori oppure se ha lasciato un'altra dichiarazione scritta di volontà. Se non ci sono attestazioni di contrarietà e se i familiari non si oppongono, si procede all'espianto.

La necessità di informare e informarsi
La rete dei trapianti funziona bene e le leggi garantiscono trasparenza in ogni procedura, tuttavia il numero di donazioni non riesce a soddisfare tutti i malati in lista d'attesa. È un fatto che si spiega non solo con le differenze sul numero relativo di donatori tra regione e regione, ma anche con la mancanza di adeguate conoscenze per cui anche in Piemonte c'è un 25% di donatori potenziali che rimangono tali e un numero ancor maggiori di interventi che non si possono effettuare.
L'informazione e la sensibilizzazione della popolazione sono fondamentali affinché si crei e cresca una diffusa cultura della donazione degli organi. Per questa ragione le associazioni di volontariato e il Programma trapianti della Regione cercano attraverso vari canali di sensibilizzare la popolazione: corsi per il personale delle rianimazioni, pubblicazioni rivolte ai medici di base, il numero verde 800 333033 e una serie di iniziative, tra cui molte dedicate a gruppi di giovani e scolaresche.

"Mi ha ddetto mio cuggino"
Timori infondati e pregiudizi diffusi sono il principiale ostacolo alla creazione di una consapevolezza diffusa in materia di trapianti, a partire dalle leggende metropolitane, cantate anche in un celebre brano di Elio e le Storie Tese, con il protagonista narcotizzato e privato di un rene dai trafficanti d'organi. "Non è possibile - chiarisce Mirone - perché qui da noi leggi, controlli e costi impediscono qualsiasi espianto clandestino." A chi si dichiara contrario all'espianto da cadavere per motivi religiosi, va ricordato che in realtà, dalle Chiese cristiane all'Ebraismo e dall'Islam ai Testimoni di Geova, tutti concordano nel sostenere la donazione come atto di carità che risponde alla volontà di Dio.
Un altro motivo di diffidenza risiede nella convinzione che gli organi umani vengano sostituiti con quelli di animali, ad esempio il fegato. Sull'argomento è categorico Mauro Salizzoni, Primario del reparto di Chirurgia generale 8 delle Molinette, l'unità operativa che con 150 trapianti di fegato all'anno è la prima in Europa: "È senza fondamento la notizia circa l'assoluta compatibilità del fegato di maiale con l'uomo".

Le buone ragioni della donazione
Il trapianto è indispensabile per la cura di una serie di patologie. Per questo è importante diventare donatori, anche perché non ci si priva di nulla e si può dare tanto. "Non vuol dire continuare a vivere, questo no, però significa che una vita che si spegne ne salva o quanto meno ne migliora delle altre", è l'opinione di Anna Mirone, mentre per Mauro Salizzoni, c'è anche un altro elemento da considerare: "Dichiararsi donatore conviene, perché per ogni probabilità di diventarlo se ne hanno cinque di essere ricevente". Più chiaro di così?

IL VIDEO
Donazione degli organi? Missione possibile. È ciò che pensano i ragazzi della 3°C della Scuola media "Meucci", autori del video "Mission Possibile", prodotto con la supervisione del Laboratorio dell'immagine "Millelire", la consulenza delle associazioni di volontariato e il sostegno delle Divisioni Servizi educativi e Servizi assistenziali della Città di Torino. Si tratta di una divertente parodia della fiaba di Cappuccetto rosso, che trasmette in maniera semplice e efficace un messaggio di solidarietà forte e chiaro.
La cassetta è disponibile per proiezioni nelle classi.
Per contatti: Laboratorio dell'immagine, Via Millelire 40, 10127 Torino
(tel. 011 6064937, fax 011 6063083).
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