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CREATIVITA'
+ IMPRESA = OCCUPAZIONE
di
Giovanni Monaco
Ci sono
tre parole che marciano allo stesso passo: giovani, creatività
e lavoro. Il risultato, spesso, diventa impresa. C'è chi fonda
una cooperativa per rilegare libri, chi una sartoria che confeziona
vestiti per taglie forti, chi un centro servizi per anziani, chi - ancora
- decide di creare un sito Internet per vendere cravatte italiane agli
americani. Gli elenchi, in questi casi, servono a poco, ci vogliono
i casi concreti. Come quello nel quale il trinomio di cui sopra, oltre
ad aver "fatto impresa", ha anche creato vera e propria solidarietà.
Studenti e studentesse della quarta D dell'Istituto Tecnico Commerciale
"Quintino Sella" di Torino hanno creato la White Eagles, una
società per azioni con capitale sociale di 2 milioni di lire.
Hanno ideato e messo in vendita un cd interamente autoprodotto, con
la canzone "Dreamer of liberty", dedicata alle donne che vivono
condizioni di schiavitù. Le nostre imprenditrici diciassettenni
(Vanessa Marotta e Irene Fratia sono gli amministratori delegati, Daniela
Siolla è il direttore marketing) hanno però fatto molto
di più: se la loro iniziativa produrrà utili, questi saranno
tutti - sino all'ultimo centesimo di euro - devoluti al progetto Caith-Perù
di Chieri, una casa famiglia che si occupa delle bambine invisibili
delle Ande.
La canzone, in inglese e spagnolo, è stata scritta da Marsela
Canaj con la consulenza del maestro Marco Carlucci, la voce solista
è di Laura Mazzola. Il progetto di azienda laboratorio è
nato grazie alla "simulazione d'impresa" della fondazione
IG Students (www.igstudents.it).
Per capirci, un programma di formazione europeo che trasforma per 10
mesi gli studenti in imprenditori e permette loro di creare e gestire
una piccola azienda di prodotti o di servizi.
Un caso isolato? Tutt'altro. Pare proprio che gli studenti italiani
sognino di diventare imprenditori. Lo afferma, per l'appunto, una ricerca
condotta tra 2600 ragazzi che hanno partecipato al programma di formazione
di Ig Students. Gli studenti-imprenditori, sotto la guida di un tutor,
imparano a lavorare in gruppo, elaborano strategie di marketing e predispongono
un Business Plan da sottoporre agli azionisti. Le motivazioni che spingono
i ragazzi a partecipare al programma sono la voglia di fare un'esperienza
che li avvicini al mondo del lavoro e che si riveli utile per il futuro.
I "baby imprenditori" risultano divisi in tre gruppi: gli
"scettici" (41%) che, anche se soddisfatti del percorso formativo,
nutrono dubbi sulla riuscita del programma; gli "orientati al futuro"
(24%) che vivono la partecipazione ai corsi come uno strumento per avvicinarsi
al mondo del lavoro e orientarsi nelle scelte; i "pronti alla sfida"
(35%) che considerano questa esperienza un modo per mettersi alla prova
e dimostrare le proprie capacità.
La fondazione Ig students, nata in Italia nell'anno scolastico 1998-99,
con 4mila studenti imprenditori partecipanti, ha raggiunto già
al terzo anno di attività quota 44mila, ponendosi in testa ai
Paesi che partecipano al gruppo europeo Best (Education and training
for entrepreneurship) che riunisce le imprese e le associazioni dei
Paesi Ue con l'obiettivo di avvicinare il mondo dello studio a quello
del lavoro e promuovere forme di autoimpiego. "Nel confronto con
Stati che hanno una lunghissima tradizione di autoimprenditorialità
- ha affermato Franco Sensi, direttore marketing e comunicazione Ig
students - l'esperienza italiana, nata solo qualche anno addietro, ha
raggiunto i risultati migliori, conquistando la best practice europea
nel settore".
L'Inghilterra, che ha cominciato nel '63, ha ricevuto nell'anno in corso
74mila domande di partecipazione, a fronte delle 77mila di Ig students.
Il Belgio dal 1977 ha formato poco meno di 53mila studenti, e nell'anno
2001-2002 ha ricevuto 2.500 domande di partecipazione. Sono state costituite
3.800 imprese in laboratorio e coinvolti 3mila docenti di collegamento
e 3mila tutor. Il programma italiano d'imprenditorialità giovanile
è quello che più di altri ha attinto a finanziamenti comunitari
e in particolare dal Fondo Sociale Europeo (il 32% dell'82% di finanziamento
pubblico) con un grosso investimento sui sistemi di gestione da presentare
a Bruxelles in particolare meccanismi di spesa e rendicontazione.
Scuola e impresa, dunque. Creatività e lavoro. Ma una volta usciti
dagli odiati e amati muri scolastici, cosa fanno i giovani? La voglia
di intraprendere resta. Le occasioni, per chi sa osare, non mancano.
Soprattutto, dicono le statistiche e i cacciatori di teste, i datori
di lavoro hanno fame di gente che sappia smanettare per bene su un computer.
Potete creare la vostra professionalità mentre giocate con Internet:
l'avvento dell'Information technology ha creato almeno trenta nuove
professionalità. Web designing, Web mastering, programmazione
database nel Web, consulenza in Internet marketing e Internet advertising,
info-brokering (ricerca d'informazioni in Rete), gestione delle comunità
on-line, networking e via dicendo.
Al momento, in Italia la domanda d'operatori qualificati in queste professioni
supera molto l'offerta disponibile: in base a un'indagine di Federcomin-NetConsulting,
nel 1999 le figure professionali qualificate che mancavano al mondo
dell'informatica italiana erano 69mila. Una successiva recente ricerca
realizzata per Microsoft Italia da NetConsulting, ha rivelato che la
sola mancanza di figure professionali con competenze Internet ed e-business
(circa 11mila addetti) ha comportato nel 2001 perdite al sistema Italia
pari a 9.168 miliardi di lire. Poi è arrivato l'euro, ma la situazione
non è cambiata di molto, le professionalità mancano ancora.
La richiesta di tecnici rimarrà in ogni caso inevasa nel 2002
per almeno 425mila posizioni (50% in meno rispetto al 2000). Si segnala
infine un interessante dossier sulle nuove professioni, pubblicato da
"Le monde" e reperibile all'indirizzo chilometrico http://interactif.lemonde.fr/dossier/0,5611,2857-5287--0,FF.html.
Comunque, chi ama prosa e poesia non si disperi. Il computer non rifiuta
nessuno, anzi: l'impresa ha riscoperto la scuola umanistica. Le aziende
e il mercato chiedono giovani in grado di spaziare su più fronti,
con mentalità aperte, con un buon bagaglio di conoscenza alle
spalle ed è proprio la preparazione fornita dalle scuole umanistiche.
La parte più tecnica, più mirata, sono le stesse aziende
a fornirla con i programmi di formazione continua, ma è importante
che alla base ci sia un fertile terreno di coltura.
A richiedere laureati in lettere piuttosto che in filosofia non sono
solo le aziende più innovative, ma anche solidi campioni della
old economy e dei servizi, banche in testa. Dalle agenzie di collocamento
interinale, a un recente convegno sul tema, è stato spiegato
che c'è una forte richiesta di laureati in discipline umanistiche
nella new economy, sia per la preparazione di contenuti che per la componente
di creatività, ma anche nelle imprese più tradizionali
dove emerge il bisogno di persone in grado di risolvere i problemi agendo
a 360 gradi. Le Università hanno già fiutato l'aria che
tira e si sono adeguate. A Trento, per esempio, quest'anno le immatricolazioni
a Lettere e Filosofia sono balzate da 293 a 721. "Merito soprattutto
- ha sottolineato il rettore Massimo Egidi - di corsi tagliati su misura
per le esigenze delle aziende come quello di mediazione linguistica
per le imprese ed il turismo. Ben più che la classica laurea
in lingue".
E a Torino? Le scuole non mancano e anche il Comune si è mosso
in aiuto di chi mette la creatività in testa alle sue aspirazioni
professionali. Il progetto si chiama "Atelier" ed è
un vero laboratorio di nuove attività autogestite nel campo di
architettura, design, fotografia, computergrafica e audiovisivi. L'idea
ha una sede fisica e, rientrando nel piano di riqualificazione Urban
II, prenderà casa in un'ala del carcere minorile Ferrante Aporti,
a Mirafiori. Per lavorare con facilità servono idee e, in generale,
le idee in giro sono tante. Quelle degli altri sembrano sempre buone,
ma soltanto le nostre sono ottime e serviranno per il nostro futuro.
Facciamocele venire.
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