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PAPERINO,
IL BEDUINO E IL FUTURO DELLA SCRITTURA
di
Luca Iaccarino
C'è
una vecchia striscia di Paperino che è più eloquente di
un trattato di sociologia. Paperino e gli inesorabili nipotini Qui-Quo-Qua
(esperimento ante-litteram di clonazione animale, altroché pecora
Dolly) sono in mezzo al deserto, in spedizione commerciale per conto
di Peperone.
Obiettivo: tentare di vendere un po' di chincaglierie ai nomadi in cambio
di pietre preziose, oro, petrolio, eccetera. Va bene tutto, purché
trasformabile in valuta (celebre la frase dello zio straricco: "nella
vita non c'è solo l'oro. Ci sono anche i diamanti"). Incontrato
un beduino in una tenda, il povero Paolino Paperino tenta di proporgli
una penna da poche lire. l beduino guarda l'oggetto stranito e dice:
"Che cos'è? A cosa serve?". Paperino pensa: ecco, sono
arretrati, non sanno manco cos'è una penna, di certo farò
affari. Quindi spiega: "Serve a tracciare dei segni sulla carta,
delle lettere, serve a comunicare
". "Insomma - risponde
il beduino - serve a scrivere". E Paperino, stralunato, "Ma
come, conosce la scrittura e non riconosce una penna?". Il beduino
fa "mi segua" e lo conduce nella sua tenda. Dove gli mostra
un computer superattrezzato. "Ecco - conclude - io uso questo".
Tutta questa storielletta - una sorta di parabola, in chiave disneyana
- spiega che: carta, penna e calamaio sono morti ma la scrittura è
ben viva. Lo dimostrano i dati di vendita delle case editrici, che negli
ultimi mesi sono cresciuti di percentuali a due cifre (per la Demoskopea,
il novembre 2001 su quello del 2000 registra una crescita del 19%).
Ma lo dimostra soprattutto il fatto che oggi chiunque, e soprattutto
i più giovani, hanno molti più strumenti a disposizione
per comunicare con la parola scritta. È sempre più raro
che si brandisca una stilografica per comporre una lunga epistola da
mandare a un amico oltreoceano? Certo. Come negarlo. Ma oggi digitiamo
sulle tastiere dei computer, chattiamo, forumiamo, spediamo sms ogni
pochi minuti, computiamo con attenzione su palmari microscopici
Dagli
SMS al romanzo
Insomma,
l'era dell'accesso - come la chiama Rifkin - ha dato nuova linfa alla
scrittura: d'improvviso ci siamo resi conto che utilizzarla è più
veloce e più economico che star lì, attaccati al telefono,
con i genitori che si disperano per la bolletta Telecom (o Infostrada,
o Teledue, o Wind... cambiano le tariffe ma non le urla dei parenti).
E una volta che uno comincia, non smette più. Si inizia raccontando
i pettegolezzi a un'amica, consigliando a un compagno i trucchi per andare
avanti in un videogioco. Poi si capisce che raccontare è divertente.
Che si può usare una parola al posto di un'altra, che per stare
nei pochi caratteri consentiti da un cellulare bisogna essere sintetici
senza però rinunciare a quel che si vuole dire e a come lo si vuole
dire. Insomma, si comincia a narrare. Che ci volete fare, è la
modernità: probabilmente i grandi romanzieri di domani avranno
scoperto il piacere delle belle lettere grazie al display a cristalli
liquidi di un GSM da poche lire, invece che sulla vecchia macchina da
scrivere - la good old Lettera 22 - regalata da un nonno. Questo è
il futuro, bellezza.
Cerami,
Pasolini e la gita al mare: l'importanza della formazione
Però
- non si può far finta di niente - tra scrivere un sms e scrivere
un romanzo c'è una certa differenza. Bisogna crescere, imparare,
provare, sbagliare. E ci sono posti che possono funzionare da palestra,
che possono far diventare un rissoso un grande boxeur, uno che fischietta
sotto la doccia un cantante osannato dalla critica. Il primo, naturalmente,
è quello della scuola e dell'università.
Gli istituti torinesi e piemontesi - come quelli di tutto lo stivale
- si stanno attrezzando: ci sono i soliti temi, ma anche le prove di
giornalismo e via così e - pian piano - arrivano i computer.
Per non parlare dell'ateneo torinese che offre anche lauree ad hoc,
come il DAMS e scienze della comunicazione.
Qui ci sta un'altra storielletta pedagogica. L'ha raccontata Vincenzo
Cerami - lo scrittore celebre per "Un borghese piccolo piccolo"
e per l'Oscar ricevuto per "La vita è bella" - proprio
a Torino, un paio d'anni fa. Quand'era piccolo, Cerami, era timidissimo.
E aveva un professore che poi è diventato parecchio famoso. Si
chiamava Pasolini. Fatto sta che Pasolini dà il tema: "la
gita al mare". Cerami, poveraccio, abitava a Roma e il mare non
l'aveva mai visto. Ma non osava dirlo. Allora si mise, e scrisse un
tema. Inventandoselo. E cercò di raccontare le cose giuste, le
situazioni giuste in modo che il professore "ci cascasse",
in modo che leggendolo pensasse, "beh, questo qua al mare c'è
stato davvero". Insomma Cerami, a solo otto anni, ben più
precoce di Verga, di tutti i Naturalisti e Veristi, scoprì la
"verosimiglianza". Così, sui banchi di scuola, può
nascere uno scrittore.
E poi la scuola è il luogo dei giornali studenteschi, quelli
fatti dai ragazzi. È cosa importante, da non sottovalutare. La
scrittura è uno di quei mondi fantastici - come la musica - in
cui un gioco può diventare un lavoro, un bellissimo lavoro. L'auto-produzione
paga, lo spirito d'iniziativa premia. Si può fare un esempio
eloquente senza citar nomi (ché poi si montano la testa): conosco
personalmente un gruppo di ragazzini che alle superiori si sono inventati
un giornaletto, all'università se ne sono inventati un altro.
Adesso hanno trent'anni, quattro scrivono per giornali nazionali di
quelli famosi famosi, una è diventata una poetessa osannata dalla
critica come uno dei migliori giovani talenti. Giuro.
Non
solo scuola: le altre occasioni pubbliche e private
Ma
i banchi non sono l'unico posto giusto. Il secondo, e non è banale,
sono le biblioteche (www.comune.torino.it/cultura/biblioteche,
tel. 011.4429800). La biblioteca non è più solo un posto
per leggere. È un luogo dove informarsi, formarsi e produrre.
Un tempo tra scaffali incombenti e polverosi forse era difficile. Oggi
le sale di lettura torinesi sono straordinari luoghi di confronto, offrono
internet, cd, Vhs e quella straordinaria aria di creatività che
serve a un giovane scrittore. Senza far torto alle altre - di certo
ottime - vorrei citare la Cesare Pavese, visitata di recente, che è
davvero un laboratorio creativo, ed è straordinariamente gratuita,
con buona pace di tutti quelli che mettono su cose analoghe che costano
fior di milioni.
Ci sono altre occasioni? Certo, Torino non è avara con chi vuole
esprimere la propria creatività (non per niente è celebre
come "città laboratorio"). Delle buone opportunità
le dà l'Osservatorio Letterario Giovanile (www.comune.torino.it/gioart/letteratura,
tel. 011.4424915), l'ufficio che oggi è stato trasferito con
l'Informagiovani in via delle Orfane, che propone ai ragazzi laboratori,
incontri, dibattiti e sette giorni sette - la "Settimana Letteraria"
che si terrà a fine settembre a Torino - di appuntamenti uno
di seguito all'altro. Poi c'è Big, la Biennale Internazionale
Giovani, che ogni due anni offre occasioni di confronto e di visibilità.
E ancora: le Olimpiadi, che stanno rivoltando la città come un
calzino, danno nuove occasioni anche ai giovani giornalisti-narratori.
È on line il giornale dei ragazzi del 2006 che permette
a chi abbia voglia di cimentarsi con il duro lavoro del giornalista
(l'indirizzo, dalle suggestioni bondiane, è www.006.it).
Tutto questo, straordinariamente, incredibilmente, gratis. Non ci sono
scuse, non ci sono alibi: scrivere è un'attività a costo
zero, e addirittura è a costo zero buona parte della formazione.
Cosa aspettate?
Poi, Torino offre ulteriori occasioni proposte da enti privati che sono
ormai celebri e interessanti. C'è la Scuola Holden fondata da
Alessandro Baricco dedicata a chi voglia far della scrittura un mestiere,
c'è il Premio Grinzane Cavour che propone un calendario di appuntamenti
e laboratori da far impressione, c'è il progetto "Scrivere
il giornale" del quotidiano "La Stampa", c'è il
Premio Calvino, tanti altri premi letterari e tante altre cose che non
possiamo qui elencare. Cosa volete di più?
Magari un'occasione. Eccovi anche l'occasione per avvicinarvi a questo
magico mondo: il 9 aprile all'ITCS Rosa Luxemburg si terrà il
IX Convegno delle testate giornalistiche studentesche. Ci saranno
grandi giornalisti, esperti, video e - soprattutto - i ragazzi che già
scrivono. Andateli a conoscere. Verrà voglia anche a voi di seguire
lo loro orme.
A questo punto non ci sono più scuse. Se dopo tutte queste lusinghe,
siete ancora lì a utilizzare le parole solo per scrivere gli
SMS ad amici/che, fidanzati/e siete davvero degli irriducibili. Ci permettiamo
di minacciarvi: che vi si scarichi la batteria.
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