GLI
SKATEPARK DEL TORINESE
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| In
alternativa alla strada "da clandestini", alcuni spazi
per skateare senza problemi con la legge: Orbassano
(Via Gozzano 11, info allo 011 9032707), Pecetto
(Parco dei Ciliegi), Cuorgnè (Via Braggio) |
BREVE
GLOSSARIO
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Lo
skateboard ha anche un suo linguaggio, ecco alcuni esempi.
Downhill: discesa libera. Skateboarding
vert: manovre acrobatiche su e giù per i quarter,
le rampe a forma di "u".
Tricks: tutte le manovre e i salti.
Ollie: manovra base, che consiste nel far saltare
la tavola tenendola attaccata ai piedi.
Flips: quando la tavola gira sotto i piedi passando
almeno una volta con le ruote rivolte verso l'alto.
Slides: quando la tavola scivola su un gradino
o su un tubo o un corrimano. |
QUANTO
COSTA?
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| Tutta
l'attrezzatura è d'importazione, perciò è
molto cara: almeno 130mila lire per una tavola, 70mila lire
per le ruote, 40mila lire per i cuscinetti, 110 mila per i due
carrelli. Ci sono anche delle scarpe speciali: dalle 180mila
lire alle 260mila lire. Una tavola può dover essere già
cambiata dopo un mese di intensa attività. In più
per utilizzare gli skatepark spesso si paga. |
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UNA
TRIBU' CHE SKATA
C'è chi lo
considera un passatempo divertente e ricco di emozioni.
Per altri è uno sport estremo, "fratello ribelle" delle
discipline tradizionali.
Molti dei suoi praticanti lo considerano non uno sport, ma un modo di
essere,
di vivere e di pensare alternativo e anticonformista.
di Marco Stolfo
A chi non lo conosce, invece, può
sembrare semplicemente un'americanata per teenagers diffusa ad uso e
consumo di TV via cavo, sponsor vari e produttori di attrezzature e
abbigliamento sportivo di tendenza. Lo skateboard, praticato "illegalmente"
nelle piazze o in forma legale in apposite strutture, è tutto questo
e molto di più. Attorno alle acrobatiche evoluzioni degli skaters ruota
una realtà composita, fatta di persone che si conoscono, si incontrano
e si muovono con (e per) la tavola. Una vera e propria "cultura", che
ha i suoi linguaggi, i suoi ritmi, i suoi suoni, i suoi colori e anche
il suo (o i suoi) look. Una tavola con quattro ruote, simili a quelle
dei pattini a rotelle. È questa la prima immagine che ci viene in mente
se pensiamo allo skateboard. Almeno se con questo termine - una parola
composta, formata da skate, pattino, e board, tavola - ci si riferisce
esclusivamente all'attrezzo. Se, invece, si pensa a come la tavola viene
utilizzata, skateboard diventa sinonimo, a piacimento, di acrobazie
mozzafiato, di adolescenti che si ritrovano in determinati punti della
città per "skateare"(o "skatare" o "skeitare"), di un immaginario "stradaiolo",
fatto di generi musicali, codici linguistici e capi di abbigliamento
sportivo talvolta anche griffati.
Le origini.
California skating
Il tutto ha origine negli Stati Uniti, precisamente in California, negli
anni '60. Furono i surfisti della West Coast i primi a utilizzare una
tavola di legno con quattro ruote da pattini sotto. In quello che oggi
può essere considerato l'antenato degli skateboard contemporanei, a
sua volta un geniale ibrido tra pattini a rotelle e monopattino, i beach
boys americani avevano individuato una possibile alternativa "terrestre"
al loro sport preferito. Si accorsero che con questo nuovo attrezzo,
con un po' di allenamento, si sarebbero potuti sbizzarrire in evoluzioni
e salti anche tra marciapiedi e gradinate, e non solo tra le onde del
mare. Definite e raffinate le modalità del loro utilizzo (prima semplici
impennate e poi acrobazie sempre più temerarie e spettacolari), anche
le tavole con il passare del tempo hanno assunto caratteristiche più
sofisticate: prima erano strette e piatte, con ruote di ferro o legno
e carrelli senza molleggi, poi sono diventate più larghe e sono state
realizzate con nuovi materiali. L'innovazione più importante riguarda
le ruote e risale al 1975, quando un ingegnere statunitense montò sotto
la tavola delle ruote in uretano, più morbide e quindi più adatte a
manovre simili a quelle del surf. Nella seconda metà degli anni '70
lo skateboard si diffuse anche in Europa. Messa in ombra dopo poco tempo
da altre pratiche, come la Bmx o il windsurf, la diffusione della tavola
è esplosa l'87 e da allora sono ormai milioni in tutto il mondo i praticanti
di questa disciplina, di cui esistono anche dei campionati, ma che non
è riconosciuta - e soprattutto non si riconosce - come uno sport vero
e proprio.
Tra moda e
antagonismo
Innovazioni tecnologiche e nuovi materiali
a parte, la pratica dello skateboard ha raggiunto queste dimensioni
anche grazie ai media. Dopo essere stati colpiti dall'eccentrico e sfaccettato
mondo metropolitano a rotelle, giornali e tv hanno fiutato il business
pubblicitario offerto da una realtà che interessa, sotto questo profilo,
produttori e distributori di attrezzatura sportiva e di abbigliamento,
e si sono gettati sulla preda, facendo conoscere all'esterno di questo
mondo soltanto i suoi aspetti più superficiali e modaioli. Accanto all'immagine
maistream, lo skate continua a mantenere la sua anima ribelle. "Skateare"
è e continua ad essere un'attività "da strada", la quale viene praticata
principalmente utilizzando le strutture urbane naturali (marciapiedi,
gradinate, talvolta anche monumenti), in evidente violazione di regole
e leggi (lo stesso vale anche per chi pattina) e quindi in una posizione
di antagonismo con vigili e forze dell'ordine. Così fare skateboard
diventa un mezzo di espressione alternativa, in cui convivono il brivido
dell'acrobazia impossibile e quello di "non farsi beccare dagli sbirri",
si cementano forti amicizie e un senso di appartenenza a un'unica tribù
senza confini, accomunata da una tavola e quattro ruote, e si sviluppa
quella che gli skaters definiscono una vera e propria filosofia di vita.
È uno spirito indipendente che appare più forte di ogni moda, capace,
almeno per ora, di resistere alle speculazioni esterne, di convivere
con lo show-business e di utilizzare a suo vantaggio l'interesse degli
sponsor verso questa realtà. Lo dimostra Wimpy, la rivista italiana
di skateboard: bella carta, belle foto, tanta pubblicità, ma anche testi
sinceri e "vivi" e interviste a gruppi musicali di assoluta credibilità,
come gli Avail. Proprio la musica assume una particolare importanza
nell'identità degli skaters, che hanno i "loro" generi: punk melodico
e hard core, ma anche altre espressioni stradaiole come ska core, punk
oi! e crossover, oppure quelle mutuate dalla cultura hip hop. Un altro
aspetto peculiare è l'abbigliamento, di un certo tipo e di certe marche,
al quale però in Italia e in particolare a Torino non viene attribuita
eccessiva importanza.
Torino è la
mia città
Pratica metropolitana per definizione, lo skate
in Italia conta un discreto numero di praticanti, concentrati soprattutto
nelle città del centro-nord. A Torino sono alcune centinaia e la maggior
parte di loro ha un'età compresa tra i 12 (l'età migliore per cominciare)
e i 24 anni. La scena unisce chi fa street in Piazza Castello, vicino
alla Stazione Lingotto o in qualche pista da pattinaggio della periferia
- la maggioranza - e chi frequenta gli skatepark, strutture attrezzate,
presso le quali skatare è legale e sicuro, che si trovano a Orbassano,
Chieri, Pecetto, Borgaro e Cuorgnè. Spesso si tratta delle stesse persone,
che si ritrovano anche in alcuni negozi di dischi e ai concerti. Strettissimo
- e non potrebbe essere altrimenti - il legame in città tra tavola e
musica, tanto che alcuni skaters militano in gruppi di culto come Frammenti
o Woptime. Torinesi anche alcuni dei più spericolati e quindi più apprezzati
praticanti italiani di questa disciplina.
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