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marzo/aprile 2001

 
 
 
 


GLI SKATEPARK DEL TORINESE
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In alternativa alla strada "da clandestini", alcuni spazi per skateare senza problemi con la legge: Orbassano (Via Gozzano 11, info allo 011 9032707), Pecetto (Parco dei Ciliegi), Cuorgnè (Via Braggio)

BREVE GLOSSARIO
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Lo skateboard ha anche un suo linguaggio, ecco alcuni esempi.
Downhill: discesa libera. Skateboarding vert: manovre acrobatiche su e giù per i quarter, le rampe a forma di "u".
Tricks: tutte le manovre e i salti.
Ollie: manovra base, che consiste nel far saltare la tavola tenendola attaccata ai piedi.
Flips: quando la tavola gira sotto i piedi passando almeno una volta con le ruote rivolte verso l'alto.
Slides: quando la tavola scivola su un gradino o su un tubo o un corrimano.

QUANTO COSTA?
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Tutta l'attrezzatura è d'importazione, perciò è molto cara: almeno 130mila lire per una tavola, 70mila lire per le ruote, 40mila lire per i cuscinetti, 110 mila per i due carrelli. Ci sono anche delle scarpe speciali: dalle 180mila lire alle 260mila lire. Una tavola può dover essere già cambiata dopo un mese di intensa attività. In più per utilizzare gli skatepark spesso si paga.
UNA TRIBU' CHE SKATA
C'è chi lo considera un passatempo divertente e ricco di emozioni.
Per altri è uno sport estremo, "fratello ribelle" delle discipline tradizionali.
Molti dei suoi praticanti lo considerano non uno sport, ma un modo di essere,
di vivere e di pensare alternativo e anticonformista.

di Marco Stolfo

A chi non lo conosce, invece, può sembrare semplicemente un'americanata per teenagers diffusa ad uso e consumo di TV via cavo, sponsor vari e produttori di attrezzature e abbigliamento sportivo di tendenza. Lo skateboard, praticato "illegalmente" nelle piazze o in forma legale in apposite strutture, è tutto questo e molto di più. Attorno alle acrobatiche evoluzioni degli skaters ruota una realtà composita, fatta di persone che si conoscono, si incontrano e si muovono con (e per) la tavola. Una vera e propria "cultura", che ha i suoi linguaggi, i suoi ritmi, i suoi suoni, i suoi colori e anche il suo (o i suoi) look. Una tavola con quattro ruote, simili a quelle dei pattini a rotelle. È questa la prima immagine che ci viene in mente se pensiamo allo skateboard. Almeno se con questo termine - una parola composta, formata da skate, pattino, e board, tavola - ci si riferisce esclusivamente all'attrezzo. Se, invece, si pensa a come la tavola viene utilizzata, skateboard diventa sinonimo, a piacimento, di acrobazie mozzafiato, di adolescenti che si ritrovano in determinati punti della città per "skateare"(o "skatare" o "skeitare"), di un immaginario "stradaiolo", fatto di generi musicali, codici linguistici e capi di abbigliamento sportivo talvolta anche griffati.

Le origini. California skating
Il tutto ha origine negli Stati Uniti, precisamente in California, negli anni '60. Furono i surfisti della West Coast i primi a utilizzare una tavola di legno con quattro ruote da pattini sotto. In quello che oggi può essere considerato l'antenato degli skateboard contemporanei, a sua volta un geniale ibrido tra pattini a rotelle e monopattino, i beach boys americani avevano individuato una possibile alternativa "terrestre" al loro sport preferito. Si accorsero che con questo nuovo attrezzo, con un po' di allenamento, si sarebbero potuti sbizzarrire in evoluzioni e salti anche tra marciapiedi e gradinate, e non solo tra le onde del mare. Definite e raffinate le modalità del loro utilizzo (prima semplici impennate e poi acrobazie sempre più temerarie e spettacolari), anche le tavole con il passare del tempo hanno assunto caratteristiche più sofisticate: prima erano strette e piatte, con ruote di ferro o legno e carrelli senza molleggi, poi sono diventate più larghe e sono state realizzate con nuovi materiali. L'innovazione più importante riguarda le ruote e risale al 1975, quando un ingegnere statunitense montò sotto la tavola delle ruote in uretano, più morbide e quindi più adatte a manovre simili a quelle del surf. Nella seconda metà degli anni '70 lo skateboard si diffuse anche in Europa. Messa in ombra dopo poco tempo da altre pratiche, come la Bmx o il windsurf, la diffusione della tavola è esplosa l'87 e da allora sono ormai milioni in tutto il mondo i praticanti di questa disciplina, di cui esistono anche dei campionati, ma che non è riconosciuta - e soprattutto non si riconosce - come uno sport vero e proprio.

Tra moda e antagonismo
Innovazioni tecnologiche e nuovi materiali a parte, la pratica dello skateboard ha raggiunto queste dimensioni anche grazie ai media. Dopo essere stati colpiti dall'eccentrico e sfaccettato mondo metropolitano a rotelle, giornali e tv hanno fiutato il business pubblicitario offerto da una realtà che interessa, sotto questo profilo, produttori e distributori di attrezzatura sportiva e di abbigliamento, e si sono gettati sulla preda, facendo conoscere all'esterno di questo mondo soltanto i suoi aspetti più superficiali e modaioli. Accanto all'immagine maistream, lo skate continua a mantenere la sua anima ribelle. "Skateare" è e continua ad essere un'attività "da strada", la quale viene praticata principalmente utilizzando le strutture urbane naturali (marciapiedi, gradinate, talvolta anche monumenti), in evidente violazione di regole e leggi (lo stesso vale anche per chi pattina) e quindi in una posizione di antagonismo con vigili e forze dell'ordine. Così fare skateboard diventa un mezzo di espressione alternativa, in cui convivono il brivido dell'acrobazia impossibile e quello di "non farsi beccare dagli sbirri", si cementano forti amicizie e un senso di appartenenza a un'unica tribù senza confini, accomunata da una tavola e quattro ruote, e si sviluppa quella che gli skaters definiscono una vera e propria filosofia di vita. È uno spirito indipendente che appare più forte di ogni moda, capace, almeno per ora, di resistere alle speculazioni esterne, di convivere con lo show-business e di utilizzare a suo vantaggio l'interesse degli sponsor verso questa realtà. Lo dimostra Wimpy, la rivista italiana di skateboard: bella carta, belle foto, tanta pubblicità, ma anche testi sinceri e "vivi" e interviste a gruppi musicali di assoluta credibilità, come gli Avail. Proprio la musica assume una particolare importanza nell'identità degli skaters, che hanno i "loro" generi: punk melodico e hard core, ma anche altre espressioni stradaiole come ska core, punk oi! e crossover, oppure quelle mutuate dalla cultura hip hop. Un altro aspetto peculiare è l'abbigliamento, di un certo tipo e di certe marche, al quale però in Italia e in particolare a Torino non viene attribuita eccessiva importanza.

Torino è la mia città
Pratica metropolitana per definizione, lo skate in Italia conta un discreto numero di praticanti, concentrati soprattutto nelle città del centro-nord. A Torino sono alcune centinaia e la maggior parte di loro ha un'età compresa tra i 12 (l'età migliore per cominciare) e i 24 anni. La scena unisce chi fa street in Piazza Castello, vicino alla Stazione Lingotto o in qualche pista da pattinaggio della periferia - la maggioranza - e chi frequenta gli skatepark, strutture attrezzate, presso le quali skatare è legale e sicuro, che si trovano a Orbassano, Chieri, Pecetto, Borgaro e Cuorgnè. Spesso si tratta delle stesse persone, che si ritrovano anche in alcuni negozi di dischi e ai concerti. Strettissimo - e non potrebbe essere altrimenti - il legame in città tra tavola e musica, tanto che alcuni skaters militano in gruppi di culto come Frammenti o Woptime. Torinesi anche alcuni dei più spericolati e quindi più apprezzati praticanti italiani di questa disciplina.

 

SKATE DA LEGGERE E NAVIGARE
Wimpy, rivista italiana distribuita gratuitamente in una serie di negozi (info: wimpy@skateboardsociety.com)
Freezer, altra pubblicazione gratuita e disponibile anche in internet (www.freezermag.com)
www.skatemap.it, sito italiano fondamentale, ricco di informazioni e link
www.skateboardsociety.com, sito dell'organizzazione che promuove negli skatepark il campionato italiano
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