CULTURA

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marzo/aprile 2001

 
 


 
 
SINTONIZZATI
di Paolo dalla Zonca

La radio è bella, perché si può fare altro mentre la si ascolta, l'informazione radiofonica può essere sempre attuale e precedere in velocità e immediatezza quella televisiva senza essere superficiale, perché c'è spazio per programmi di approfondimento che, se ben strutturati, possono anche non riuscire noiosi. Con la radio locale, grazie al telefono, il pubblico può avere un contatto diretto con l'emittente e con essa avere uno scambio in termini di controllo della realtà, può andare in onda con le sue richieste, le domande, talvolta le opinioni. Poi c'è la musica. La radio è una macchina per macinare musica, che a volte è la ragione unica dell'esistenza di un'emittente o l'unico motivo per cui molte persone seguono ancora questo mezzo di comunicazione di massa a bassa tecnologia, quasi antico rispetto a Tv digitale o internet, ma sempre vivo e in continua evoluzione.

Storia e regolamentazione delle radio locali
Una trattazione storica approfondita si trova all'indirizzo internet http://62.110.206.98/ Ocofa/Col/biblio/gregorio/2/grego25ds.asp. Le radio "libere" nascono nel 1976, con una sentenza della Corte costituzionale che liberalizzava la materia e che rompeva il monopolio della Rai in vigore dal 1924, suo anno di nascita. Allo stesso indirizzo web si potrà trovare un accenno alle radio "pirata", le "nonne" delle radio private, nate intorno al 1958 nei Paesi scandinavi, che trasmettevano da navi ancorate fuori dalle acque territoriali, e che per prime mandarono in onda in Europa il rock and roll americano, escluso dalle programmazioni delle radio di Stato, allora molto formali, e francamente noiose. Dopo la legge Mammì del 1990, che fotografava una situazione molto poco regolamentata, non è più possibile creare nuove emittenti. Chi ha oggi la concessione della frequenza, ce l'aveva prima di quella data. La concessione prevede il pagamento, al Ministero delle Comunicazioni, di una tassa fissa di circa mezzo milione all'anno e un canone annuo per ogni provincia raggiunta dal segnale, che si calcola su circa l'1.5 per cento del fatturato dell'emittente, cosa che favorisce le radio più piccole. Per i ripetitori, il contratto con il proprietario dell'impianto, che può essere pubblico o privato, riguarda l'affitto di uno spazio sui tralicci. Su di essi, sono di proprietà dell'emittente gli apparati tecnici, trasmettitori, cavi e antenne.

Radio commerciale, di comunità o "libera"?
La radio privata, come la televisione, si finanzia con la vendita degli spazi pubblicitari. Più gente ascolta la radio, più questi spazi costano. Per questo le radio più conosciute, nazionali e locali, sono dette "commerciali". Una radio commerciale risponde alla domanda del pubblico dei consumatori massificati, i milioni di persone che comprano le stesse cose, fanno le stesse vacanze, consumano gli stessi spettacoli e la stessa musica. La musica, sulla radio commerciale, è quella che vende milioni di copie di dischi, prodotta dagli artisti più famosi, sotto contratto con le famose "major" discografiche. Le radio sono un anello indispensabile nella catena dell'industria discografica: è dalle loro frequenze, infatti, che gli artisti vengono lanciati o mantenuti nelle grazie del pubblico; è ascoltando le canzoni per la prima volta per radio che chi consuma musica decide cosa e quanto comperare. Questo comporta un certo grado di dipendenza reciproca dell'emittente e della casa discografica. Come ci ha spiegato Fabrizio Pescatori, direttore artistico della torinese Radio Centro 95, il discografico dà in anteprima alle radio le novità dell'artista famoso, ma impone anche gli artisti minori che ha sotto contratto. Quando questo meccanismo è ben oliato, la casa discografica può comperare più spazi pubblicitari, o procurare clienti d'oro, come grandi prodotti di massa, per le inserzioni pubblicitarie, od offrire opportunità di affari come partecipazione a organizzazione di grandi concerti o altri eventi. Quello dell'informazione locale sembra essere il maggior difetto delle radio commerciali. Spesso le radio commerciali locali sono prive di redazione giornalistica propria e ritrasmettono notiziari nazionali preconfezionati dalle redazioni dei network nazionali, e sul locale acquistano e ritrasmettono pacchetti informativi confezionati da apposite agenzie, o si affidano alle redazioni di giornali locali. Il resto dei testi radiotrasmessi da un'emittente commerciale viaggia sul terreno rassicurante del pettegolezzo di spettacolo, o su temi innocui, come moda, vacanze, costume o cucina. Nel panorama delle radio private italiane esistono anche le cosiddette "radio comunitarie": le radio religiose come Radio Maria ne sono un esempio, non hanno pubblicità, ma sono sovvenzionate: i fondi arrivano dalla Commissione episcopale italiana, la Cei, e dalle offerte dei fedeli-ascoltatori. Le radio comunitarie, che sono anche non religiose, per legge non possono ospitare pubblicità a pagamento se non in minima parte, ma hanno accesso a quote diverse delle sovvenzioni pubbliche (da Comuni, o Regioni) per l'emittenza radiotelevisiva. Libere da condizionamenti di mercato, le radio con status comunitario possono dare ai loro programmi i contenuti che vogliono. Oltre a quello religioso, tipico è il contenuto politico: a Torino, la ribelle Radio Black Out è stata a lungo la "voce" dell'area culturale dei centri sociali, mentre Radio Blitz è la voce della destra politica. Di radio veramente "libere" a Torino non ce ne sono; quella che vi si avvicina di più è Radio Flash che, anche se vive di pubblicità, quindi è legalmente un'emittente commerciale, ma che ha sempre faticato per sopravvivere, a causa delle sue scelte di dare spazio a produzioni musicali indipendenti dalle "major", e di dare un'informazione locale originale e riconoscibile. Nella sua ennesima rinascita in circa vent'anni di concessione, Radio Flash si è legata all'Associazione culturale Hiroshima mon Amour, inserendosi in un sistema con un identico progetto in campo musicale, artistico, e culturale in genere.

Il linguaggio radiofonico
Per radio non bisogna perdere tempo. Lo zapping radiofonico è meno diffuso di quello televisivo, ma è definitivo: se un ascoltatore si sintonizza su una radio per caso e si annoia, la cancellerà dal suo orizzonte audio per sempre. La radio deve avere ritmo, che viene da una giusta miscela di parole e musica. I testi devono essere ridotti all'essenziale: non si deve mai improvvisare, l'ascoltatore capisce al volo se il conduttore parla a vanvera, e si fa una cattiva opinione non solo di lui, ma di tutta la radio. Chi ascolta, spesso sta facendo altro, e non va sovraccaricato di ragionamenti elaborati: argomenti difficili si possono però trattare chiarendo un concetto per volta, ed è ammessa la ripetizione di parole chiave. Il linguaggio deve essere quello della lingua parlata, corretto, ma senza fronzoli. La cosa più terribile che si possa ascoltare per radio è il "buco": un secondo o più di silenzio è un pugno in testa all'ascoltatore, come lo schermo nero in televisione o una riga saltata in un testo scritto. Per coprire i buchi, è utile una base musicale strumentale di sottofondo e i brani musicali devono essere sfumati e mixati l'uno nell'altro.

Fare radio: come farsi avanti
Un elenco delle radio e frequenze di Torino e del Piemonte è su www.monitor-radiotv.com/piemonte.htm; uno contenente anche le reti nazionali, ma con diversi errori ed omissioni, è nel sito di Torino Sette de La Stampa, www.lastampa.it/Rubriche/Ultima/Rubriche/lst/to7/Radio.htm. Partendo da lì, potete esplorare l'etere torinese sulla vostra radio, per farvi un'idea di prima mano di quello che c'è in onda e per capire i "format" radiofonici e i contenuti di ogni singola radio. Infine, la guida del telefono e le Pagine Gialle, alla voce Emittenti Radio-Tv, sono le vostre armi successive per l'assalto all'universo della radio. La prima barriera per collaborare con una radio locale è che la maggior parte non avrà soldi per pagarvi. In una radio commerciale le posizioni sono sempre occupate e il livello qualitativo richiesto è alto. A parte il personale amministrativo e direttivo, le figure professionali di una radio sono i tecnici, che possono includere i registi, poi i conduttori, o i dj, e i giornalisti, se la radio ha una redazione propria. Ammesso e non concesso che la radio sia interessata a voci o contributi nuovi, e questa è una seconda barriera, dovreste inviare o portare alla direzione artistica o dei programmi, una lettera di autopresentazione, un curriculum vitae e una cassetta o un Cd registrati con una prova di una vostra proposta di trasmissione, quindi voi che presentate la "vostra" musica, o un programma di parole con musica di sottofondo: se siete in grado di mettere insieme una cosa ascoltabile e tecnicamente accettabile, avete superato la terza barriera. La barriera successiva, la quarta, è che quello che a voi piace, piaccia a qualcun altro. La quinta barriera è che qualcuno più bravo di voi abbia fatto una cosa simile che piaccia di più al direttore artistico. Come vedete, è una corsa a ostacoli. Il sistema radiofonico locale è chiuso, più che altro per povertà di risorse economiche. Nella migliore delle ipotesi, potreste finire nelle fasce serali o notturne, senza essere pagati. Con il tempo, se bravi, potreste migliorare e andare avanti.

TORINO CULLA DELLA RADIOFONIA ITALIANA

 

DIVENTARE FAMOSI PARTENDO DALLA RADIO
Piero Chiambretti, torinese, ha cominciato facendo radio privata a fine anni '70. In quella che allora era Radio Torino, il "Pierino" nazionale aveva inventato un programma di scherzi telefonici in diretta che aveva poi riproposto, passando alla televisione, a Telemanila, Tv privata torinese. Fino ad allora però, come racconta lo stesso Chiambretti in un'intervista di pochi anni fa, di soldi non se ne vedevano. La carriera di Chiambretti ha avuto una svolta lasciando Torino: "Pierino" approda alla Rai dopo aver vinto nel 1984 il concorso nazionale per "Volti Nuovi". Ci sono poi voluti altri tre anni, fino al 1987, perché debuttasse su Raitre con la rubrica "Divano in Piazza" nel programma "Va Pensiero" di Andrea Barbato.
Altri personaggi che si sono creati una certa fama nazionale partendo dalla radio a Torino sono rimasti legati al mezzo con cui hanno cominciato: Renato Striglia, ex di Radio Flash negli anni '80, oggi a Radio Due Rai, o Mixo, sempre da Radio Flash anni '80, oggi conduttore di Coloradio su TMC2.
Non torinese, ma oggi famoso giornalista televisivo con 'radici' radiofoniche è Michele Cucuzza, del TG2 Rai, che a fine anni '70 faceva parte della redazione di Radio Popolare di Milano, e che è entrato in Rai nel 1985.
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