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SINTONIZZATI
di Paolo dalla Zonca
La radio è bella, perché si può
fare altro mentre la si ascolta, l'informazione radiofonica può essere
sempre attuale e precedere in velocità e immediatezza quella televisiva
senza essere superficiale, perché c'è spazio per programmi di approfondimento
che, se ben strutturati, possono anche non riuscire noiosi. Con la radio
locale, grazie al telefono, il pubblico può avere un contatto diretto
con l'emittente e con essa avere uno scambio in termini di controllo
della realtà, può andare in onda con le sue richieste, le domande, talvolta
le opinioni. Poi c'è la musica. La radio è una macchina per macinare
musica, che a volte è la ragione unica dell'esistenza di un'emittente
o l'unico motivo per cui molte persone seguono ancora questo mezzo di
comunicazione di massa a bassa tecnologia, quasi antico rispetto a Tv
digitale o internet, ma sempre vivo e in continua evoluzione.
Storia
e regolamentazione delle radio locali
Una trattazione
storica approfondita si trova all'indirizzo internet http://62.110.206.98/
Ocofa/Col/biblio/gregorio/2/grego25ds.asp. Le radio "libere" nascono
nel 1976, con una sentenza della Corte costituzionale che liberalizzava
la materia e che rompeva il monopolio della Rai in vigore dal 1924,
suo anno di nascita. Allo stesso indirizzo web si potrà trovare un accenno
alle radio "pirata", le "nonne" delle radio private, nate intorno al
1958 nei Paesi scandinavi, che trasmettevano da navi ancorate fuori
dalle acque territoriali, e che per prime mandarono in onda in Europa
il rock and roll americano, escluso dalle programmazioni delle radio
di Stato, allora molto formali, e francamente noiose. Dopo la legge
Mammì del 1990, che fotografava una situazione molto poco regolamentata,
non è più possibile creare nuove emittenti. Chi ha oggi la concessione
della frequenza, ce l'aveva prima di quella data. La concessione prevede
il pagamento, al Ministero delle Comunicazioni, di una tassa fissa di
circa mezzo milione all'anno e un canone annuo per ogni provincia raggiunta
dal segnale, che si calcola su circa l'1.5 per cento del fatturato dell'emittente,
cosa che favorisce le radio più piccole. Per i ripetitori, il contratto
con il proprietario dell'impianto, che può essere pubblico o privato,
riguarda l'affitto di uno spazio sui tralicci. Su di essi, sono di proprietà
dell'emittente gli apparati tecnici, trasmettitori, cavi e antenne.
Radio commerciale,
di comunità o "libera"?
La radio privata, come la televisione, si finanzia
con la vendita degli spazi pubblicitari. Più gente ascolta la radio,
più questi spazi costano. Per questo le radio più conosciute, nazionali
e locali, sono dette "commerciali". Una radio commerciale risponde alla
domanda del pubblico dei consumatori massificati, i milioni di persone
che comprano le stesse cose, fanno le stesse vacanze, consumano gli
stessi spettacoli e la stessa musica. La musica, sulla radio commerciale,
è quella che vende milioni di copie di dischi, prodotta dagli artisti
più famosi, sotto contratto con le famose "major" discografiche. Le
radio sono un anello indispensabile nella catena dell'industria discografica:
è dalle loro frequenze, infatti, che gli artisti vengono lanciati o
mantenuti nelle grazie del pubblico; è ascoltando le canzoni per la
prima volta per radio che chi consuma musica decide cosa e quanto comperare.
Questo comporta un certo grado di dipendenza reciproca dell'emittente
e della casa discografica. Come ci ha spiegato Fabrizio Pescatori, direttore
artistico della torinese Radio Centro 95, il discografico dà in anteprima
alle radio le novità dell'artista famoso, ma impone anche gli artisti
minori che ha sotto contratto. Quando questo meccanismo è ben oliato,
la casa discografica può comperare più spazi pubblicitari, o procurare
clienti d'oro, come grandi prodotti di massa, per le inserzioni pubblicitarie,
od offrire opportunità di affari come partecipazione a organizzazione
di grandi concerti o altri eventi. Quello dell'informazione locale sembra
essere il maggior difetto delle radio commerciali. Spesso le radio commerciali
locali sono prive di redazione giornalistica propria e ritrasmettono
notiziari nazionali preconfezionati dalle redazioni dei network nazionali,
e sul locale acquistano e ritrasmettono pacchetti informativi confezionati
da apposite agenzie, o si affidano alle redazioni di giornali locali.
Il resto dei testi radiotrasmessi da un'emittente commerciale viaggia
sul terreno rassicurante del pettegolezzo di spettacolo, o su temi innocui,
come moda, vacanze, costume o cucina. Nel panorama delle radio private
italiane esistono anche le cosiddette "radio comunitarie": le radio
religiose come Radio Maria ne sono un esempio, non hanno pubblicità,
ma sono sovvenzionate: i fondi arrivano dalla Commissione episcopale
italiana, la Cei, e dalle offerte dei fedeli-ascoltatori. Le radio comunitarie,
che sono anche non religiose, per legge non possono ospitare pubblicità
a pagamento se non in minima parte, ma hanno accesso a quote diverse
delle sovvenzioni pubbliche (da Comuni, o Regioni) per l'emittenza radiotelevisiva.
Libere da condizionamenti di mercato, le radio con status comunitario
possono dare ai loro programmi i contenuti che vogliono. Oltre a quello
religioso, tipico è il contenuto politico: a Torino, la ribelle Radio
Black Out è stata a lungo la "voce" dell'area culturale dei centri sociali,
mentre Radio Blitz è la voce della destra politica. Di radio veramente
"libere" a Torino non ce ne sono; quella che vi si avvicina di più è
Radio Flash che, anche se vive di pubblicità, quindi è legalmente un'emittente
commerciale, ma che ha sempre faticato per sopravvivere, a causa delle
sue scelte di dare spazio a produzioni musicali indipendenti dalle "major",
e di dare un'informazione locale originale e riconoscibile. Nella sua
ennesima rinascita in circa vent'anni di concessione, Radio Flash si
è legata all'Associazione culturale Hiroshima mon Amour, inserendosi
in un sistema con un identico progetto in campo musicale, artistico,
e culturale in genere.
Il linguaggio
radiofonico
Per radio non bisogna perdere tempo. Lo zapping radiofonico è meno diffuso
di quello televisivo, ma è definitivo: se un ascoltatore si sintonizza
su una radio per caso e si annoia, la cancellerà dal suo orizzonte audio
per sempre. La radio deve avere ritmo, che viene da una giusta miscela
di parole e musica. I testi devono essere ridotti all'essenziale: non
si deve mai improvvisare, l'ascoltatore capisce al volo se il conduttore
parla a vanvera, e si fa una cattiva opinione non solo di lui, ma di
tutta la radio. Chi ascolta, spesso sta facendo altro, e non va sovraccaricato
di ragionamenti elaborati: argomenti difficili si possono però trattare
chiarendo un concetto per volta, ed è ammessa la ripetizione di parole
chiave. Il linguaggio deve essere quello della lingua parlata, corretto,
ma senza fronzoli. La cosa più terribile che si possa ascoltare per
radio è il "buco": un secondo o più di silenzio è un pugno in testa
all'ascoltatore, come lo schermo nero in televisione o una riga saltata
in un testo scritto. Per coprire i buchi, è utile una base musicale
strumentale di sottofondo e i brani musicali devono essere sfumati e
mixati l'uno nell'altro.
Fare radio:
come farsi avanti
Un elenco delle radio e frequenze di Torino e del Piemonte è su www.monitor-radiotv.com/piemonte.htm;
uno contenente anche le reti nazionali, ma con diversi errori ed omissioni,
è nel sito di Torino Sette de La Stampa, www.lastampa.it/Rubriche/Ultima/Rubriche/lst/to7/Radio.htm.
Partendo da lì, potete esplorare l'etere torinese sulla vostra radio,
per farvi un'idea di prima mano di quello che c'è in onda e per capire
i "format" radiofonici e i contenuti di ogni singola radio. Infine,
la guida del telefono e le Pagine Gialle, alla voce Emittenti Radio-Tv,
sono le vostre armi successive per l'assalto all'universo della radio.
La prima barriera per collaborare con una radio locale è che la maggior
parte non avrà soldi per pagarvi. In una radio commerciale le posizioni
sono sempre occupate e il livello qualitativo richiesto è alto. A parte
il personale amministrativo e direttivo, le figure professionali di
una radio sono i tecnici, che possono includere i registi, poi i conduttori,
o i dj, e i giornalisti, se la radio ha una redazione propria. Ammesso
e non concesso che la radio sia interessata a voci o contributi nuovi,
e questa è una seconda barriera, dovreste inviare o portare alla direzione
artistica o dei programmi, una lettera di autopresentazione, un curriculum
vitae e una cassetta o un Cd registrati con una prova di una vostra
proposta di trasmissione, quindi voi che presentate la "vostra" musica,
o un programma di parole con musica di sottofondo: se siete in grado
di mettere insieme una cosa ascoltabile e tecnicamente accettabile,
avete superato la terza barriera. La barriera successiva, la quarta,
è che quello che a voi piace, piaccia a qualcun altro. La quinta barriera
è che qualcuno più bravo di voi abbia fatto una cosa simile che piaccia
di più al direttore artistico. Come vedete, è una corsa a ostacoli.
Il sistema radiofonico locale è chiuso, più che altro per povertà di
risorse economiche. Nella migliore delle ipotesi, potreste finire nelle
fasce serali o notturne, senza essere pagati. Con il tempo, se bravi,
potreste migliorare e andare avanti.
TORINO CULLA DELLA RADIOFONIA ITALIANA
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