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RECENSIONI | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2001 | ||
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RECENSIONI Giorgio
Li Calzi Giorgio Li Calzi è un musicista che identifica la sua libertà di compositore ed esecutore in quella terra senza più confini che oggi è il jazz: trionfo dell'improvvisazione, capace di cullare qualsiasi ricordo sonoro risieda nella memoria e ci appartenga, il tutto marcato da una straordinaria pulsione ritmica. "Autoloop" è un altro tassello che va ad aggiungersi al mosaico musicale che definisce la ricerca di Li Calzi. In questo cd ogni traccia svela i ricordi, i divertimenti, gli interessi, le curiosità, che accompagnano il musicista. Si spalanca un universo catturato oggi con una certa facilità dai campionatori digitali, ma dilatato dalla tromba suonata da Li Calzi, nato pianista, ma ormai da tempo convertitosi al suono monofonico, arcaico, dell'ottone per antonomasia che tradisce solo per la tecnologia più esasperata. Un modo assolutamente moderno per interpretare il ruolo del musicista: autentico work in progress, alla ricerca della perfezione espressiva. Credo sia questa la chiave per seguire Giorgio attraverso i suoi mondi che, spesso, sono comuni a molti, (chi tra gli appassionati di jazz non ha nelle orecchie il suono di Miles Davis caratteristico per la straordinaria potenza espressiva: la tromba di Giorgio risente della lezione di Miles), ma più frequentemente ancora rivelano angoli in ombra o addirittura bui dai quali emerge il ricordo della canzone d'autore di Brel o di Ciampi ("La Fanette" affidata alla voce d'Africa di Mamady Koyatè ed "Il Lavoro" cantata da un inedito Johnson Righeira), il suono ancestrale del canto con tecnica khoomii di Dangaa Khosbayar, originario della Mongolia, capace di cantare due note contemporaneamente accompagnandosi con il morin khuur, viola con crini di cavallo. Ma anche si sentono frammenti di conversazioni radio tratte dalle missioni spaziali, ricordi di bande paesane in processione, il fascino esotico dei ritmi brasiliani, riff accattivanti capaci di rapire immediatamente grazie alla semplicità disarmante di certe melodie. L'ironia accompagna molto di "Autoloop": un gioco con l'ascoltatore mai irriguardoso, sempre divertito che trova alleati nel trio jazz Cecchetto, Zambrini, Maiorino. Architettour Un libro ben fatto, che non solo
vale tutto il prezzo di copertina ma è da considerare un regalo alla
città. Da riporre nella biblioteca vetrata del soggiorno e da portare
a spasso, infilato nella tasca del cappotto con quel suo formato alto
e stretto studiato apposta. Ben fatto perché vi s'intuisce al primo
prenderlo in mano la mole di lavoro profuso e la cura sapiente che quel
lavoro ha nutrito. Limpidezza, maneggevolezza e una certa austera sobrietà
subalpina accompagnano il lettore-flâneur di pagina in pagina, di edificio
in edificio: dalle rimanenze monumentali della Iulia Augusta Taurinorum,
attraverso i primissimi portici vitozziani, le ardite cupole di Guarino
Guarini, le molteplici opere barocche, non solo juvarriane, in città
e nei suoi paraggi di collina e di pianura, i palazzi liberty di Corso
Fiume, i monoliti razionalisti attorno a Via Roma, fino alle realizzazioni
del dopoguerra di un Carlo Mollino o un Ettore Sottsass e al passato
appena passato con il marchio Renzo Piano piuttosto che Andrea Bruno.
La sensazione di appagante completezza del volume è confermata nelle
trattazioni dell'architettura sportiva e di quartieri altrimenti vittima
di sociologismi apocalittici (San Salvario e Falchera) e ben si appaia
alla snellezza e precisa concisione dei testi e alle indispensabili
cartine, fornite con ognuno dei ventisei itinerari. Motivo di particolare
merito, infine, la traduzione integrale in inglese a fondo pagina che
non disturba l'agilità di lettura per chi consulta in italiano e che
pone i pregi architettonici di Torino in un contesto di interesse internazionale.
Preziose le fotografie di Marco Corongi, che speriamo di ammirare presto
in una mostra, con dimensioni maggiori di quelle che lo spazio del libro
ha potuto concedere. N.De Piccoli,
A.R. Favretto, F. Zaltron Il volume, frutto di un lavoro di ricerca di due anni promosso dalla città di Torino e coordinato dalla Cooperativa Sociale D.O.C., ci offre uno sguardo composito e articolato sui processi di socializzazione e, in particolare, della socializzazione normativa di alcuni adolescenti appartenenti all'area torinese. Attraverso un quadro teorico multidisciplinare e l'utilizzo di diversi strumenti metodologici, le autrici indagano i percorsi attraverso i quali i ragazzi apprendono e rielaborano il proprio patrimonio di norme, valori, aspettative e modelli quotidianamente vissuti nelle relazioni con gli adulti e con i propri coetanei. Il significato attribuito ai conflitti, ai comportamenti trasgressivi, alla devianza o alla funzione delle pene ci restituisce un'immagine dell'adolescenza che non consente facili generalizzazioni o semplificazioni. Al contrario, nel percorso di crescita verso l'autonomia e la costruzione di una propria identità sociale, i ragazzi ci mostrano la capacità di saper svolgere un ruolo attivo e di saper offrire il proprio diverso e consapevole punto di vista sul mondo. Questo universo variegato, in cui l'adolescenza si stempera nel concetto di adolescenze e in cui la diversità dell'essere maschio o femmina acquisisce un'importanza centrale, diviene stimolo per noi adulti nell'essere concreti promotori di forme di partecipazione attiva dei membri più giovani delle società in cui viviamo e di accompagnarli, piuttosto che insegnar loro, il percorso di realizzazione della propria autonomia individuale e la pratica di una cittadinanza effettiva.
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