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marzo/aprile 2001

 
 
 
 


 
 
MULTIPLEX E MULTISALE
di Fabio Zanello

L'esercizio cinematografico piemontese attraversa un periodo di cambiamenti che definire storici non è affatto un'esagerazione. Nei prossimi mesi il mutamento sarà più che mai evidente. Bastano due parole: multisala e multiplex. La prima arriva fino a cinque sale, mentre i secondi vanno oltre tale limite fino a totalizzarne una ventina. Entrambe sono al centro di accesi dibattiti. Alcuni cinefili le considerano alla stregua della mucca pazza, perché un film dicono "va visto in una sola sala", e non in un supermarket con i sogni esibiti in bella mostra sugli scaffali. La multisala non è mai costruita ma è attribuibile ai locali che dopo la ristrutturazione, si raddoppiano o moltiplicano. A questo proposito ci riferiamo sia a quelle collaudate da tempo come l'Adua, l'Ambrosio (10 e lode alle rilassanti poltrone), il Charlie Chaplin, i Due Giardini (con le sale Nirvana e Ombre rosse), l'Eliseo, il Massimo, il Nazionale, l'Olimpia, il Reposi, al Teatro Nuovo, il Lumière di Pianezza e il Supercinema di Venaria, che a quelli che lo diventeranno presto come l'Arlecchino, l'Ideal e il Selene. Col multiplex invece si ricomincia daccapo. La nascita di questi colossi della proiezione che contano fino a 20 schermi, ricevendo finanziamenti da multinazionali come la Warner e la Pathè, comporta nuove strutture. Come quella lombarda dell'Arcadia di Melzo (7 sale, 220 posti ciascuna) e il Warner Village romano (20 sale). In città sono in costruzione quelli dell'Ipercoop di Beinasco e del Lingotto, circondati dal mistero più fitto. Il primo dovrebbe aprire i battenti in primavera, mentre per il secondo ci vorrà tempo. E' uno scontro quello fra multisale e multiplex sempre più vibrante. Ricorda Davide e Golia. Una circostanza simbolica, ma comunque un segnale preciso: moltiplicate i cinema voi esercenti? Allora noi del multiplex ridiamo a denti stretti, e poi ci appropriamo anche di voi, facendovi dilatare. Le sale singole invece piangono lacrime amare. Anche se si difendono con programmazioni di successoni e d'essai (vedi Lux, Vittoria e Centrale). Mettiamola così: una questione di sentimento, visto che le sale parrocchiali muoiono. Qui almeno la macchina si parcheggia bene, e non in doppia fila o davanti a passi carrai per darla in pasto ai vigili e al carro attrezzi. Gli schiamazzi, gli sberleffi, i popcorn che volano sulle teste degli spettatori sono un rito sostituito ora dalla compostezza. Non c'è più un turbinìo di emozioni, ma vince il silenzio. La gente sembra solo controllare i sentimenti. Come in amore. Niente più risate, né spaventi, né commozioni, né invidie per l'eroe e la sua bella. Neppure davanti ad un alto tasso di comicità e terrore. In mezzo però c'è qualche romantico (termine sì abusato ma obbligatorio per descrivere il nostro stato d'animo) che offre una chance al cinema trattato come un discount. Ad esempio Germana Erba, che ha risvegliato dal coma lungo vent'anni il Teatro Gioiello di Via Colombo 31, alla Crocetta, quartiere orfano di cultura. Alla vigilia della riapertura la signora Erba così dunque sintetizza la sua filosofia. "Il nostro è un locale multifunzionale con una platea di 500 posti come quelle di Praga e Dublino. Avrà un'attività ininterrotta dal mattino alla notte, con spettacoli a tenuta per permettere alla maggior parte del pubblico di apprezzare quelli più riusciti. Non mancheranno, ferma restando la nostra proposta alternativa, anche le serate a tema relative al binomio cinema/teatro per un pubblico eterogeneo che potrà degustare in più la cucina internazionale e i vini del Fusion Café." Attendiamo fiduciosi altre rinascite, anche perché le sale che cessano l'attività sono un grosso recinto di emozioni, sensazioni e ricordi.

 

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