REPORTAGE

Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2001

marzo/aprile 2001

 
 
 


 
 
MADE IN JAPAN
di Fabiola Palmeri

In Giappone come in Italia nascono sempre meno bambini, siamo infatti le due nazioni che si contendono il record della più bassa natalità al mondo. Come conseguenza, ci sono sempre meno giovani e nei nostri due paesi il numero degli anziani è destinato ad aumentare in maniera considerevole. Tuttavia girando per Tokyo di ragazzi se ne vedono tantissimi, specialmente in determinati quartieri, che sono un po' come delle vere città, sia per numero di abitanti che per le specifiche caratteristiche. Certo è che fra i 12 milioni di abitanti ufficiali di Tokyo, che arrivano però oltre i 20 milioni durante la giornata lavorativa (considerando tutti i pendolari da Yokohama e altre città periferiche), non si riesce a notare la sproporzione fra giovani e vecchi, anzi i ragazzi e le ragazze si vedono ovunque, grazie anche alla netta diversità fisica ed estetica fra loro ed il resto della massa umana. I così detti salary-man (impiegati) infatti, continuano ad indossare abiti in tutte le tonalità del grigio e del blu e le office-lady (impiegate) i loro impeccabili completi dagli svariati colori ma sempre molto a posto, con gli accessori d'obbligo, dalle borse di Prada e Vuitton ai folulard Chanel. Le anziane giapponesi invece sono di statura davvero bassa, indossano spesso i kimono dai colori e pattern che si addicono alle stagioni e alle occasioni. La nuova generazione di giapponesi, gli under 25, sono sicuramente un mondo a parte ed anche se al loro interno sussistono mille suddivisioni, dettate dai micro-mondi di appartenenza, è impossibile non notarli. Sono più alti e più slanciati dei loro padri e madri, sono più colorati negli abiti, molti ragazzi negli ultimi anni prediligono decolorarsi i capelli e così spiccano una marea di biondi platino fra la folla mentre tantissime ragazze fanno ricorso ai colpi di sole per le loro lunghe chiome. Raccontare Tokyo e la sua fauna è comunque un'impresa non da poco, si rischia sempre di cadere nel banale, di ricorrere a comparazioni rassicuranti, di rendere il suo divenire esagerato e di trasfigurarne la realtà complessa. Vediamo allora di raccontarla il più possibile per immagini come se salissimo su un treno della linea Yamanote, che ad ogni stazione fa entrare ed uscire migliaia di persone e fra questi tantissimi giovani che da mattino a sera si muovono in questa straordinaria capitale giapponese.

Harajuku, il paradiso degli adolescenti
La stazione di Harajuku e le sue due uscite sono in assoluto sempre gremite di ragazzi che vanno in prevalenza dai 12-13 anni fino ai 24-25, dalle 11 del mattino a tarda sera. Harajuku è un quartiere che si estende dal tempio Meiji e dal grande parco Yoyogi che lo contiene fino ad Aoyama, regno dei più bei negozi di moda giapponese e non. Il confine è netto, ad Aoyama la media dell'età è decisamente sopra i 25, in Harajuku si trova un incontrastato dominio di teenagers. Ed infatti tutto sembra essere fatto apposta per loro, i mille negozi di vestiti, oggetti, i caffè, i fast food, le macchinette che vendono da bere, bibite calde e fredde, non fanno che servire e rivolgersi ai nuovi adolescenti giapponesi. Appena usciti da scuola, si va subito lì, per mangiare ed addentrarsi nei negozi preferiti in cerca di qualcosa di economico da comprare. Sì, perché ora è diventato imperativo per i ragazzi spendere poco e fare il più possibile scelte oculate. Takeshita dori è una via non più lunga di 300 metri in cui esiste tutto quello che un teenager, giapponese o straniero che sia, possa desiderare e soprattutto si trovano idee a profusione da copiare per essere trendy. Attualmente, uno dei negozi più amati è "Ready Made", aperto tre anni fa da Hiroshi Fujiwara, ex DJ e giornalista di moda, personaggio che fa tendenza ed ovunque metta le mani crea consenso. Nel 1981 si trasferì a Londra dove incominciò a frequentare l'ambiente punk ed incontrò Malcom Mc Laren, il manager dei Sex Pistols. Mc Laren gli disse però che ormai il punk era diventato un fenomeno diffuso ovunque e che se avesse voluto essere presente in una scena davvero "cool" avrebbe dovuto recarsi a New York e informarsi su tutto ciò che riguardava il mondo dell'hip-hop. E così avvenne. Dopo l'esperienza newyorkese e la conoscenza con la musica e con la gente hip-hop, Fujiwara torna in Giappone, apre il Ready Made ed inizia a regalare una ventata di novità per i capricciosi teens del luogo. Sì perché, bisogna dirlo, a Tokyo ci si può vestire come si vuole, ogni stile, tendenza; appartenenza è benvenuta e convive dignitosamente con le altre, ma proprio per questo si ha sempre bisogno di qualcosa di nuovo e di conseguenza le mode giovanili si avvicendano velocissimamente. Non si vedono più punk, modette, skin, ecc., al loro posto si notano sofisticate evoluzioni dei generi precedenti, nuovi accostamenti o contaminazioni che danno vita a nuovi look, sempre pensati fino all'ultimo dettaglio. Uno dei ruoli centrali di contatto e comunicazione dell'universo giovanile è senz'altro la musica e, a differenza di qualche anno fa, l'industria musicale giapponese sta facendosi notare anche all'estero. Seppure ispirata alla techno music occidentale e all'hip-hop, oggi il Giappone ha una vibrante e personale cultura di club, portata avanti dalle nuove celebrità del paese, ovvero i DJ. Tempo fa i DJ passavano semplicemente musica di altri e si trovavano alla periferia della scena musicale, mentre oggi i più conosciuti fra loro sono dei veri e propri performers con contratti da urlo, show grandiosi e un grande seguito di fan. Dunque questi nuovi hit makers come Ken Ishii, i Denki Groove e DJ Krush stanno diventando modelli di ruolo per parte dei giovani giapponesi: coltivano infatti un nuovo senso di ribellione e di individualità fra i ragazzi che già da qualche tempo stanno cominciando a guardare di traverso alla cultura nazionale, notoriamente orientata al gruppo. Ed allora, frotte di ragazzi cercano di entrare nelle scuole per DJ (forse il Giappone è l'unico luogo al mondo ad avere delle scuole per tutto), dove poter imparare a prendere i suoni più disparati e a montarli fino a farli divenire un'esperienza aurale fulminea. Basti pensare che qui in Giappone, i turntables, lo strumento principale per un DJ, si vendono ormai più che le chitarre. Ma questi ragazzi vestiti con pantaloni larghissimi con il cavallo che scende alle ginocchia, T shirts extra large, scarpe Nike o simili e cappellini da baseball con cuffie sonore intorno alle orecchie devono lasciare Harajuku per recarsi solo alla prossima fermata di treno Yamanote, Shibuya, per poter trovare la materia prima dei loro desideri, la musica.

Shibuya, tra cd e beauty salon
Shibuya è un'alta città-quartiere molto frequentata dai giovani, più grande di Harajuku e dove le possibilità di aggirarsi per negozi e locali vari si amplifica sempre più. Ci sono infatti tantissimi department stores dai 3 agli 8 piani, al cui interno si trova tutto quello che si può umanamente pensare di volere. Ma torniamo alla musica. Dunque Shibuya ha anche la più alta concentrazione di negozi di vinile e non del pianeta: più di 60. Lo scorso anno il Giappone ha importato 8,2 milioni di dischi, cifra che rappresenta circa quattro volte il totale delle vendite effettuate negli Stati Uniti. Il tutto rende Tokyo il deposito mondiale della musica o se preferite una Disneyland per DJ e persone che della musica fanno la propria ragione di vita: se vi manca qualcosa potete trovarlo qui. Entriamo però un po' più dentro all'universo femminile, visto che la stragrande maggioranza dei DJ e adepti sono di sesso maschile. Le ragazze di Tokyo hanno mille e più modelli di possibile riferimento ma fra la folla di Shibuya spiccano decisamente quelle con la pelle ultra abbronzata, tipo spiaggia di Miami, raggiunta grazie a numerose sedute presso i beauty salon del quartiere che offrono vari servizi: taglio dei capelli, lampade facciali, beauty treatment al viso eccetera. Allora, lampade su lampade, capelli lunghi con colpi di sole o sempre più tendenti al biondo ed abbigliamento succintissimo, l'idea sarebbe quella di essere sexy e di contrastare il concetto tradizionale nipponico di bellezza, ovvero pelle bianchissima, capelli neri, niente trucco intorno agli occhi, rossetto ben definito sulle labbra il più possibile coperte, con stile ma coperte. Una delle star di queste ammiratrici della black-sensation è una pop singer di Okinawa, l'isola più a sud del Giappone, isola fantastica, semi-tropicale solo con troppi marines americani sul luogo. Il fenomeno Namie Amuro si veste con strabilianti minigonne e top a tinta pastello acceso (rosa, azzurro, verde), indossa scarpe con altissime zeppe e colora le labbra sempre più gonfie con rossetti rosa Barbie, il tutto sotto un'ondata di lunghi capelli biondi. Se le ragazze di questo universo spiccano fra le altre, non lo è certo per armonia estetica ma proprio in quanto l'effetto che procurano è forte. In realtà quello che l'estetica, giovanile e non, predilige qui in Giappone è l'effetto "Kawaii", cioè carino, grazioso, ed ecco allora un eccesso di infantilismo: visi angelici ma studiati al dettaglio, centinaia di ragazze delle medie o del liceo che rimangono in divisa scolastica tutto il giorno perché la gonna corta a pieghe ed i calzettoni bianchi che scendono sovrapponendosi sulle caviglie rimangono uno status di bellezza molto apprezzato dai coetanei e, cosa conturbante, anche dagli uomini adulti.

Roppongi, tra disco e manga
Dall'uscita est della stazione di Shibuya, parte un bus che arriva in poco più di 10 minuti al quartiere di Roppongi, altro luogo da esplorare. Roppongi - che è il quartiere della notte perché di notte non dorme mai, grazie alle sue discoteche, ai suoi caffè e club che stanno aperti fino al primo treno che parte alle 6 - è il luogo d'incontro di giovani e meno giovani, e soprattutto degli stranieri e di tutti quei giapponesi che alla cultura e alla vita notturna dei "gaijin" (stranieri) sono particolarmente interessati. Durante il giorno però, Roppongi è frequentato per i suoi negozi esclusivi di hair-dresser, per i designer d'interni che qui hanno i loro studi ed inoltre da incredibili fans di Kitty. Come, non conoscete la gattina più famosa del mondo? Mi riferisco naturalmente a Hello Kitty (www.sanrio.it), creazione di un designer della Sanrio Ltd. che da ormai 26 anni e, senza sosta, si ritrova su oggetti, matite, tazze, posate, giocattoli, asciugamani in Giappone e nel resto del mondo, magari con meno evidenza qui in Italia. Kitty è diventata la gattina più ricca del pianeta perché tutto ciò su cui viene applicato il suo musetto carino vende tantissimo e colpisce acquirenti che vanno dalle bambine, alle teen, alle mamme. Ebbene, proprio qui a Roppongi si trova una clinica speciale dove, grazie ad un piccolo intervento di chirurgia plastica, è possibile farsi temporaneamente impiantare dei baffetti da gattina in modo da assomigliare il più possibile all'adorabile Hello Kitty. Il tutto per farsi notare in un mondo in cui tutto è permesso e tollerato con velato compiacimento o con indifferenza.

Oriente o occidente?
Come premesso in apertura, è difficile raccontare il mondo giovanile di Tokyo e del Giappone, troppo vasto e sfaccettato in molteplici realtà. Sicuramente qualche dato veloce ci dice che in Giappone la frequenza scolastica fino alla scuola superiore è più alta che da noi, che i ragazzi leggono di più e che almeno in superficie sono meno aggressivi. Un esempio stupendo di questo ultimo dato è offerto dal mondo del calcio, nuova passione nazionale che porterà il campionato mondiale di calcio proprio in Giappone e Corea nel 2002. Il campionato di calcio giapponese viene seguito dai suoi fan con vera passione ed il modello di riferimento è il nostro campionato di serie A, considerato come esempio di massima professionalità e bravura. Sta di fatto che allo stadio di Tokyo il pubblico si diverte, canta, balla, si dipinge la faccia con i colori della squadra preferita ma violenze, insulti, razzi e lancio di oggetti contundenti qui non hanno posto. Si entra e si esce dallo stadio con ordinata compostezza ed il più delle volte non è neanche il caso di pulire le gradinate e i posti a sedere perché quasi tutti buttano i rifiuti in un sacchetto di plastica che si portano da casa. Tutto questo insieme di fashion, comportamenti, letture, musica ed immaginario che forma la cultura pop giapponese ha però qualcosa a che fare con la tradizione o è del tutto sconnesso dal Giappone dei templi e del tè verde? Direi che nonostante le varie mutazioni successe e l'influsso occidentale, molte delle idee della cultura pop hanno origine proprio nella storia giapponese. Dimenticando i Mc Donald's presenti a tutti gli angoli di Sibuya, Shinjuku e così via, pensiamo ai famosi manga (giornali a fumetti), così letti ed indispensabili qui in Giappone ma anche così famosi fuori dall'arcipelago. Ebbene i manga non sono che la progenie artistica degli ukiyo-e, le altrettanto e più famose incisioni su legno del periodo Edo. Non dobbiamo poi dimenticare che la cultura pop giapponese è ormai da anni esportata in tutto il resto del mondo: chi non conosce Pikachu? I super eroi degli ultimi 20 anni sono tutti giapponesi, dalla ragazzina quattordicenne che influenzata dalla luna diventa Sailor Moon ai Power rangers, dai Pokemon ai Digimon. E dunque che significa essere giapponese in questa era globale? Ho rivolto questa domanda a tre 25enni giapponesi di passaggio a Torino, in occasione di Torino Film Festival. E' infatti straordinariamente più facile rendersi conto di come si è quando ci si trova fuori dal proprio ambiente. Takashi Ujita è nato nel '75 a Wakayama ed ora vive ad Osaka dove ha frequentato l'università, laureandosi in cinematografia. A Torino ha presentato il suo ultimo film, intitolato "Ryuko, in the unfaithful evening", film che narra della ventenne Ryuko che abita con il fratello più giovane Shuwa e con il padre Matsuo. Una storia piuttosto intensa girata e diretta con grande bravura. L'interprete di Shuwa, Shunsuke Sawada, è invece un simpatico e promettente attore, mentre Si Sumimura è una produttrice cinematografica che ha vissuto per un po' a Londra. Tutti e tre non sapevano definire o descrivere se stessi o le differenze fra loro ed il resto dei giovani in occidente ma, osservandoli e parlando d'altro, la risposta è arrivata. I giovani d'oggi non hanno più le certezze che la "bubble economy" aveva regalato ai loro genitori, vogliono trovare un'identità più personale, viaggiare e conoscere (e lo fanno) ma non con i tour organizzati tipo "sei giorni Milano, Firenze, Roma, Napoli e Capri", a modo loro. Non sognano più un lavoro sicuro per tutta la vita, nella stessa company, ma un lavoro che dia soddisfazione e che si possa eventualmente cambiare. Altra costante è che, pur amando gli spaghetti e gli hamburger, non rinuncerebbero mai alla zuppa di miso, al riso al curry alla giapponese e alla soba. Amano il Giappone e non lo lascerebbero mai per trasferirsi in modo definitivo all'estero. Solo una cosa Shuwa vorrebbe importare dai ragazzi che ha visto a Torino: "Vorrei riuscire a baciare la mia ragazza per la strada o al cinema in continuazione, la prossima volta che torno lo farò anch'io!"

 

INFO
A tutti gli interessati a conoscere con assiduità cosa accade in Giappone si consiglia di ascoltare Radio Japan, il servizio radiofonico estero della NHK, la radio-televisione pubblica giapponese. Radio Japan è un servizio radiofonico in onde corte che giornalmente trasmette news e programmi in tutto il mondo. Naturalmente c'è anche una sezione in lingua italiana, in cui redattori giapponesi ed italiani lavorano per dare vita a questo unico ponte culturale informativo fra il Giappone e noi.
Per chi non avesse grande passione per la radio ad onde corte esiste anche il sito Internet www.nhk.or.rj e-mail: rj@int.nhk.or.jp. Forza, chiedete informazioni sugli orari e sulle frequenze, sintonizzatevi o cliccate.
L'Ambasciata del Giappone, via Quintino Sella 60, 00187 Roma, tel. 06.487991, www.ambasciatajp.it, fornisce informazioni di carattere turistico, generali sul Giappone e riguardo alle borse di studio. Sul sito, sotto "Indirizzi utili", trovate anche i link alle Associazioni e Istituti giapponesi in Italia.
Per i visti bisogna rivolgersi al Consolato Generale del Giappone, via privata Cesare Mangili 2/4, 20121 Milano, tel. 02.6241141, orario: lun-ven 9-12/14.30-16.30
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