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marzo/aprile 2001

 
 


 
 
STUDENTI: PROVE TECNICHE DI INDIPENDENZA
di Giulia Capotorto

Che sia un periodo particolare, quello vissuto dagli studenti "di fuori" trasferiti a Torino per l'università, non è difficile capirlo anche solo osservando la fauna infreddolita e assonnata che affolla le stazioni di provincia il lunedì mattina. Zaini, libri, la prima sigaretta della giornata e già si parla di esami, di ritrovi pomeridiani, di inviti a cena ("porto le scaloppine di mia madre e le lasagne avanzate della domenica"). Questi ultimi, merita ricordarlo, sono ambitissimi il lunedì sera, giorno di abbuffate studentesche, quando, magicamente, lo zaino svelerà ogni bendidio casalingo e si stapperà finalmente il vino rosso, quello buono, fatto da un certo zio che sta nelle Langhe.
Tuffo nella libertà e dipendenza dalla famiglia: sono questi gli estremi entro cui si muovono gli studenti fuori sede. Le prelibatezze culinarie della mamma, farcite di amorevoli consigli, e la paghetta settimanale, grondante ovvie raccomandazioni, fanno parte della vita degli apprendisti torinesi quanto i Murazzi, il mercato di Porta Palazzo, le scope e i detersivi.
Gli alloggi "da studenti", trovati per passaparola o attraverso gli annunci in bacheca, si assomigliano un po' tutti. Sono di solito minuscoli, quasi sempre bui, molto spesso in cima a un numero incalcolabile di scalini. Un po' scombinati, ma allegri, come i loro abitanti. Non manca mai un lavandino che perde, un citofono rotto (e annesso lancio di chiavi dalla finestra), un vicino insonne, acerrimo nemico degli stereo. Ecco, insomma, un piccolo mondo, una geografia studentesca dai percorsi preferenziali: dall'alloggetto verso case analoghe, il discount, l'università, i locali (meraviglia!) e la stazione da cui, carichi di libri e di biancheria da lavare, si farà ritorno a casa.
La nuova libertà non è sempre facile da gestire, almeno all'inizio. Per chi proviene da pappe pronte e da premure materne, può comportare un piccolo shock la capriola nella nuova situazione abitativo-studentesca. La convivenza, intanto, a dispetto di ogni saggia precauzione, è SEMPRE un punto interrogativo. Che tu scelga di convivere con la vecchia, fidata compagna di liceo oppure, a caso, ti rivolga al succitato annuncio in bacheca -"studentessa di Lettere cerca compagna per condividere ecc. ecc."- la situazione, solitamente, non varia granché.
Si fanno scoperte insospettate sul conto degli altri, come sul proprio, è innegabile. Lo "sregolato" per eccellenza può scoprire un'insospettabile idiosincrasia per il classico dentifricio spremuto al centro, per la tazza (dell'altro, ovviamente) abbandonata da giorni sul tavolo "dove si studia, accidenti", può non sopportare gli amici-parassiti (dell'altro, ovviamente) che fanno razzia in frigo: "chi ha finito il MIO yogurt?". E i turni delle pulizie, gli orari inconciliabili di studio e di MTV, il fidanzato onnipresente, le aborrite telenovele… Naturalmente, più lo spazio è piccolo, più la lista si allunga.
Occhio, poi, all'accoppiata Politecnico/Palazzo Nuovo. Al proverbiale antagonismo aggiungete il generalmente diverso impegno scolastico: la periodica trasformazione dei 35 mq in un ring è garantita. A volte la convivenza esplode; più spesso si fa pace, tra attacchi di ridarella, altro cardine sonoro degli alloggi da studenti.
Se poi la decisione ricade sul collegio universitario, tutta un'altra serie di dinamiche verranno ad aggiungersi a quanto fin qui narrato. Anche la vita comunitaria di qualsiasi collegio torinese riserva una buona dose di sorprese. Chi sceglie questa possibilità per far contenti i genitori, per sfuggire a tentazioni extra scolastiche, si accorgerà ben presto di essere capitato in un altro dei piccoli mondi universitari, dalla geografia specifica e con regole proprie.
Intanto, occorre sfatare il mito del collegio-prigione; la realtà è molto diversa dalle immagini ottocentesche che abbiamo più o meno tutti stampate in mente. D'accordo, qualche controllo in più rispetto all'alloggio da studenti, è innegabile; ma altrettanto innegabile è il risultato dato dalla somma di 50, 100 ragazzi che vivono sotto lo stesso tetto. Vale la pena citare la trama fittissima di rapporti sotterranei, che presto le matricole collegiali dovranno imparare a gestire (un po') a loro spese. Chi, appena arrivato, spera, ad esempio, nella tanto agognata camera singola, spesso farà i conti con una norma consuetudinaria abbastanza comune all'interno dei collegi. I diritti e i privilegi si acquisiscono con l'anzianità. È frequente, addirittura, che l'ingenuo novizio venga sottoposto a qualche "battesimo" d'ingresso, nel più classico stile goliardico-studentesco. Una volta ambientati, saranno mille le occasioni di divertimento e di incontri.
E che dire delle feste? Spesso sono famose anche al di fuori delle mura dei collegi, preparate (e pubblicizzate) molto accuratamente, in un clima febbrile da "grande evento". Non è difficile capire, a questo punto, come non siano poi molti gli studenti collegiali, entrati magari senza troppo entusiasmo, disposti a barattare la loro stanza con l'alloggetto di cui sopra!
Per tutti, comunque, collegiali o no, i periodi festaioli si alternano a ritiri spirituali con curve legate al calendario degli appelli e al risveglio intermittente della propria coscienza. Su una durata fuori sede media di quattro, cinque anni (varcato questo limite, gli scrupoli, ahimè, bussano alla porta), si riscontrano sensibili variazioni comportamentali.
Il primo anno è generalmente il più esplosivo. Di solito questo periodo è sinonimo di "festa", accompagnata, per alcuni almeno, da amnesia temporanea sulla causa della rivoluzione esistenziale in atto. Gli esami, insomma, non sono sempre il primo dei pensieri delle matricole inurbate; i libri, poi, poco più di un espediente comunicativo. Tra i corridoi di ogni università, le biblioteche, i bar, si celano mille sirene, al cui canto è arduo resistere.
A titolo informativo (i genitori, giunti fin qui, si saranno posti qualche legittimo dubbio sul valore educativo degli studi universitari), occorre aggiungere che il periodo di frenesia libertaria, solitamente endemico, si conclude abbastanza presto. I danni sono, per lo più, di entità trascurabile. Resteranno i ricordi, quelli sì, da rispolverare, pochi anni dopo, con una punta di nostalgia. Dal secondo anno in poi, la situazione si normalizza: un po' di scrupoli, la necessità di recuperare il tempo (e gli appelli) perduti. Per quasi tutti gli studenti fuori sede la vita riprende le sue scansioni pressoché regolari, senza escludere, ovviamente, qualche nuova impennata rovinosa.
Poi, laureati o no, la pacchia finisce. E allora inizia la ricerca, un po' più problematica, a dire il vero, di un'indipendenza reale, questa volta conquistata. Ma "quegli anni di Torino" non si scordano più.

 

INFO
L'Ente Diritto allo Studio Universitario (E.DI.S.U.) bandisce ogni anno un concorso per l'attribuzione di borse di studio in denaro come contributo affitto e per l'assegnazione di posti letto in collegi universitari e alloggi convenzionati. La disponibilità è di 708 posti letto (di cui 119 in alloggi convenzionati).
Info: E.DI.S.U. Piemonte Segreteria Studenti
Corso Raffaello 20/D, 10125 Torino, tel. 011.6531111 fax 011.6531157
Sul sito www.eds.unito.it è possibile scaricare l'elenco completo e la descrizione dettagliata delle residenze universitarie di Torino e delle sedi decentrate.
Un altro sito da tenere presente (sono compresi anche gli indirizzi di collegi universitari di enti privati) è:
www.cnnet.it/informagiovanicn/scu_coto.htm
L'associazione studentesca Fuorisede fornisce consulenza legale sulle locazioni con accesso ad una banca dati di annunci di offerta e ricerca di affitto. Il servizio, gratuito per gli studenti, è finanziato dalla Regione Piemonte e si trova in via Roero di Cortanze 2/a, orario: lun. 15-18, dal mart. al giov. 10-13/15-18, ven. 10-13, tel. 0328.9445237, e-mail fuorisede@libero.it.
Chi vuole divertirsi a seguire vicende più o meno serie di studenti fuori sede, può trovare pane per i suoi denti nei due romanzi di Silvia Ballestra, "Il compleanno dell'Iguana" e "La guerra degli Antò". Il contesto è bolognese, ma gli studenti torinesi si riconosceranno!
Per chi ama il brivido, "Almost Blue" di Carlo Lucarelli è un giallo ambientato proprio tra gli studenti e nelle loro case.
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