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marzo/aprile 2001

 
 
 

 



 
 
CASE PER ARIA
Ed e' nei pensieri dei ragazzi e delle ragazze

di Aldo Ferrari Pozzato

La casa entra di frequente nei discorsi e nei progetti delle ragazze e dei ragazzi, seppure non sempre in maniera diretta. C'è una sorta di geografia fantastica che si accompagna alle vicende familiari: la sacralità della camera da letto, il recinto del bagno, la zona franca della cucina, la lotta che si svolge in salotto per la conquista del telecomando, l'inviolabilità dei confini della propria camera, la negoziazione sulle regole della convivenza. Il passare da una stanza all'altra è anche un percorso mitico e simbolico a cui si accompagnano sentimenti ed emozioni diverse: può essere la soddisfazione di chiudersi dietro la porta della propria camera, l'imbronciato ritirarsi nel bagno, il provocatorio penetrare nella camera dei genitori, l'assalto micidiale alla cucina e alla fortezza del frigo, il condividere uno spazio di gioco e di libertà forse in singolar tenzone con altri componenti del proprio nucleo. La casa stabilisce un limite tra il dentro e il fuori e modella la configurazione interiore delle prime esperienze di ciascuno. È quasi una sorta di gigantesco diario (che ricorda e che conserva) tutto intorno agli abitanti. Questo modo di sentire viene messo alla prova e ricostruito pezzo per pezzo durante l'adolescenza. Di conseguenza la casa diventa territorio di elezione del processo di cambiamento in atto facendone da specchio piuttosto fedele e da contenitore più o meno accettato e riconosciuto. Ed è nei pensieri dei ragazzi e delle ragazze. Però la casa è variabilissima sia nella sua struttura fisica, sia come continuità dell'esperienza, sia infine come percezione soggettiva. Durante l'adolescenza ognuno di noi raggiunge le dimensioni fisiche e intellettuali che poi lo caratterizzeranno per il resto della vita. Così mentre prima il rapporto con la casa, buono o cattivo che fosse, veniva preso come dato di fatto, adesso anch'essa viene coinvolta nella ristrutturazione generale. I genitori o chi per essi hanno l'impressione di avere a che fare con un imprevisto problema di coabitazione. E i figli hanno bisogno di verificare e riconoscere un nuovo senso di proprietà, appartenenza, uso e frequentazione della casa. Si sta modificando la loro geografia interiore e corporea e la casa viene coinvolta in questo cambiamento, sia per quanto riguarda come la vivono le ragazze e i ragazzi in crescita, sia per le tracce della loro presenza nella casa, che diventano molto più evidenti. Tipicamente è il periodo in cui il bagno si riempie di mille preparati per le necessità più diverse e diventa difficile trovarlo libero. Si creano nuovi percorsi condizionati dall'idea di sé che ci si sta formando, mentre i caratteri sessuali vengono prepotentemente in primo piano. Inoltre chi ha la fortuna di avere una camera tutta per sé procede a una ristrutturazione radicale, che può creare non poche apprensioni negli altri componenti della famiglia, poco avvezzi a vedere scritte all'aerografo sui muri e nemmeno piumoni giapponesi al posto dei più tradizionali letti. Ci si consola dicendo che è una fase. Chissà. Quello che è certo è che vi è una nuova dimensione sociale legata all'abitare, che porta le ragazze e i ragazzi a cercare di condividere le casa con gli amici oppure a tenerli lontano, a seconda che prevalga la soddisfazione, la vergogna o il disinteresse per la propria abitazione. Sempre nella dimensione sociale stanno anche i primi tentativi alternativi alla casa familiare, tentativi che possono essere solo estemporanei, quasi una riflessione attraverso l'azione, oppure definire le coordinate di un nuovo modo di vivere e di abitare, spesso in opposizione, almeno apparente, alla famiglia di origine. Già, ma come si vive dentro di sé il rapporto con la casa mentre si cresce? Fondamentalmente non diversamente da quello che è il rapporto che è maturato con i propri familiari o comunque con le persone con cui si coabita. Come se ci fosse un elastico interiore, più o meno avvertito, che attrae verso la casa e ne allontana nello stesso tempo. Quindi, prima ancora delle cinquanta camere da letto o dei tre letti a castello nel soggiorno è importante il tipo di esperienza che i ragazzi e le ragazze possono collegare ai luoghi in cui vivono, tenendo presente che nei confronti della casa c'è un rapporto più profondo ma anche meno facilmente percepibile di quello con i luoghi che si frequentano abitualmente: è più facile accorgersi della differenza che c'è se aprendo la porta di casa ci si trova in mezzo al bosco oppure sulla Quinta Strada che non cogliere le sottili impressioni che la casa stratifica poco per volta dentro di noi. Nell'adolescenza la casa tende a polarizzare due atteggiamenti opposti: può diventare una specie di guscio o di corazza con cui isolarsi dal resto del mondo. O al contrario essere una costrizione che si sente quasi intollerabile e da cui si cerca di evadere il più possibile. Con tutta la varietà delle infinite sovrapposizioni e posizioni intermedie. Vero è che in una società irrequieta come la nostra dal punto di vista familiare la casa può essere prima di tutto un problema esistenziale. Ci sono situazioni di povertà che non consentono di attribuire il nome di casa a soluzioni abitative di emergenza che si protraggono anche molto a lungo, con bambini e ragazzini che vengono spostati di qua e di là, fino a collezionare, una volta arrivati all'adolescenza, una decina di posti diversi che hanno abitato, si può ben immaginare con che senso di precarietà interiore. Precarietà ancora maggiore può derivare da famiglie che si scompongono e ricompongono più volte, facendo cambiare ogni volta casa ai figli, figliastri e similfigli che via via si acquisiscono, fino a situazioni paradossali. Per chi vive e opera nel sociale può capitare di parlare con una quattordicenne abbandonata, in tempi diversi e in modo non ufficiale, da entrambi i genitori, che manda avanti la casa con un sussidio, bada a due fratelli più piccoli e tenta di andare a scuola. O con un ragazzino della stessa età che si trova a condividere l'abitazione con l'ultima compagna del padre, il quale da un po' di tempo si è defilato, lasciando il figlio in una casa in cui convive con quella che lui chiama mamma, la quale ha un figlio piccolo avuto dal padre del ragazzo e altri tre figli frutto di due unioni precedenti. O ancora con una signora, mai stata sposata, radicalmente inquieta, che ha già trascinato la figlia in quattordici case diverse, facendone una specie di professionista del trasloco. O con un'altra, dalle relazioni tempestose, che sembra incolpare la figlia dei propri fallimenti in amore e che almeno una volta al mese minaccia di sbatterla fuori casa. Insomma, molti ragazzi e ragazze cercano disperatamente di aggrapparsi a una normalità, di cui la casa è segno importante, che viene minacciata proprio dalla generazione adulta che dovrebbe salvaguardare la continuità almeno dei valori fondamentali. Quindi per molti dei ragazzi e ragazze che incontriamo per strada, sul bus, dal panettiere, la casa come la si intende normalmente resta una aspirazione piuttosto problematica. Sembra che una parte del mondo adulto sia in equilibrio instabile, molto instabile, tra una impossibile completa autorealizzazione e un senso di frustrazione dalle dimensioni epocali, che tutto travolge sul suo cammino. Quale visione distorta della libertà! E che danni per gli uomini e le donne di domani. E così per alcuni adolescenti la casa è un museo delle cere e le stanze trasudano degli orrori che li hanno visti come vittime o spettatori impotenti. La riparazione, per questi ragazzi, passa anche attraverso la ricerca di una casa che sia fonte di stabilità e serenità. Diamo loro l'opportunità di ottenerla.

 

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