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INFO
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Le
informazioni e i dati riportati nell'articolo sono reperibili
e consultabili in Essere giovani, oggi.
Quinto rapporto IARD sulla condizione giovanile in Italia, Milano,
29 Novembre 2000.
L'indagine, che viene condotta ogni quattro anni sin dal 1983,
è stata realizzata intervistando un campione rappresentativo
della popolazione giovanile tra i 15 e i 34 anni di età,
composto da 3000 soggetti di tutte le regioni italiane.
A Torino, secondo i dati diffusi dalla Regione Piemonte, nel 1999
erano residenti 111.529 ragazze e 120.485 ragazzi fra i 15 e i
34 anni, per un totale di 232.014 giovani. |
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DI
CASA IN CASA
Tra le condizioni
fondamentali per "diventare adulti", non solo dal punto di vista
dell'essere socialmente riconosciuti tali, ma anche nel senso della percezione
di sé, quindi del sentirsi tali, un passo importante sembra essere,
oltre l'indipendenza economica, anche l'autonomia residenziale: insomma,
tappa fondamentale viene considerata l'uscita dalla casa dei genitori
e dalla tutela protettiva che essi quotidianamente esercitano.
di Giacomo Mottura
In Italia, per una parte cospicua
di giovani, questo passaggio avviene decisamente in ritardo, non solo
se si confronta la situazione con quella degli altri Stati membri dell'Unione
Europea, ma anche rispetto a quanto accadeva nel nostro Paese nei decenni
passati. La permanenza nella famiglia d'origine è, infatti, in aumento.
È dopo i 25 anni che solitamente si iniziano a registrare i primi casi
di realizzazione di una definitiva indipendenza abitativa e il fenomeno
riguarda solamente circa il 30% dei 25-29enni; inoltre, ben il 16% dei
30-34enni vive ancora con i propri genitori e, anche se partecipa alle
spese di casa, non sarebbe "capace" di gestire la propria vita autonomamente
e predilige le comodità della "culla materna", anche se ciò comporta
qualche compromesso sulla gestione degli orari o degli incontri con
il partner.
Giovani in
famiglia
In Italia sono scarse o mancano, quasi del tutto, politiche pubbliche
che facilitino l'autonomia dei giovani, soprattutto se si paragona la
situazione con l'abbondanza di borse di studio, finanziamenti a fondo
perduto e crediti speciali presenti in altri Stati europei; ma, sebbene
esistano evidenti difficoltà di origine economica e lavorativa, il distacco
dalla famiglia, anche quando è possibile, è inibito da fattori di tipo
culturale, affettivo e psicologico: infatti, ben i due quinti dei giovani
lavoratori che continuano a risiedere con i genitori ritengono che il
loro stipendio sia sufficiente per vivere autonomamente e, in ogni caso,
non hanno mai provato in maniera concreta a rendersi indipendenti cercando
un'abitazione propria. La vita in famiglia, dunque, non sembrerebbe
caratterizzata da eccessivi vincoli e prospetterebbe un numero di vantaggi
maggiori rispetto alla "fatica" di assumersi le responsabilità quotidiane
che comporta la gestione di una casa! Ai giovani che restano in famiglia
è, evidentemente, concesso un sostanziale esonero dai compiti domestici
e dalle spese del bilancio familiare, oltre che una certa libertà di
comportamento. Secondo quanto evidenziato dall'indagine statistica,
relativa all'anno 2000, Essere giovani, oggi. Quinto rapporto IARD sulla
condizione giovanile in Italia, la totale libertà di frequentare e ricevere
amici in casa è confermata dalla stragrande maggioranza dei giovani
(circa l'82%) e oltre il 60% dei ragazzi e delle ragazze fra i quindici
e i trentaquattro anni non ha nessun tipo di vincolo per quel che riguarda
le uscite serali e gli orari di rientro, anche se permangono alcune
differenze di genere e fra le diverse classi di età (con l'aumentare
degli anni aumenta conseguentemente il livello di libertà). Le cifre
non sono sostanzialmente differenti per quel che riguarda il coinvolgimento
nella vita domestica: il 71,4% degli intervistati non collabora per
nulla o in modo saltuario a fare la spesa, il 77% per quel che riguarda
le pulizie e l'82,7% nell'occuparsi delle pratiche burocratiche familiari.
Anche se l'ambito viene ristretto alla propria camera da letto e ai
propri spazi personali non è solitamente chiesto ai giovani un coinvolgimento
diretto: meno della metà (circa il 47,9%) se ne occupa abitualmente.
L'uscita
dalla casa dei genitori
La permanenza nella famiglia d'origine fino ad età avanzata coinvolge,
dunque, tra necessità e scelta, numerosi giovani, anche se vi sono differenze
consistenti di genere (nella fascia tra i 25 e i 29 anni è minima la
percentuale fra i maschi che formano una nuova famiglia, mentre già
un terzo delle ragazze è sposata o convive). I dati, inoltre, evidenziano
come i rapporti all'interno della parentela continuino ad essere molto
frequenti anche quando si esce di casa e si costituisce un nucleo autonomo:
il 34,7% degli intervistati che abitano stabilmente fuori della casa
d'origine vede tutti i giorni la madre e il 33,3% il padre; ancora più
numerosi quelli che li frequentano almeno una volta alla settimana,
infatti, le percentuali salgono al 42,1% per quel che riguarda la madre
e al 39,4% per il padre. Il modello italiano, inoltre, si caratterizza
per il fatto che i giovani, quando escono dalla casa dei genitori, vanno
a convivere con il partner o affrontano direttamente il matrimonio:
insomma, nella maggior parte dei casi, si esce da una famiglia con la
prospettiva di crearne un'altra! Nonostante la presenza di orientamenti
più aperti rispetto agli anni passati, se si confrontano i dati relativi
all'uscita di casa con quelli riguardanti la creazione di una nuova
famiglia si nota una forte coincidenza: il raggiungimento dell'autonomia
dai genitori sembrerebbe, dunque, avvenire in concomitanza con l'avvio
di una nuova vita di coppia...
La giovane
coppia
Passaggio diretto e senza intoppi dalle leccornie e dalle cure della
mamma a quelle della compagna?! Dalle analisi e dalle rilevazioni degli
esperti emerge una crescita di interesse per forme di relazione di coppia
poco vincolanti e sperimentali e per una generale maggiore disponibilità
nei confronti della convivenza. Rispetto a tali orientamenti più "moderni"
si riscontra, però, una tendenza a condividere visioni più "tradizionaliste"
circa i compiti sociali degli uomini e delle donne all'interno della
vita di coppia che delineano uno scenario non privo di contraddizioni.
Sembrerebbe, infatti, che tra i principali motivi di disaccordo e di
incomprensione nelle giovani coppie vi sia la partecipazione alle faccende
domestiche che molti degli intervistati (circa un quinto) non ritiene
adeguata. La stessa importanza, tra i problemi che agiscono negativamente
sulla quotidianità, viene data anche ad altre questioni di fondo, come
la scarsa condivisione di interessi culturali o la mancanza di coinvolgimento
nei confronti della professione del partner. Complessivamente il disaccordo
viene evidenziato e verbalizzato maggiormente dalle ragazze e sono proprio
queste ultime a denunciare e sottolineare la scarsa condivisione delle
faccende domestiche da parte dei compagni, oltre alle modalità contrastanti
di vedere il mondo e ad una scarsa condivisione di passioni. Cerchiamo
di entrare nei dettagli dell'indagine per approfondire la questione:
dalla metà ai tre quarti delle donne si occupano prevalentemente di
tutte le attività domestiche, tranne che le piccole riparazioni (nel
75% dei casi vengono svolte dai mariti/compagni); solo una parte minoritaria
fra gli uomini si occupa regolarmente dei lavori di casa, anche quando
si tratta semplicemente di coadiuvare la moglie/compagna; ma soprattutto,
è importante sottolineare come molte giovani coppie usufruiscano, in
maniera saltuaria o abituale, dell'apporto e dell'aiuto dei genitori.
Complessivamente ben la metà degli intervistati viene supportata nelle
faccende di casa dalla madre, circa un quarto dal padre e dal suocero,
i due quinti dalla suocera. Si tratterà semplicemente di amore filiale
e di protezione materna?!
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