SPECIALE CARCERE

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marzo/aprile 2000

 
 
 
 
 
 
 


Per approfondire:
B. Leone e A. Migliore, La comunità dentro il carcere, Franco Angeli Editore 1999
Due psicologi e psicoterapeuti testimoniano la loro esperienza, unica nel suo genere, dentro e fuori il carcere "Le Vallette" di Torino, dove con il progetto Arcobaleno si è tentato di avviare un processo riabilitativo-terapeutico per le persone tossicodipendenti detenute con pene medio-lunghe.

D. Gonin, Il corpo incarcerato, Ed. Gruppo Abele 1994
Un medico penitenziario francese espone gli effetti della prisonizzazione sul corpo e le ripercussioni della permanenza in carcere sugli organi sensoriali, sull'apparato digerente, sulla pelle, ecc.

M. Gozzini, La giustizia in galera? Una storia italiana, Editori Riuniti 1997
Il senatore che ha dato il nome alla nota legge riflette sui disagi della condizione carceraria, sui percorsi che hanno portato all'attuale ordinamento penitenziario e sui problemi rimasti aperti, contrapponendosi ad una posizione esclusivamente repressiva.

T. Mathiesen, Perché il carcere, Edizioni Gruppo Abele 1996
Finalità, insuccessi e alternative possibili all'attuale sistema carcerario. Una lucida analisi da parte di un autorevole esponente del pensiero abolizionista.


 
 
 
 

 

Pianeta Vallette
Per poter scrivere di un carcere, come minimo ci è sembrato doveroso andarlo a vedere da vicino. Così, dopo aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione, ci siamo recati, come si suol dire, sul posto. L'appuntamento con la persona che ci avrebbe guidati in quel territorio ignoto (e di cui avremo modo di scrivere più avanti) era stato fissato per il 24 dicembre alle 8.30. 
 di Maria Abbrescia 
L'autobus n. 32 ci ha scaricati esattamente davanti all'ingresso principale della Casa Circondariale Le Vallette, dove molti dei nostri compagni di viaggio sono andati ad aggiungersi alla piccola folla di parenti, composta perlopiù da donne e bambini, in attesa di poter incontrare i loro cari.

Dietro la rete protettiva si innalzano alcuni edifici alti e senza sporgenze, di quelli che comunemente definiamo "casermoni", e in cui vive la maggior parte degli 800 agenti di Polizia penitenziaria che prestano servizio nel carcere. Molti di loro vengono dal sud, e questa soluzione abitativa rappresenta, oltre all'innegabile comodità, un consistente risparmio economico.
Tutt'intorno c'è un andirivieni di automobili e poliziotti che pare inconsueto persino a dei neofiti come noi. Ci spiegano che si tratta di una giornata particolarmente movimentata: il Vescovo sta per celebrare la messa natalizia ed è in corso una visita del Direttore Generale Caselli. Puntuale il nostro cicerone, il bibliotecario del carcere, ci fa cenno di seguirlo; sarà lui a condurci per i corridoi di questo mondo problematico e sofferente.
Ci sottoponiamo ai controlli d'obbligo e man mano che procediamo cresce anche il nostro livello di ansia e di diffidenza. Superata l'ultima barriera ci troviamo di fronte all'austero complesso di edifici bassi e regolari che compone il carcere: padiglioni, blocchi, sezioni.

Per prima cosa visitiamo la biblioteca. Novemila volumi che il bibliotecario Angelo Toppino, con l'aiuto prezioso di un detenuto, gestisce da molti anni con coinvolgimento e passione. Oltre alla narrativa e alla poesia - i più gettonati sono proprio i libri di poesia -, la biblioteca dispone di molti testi scolastici (per la maggior parte donazioni), indispensabili e preziosi per i detenuti che studiano. Mentre noi gironzoliamo tra gli scaffali pensando a tutti gli sguardi che hanno scorso quelle righe, il bibliotecario cerca il modo di far pervenire un paio di romanzi a un detenuto in isolamento che ne ha fatto richiesta attraverso un agente. Consapevole di poter alleviare almeno in parte quella solitudine, resa ancora più profonda dall'imminente Natale, Angelo riesce a mandare a quell'uomo i libri che ritiene più adatti. E noi proseguiamo infreddoliti e un pochino più rilassati il nostro giro.
Un agente di Polizia Penitenziaria, gentilissimo, ci fa vedere le aule utilizzate per i corsi professionali (ebanista e impiantista), il laboratorio attrezzato con computer e la palestra. Il carcere dispone di corsi primari di alfabetizzazione (ex elementari) rivolti soprattutto ai detenuti stranieri, di classi di scuola media e di vari corsi professionali.
Inoltre presso il carcere torinese è presente il Polo Universitario, unico in Italia. Si tratta di un progetto nazionale nato nel novembre del '98, che intende attuare il principio di reinserimento e rieducazione dei detenuti attraverso l'incentivazione delle opportunità di lavoro e di formazione, alla base dell'ordinamento penitenziario. Il Polo ospita e sostiene i detenuti provenienti da tutte le carceri italiane che si siano iscritti all'università, garantendo loro luoghi, tempi ed assistenza adeguati alle esigenze di studio, compatibilmente con la condizione detentiva.
A questo scopo è stata creata all'interno del carcere un'apposita sezione che può ospitare fino a 22 persone. Gli iscritti a questo secondo anno accademico sono 18 (4 in più dell'anno scorso) di cui 4 stranieri (due colombiani, un tunisino e un marocchino), e tutti hanno già superato i due esami obbligatori per rimanere al Polo. Nella sezione gli studenti godono di maggiore libertà di movimento e di socialità, le porte delle celle rimangono aperte per tutta la giornata.
Le Facoltà coinvolte sono giurisprudenza e scienze politiche. I docenti si recano in carcere per i colloqui, per gli esami di profitto e per l'attività di tutoring. La Compagnia San Paolo, tra i sostenitori dell'iniziativa, oltre a pagare le tasse universitarie e fornire il materiale per l'allestimento della sezione, ha messo a disposizione un fondo per l'acquisto del materiale di supporto. L'università dal canto suo considera i detenuti come appartenenti alla classe di reddito più bassa e richiede unicamente il pagamento della prima rata.

Una cosa importante che ancora non abbiamo detto è che nel carcere delle Vallette vivono 1.200 detenuti, di cui circa 500 stranieri (il 90% sono maghrebini senza permesso di soggiorno). Le celle, progettate per una persona sola, sono 700, misurano due metri per quattro e hanno un bagno di tre metri per uno. I problemi di convivenza che possono derivare da questo sovraffollamento si possono dedurre facilmente, in aggiunta a quelli che la convivenza di persone provenienti da culture e tradizioni molto diverse può originare. La criticità aumenta in maniera esponenziale se si pensa alle difficoltà di comunicazione, e quindi di comprensione delle rispettive culture.
Ma alle Vallette qualche passo è già stato fatto: per quanto riguarda le abitudini alimentari, dal 1° luglio 1999 è stato istituito un menu alternativo per i musulmani.
Anche gli studi criminologici hanno tradizionalmente ignorato metà della popolazione: le donne. I tassi di criminalità femminile sembrano essere molto molto bassi. In tutti i paesi industrializzati c'è un enorme squilibrio nel rapporto dei detenuti maschi e femmine. In Italia, solo il 4% della popolazione carceraria è costituito da donne. La quota comunque varia a seconda delle tipologie di reato, diventando più bassa nel caso di omicidi e violenze  e più alta nel caso di ingiurie e diffamazioni (35%). Stando alle statistiche ufficiali ci sono infatti delle differenze tra i tipi di reato commessi dalle donne e dagli uomini.
Nel carcere torinese vivono un centinaio di donne e quattro bambini. Dell'asilo nido si occupa a tempo pieno una suora, con l'ausilio dei volontari che si occupano delle attività di animazione. Anche per le donne sono state istituite classi di scuole elementari e medie, corsi di pittura e ceramica.

La condizione di normalità per i detenuti che non lavorano e non studiano, i cosiddetti ozianti, è rappresentata da circa diciannove ore di cella chiusa. Questo per capire il grado di importanza del Polo Universitario e in generale di tutte le attività studentesche e non, presenti nel carcere. Si pensi alla facilità con cui, già in una condizione normale, di libertà, si può scivolare dall'inattività alla depressione.
Anche per questo, accennando ai corsi professionali non si può non parlare di quello per giardinieri, un autentico fiore all'occhiello. Già in funzione alle Nuove, dal 1987 (anno del trasferimento nella nuova struttura) rende ancora più orgogliosi allievi, insegnanti e istruttori.
Qui alle Vallette, infatti, oltre a numerosi e visibili giardini, sono riusciti a creare una serra di 1.200 mq e un vivaio di 2900 mq, che forniscono piante al Comune di Torino e ad altri Istituti Penitenziari. Un risultato che indica con chiarezza quante realizzazioni positive possono nascere ed essere utili per l'intera società se solo viene data ai detenuti la possibilità di realizzare le proprie intuizioni creative, indirizzando positivamente quelle energie che invece vanno disperse o represse nella monotonia del carcere.

Nei 250 Istituti Penitenziari italiani vivono circa 13.600 tossicodipendenti e oltre 1500 sieropositivi accertati. Sulla base di questi dati sarà subito chiara l'importanza degli altri due progetti avviati nella struttura torinese: il progetto Prometeo e la struttura a custodia attenuata Arcobaleno. Entrambi sono programmi trattamentali, il primo è specifico per la gestione delle complesse problematiche innescate dal binomio sieropositività-carcere.
Il progetto Prometeo viene portato avanti da un'équipe di esperti (il direttore dell'istituto, due vicedirettori, psicologi e criminologi, un educatore, un assistente sociale, rappresentanti della Polizia Penitenziaria) che valuta l'opportunità di accesso dei detenuti nelle due sezioni loro dedicate. Accanto ai malati, nelle stesse sezioni, vive una percentuale di detenuti sani (detti socializzanti), con una funzione di supporto e integrazione nei confronti dei compagni.
Il progetto si prefigge di favorire l'inserimento dei detenuti in un contesto che abbia un grado di vivibilità maggiore, coinvolgendo coloro che ne fanno parte in attività che vanno dall'informatica al teatro, agli incontri con i medici sui temi sanitari. Inoltre l'Associazione Prometeo, che collabora attivamente alla realizzazione del progetto, ha avviato un percorso di inserimento esterno attraverso un laboratorio di informatica e un laboratorio artigianale, propedeutici ad un inserimento lavorativo.
La struttura Arcobaleno, invece, è in funzione alle Vallette dal 1995. Si tratta di una struttura autonoma, fisicamente separata dagli altri padiglioni, che attraverso un percorso riabilitativo si pone come obiettivo il reinserimento esterno di ex tossicodipendenti ex detenuti, insomma una comunità terapeutica. Si rivolge quindi a persone tossicodipendenti che scelgano volontariamente di effettuare un percorso terapeutico e che, dopo essere state informate su norme, valori, metodi e finalità, sottoscrivano il contratto terapeutico. Oltre alle norme previste dall'ordinamento penitenziario, le regole base sono: niente droga, niente alcol, nessuna violenza fisica e psicologica. Naturalmente per accedere al programma Arcobaleno sono necessari anche dei requisiti specifici di tipo giuridico.

Ma torniamo ancora un momento al nostro sopralluogo, che prosegue nel magazzino del vestiario. Ci viene spiegato che lì, dalle 8 alle 10 di ogni sabato, alcuni volontari del Centro Italiano Raccolta (vedi box) selezionano e distribuiscono vestiti a quei detenuti che ne hanno bisogno. In carcere vivono persone molto povere, ed altre non hanno nessuno che possa portare loro degli indumenti di ricambio. Per essere più solerti nella distribuzione, i volontari hanno organizzato degli armadi, selezionando tutti gli indumenti per tipologia e per taglia.
Ripercorrendo a ritroso i corridoi di quello stesso padiglione ci tratteniamo qualche minuto nella piccola cappella, piena fino all'orlo per la messa del Vescovo, e proseguiamo verso gli uffici della direzione. Due giovani vicedirettrici, molto disponibili nonostante la giornata un po' convulsa, ci illustrano i progetti che coinvolgono il carcere e di cui abbiamo parlato sopra. In un clima che via via si è fatto più disteso ci congediamo da un mondo che adesso ci appare un po' meno lontano.

VOLONTARIATO IN CARCERE

Centro Italiano raccolta
Via Demaria 12, 10023 Chieri (To)
Tel. e fax  011/9469958; tel. 011/9412975
Il Centro raccoglie vestiario, materassi, passeggini e suppellettili in genere per distribuirli a persone che ne hanno necessità. Per il carcere delle Vallette a Torino è mandatario del Ministero di Grazia e Giustizia per provvedere alla distribuzione del vestiario ai detenuti più bisognosi.

Conferenza San Giuseppe Cafasso
C.so Matteotti 11, 10121 Torino
Tel. 011/5621986, fax 011/4627793
L'attività della conferenza si rivolge ai detenuti, agli ex detenuti e alle loro famiglie. Aiuta i detenuti nell'espletamento di pratiche e documenti, contatta e collabora con i centri per tossicodipendenti, con le comunità terapeutiche, con i servizi sociali, con l'Ufficio stranieri e con altri gruppi di volontariato. Si occupa di inserimenti lavorativi e mantiene collegamenti con le istituzioni legate al mondo carcerario. Svolge assistenza economica e fornisce vestiti ai più poveri. I 13 volontari prestano la loro opera presso il carcere delle Vallette e negli ospedali in cui sono ricoverati i detenuti. Per i nuovi volontari vengono svolti brevi corsi.

OLTRE D
Via Patetta 12, 10155 Torino
Tel. 011/7715160
I cinque volontari si occupano di assistenza dei tossicodipendenti e delle loro famiglie in carcere e fuori, e durante e dopo la comunità di recupero. Ricercano soprattutto volontari professionalizzati, come avvocati e psicologi.

D.A.I. - Donne Aids Informazione
Corso Brescia 14/c, Torino
Tel. 011/232180
Fondata nel '92 all'interno della sezione femminile del carcere di Torino, a partire da un progetto di informazione sull'Aids, l'associazione intende creare uno sportello di solidarietà nelle carceri torinesi per una cultura di prevenzione sul tema dell'Aids.

VOLONTARIATO PENITENZIARIO
C/o Casa Circondariale Le Vallette, Strada Pianezza 300, 10143 Torino
Tel. 011/4557585
Non è una struttura organizzata in associazione ma in coordinamenti periodici. Gli AVP, assistenti volontari penitenziari, operano in diretto rapporto con la direzione del carcere Le Vallette, che ne definisce le norme organizzative. La loro opera di volontariato è finalizzata al sostegno morale e all'inserimento sociale dei detenuti, allo sviluppo di attività culturali, ricreative e sportive, oltre ad iniziative esterne per portare le problematiche del carcere fuori dalle mura.

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