
| Per approfondire: |
B. Leone e
A. Migliore, La comunità dentro il carcere, Franco Angeli
Editore 1999
Due psicologi
e psicoterapeuti testimoniano la loro esperienza, unica nel suo genere,
dentro e fuori il carcere "Le Vallette" di Torino, dove con il progetto
Arcobaleno si è tentato di avviare un processo riabilitativo-terapeutico
per le persone tossicodipendenti detenute con pene medio-lunghe.
D. Gonin, Il
corpo incarcerato, Ed. Gruppo Abele 1994
Un medico
penitenziario francese espone gli effetti della prisonizzazione sul corpo
e le ripercussioni della permanenza in carcere sugli organi sensoriali,
sull'apparato digerente, sulla pelle, ecc.
M. Gozzini,
La
giustizia in galera? Una storia italiana, Editori Riuniti 1997
Il senatore
che ha dato il nome alla nota legge riflette sui disagi della condizione
carceraria, sui percorsi che hanno portato all'attuale ordinamento penitenziario
e sui problemi rimasti aperti, contrapponendosi ad una posizione esclusivamente
repressiva.
T. Mathiesen,
Perché
il carcere, Edizioni Gruppo Abele 1996
Finalità,
insuccessi e alternative possibili all'attuale sistema carcerario. Una
lucida analisi da parte di un autorevole esponente del pensiero abolizionista. |
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Pianeta
Vallette
Per poter
scrivere di un carcere, come minimo ci è sembrato doveroso andarlo
a vedere da vicino. Così, dopo aver chiesto e ottenuto l'autorizzazione,
ci siamo recati, come si suol dire, sul posto. L'appuntamento con la persona
che ci avrebbe guidati in quel territorio ignoto (e di cui avremo modo
di scrivere più avanti) era stato fissato per il 24 dicembre alle
8.30.
di Maria Abbrescia
L'autobus
n. 32 ci ha scaricati esattamente davanti all'ingresso principale della
Casa Circondariale Le Vallette, dove molti dei nostri compagni di viaggio
sono andati ad aggiungersi alla piccola folla di parenti, composta perlopiù
da donne e bambini, in attesa di poter incontrare i loro cari.
Dietro la rete protettiva si innalzano
alcuni edifici alti e senza sporgenze, di quelli che comunemente definiamo
"casermoni", e in cui vive la maggior parte degli 800 agenti di
Polizia penitenziaria che prestano servizio nel carcere. Molti di loro
vengono dal sud, e questa soluzione abitativa rappresenta, oltre all'innegabile
comodità, un consistente risparmio economico.
Tutt'intorno c'è un andirivieni
di automobili e poliziotti che pare inconsueto persino a dei neofiti come
noi. Ci spiegano che si tratta di una giornata particolarmente movimentata:
il Vescovo sta per celebrare la messa natalizia ed è in corso una
visita del Direttore Generale Caselli. Puntuale il nostro cicerone, il
bibliotecario del carcere, ci fa cenno di seguirlo; sarà lui a condurci
per i corridoi di questo mondo problematico e sofferente.
Ci sottoponiamo ai controlli d'obbligo
e man mano che procediamo cresce anche il nostro livello di ansia e di
diffidenza. Superata l'ultima barriera ci troviamo di fronte all'austero
complesso di edifici bassi e regolari che compone il carcere: padiglioni,
blocchi, sezioni.
Per prima cosa visitiamo la biblioteca.
Novemila volumi che il bibliotecario Angelo Toppino, con l'aiuto prezioso
di un detenuto, gestisce da molti anni con coinvolgimento e passione. Oltre
alla narrativa e alla poesia - i più gettonati sono proprio i libri
di poesia -, la biblioteca dispone di molti testi scolastici (per la maggior
parte donazioni), indispensabili e preziosi per i detenuti che studiano.
Mentre noi gironzoliamo tra gli scaffali pensando a tutti gli sguardi che
hanno scorso quelle righe, il bibliotecario cerca il modo di far pervenire
un paio di romanzi a un detenuto in isolamento che ne ha fatto richiesta
attraverso un agente. Consapevole di poter alleviare almeno in parte quella
solitudine, resa ancora più profonda dall'imminente Natale, Angelo
riesce a mandare a quell'uomo i libri che ritiene più adatti. E
noi proseguiamo infreddoliti e un pochino più rilassati il nostro
giro.
Un agente di Polizia Penitenziaria,
gentilissimo, ci fa vedere le aule utilizzate per i corsi professionali
(ebanista e impiantista), il laboratorio attrezzato con computer e la palestra.
Il carcere dispone di corsi primari di alfabetizzazione (ex elementari)
rivolti soprattutto ai detenuti stranieri, di classi di scuola media e
di vari corsi professionali.
Inoltre presso il carcere torinese
è presente il Polo Universitario, unico in Italia. Si tratta di
un progetto nazionale nato nel novembre del '98, che intende attuare il
principio di reinserimento e rieducazione dei detenuti attraverso l'incentivazione
delle opportunità di lavoro e di formazione, alla base dell'ordinamento
penitenziario. Il Polo ospita e sostiene i detenuti provenienti da tutte
le carceri italiane che si siano iscritti all'università, garantendo
loro luoghi, tempi ed assistenza adeguati alle esigenze di studio, compatibilmente
con la condizione detentiva.
A questo scopo è stata creata
all'interno del carcere un'apposita sezione che può ospitare fino
a 22 persone. Gli iscritti a questo secondo anno accademico sono 18 (4
in più dell'anno scorso) di cui 4 stranieri (due colombiani, un
tunisino e un marocchino), e tutti hanno già superato i due esami
obbligatori per rimanere al Polo. Nella sezione gli studenti godono di
maggiore libertà di movimento e di socialità, le porte delle
celle rimangono aperte per tutta la giornata.
Le Facoltà coinvolte sono
giurisprudenza e scienze politiche. I docenti si recano in carcere per
i colloqui, per gli esami di profitto e per l'attività di tutoring.
La Compagnia San Paolo, tra i sostenitori dell'iniziativa, oltre a pagare
le tasse universitarie e fornire il materiale per l'allestimento della
sezione, ha messo a disposizione un fondo per l'acquisto del materiale
di supporto. L'università dal canto suo considera i detenuti come
appartenenti alla classe di reddito più bassa e richiede unicamente
il pagamento della prima rata.
Una cosa importante che ancora non
abbiamo detto è che nel carcere delle Vallette vivono 1.200 detenuti,
di cui circa 500 stranieri (il 90% sono maghrebini senza permesso di soggiorno).
Le celle, progettate per una persona sola, sono 700, misurano due metri
per quattro e hanno un bagno di tre metri per uno. I problemi di convivenza
che possono derivare da questo sovraffollamento si possono dedurre facilmente,
in aggiunta a quelli che la convivenza di persone provenienti da culture
e tradizioni molto diverse può originare. La criticità aumenta
in maniera esponenziale se si pensa alle difficoltà di comunicazione,
e quindi di comprensione delle rispettive culture.
Ma alle Vallette qualche passo è
già stato fatto: per quanto riguarda le abitudini alimentari, dal
1° luglio 1999 è stato istituito un menu alternativo per i musulmani.
Anche gli studi criminologici hanno
tradizionalmente ignorato metà della popolazione: le donne. I tassi
di criminalità femminile sembrano essere molto molto bassi. In tutti
i paesi industrializzati c'è un enorme squilibrio nel rapporto dei
detenuti maschi e femmine. In Italia, solo il 4% della popolazione carceraria
è costituito da donne. La quota comunque varia a seconda delle tipologie
di reato, diventando più bassa nel caso di omicidi e violenze
e più alta nel caso di ingiurie e diffamazioni (35%). Stando alle
statistiche ufficiali ci sono infatti delle differenze tra i tipi di reato
commessi dalle donne e dagli uomini.
Nel carcere torinese vivono un centinaio
di donne e quattro bambini. Dell'asilo nido si occupa a tempo pieno una
suora, con l'ausilio dei volontari che si occupano delle attività
di animazione. Anche per le donne sono state istituite classi di scuole
elementari e medie, corsi di pittura e ceramica.
La condizione di normalità
per i detenuti che non lavorano e non studiano, i cosiddetti ozianti, è
rappresentata da circa diciannove ore di cella chiusa. Questo per capire
il grado di importanza del Polo Universitario e in generale di tutte le
attività studentesche e non, presenti nel carcere. Si pensi alla
facilità con cui, già in una condizione normale, di libertà,
si può scivolare dall'inattività alla depressione.
Anche per questo, accennando ai
corsi professionali non si può non parlare di quello per giardinieri,
un autentico fiore all'occhiello. Già in funzione alle Nuove, dal
1987 (anno del trasferimento nella nuova struttura) rende ancora più
orgogliosi allievi, insegnanti e istruttori.
Qui alle Vallette, infatti, oltre
a numerosi e visibili giardini, sono riusciti a creare una serra di 1.200
mq e un vivaio di 2900 mq, che forniscono piante al Comune di Torino e
ad altri Istituti Penitenziari. Un risultato che indica con chiarezza quante
realizzazioni positive possono nascere ed essere utili per l'intera società
se solo viene data ai detenuti la possibilità di realizzare le proprie
intuizioni creative, indirizzando positivamente quelle energie che invece
vanno disperse o represse nella monotonia del carcere.
Nei 250 Istituti Penitenziari italiani
vivono circa 13.600 tossicodipendenti e oltre 1500 sieropositivi accertati.
Sulla base di questi dati sarà subito chiara l'importanza degli
altri due progetti avviati nella struttura torinese: il progetto Prometeo
e la struttura a custodia attenuata Arcobaleno. Entrambi sono programmi
trattamentali, il primo è specifico per la gestione delle complesse
problematiche innescate dal binomio sieropositività-carcere.
Il progetto Prometeo viene portato
avanti da un'équipe di esperti (il direttore dell'istituto, due
vicedirettori, psicologi e criminologi, un educatore, un assistente sociale,
rappresentanti della Polizia Penitenziaria) che valuta l'opportunità
di accesso dei detenuti nelle due sezioni loro dedicate. Accanto ai malati,
nelle stesse sezioni, vive una percentuale di detenuti sani (detti socializzanti),
con una funzione di supporto e integrazione nei confronti dei compagni.
Il progetto si prefigge di favorire
l'inserimento dei detenuti in un contesto che abbia un grado di vivibilità
maggiore, coinvolgendo coloro che ne fanno parte in attività che
vanno dall'informatica al teatro, agli incontri con i medici sui temi sanitari.
Inoltre l'Associazione Prometeo, che collabora attivamente alla realizzazione
del progetto, ha avviato un percorso di inserimento esterno attraverso
un laboratorio di informatica e un laboratorio artigianale, propedeutici
ad un inserimento lavorativo.
La struttura Arcobaleno, invece,
è in funzione alle Vallette dal 1995. Si tratta di una struttura
autonoma, fisicamente separata dagli altri padiglioni, che attraverso un
percorso riabilitativo si pone come obiettivo il reinserimento esterno
di ex tossicodipendenti ex detenuti, insomma una comunità terapeutica.
Si rivolge quindi a persone tossicodipendenti che scelgano volontariamente
di effettuare un percorso terapeutico e che, dopo essere state informate
su norme, valori, metodi e finalità, sottoscrivano il contratto
terapeutico. Oltre alle norme previste dall'ordinamento penitenziario,
le regole base sono: niente droga, niente alcol, nessuna violenza fisica
e psicologica. Naturalmente per accedere al programma Arcobaleno sono necessari
anche dei requisiti specifici di tipo giuridico.
Ma torniamo ancora un momento al
nostro sopralluogo, che prosegue nel magazzino del vestiario. Ci viene
spiegato che lì, dalle 8 alle 10 di ogni sabato, alcuni volontari
del Centro Italiano Raccolta (vedi box) selezionano e distribuiscono vestiti
a quei detenuti che ne hanno bisogno. In carcere vivono persone molto povere,
ed altre non hanno nessuno che possa portare loro degli indumenti di ricambio.
Per essere più solerti nella distribuzione, i volontari hanno organizzato
degli armadi, selezionando tutti gli indumenti per tipologia e per taglia.
Ripercorrendo a ritroso i corridoi
di quello stesso padiglione ci tratteniamo qualche minuto nella piccola
cappella, piena fino all'orlo per la messa del Vescovo, e proseguiamo verso
gli uffici della direzione. Due giovani vicedirettrici, molto disponibili
nonostante la giornata un po' convulsa, ci illustrano i progetti che coinvolgono
il carcere e di cui abbiamo parlato sopra. In un clima che via via si è
fatto più disteso ci congediamo da un mondo che adesso ci appare
un po' meno lontano.
VOLONTARIATO
IN CARCERE
Centro Italiano
raccolta
Via Demaria 12, 10023 Chieri
(To)
Tel. e fax 011/9469958;
tel. 011/9412975
Il Centro raccoglie vestiario, materassi,
passeggini e suppellettili in genere per distribuirli a persone che ne
hanno necessità. Per il carcere delle Vallette a Torino è
mandatario del Ministero di Grazia e Giustizia per provvedere alla distribuzione
del vestiario ai detenuti più bisognosi.
Conferenza
San Giuseppe Cafasso
C.so Matteotti 11, 10121 Torino
Tel. 011/5621986, fax 011/4627793
L'attività della conferenza
si rivolge ai detenuti, agli ex detenuti e alle loro famiglie. Aiuta i
detenuti nell'espletamento di pratiche e documenti, contatta e collabora
con i centri per tossicodipendenti, con le comunità terapeutiche,
con i servizi sociali, con l'Ufficio stranieri e con altri gruppi di volontariato.
Si occupa di inserimenti lavorativi e mantiene collegamenti con le istituzioni
legate al mondo carcerario. Svolge assistenza economica e fornisce vestiti
ai più poveri. I 13 volontari prestano la loro opera presso il carcere
delle Vallette e negli ospedali in cui sono ricoverati i detenuti. Per
i nuovi volontari vengono svolti brevi corsi.
OLTRE D
Via Patetta 12, 10155 Torino
Tel. 011/7715160
I cinque volontari si occupano di
assistenza dei tossicodipendenti e delle loro famiglie in carcere e fuori,
e durante e dopo la comunità di recupero. Ricercano soprattutto
volontari professionalizzati, come avvocati e psicologi.
D.A.I. -
Donne Aids Informazione
Corso Brescia 14/c, Torino
Tel. 011/232180
Fondata nel '92 all'interno della
sezione femminile del carcere di Torino, a partire da un progetto di informazione
sull'Aids, l'associazione intende creare uno sportello di solidarietà
nelle carceri torinesi per una cultura di prevenzione sul tema dell'Aids.
VOLONTARIATO
PENITENZIARIO
C/o Casa Circondariale Le Vallette,
Strada Pianezza 300, 10143 Torino
Tel. 011/4557585
Non è una struttura organizzata
in associazione ma in coordinamenti periodici. Gli AVP, assistenti volontari
penitenziari, operano in diretto rapporto con la direzione del carcere
Le Vallette, che ne definisce le norme organizzative. La loro opera di
volontariato è finalizzata al sostegno morale e all'inserimento
sociale dei detenuti, allo sviluppo di attività culturali, ricreative
e sportive, oltre ad iniziative esterne per portare le problematiche del
carcere fuori dalle mura. |