VITA SOCIALE

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marzo/aprile 2000

 


La realizzazione dell'agenda
Il tempo dei giovani, distribuita agli insegnanti e agli operatori,
è stata coordinata dall'Ufficio Promozione Progetti Adolescenti del Comune di Torino.
L'agenda è stata preceduta da una mostra fotografica che ha ospitato le produzioni di giovani fotografi delle città di Ancona, Ferrara, Padova, Torino, Udine e Venezia.
Per informazioni sull'iniziativa: tel. 011/4424982-35, www.comune.torino.it/infogio/uffa
 

IL TEMPO DEI GIOVANI
Una storia di elicotteri e piste di decollo
 di Andrea Bajani
Ecce giovane. Non c'è niente da fare: nomini i giovani e salta fuori Nanni Moretti. Passa Moretti e arriva Virzì. Passa Virzì e ne viene fuori uno nuovo che ancora non c'è. E tutti giù a parlar di giovani, chilometri di pellicola sugli adolescenti e sulle loro vite di giovani uomini. Ecce (juvenis) homo. Ecce Ovo (sodo). Se i registi si tuffano sui giovani con vigore, non sono da meno gli scrittori più o meno nostrani, che affiancano i cineasti e poi li sorpassano con candida indifferenza. Uno a caso: Enrico Brizzi. Il suo talentaccio di portavoce dei "tardoadolescenti" ha dato filo da torcere a tutti. Dove c'è Brizzi, intorno c'è terra bruciata. Jack Frusciante è uscito dal gruppo se lo sono litigato in tanti, se lo sono letto perversamente in migliaia (compreso chi scrive) e in migliaia hanno sospirato perché quell'Alex-vecchia-volpe forse apparteneva un po' a tutti. Alex pedala come uno sfrenato scalatore al Tour de France per andare a trovare la sua Adelaide-Aidi sulla collina bolognese.

Il punto è questo: chi è che non si è mai alzato sui pedali per andare a incontrare, confondendo fiatone e agitazione in un soffiare asmatico, la propria lei ('dalla parte di lei': chi è che non ha mai atteso il proprio lui-ciclista ostentando indifferenza in panciolle nella propria cameretta?) Il punto è questo, allora: chi è che sfiatonando/panciollando verso/in-attesa-di la propria metà non si è mai, neppure per un istante, sentito un pochino Alex/Aidi?
Chi scrive non appartiene esattamente agli immedesimantisi ma soltanto per una mera, e minima, differenza anagrafica. Cioè: io e Brizzi siamo sostanzialmente coetanei. Quando ho letto Jack Frusciante avevo già vent'anni; la fidanzata ce l'avevo e abitava non proprio a due passi. Avevo la bicicletta, questo sì. Però usavo la macchina. Difficile sentirsi Coppi/Alex quando sei seduto su una Fiat Duna di colore beige. Al massimo ti puoi sentire Schumacher. Ma con la Fiat Duna di colore beige non è propriamente la sensazione più immediata. ('Dalla parte di lei': difficile sentirsi Aidi quando il tuo lui smarmitta per il tuo paese seminando qua e là malsane nuvolacce di smog con conseguente oscuramento di vetrine e compaesani). All'età dell'Alex-vecchia-volpe, e qui interrompo lo sfogo autobiografico, io ero l'unico (e la cosa mi fa davvero poco onore) a sentirsi ancora Rocky ogni volta che a scuola si facevano un paio di flessioni.
Probabilmente Jack Frusciante è uscito dal gruppo è tra i libri che maggiormente hanno segnato gli adolescenti (pre/post) di oggi. Ma non è stato il primo. Dietro, avvolto in un alone un po' trasgressivo/scandalistico, c'è il Pier Vittorio Tondelli di Altri libertini (partita di scacchi in corso tra chi lo osanna e chi dice era un drugà), vero caposcuola di tanta narrativa generazionale. Da qualche parte, sempre dietro, c'è il Due di due di Andrea De Carlo.
E qui arrivo al dunque. L'agenda Il tempo dei giovani. Tanto per cominciare è bellissima. Esteticamente, intendo. I disegni curati dalla Morph Agency sono strepitosi: omini esili esili appena tratteggiati ma di una simpatia e una tenerezza irresistibili. Finalmente l'agenda, penserà qualcuno. Perché tutto quel pistolotto su Coppi e Schumacher, su ecce ovo e homosodo? Perché non parlare subito de Il tempo dei giovani?
In realtà quello che può sembrare narcisistico autobiografismo ha una sua necessità. Se Moretti, Virzì, Brizzi & company sono riusciti a fornire a stuoli più o meno rigonfi di giovani (o ex tali) una sorta di istantanee di gruppo in cui cercarsi e in parte riconoscersi, ciò è avvenuto grazie al desiderio di raccontare e quindi di comunicare raccontando. Registi,scrittori, cantanti (ne cito uno tanto per gradire: Jovanotti) e quant'altro, si sono raccontati attraverso le parole, hanno testimoniato (e qui uso di proposito il verbone 'testimoniare') la propria esperienza di giovani.
Ora, ciò che avviene nella bella agenda Il tempo dei giovani è esattamente questo: raccontarsi. Qualche foto in più in cui andarsi a cercare a fine anno. Parole. Stralci di interviste ad adolescenti di sei città italiane (Ancona, Ferrara, Padova, Torino, Udine, Venezia), racconti, testimonianze (e dàgli!) di personalità del mondo della letteratura (Nico Orengo), dello sport (Novella Calligaris), del giornalismo sportivo (Gianpaolo Ormezzano), e tanti altri.
Ma qua ci vogliono due parole di antefatto. L'agenda, infatti, così com'è, non è che il frutto di un lungo lavoro (coordinato dal Prof. Mario Pollo) svolto durante tutto il 1999 dai sei comuni citati. "Il libro contiene", scrive Pollo, "i risultati di una ricerca su come gli adolescenti ed i giovani stanno vivendo la trasformazione della temporalità, presente nella cultura sociale delle società moderne economicamente più sviluppate". Gli adolescenti intervistati, a cui tenaci intervistatrici/tori hanno dato la caccia lungo tutto l'anno scolastico 1998/99, sono nientemeno che quasi 130. Assediati dalle domande incalzanti dei tenacissimi, i ragazzi delle scuole superiori, dopo i primi minuti di imbarazzo alla vista di un ronzante registratore sotto i denti, si sono raccontati. Il Prof. Pollo, a interviste raccolte, ha selezionato una rosa di "storie di vita" da portare sulla carta, in modo da andare a formare un racconto collettivo che abbia il respiro di un anno solare, tante storie da sfogliare come pagine di un calendario.
Agli adolescenti 'presi d'assalto' gli intervistatori hanno chiesto di raccontare di sé e del proprio modo di vivere la temporalità. I giovani, alcuni, si sono lasciati andare, hanno parlato di tutto, dalle proprie origini, alla propria famiglia, al sentimento nei confronti della morte (e qui si passa dal terrore puro al disinteresse più candidamente disarmante), fino alle proprie aspettative per il futuro. Qui, sul versante-futuro, sul grande rettilineo appostato dietro il curvone dell'adolescenza, pare che i ragazzi anni '90 non se la passino troppo bene.
Oddio, ci sono gli ottimisti, quelli che pensano che, se non proprio roseo il futuro sarà comunque passabile, ci sono i sognatori (e tra questi ne voglio citare uno perché mi ricorda in maniera quasi regressiva la mia pre-adolescenza: "Diciamo un sogno che forse riuscirò a raggiungere se farò un lavoro da guadagnare abbastanza. A me sono sempre piaciuti gli aerei comunque vorrei comprarmi un elicottero perché l'aereo è scomodo perché ci vuole la pista ecc. ecc."), ma ci sono anche, e mi sembrano davvero tanti scorrendo su e giù per il 2000, i giovani che del presente hanno una bassa considerazione e per il futuro non sprigionano ottimismo. La realtà che salta fuori è un mondo ingiusto, squilibrato, cinico, una dopo l'altra citano tutte le calamità più à la page, dalle guerre all'effetto serra. Qualcosa tipo si salvi chi può.
Ma c'è anche chi vive la propria adolescenza con una lucida, rassegnata, coscienza apocalittica. C'è un passo, a questo proposito, che vorrei riportare. Non conosco personalmente l'adolescente che l'ha pronunciata, ma lo immagino pensoso e solitario, con un paio di grossi occhiali e più consapevolezza di quanta ne abbia io. Ecco il passo: "L'umanità è destinata a soccombere prima o poi. Speriamo più poi che prima". Chiara e rassegnata, un inno in sordina alla vita giorno per giorno.
Il Prof. Pollo trae dalla ricerca conclusioni piuttosto amare: "Il risultato è una persona che vive senza un'etica che non sia quella dell'utilità personale e dell'adattamento acritico alla realtà sociale". Conclusioni di una ricerca scientifica.
L'agenda Il tempo e i giovani ora è qui, e dentro c'è la storia, il racconto, di tanti adolescenti. Altra tessera, importantissima, di quel mosaico del raccontarsi che non solo scrittori e registi contribuiscono a portare avanti. Istantanee. Una foto e il tempo lo fermi. Eppure qui sembra il contrario, sembra che il tempo non lo fermi mai. Quando io ero adolescente non avrei mai parlato dell'effetto serra, non avevo idea di cosa fosse. Ora sì. Due istantanee diverse. Il tempo che credi, facendo clic, di avere fermato, in realtà ti mostra la lingua. Perché (e sarà pure filosofia dei poveri ma le parole, una volta tanto, sono chiare) il tempo, comunque vadano le cose, lui passa.

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