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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2000 | ||
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Batto
ping, rispondi pong
Che lo si chiami ping-pong oppure tennistavolo, non importa. Si tratta sempre dello stessa disciplina: un gioco globale e popolare, nato in oriente e praticato ovunque, con regole semplici e di facile assimilazione, nel quale tutti si sono cimentati almeno in un'occasione. Dai circoli ricreativi agli oratori, dagli stabilimenti balneari alle palestre, dalle scuole ai palasport, passatempo o attività agonistica, lo sport dai due nomi si propone di far divertire anche nel nuovo millennio. di Marco Stolfo Racchetta, pallina, un tavolo dalle caratteristiche adeguate attraversato a metà da una rete e almeno un avversario. Sono questi, in estrema sintesi, gli elementi necessari per dare vita a una partita di tennistavolo. Accanto a quella che è la sua denominazione ufficiale ce n'è un'altra con cui questo gioco è conosciuto in tutto il mondo, cioè "ping-pong". E' opinione comune che con questo nome universale, che richiama il battere e ribattere della palla tra racchetta e tavolo, si indichi il "gioco per gioco", vale a dire il diffuso passatempo praticato, con le regole ridotte al minimo, in diverse situazioni ricreative: dai circoli agli oratori, dalle sale giochi ai dopolavori, sino agli stabilimenti balneari. Il tennistavolo sarebbe invece la versione agonistica e ufficiale del gioco, con le sue federazioni, i suoi regolamenti, i suoi tornei e campionati. Giocare a ping-pong, è e rimane un hobby, dedicarsi al tennistavolo è invece un'attività sportiva che richiede costanza, impegno e disciplina. Si tratta comunque di due facce della stessa medaglia, o meglio della stessa racchetta. Vanno quindi bene entrambi i nomi, nonostante la sottile differenza. L'equivoco delle origini Quello sul nome non è l'unico equivoco che riguarda il tennistavolo. Vi è la diffusa convinzione che si tratti di una derivazione del tennis, sia perché in Inghilterra, dove apparve tra il 1880 e il 1890, era considerato come tale e chiamato indoor-tennis o table-tennis per distinguerlo dal lawn-tennis, il tennis vero e proprio che allora si giocava soltanto su prato, sia in quanto nel nostro Paese la Federazione italiana tennis tavolo nacque nel dopoguerra come gruppo affiliato alla federazione tennistica. Tuttavia ha radici più antiche e una storia del tutto originale: arrivò in Europa dal Giappone, dove era praticato già da molti secoli. All'inizio si giocava con racchette da volano e palle di sughero, successivamente si modificarono le une e le altre, a partire dal rivestimento delle racchette in caucciù e dall'utilizzo della celluloide per le sfere. Il passaggio da gioco originariamente d'élite a sport agonistico popolare viene nei primi anni del Novecento, quando l'americano James Jibb ne definì le regole principali. Nel 1926 nacque a Berlino la International Table Tennis Federation e l'anno successivo fu organizzato il primo Campionato mondiale, disputato prima annualmente e poi, dal 1957, ogni due anni. Si gioca a ping-pong in tutto il mondo e lo sport, diventato disciplina olimpica ai Giochi di Seoul del 1988, è praticato ad alti livelli soprattutto nell'Estremo Oriente, con Cina e Giappone in particolare evidenza, in America, in Russia e nelle altre repubbliche ex sovietiche. In Europa i Paesi-guida sono Germania e Svezia, mentre l'Italia, sia per i risultati dei suoi giocatori sia dal punto di vista organizzativo, si trova un po' più indietro. Da noi il ping-pong arrivò durante il periodo fascista e poiché per le sue caratteristiche non corrispondeva ai canoni dell'attività sportiva che esalta la forza fisica, fu relegato dal regime a pratica ricreativa. Questa fu in qualche modo la sua fortuna, ma anche l'origine della sua limitata incidenza, soprattutto all'inizio, nel panorama sportivo nazionale. Il tavolo da ping-pong, insieme al biliardino e al calcetto, ha così accompagnato intere generazioni dalla giovinezza all'età adulta, mentre relativamente pochi sono gli atleti che si sono dedicati (e si dedicano) all'agonismo in questa disciplina e la Fitet (Federazione italiana tennistavolo) ha assunto la forma e la denominazione attuale solo nel 1969 e dieci anni più tardi è stata riconosciuta come "effettiva" nel Coni. Il tennistavolo a Torino, ieri e oggi Nella nostra città il ping-pong si diffonde secondo le medesime modalità del resto d'Italia. Vi attecchisce in maniera particolare in quanto, tra oratori, circoli ricreativi e aziendali, ci sono diverse possibilità di praticarlo. La sua trasformazione in sport vero e proprio avviene nell'immediato dopoguerra. "Fu un profugo croato di nome Herskovic - ricorda Adriano Muzio, responsabile del Settore tennistavolo del Cus Torino - a organizzare veri e propri allenamenti di tennistavolo. In città in attesa di emigrare in America, costituì presso la gloriosa Società Ginnastica Torino la prima effettiva squadra di ping-pong". Inoltre erano torinesi alcuni dei pionieri che tra il 1945 e il 1947 cercarono di dar vita a un'organizzazione nazionale per il loro sport preferito. Oggi in più di seicento praticano a Torino il tennistavolo, nell'ambito dei campionati nazionali e regionali organizzati dalla Federazione. La cifra raddoppia se si considera l'intera provincia e molti di più sono coloro che giocano una volta ogni tanto per esclusivo diletto. Come nel calcio anche nel ping-pong la nostra città ha due squadre in Serie A. Si tratta delle formazioni di Cus Torino e Tennistavolo Torino, che partecipano rispettivamente ai massimi campionati maschile e femminile. Le due società sono impegnate anche nelle serie inferiori in cui sono schierate formazioni appartenenti ad altri sodalizi attivi in città, come Sisport, K2 e CRDC, o in provincia, come Gasp Moncalieri, Ivrea e Ciriè. Ciascuna società cura molto il proprio settore giovanile, affidato alla guida tecnica di istruttori qualificati. Spesso si tratta di esperti giocatori stranieri delle prime squadre, come il russo Samsonov (Cus) o la cinese Feng Wei (Tennistavolo Torino). Per praticare questo sport non ci sono limiti di età; a chi ha intenzione di dedicarsi all'agonismo, l'età consigliata per iniziare va dagli otto ai dodici anni. Uno sport per tutti Regole semplici e meccanismi di facile assimilazione fanno sì che il tennistavolo sia uno sport per tutti. Ciò vale anche dal punto di vista economico, in quanto l'equipaggiamento è essenziale e ha prezzi contenuti. "A parte scarpe e tuta, basta una racchetta", come precisa Renato Di Napoli, presidente del Torino, che aggiunge: "una di buona qualità può costare dalle 80 alle 200 mila lire al massimo, tuttavia a qualità inferiore il prezzo cala sino a 10 mila lire: può comunque bastare, almeno in principio". Per i più giovani c'è anche l'opportunità di giocare a ping-pong a scuola. Per merito di una iniziativa sperimentale del Provveditorato agli studi, la cosiddetta CM 67, che coinvolge in maniera non convenzionale in numerose discipline studenti e insegnanti di educazione fisica e di "Torino 2000. A scuola di sport", un progetto del Torino per chi frequenta le scuole di San Mauro e dei quartieri di Barriera di Milano e Madonna di Campagna. Per gli universitari, invece, ci sono i corsi del Cus Torino. L'assenza di contatto fisico fa sì che il ping-pong abbia una valenza sociale: è uno degli sport più praticati dai disabili, per i quali tavolo, pallina e racchetta non sono una barriera, bensì offrono una possibilità di svago, nonché di confronto anche con i "normodotati". "Si gioca più o meno alla pari", spiega Patrizia Saccà, che gioca e allena per il Torino. Ci sono campionati e regolamenti appositi per chi è disabile e anche la possibilità di giocare a livello mondiale. Il merito è delle Paraolimpiadi, che da anni affiancano i Giochi a cinque cerchi. Vi prenderà parte il pongista astigiano Salvatore Caci e la stessa Saccà è in lizza per un posto in azzurro. Uno sport. "distensivo" Il ping-pong è stato protagonista della storia degli ultimi cinquant'anni, in particolare nel 1971, quando la visita nella Repubblica popolare cinese della rappresentativa americana di tennistavolo segnò l'inizio del riavvicinamento, almeno diplomatico, tra Cina e Stati Uniti. Nello stesso anno, tappa fondamentale della "distensione" Usa-Cina, la Repubblica popolare fu ammessa nell'ONU e un anno dopo il presidente Nixon andò in visita a Pechino. |
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