SPECIALE CARCERE

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marzo/aprile 2000

 
 
 
 
 
 
 



 
 
 
 
 
 
 

 

 
 
 
 
 
 
 

 

UOMINI DENTRO
Ne sentiamo parlare in continuazione: i giornali sono pieni delle polemiche che si scatenano pressoché quotidianamente sull'argomento (proprio poco tempo fa il Ministro della Giustizia Diliberto ha dichiarato, scatenando un pandemonio, che il suo primo obiettivo è l'abolizione dell'ergastolo); lo immaginiamo sporco, brutto, decadente (film quali Fuga di mezzanotte e Qualcuno volò sul nido del cuculo hanno tracciato un ritratto molto difficile da cancellare dai nostri stereotipi) e abitato da orchi brutti, tatuati e cattivissimi (di cui il Robert De Niro di Cape Fear - Il promontorio della paura o l'Anthony Hopkins di Il silenzio degli innocenti sono degni rappresentanti). Insomma, il carcere entra tutti i giorni nella nostra vita, anche se personalmente non abbiamo mai avuto nulla a che farci.
 di Sergio Capelli
Un mondo sommerso, spesso sconosciuto, che cambia velocemente e radicalmente, al pari della società esterna. Non di rado, anzi, il carcere è specchio fedele delle sacche di disagio della società esterna. Così come accade nelle città italiane, anche in carcere sta crescendo vertiginosamente il numero degli immigrati. Spesso clandestini e senza documenti di riconoscimento, sono per lo più maghrebini (37%), centroafricani e provenienti dall'ex Jugoslavia (10%). In Trentino Alto Adige i detenuti extracomunitari sono il 43%, in Veneto il 46%, in Liguria il 49%, ma la punta massima si raggiunge in Friuli Venezia Giulia con il 53%.

Una popolazione carceraria la cui età è compresa, nel 40% dei casi, fra i 25 e i 34 anni, che nel 60% dei casi è celibe o nubile, che in genere non ha figli, ma che quando ne ha (40%) difficilmente ne ha più di due. Tutto ciò riguarda la situazione dei detenuti di sesso maschile. Il numero delle detenute in Italia è molto basso rispetto a quello dei detenuti (2111 contro 49629, dicono i dati resi pubblici dal Ministero della Giustizia nello scorso giugno), l'età media è leggermente più alta (compresa fra i 30 e i 34 anni), lo stato civile corrisponde nel 50% dei casi al celibato. La scolarizzazione è generalmente bassa sia per gli uomini che per le donne: il 76% della popolazione carceraria nazionale ha un titolo di studio al più uguale alla licenza media inferiore; il 51% dei carcerati detenuti in Puglia ha solamente la licenza elementare e in altre regioni del Sud la situazione è molto simile, sebbene con percentuali leggermente minori.
Ma il vero problema delle carceri italiane è il sovraffollamento. Solo il 54% dei carcerati è detenuto a titolo definitivo e sta scontando una pena: il 26% è in attesa del primo giudizio e il 13% è ricorso in appello. Tali percentuali sono un segno ineluttabile della lentezza della macchina giudiziaria italiana.
Abbiamo fatto un ritratto di massima della popolazione carceraria italiana, basandoci sui dati fornitici in anteprima dall'Annuario Sociale del Gruppo Abele (che uscirà in aprile per la Feltrinelli), ma la situazione delle carceri italiane è molto più complessa e assolutamente non riducibile a ritratti di massima.
Un mondo sommerso e sconosciuto, si diceva, un mondo che Informagiovani ha visitato, e che cerca di portare in superficie. Partendo dall'aspetto teorico, dalle filosofie che hanno cambiato il carcere negli ultimi secoli, cercheremo di dare un un'idea di come si sia giunti alle attuali leggi relative alle misure alternative al carcere e di quanto queste siano state (e siano ancora) osteggiate. Facciamo seguire la prassi alla teoria: entriamo nel carcere torinese delle Vallette, lo visitiamo e lo descriviamo. Inoltre, proprio perché il carcere dovrebbe avere una funzione rieducativa più che punitiva, andiamo alla ricerca di progetti speciali che coinvolgano i detenuti e che contribuiscano alla loro rieducazione.
Ma per quasi tutti i detenuti i problemi non finiscono con la scarcerazione, tutt'altro. L'intervista con un Paolo, ex-detenuto proprio nel carcere delle Vallette - potrà risultare illuminante. Uno dei veri problemi di chi ha vissuto l'esperienza della detenzione è quello, una volta scarcerato, di trovare un lavoro. E proprio questo è l'argomento dell'ultimo articolo dello speciale, con una breve intervista al responsabile di una delle tante cooperative sociali che si occupano dell'inserimento lavorativo degli ex-detenuti.
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO


 
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