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CULTURA | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2000 | ||
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Ecco
la festa d'aprile
Conto alla rovescia per Big Torino 2000: pochi giorni ci dividono dall'happening giovanile del vecchio continente e dei suoi antipodi culturali, la Cina. di Mauro Marras Segnatevi sull'agenda la data del 7 aprile, giorno dell'inaugurazione: Big, la biennale di arte emergente, vuole portare a Torino il meglio della produzione artistica contemporanea, il nuovo che nasce in Europa e, per questa prima edizione, in Cina. Intanto ecco i sei perché di Big, sei motivi che fanno di Big qualcosa di speciale. Commentati per noi da qualcuno di altrettanto speciale. La formazione artistica Imparare, conoscere, crescere, affinarsi, esprimersi, essere in formazione permanente è una condizione esistenziale felice per chi fa della creatività il proprio mestiere. BIG vuole essere produttrice di esperienze e di incontri: porta gli studenti di tutta Italia a Torino con la sezione 2000 scuole, porta gli artisti nelle grandi istituzioni a incontrare i maestri, a confrontarsi con un pubblico attento e competente e con altri giovani che vivono in diversi contesti culturali. BIG è una piazza in cui l'incontro è la condizione essenziale della formazione in quanto amplificatore di conoscenza. "Eliminare le distanze mantenendo le differenze" è il motto di Michelangelo Pistoletto: "Non si può usare la parola educazione come la si usava un tempo. L'educazione non è cosa da impartire. C'è l'apprendimento nozionistico, ma nell'arte moderna e contemporanea l'autonomia personale si sviluppa e non si impara. E' un principio che si estende a occupare quasi tutto lo spazio. Ma non basta più. Entra in gioco il mondo". L'educazione va discussa davanti all'icona e alla guerra - prosegue il maestro dell'arte povera - davanti al degrado umano e alle cattedrali finanziarie dell'economia cercando di mettere insieme l'assoluto con il relativo, il profondo con il superficiale, se stessi con il tutto. Questo giusto per cominciare. Guardare la vita e lavorare per congiungere i poli opposti e produrre energia civile, vedere se stessi e gli altri belli perché diversi". Il territorio come spazio artistico Se l'arte si avvicina alla vita sino a identificarsi con essa, il territorio è lo spazio della vita e dunque dell'arte. Attraverso la forza simbolica dell'arte lo spazio urbano riscopre una storia, un carattere, un motivo per fermare le persone davanti a qualcosa di riconoscibile, a un segno d'identità perduta. Per il grande architetto canadese Frank O. Gehry "è importante, nel lavoro, creare una cultura insieme con la gente. La cultura occidentale pensa a un solo tipo di ordine, alla simmetria, al classicismo, all'idea della prospettiva centrale. Ma il mondo intero non può essere costruito soltanto lungo gli assi.Rispetto moltissimo la storia ma penso che noi dobbiamo imparare a vivere nel presente". Europa/Mondo, un nuovo incontro Il continente più piccolo ha conquistato il mondo, poi si è fatto conquistare: le metropoli europee sono territori di incontro e scontro etnico. Le nostre strade hanno aspetti "stranieri", spuntano botteghe di prodotti che un tempo avremmo definito "coloniali", ristoranti indiani, paninoteche arabe. L'incontro non è più evitabile, lo stesso concetto di nazione cambia sotto la spinta della società multietnica. Jack Lang, ex ministro della Cultura del governo francese, la definisce "L'Europa della creazione " e afferma: "L'Europa è allo stesso tempo una e multipla. L'Europa è la prova che non è necessario essere identici per unirsi o affini per ritrovarsi. Questa diversità di lingue, di culture, di religioni, di miti, è la nostra incomparabile ricchezza, il nostro bene comune. Il rispetto delle particolarità di ciascuna componente dell'Europa, è il modo migliore per salvaguardare il nostro potenziale creativo. L'Europa si fonda sulla reciproca interazione: bisogna ispirarsi al meglio degli altri. E fare in modo che gli altri si ispirino al meglio di casa nostra". L'imprenditoria culturale La "vita da bohème" degli artisti è un luogo letterario abusato, scontato, così come il distacco aristocratico dal vile sostentamento quotidiano. La persona-artista non guarda più al mercato come a un luogo di perdizione. Per Oliviero Toscani, il rapporto tra arte e mercato "non è soltanto possibile ma necessario". "Non ho mai sopportato l'espressione arte pura - dice il grande fotografo direttore di Fabrica - forse perché presuppone che esista anche un'arte impura, e che questa impurità le derivi in qualche modo dall'essere "contaminata" dal mercato. Troppe volte ho dovuto affrontare questo argomento nel corso della mia attività. Troppe volte sono stato accusato di essere al "servizio" di un'industria quando piuttosto - e lo dico senza presunzione ma, anzi, con un po' di vergogna per l'eccesso di fortuna capitatami - era l'industria ad essere al "servizio" dell'arte. E in fondo, poi, per chi dipingeva Michelangelo? Non c'era anche nella sua opera un intento propagandistico, sia pur per la Chiesa? E i quadri di Picasso, i dischi di Mozart? i libri di Hemingway non vengono forse venduti? E non c'è forse un business dietro ogni capolavoro di Fellini? Io so, per esperienza personale, quanto i rapporti tra cultura e industria siano difficili. So quanto è complicato far capire l'importanza delle ragioni dell'arte a chi, giustamente, è interessato più che altro alle ragioni della vendita e del profitto. Ma la sfida che mi sono imposto è dimostrare che la coincidenza tra i due mondi, apparentemente lontani, della sperimentazione artistica (o pubblicitaria) o dell'economia, non è impossibile". L'incontro e il confronto tra le arti Sonorizzare una mostra d'arte... fare di una lettura poetica uno spettacolo con scene, luci, musica... usare strumenti multimediali durante un concerto o in teatro... Big favorisce le commistioni dei linguaggi artistici e sollecita ibridazioni, confronti e produzioni realizzate da artisti di discipline diverse. E' forte la tendenza tra i giovani creativi a utilizzare linguaggi, strumenti espressivi, tecnologie in modo integrato, senza dogmi accademici. Se l'arte è vita, la vita è simultaneità di suono e luce. Allora via le barriere tra le arti e proviamo a creare uno spazio fluido aperto alla sperimentazione. La grande partecipazione delle istituzioni Promuovere i giovani: un mestiere, una missione, una passione? Semplicemente, come sostiene il Sindaco di Torino Valentino Castellani, la certezza che "I giovani rappresentano il futuro economico, sociale e culturale del territorio". Investire sui giovani vuol dire fare crescere le future generazioni, evitare che la storia sia cancellata dall'ignoranza. Big ha fatto da pungolo nei confronti di istituzioni culturali di mezza Europa. La sua convinzione nel valore della creatività giovanile ha contagiato numerosi enti che verranno a Torino a portare il loro contributo a questa grande idea. Per la prima volta si assiste a una così qualificata compresenza di istituzioni in un'unica città. Queste avranno anche modo di presentarsi e di incontrarsi |
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