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SPECIALE CARCERE | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 02/2000 | ||
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LE
NUOVE:CARCERE/DORMITORIO
di Marcella Rodino Figlia del suo tempo, la costruzione che imponente si affaccia su corso Vittorio Emanuele non ha mai conosciuto altra destinazione se non quella assegnatale nel lontano 1857. Primo carcere di ispirazione inglese vantava ben 684 celle singole dislocate in sei bracci ciascuno di tre piani, superando in questo modo la divisione classica in camerate. Era un carcere improntato al lavoro, allo sviluppo e incremento dei diversi rami dell'industria, dove si vedevano impegnati governo e appaltatori nel concedere commesse a detenuti costretti al lavoro forzato. Ci vollero parecchi decenni prima che fosse riconosciuta una carta del lavoro (anni 1918-1920), quando i carcerati ottennero finalmente una gratificazione e quindi un premio monetario stabilito dall'economo, figura quasi manageriale interna alla struttura. Ma alla popolazione torinese il carcere "Le Nuove" ricorderà certamente episodi di storia recente, di conoscenti o parenti prima rinchiusi e poi deportati o purtroppo mai usciti da quelle mura, prigionieri del I o III braccio in mano ai tedeschi durante l'occupazione. All'ingresso dell'edificio, ci racconta il Dottor Tagliente, psicologo delle Vallette e fautore di un minuzioso e appassionato studio sulla storia de "Le Nuove", si trova una lapide che ricorda i caduti della lotta per la liberazione e un museo sulla resistenza e i deportati di difficile accesso al pubblico se non con i dovuti permessi. Sempre all'interno della struttura una Cappella dell'800, sotto la tutela del Ministero per i Beni Culturali, ha la particolarità di essere collegata a cubicoli, piccole celle dotate di finestra da cui un tempo i detenuti potevano assistere alla messa senza incrociare lo sguardo di altri carcerati. Oggi all'interno de "Le Nuove" continuano ad esserci le 684 celle originali dislocate in sei bracci ognuno su tre piani. Su una superficie di quasi 40 mila metri quadrati sono presenti 62 semi-liberi e 10 lavoranti, i cosiddetti "articolo 21". Alla fine degli anni '80 i detenuti comuni sono stati spostati alle Vallette, seguiti negli anni successivi dai collaboratori di giustizia e dal femminile. Una parte della struttura dal 19 gennaio 1998 è diventata provvisoriamente sede del Nucleo traduzioni e piantonamenti, giovane ramo della Polizia penitenziaria che conta 200 dipendenti. Di progetti ufficiali su "Le Nuove" nessuno parla, ma le voci lasciano intendere che le realtà interessate al futuro impiego della struttura ne rivendichino il possesso. Del resto il dibattito non è nuovo: già il regno di Vittorio Emanuele II dovette contrastare le mire del comune sul territorio interessato. Dal punto di vista sociale per i semi-liberi la soluzione "centro città" non può che favorire il reinserimento e, considerato il percorso intrapreso, il cambiamento logistico diventa psicologicamente importante. Rimane aperta la domanda: sono ancora indispensabili 40 mila metri quadrati? |
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