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VOLONTARI
AL TELEFONO
Mezzo indiscusso
di comunicazione, indispensabile sul lavoro come nella vita privata,
il telefono è anche lo strumento principale attraverso
cui operano alcune associazioni di volontariato. Le tre differenti
realtà rappresentate da Telefono Amico, Rosa e Azzurro
ben evidenziano tale fenomeno costituendo anche un importante
"osservatorio" del malessere sociale del nostro tempo.
di Raffaella Rocca Sara, da sette anni volontaria di Telefono Amico, mi
spiega che l'associazione, che ha da poco festeggiato il trentesimo
anno di servizio, si è occupata inizialmente del fenomeno
del suicidio, aprendosi solo in seguito a tutte le possibili
situazioni di difficoltà esistenziale.
Attualmente consta di 150 volontari, organizzati in base a turni
che prevedono, per ciascuno di essi, una presenza quantificabile
in tre appuntamenti mensili di sei ore ciascuno. Dal momento
che non si ritiene possibile circoscrivere una richiesta di aiuto
in una particolare fascia oraria, il servizio prestato è
costante lungo l'intero arco della giornata. L'esperienza maturata
in questi anni ha messo in luce soprattutto la necessità
di un'adeguata formazione degli aspiranti operatori che, sotto
la guida dei membri più anziani del gruppo, sono invitati
a seguire, da novembre a maggio, un corso di preparazione con
frequenza settimanale.
Nella semplice ma accogliente sede di Mondo X (tale è
il nome dell'associazione che sostiene Telefono Amico), Sara
mi conferma l'impossibilità di individuare una particolare
fascia di utenza o categorie di problemi ricorrenti. Ogni telefonata
costituisce un caso a sé. Chiamano bambini, adulti, anziani,
casalinghe e professionisti. Diverse le situazioni di disagio:
solitudine in senso lato, episodi di violenza, disturbi della
sessualità, tossicodipendenza, ecc. Paradossalmente si
registra una percentuale inferiore di chiamate tra le persone
fortemente disadattate, per esempio i "senza tetto"
che, sia per carenza di informazione che per necessità
primarie di altro tipo, sono probabilmente meno inclini a rivolgersi
ad un servizio di questo genere.
In una società in cui regna sempre più e a qualsiasi
livello l'incomunicabilità tra le persone, i volontari
di Telefono Amico hanno scelto di lasciare che il soggetto in
cerca di aiuto possa esprimersi in assoluta libertà, senza
il timore di giudizio alcuno.
Fedeli al motto "qui ed ora", si sono posti come obiettivo
principale quello di far emergere la personalità di chi
chiama, mettendo in secondo piano e lasciando agli specialisti
dei vari settori la risoluzione concreta del problema.
Di qui le possibili difficoltà nel doversi scontrare con
realtà, quali ad esempio la pedofilia o gli abusi sessuali,
che, provocando spontanee reazioni di rifiuto e condanna in chi
le ascolta, possono arrivare a compromettere l'attività
dell'operatore. In alcuni casi questo è chiamato a misurarsi
con vere e proprie manifestazioni di aggressività, diventando
il bersaglio di insulti gratuiti, in altri deve saper intravedere
le situazioni di disagio che si nascondono dietro il racconto
di un banale litigio o ancora rompere il musro di solitudine
in cui vive un anziano prospettandogli un possibile inserimento
sociale attraveso le infrastrutture del proprio quartiere.
Le difficoltà principali da affrontare nascono in ogni
caso dalla necessità di trovare una sorta di equilibrio
tra il rischio di un eccessivo coinvolgimento e quello di un
possibile distacco emotivo dalle situazioni di dolore che man
mano si presentano.
A tal fine si sta rivelando sempre più proficua la partecipazione
dei volontari ai gruppi di sostegno psicologico, organizzati
e autogestiti dai membri più anziani dell'associazione,
con la speranza di giungere, attraverso una continua autoanalisi
ed un confronto reciproco, ad una sempre maggior comprensione
ed accettazione di quelle forme di dolore che minano la serenità
di chi chiama ma che possono ugualmente far parte dell'esperienza
di vita di chi ascolta.
La risposta alla violenza contro
le donne trova invece il suo referente ideale in Telefono Rosa.
Nato 1'8 marzo del 1993 a Torino, è diventato in poco
tempo una realtà nazionale con sedi distribuite in diverse
città italiane. Rappresenta un centro di cultura contro
la violenza aperto a tutte le donne con problemi di solitudine,
maltrattamenti, situazioni di disagio familiare. Il gruppo è
attualmente costituito da 45 volontarie, tra le quali si registra
la presenza di psicologhe, avvocate e magistrati.
L'accesso all'associazione è riservato alle donne, che
devono avere almeno vent'anni e dimostrare una particolare sensibilità
ai problemi legati alla condizione femminile. E' richiesto un
discreto livello culturale e, nel contesto del gruppo, sono utili,
anche se non indispensabili, figure professionali legate al mondo
del diritto o del sociale. Si diventa operatrici solo dopo un
corso di formazione di cingue incontri, ferma restando la possibilità
per chiunque di avvicinarsi al mondo di Telefono Rosa partecipando
alle riunioni mensili tenute dall'associazione stessa.
Il colloquio telefonico, con una media di 5000 telefonate al
giorno, rappresenta la prima forma di intervento. La dott.ssa
Menzio, presidentessa dell'Associazione, parla di una "voce
ascolto" che, escludendo un approccio esclusivamente assistenzialistico,
instaura un confronto con la donna in cerca di aiuto affinché
quest'ultima maturi con maggior coscienza il percorso da intraprendere
e scelga in modo pienamente autonomo le strutture cui appoggiarsi.
Fasi ulteriori sono rappresentate dal confronto personale, dalla
consulenza legale e dal sostegno psicologico.
Ma l'associazione vuole anche affermare una sua posizione politica
e culturale, con una presenza costante nei processi di violenza
alle donne e contributi concreti nella promozione di iniziative
legidative e nel sostegno di progetti come ad esempio i corsi
di educazione sessuale nelle scuole.
Due sorelline domandano aiuto
nella notte. Il padre affetto da un grave esaurimento nervoso
le minaccia; grazie all'intervento di Telefono Azzurro e delle
Forze dell'ordine riescono ad essere portate al sicuro. Questo
è soltanto uno dei tanti esempi di abusi all'infanzia
che hanno trovato un adeguato sostegno in un'associazione caratterizzata
da una forte competenza specifica.
Fondata nel 1987 da Ernesto Caffo, Professore Associato di Neuropsichiatria
Infantile all'Università di Modena, vede attivare nel
1990 la prima linea telefonica gratuita, riservata ai bambini
e ragazzi sino ai 18 anni, trasformata poi nel 1994 nel numero
breve 19696 attivo in tutta Italia, 24 ore su 24 per 365 giorni
all'anno. Dal momento che l'esperienza ha messo in luce numerose
chiamate di genitori in difficoltà, incapaci di interpretare
le proprie relazioni nell'ambito della faniglia, si può
oggi contare anche su una Linea Istituzionale, con sede unica
a Bologna, a cui possono rivolgersi gli adulti per segnalare
problemi che coinvolgono i minori.
Gli operatori sono esclusivamente psicologi e pedagogisti che,
inviando il proprio curriculum al Comitato Nazionale per il Telefono
Azzurro di Milano, possono accedere ad uno specifico corso di
formazione accompagnato da un tirocinio pratico. La consulenza
psicologica rappresenta lo strumento principale per colmare la
solitudine in cui il bambino vive; l'operatore dovrà essere
in grado di dargli sicurezza e di dimostrare una totale disponibilità
all'ascolto della storia che risulterà fodamentale nel
tracciare i fattori di rischio e il contesto sociale in cui il
minore vive. Si potrà in questo modo valutare, nell'ipotesi
di un rischio oggettivo per l'incolumità dello stesso,
la necessità di un intervento dell'autorità competente.
La forza dell'associazione risiede in ogni caso anche nell'attività
dei volontari che, organizzati in "Comitati" locali,
come avviene ad esempio nella sede di corso Regina Margherita
a Torino, operano nelle scuole, nelle carceri e in tutti i luoghi
in cui sia possibile sensibilizzare l'opinione pubblica.
Tra le tante iniziative si può ricordare "Uno a Uno:
un adulto accanto a te", esperienza di compagnia e di aiuto
ai bambini con problemi scolastici e di affidamento. Ogni volontario,
con il sostegno di un gruppo di esperti, affianca un bambino
instaurando una relazione di confidenza e sostegno.
Nella consapevolezza dell'importanza che può assumere
la campagna di informazione, sono stati inoltre portati avanti
il progetto di divulgazione della Convenzione delle Nazioni Unite
sui Diritti dell'Infanzia, realizzato attraverso la proiezione
di videocassette e la distribuzione di un testo semplificato
nonché la creazione, sempre nelle scuole, dei club junior
di Telefono Azzurro, che, con il coinvolgimento diretto dei bambini,
risultano particolarmente attivi nella sensibilizzazione ai diritti
dell'infanzia e ai problemi dei minori in genere. |