CULTURA

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gennaio/febbraio 1999

 

 





 

 


 

R COME RIFIUTI
Avete mai pensato ai bauli e alle bambole ammucchiate nella vostra soffitta come a una piccola discarica domestica? Osservando un reperto archeologico, vi è mai passato per la testa che possa trattarsi di un oggetto di scarto tramandato a noi attraverso il tempo?


di Claudia Delpero


Chi è convinto che la parola Rifiuto sia soltanto sinonimo di Immondizia, farebbe bene a visitare la mostra allestita presso l'Environment Park. Un primato di Torino: "Erre come... rifiuti" è la prima esposizione permanente, in Europa, dedicata a questo tema.
A guidare il visitatore nello "sporco" mondo dei rifiuti è Erre, un singolare personaggio animato. Nato da oggetti privi di vita, ha eletto a dimora la nostra pattumiera, dove discerne con cura i materiali riciclabili. Sorride, ma ha un pessimo carattere: per forza - dice lui - "ho sempre la sensazione d'essere abbandonato, che le persone mi vogliano scaricare a tutti i costi dimenticandomi in fretta". Non a caso il nome Erre deriva da Rifiuti. Eppure può significare anche Riutilizzo, Recupero, Riciclo.
La visita comincia dal "tunnel infernale", un corridoio tetro, zeppo di ritagli, mobili, scarpe e aggeggi vari buttati via in modo spensierato: molte volte nella spazzatura gettiamo autentiche risorse. Dove andranno a finire? Per scoprirlo, ci "accomodiamo" dentro un camion dell'immondizia, dove si proiettano le immagini di una discarica: con automezzi in movimento, urla stridule di gabbiani e montagne di rifiuti che crescono senza sosta. Basta dire che il più grande "monumento" costruito dall'uomo è rappresentato dalla discarica Fresh Kills, di State Island, dove ogni giorno giungono le 17 mila tonnellate di rifiuti prodotti a New York. Le dimensioni spiegano tutto: 1200 ettari di superficie e 70 milioni di metri cubi costituiscono 25 volte il volume della piramide di Giza. E pensare che per i cacciatori del Paleolitico gli unici rifiuti erano i resti di animali, gli utensili e le armi consunte. Quanto ai Romani, consideravano le anfore per l'olio come "vuoti a perdere": poiché era difficile lavarle, si preferiva seppellirle in apposite discariche (il Monte Testaccio ne è un esempio).

A questo punto Erre ci mostra un cartello emblematico. Dice: "A volte ci comportiamo come quei furbi che invece di togliere la polvere e la cartaccia dal pavimento, la spingono sotto il tappeto, senza pensare che prima o poi salterà di nuovo fuori". Possono infatti passare millenni prima che l'ecosistema riesca a riassorbire i nostri scarti. Sostanze naturali come la frutta, la verdura o il legno si deteriorano nell'arco di pochi mesi. Per la plastica o il polistirolo, invece, ci vogliono secoli. Tuttavia si stanno studiando nuovi materiali biodegradabili, a cui basta un mese per scomparire nell'ambiente. Un esempio? Il Mater-bi, una sostanza simile alla plastica con cui si producono sacchetti, penne per scrivere e ossi per cani. E' un materiale innovativo: non deriva dal petrolio, ma dalla lavorazione del mais.
L'ideale, però, sarebbe consumare meno e riciclare di più, allenando la mente a vedere nei rifiuti una risorsa. Come dice il Gabibbo: "Per fortuna nel mondo c'è la rumenta". I gatti l'hanno capito da tempo. Solo che oggi, invece di "fresche" lische di pesce, nei cassonetti dell'immondizia trovano solo più cibi in scatola. Anche gli ideatori della moda "trash" hanno scoperto il valore della spazzatura, innalzandola quasi ai livelli dell'arte. Ma qualcuno ancora sonnecchia.
Noi, intanto, abbiamo raggiunto la seconda parte della mostra, che svela i segreti della raccolta differenziata: dal vetro alla carta, dalla plastica all'alluminio, fino al recupero dei rifiuti industriali. Oggi, ad esempio, parti consistenti delle automobili possono essere riciclate, come illustra il progetto "Fare" (Fiat Automobile Recycling). Dai paraurti si ricavano tubazioni e scatole per i filtri dell'aria; dai serbatoi vaschette per liquidi, e via dicendo.
Del resto, anche il locale che ospita la mostra può essere considerato un grosso esempio di "riciclo". Si tratta infatti dell'ex capannone Ferriere Fiat. Ma l'intera area circostante - due milioni di metri quadri sulla Dora, abbandonati da anni al degrado - sta subendo una rapida trasformazione, da area industriale a polo di sviluppo. Vecchie fabbriche dall'aspetto lugubre e desolante saranno convertite nel Parco Scientifico Tecnologico di Torino, un complesso di edifici e giardini realizzati con tecniche naturali.

Trovata una collocazione stabile presso l'Environment Park (la prima edizione della mostra era stata realizzata nel 1997 nel Museo dell'Automobile), l'esposizione serba comunque un carattere mutevole: varia cioè secondo i contributi proposti di volta in volta da aziende e consorzi che collaborano nell'allestimento.
Concepita come laboratorio utilizzabile sia dalle scuole che dalle famiglie, l'esposizione avviluppa i visitatori attraverso lo stimolo di tutti i sensi: tra video e oggetti colorati, tra animali di fantasia e installazioni artistiche, tra rumori e schiamazzi, tra profumo di rose e puzza di aglio marcio (servendosi di particolari rubinetti, si può anche provare quest'emozione!), è possibile sperimentare una nuova percezione del rifiuto. Il modello didattico si chiama "Touch and learn", un metodo che invita a manipolare gli oggetti, a schiacciare pulsanti, a divertirsi con la chimica per imparare giocando.
"R come... rifiuti" è la prima esperienza di questo genere, dedicata interamente al problema rifiuti, che sia stata allestita in Europa. Tuttavia il primato sui "musei della spazzatura" spetta agli Stati Uniti. Risale infatti al 1990 l'apertura del Trash Museum, prima esposizione permanente sul tema, realizzata presso il Dekorte State Park, nel New Jersey. Sempre in America, qualche anno fa, gruppi di ambientalisti e di seguaci della New Age hanno unito le forze per creare, nel New Mexico, una cittadina di case "riciclate": le hanno costruite utilizzando pneumatici riempiti con terriccio, lattine di birra e vecchi giornali. Anche il Giappone non è da meno. Qui è stato infatti aperto il Gomi Park, una sorta di Parco dell'immondizia con tanto di visita a un inceneritore e a un cantiere edile dove ogni cosa viene costruita con materiale riciclato.
In generale, negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative relative al problema rifiuti: mostre e allestimenti temporanei vengono proposti in molte città europee. All'inquinamento e al riciclaggio sono state dedicate sezioni speciali in diversi musei. Se ne possono osservare alcuni esempi al National Science and Technology Museum di Amsterdam, alla Cité de Sciences et de l'Industrie di Parigi, al Science Museum di Londra e all'Eureka Children's Museum di Halifax, in Scozia.



LA DURATA DEI MATERIALI

Penna in mater-bi
Fazzoletto di carta
Avanzi di frutta e verdura
Fiammifero di legno
Giornale
Contenitore in pvc
Chewing-gum
Contenitore in tetrapak
Lattina in alluminio
Chiodo di ferro
Involucro di plastica
Polistirolo
Vetro

 1 mese
3 mesi
3/6 mesi
6 mesi
3/12 mesi
10/100 mesi
5 anni
10 anni
10/100 anni
60 anni
100/1000 anni
1000 anni
4000 anni



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