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R COME RIFIUTI
Avete mai
pensato ai bauli e alle bambole ammucchiate nella vostra soffitta
come a una piccola discarica domestica? Osservando un reperto
archeologico, vi è mai passato per la testa che possa
trattarsi di un oggetto di scarto tramandato a noi attraverso
il tempo?
di Claudia Delpero Chi è convinto che la parola Rifiuto sia soltanto
sinonimo di Immondizia, farebbe bene a visitare la mostra allestita
presso l'Environment Park. Un primato di Torino: "Erre come...
rifiuti" è la prima esposizione permanente, in Europa,
dedicata a questo tema.
A guidare il visitatore nello "sporco" mondo dei rifiuti
è Erre, un singolare personaggio animato. Nato da oggetti
privi di vita, ha eletto a dimora la nostra pattumiera, dove
discerne con cura i materiali riciclabili. Sorride, ma ha un
pessimo carattere: per forza - dice lui - "ho sempre la
sensazione d'essere abbandonato, che le persone mi vogliano scaricare
a tutti i costi dimenticandomi in fretta". Non a caso il
nome Erre deriva da Rifiuti. Eppure può significare anche
Riutilizzo, Recupero, Riciclo.
La visita comincia dal "tunnel infernale", un corridoio
tetro, zeppo di ritagli, mobili, scarpe e aggeggi vari buttati
via in modo spensierato: molte volte nella spazzatura gettiamo
autentiche risorse. Dove andranno a finire? Per scoprirlo, ci
"accomodiamo" dentro un camion dell'immondizia, dove
si proiettano le immagini di una discarica: con automezzi in
movimento, urla stridule di gabbiani e montagne di rifiuti che
crescono senza sosta. Basta dire che il più grande "monumento"
costruito dall'uomo è rappresentato dalla discarica Fresh
Kills, di State Island, dove ogni giorno giungono le 17 mila
tonnellate di rifiuti prodotti a New York. Le dimensioni spiegano
tutto: 1200 ettari di superficie e 70 milioni di metri cubi costituiscono
25 volte il volume della piramide di Giza. E pensare che per
i cacciatori del Paleolitico gli unici rifiuti erano i resti
di animali, gli utensili e le armi consunte. Quanto ai Romani,
consideravano le anfore per l'olio come "vuoti a perdere":
poiché era difficile lavarle, si preferiva seppellirle
in apposite discariche (il Monte Testaccio ne è un esempio).
A questo punto Erre ci mostra
un cartello emblematico. Dice: "A volte ci comportiamo come
quei furbi che invece di togliere la polvere e la cartaccia dal
pavimento, la spingono sotto il tappeto, senza pensare che prima
o poi salterà di nuovo fuori". Possono infatti passare
millenni prima che l'ecosistema riesca a riassorbire i nostri
scarti. Sostanze naturali come la frutta, la verdura o il legno
si deteriorano nell'arco di pochi mesi. Per la plastica o il
polistirolo, invece, ci vogliono secoli. Tuttavia si stanno studiando
nuovi materiali biodegradabili, a cui basta un mese per scomparire
nell'ambiente. Un esempio? Il Mater-bi, una sostanza simile alla
plastica con cui si producono sacchetti, penne per scrivere e
ossi per cani. E' un materiale innovativo: non deriva dal petrolio,
ma dalla lavorazione del mais.
L'ideale, però, sarebbe consumare meno e riciclare di
più, allenando la mente a vedere nei rifiuti una risorsa.
Come dice il Gabibbo: "Per fortuna nel mondo c'è
la rumenta". I gatti l'hanno capito da tempo. Solo che oggi,
invece di "fresche" lische di pesce, nei cassonetti
dell'immondizia trovano solo più cibi in scatola. Anche
gli ideatori della moda "trash" hanno scoperto il valore
della spazzatura, innalzandola quasi ai livelli dell'arte. Ma
qualcuno ancora sonnecchia.
Noi, intanto, abbiamo raggiunto la seconda parte della mostra,
che svela i segreti della raccolta differenziata: dal vetro alla
carta, dalla plastica all'alluminio, fino al recupero dei rifiuti
industriali. Oggi, ad esempio, parti consistenti delle automobili
possono essere riciclate, come illustra il progetto "Fare"
(Fiat Automobile Recycling). Dai paraurti si ricavano tubazioni
e scatole per i filtri dell'aria; dai serbatoi vaschette per
liquidi, e via dicendo.
Del resto, anche il locale che ospita la mostra può essere
considerato un grosso esempio di "riciclo". Si tratta
infatti dell'ex capannone Ferriere Fiat. Ma l'intera area circostante
- due milioni di metri quadri sulla Dora, abbandonati da anni
al degrado - sta subendo una rapida trasformazione, da area industriale
a polo di sviluppo. Vecchie fabbriche dall'aspetto lugubre e
desolante saranno convertite nel Parco Scientifico Tecnologico
di Torino, un complesso di edifici e giardini realizzati con
tecniche naturali.
Trovata una collocazione stabile
presso l'Environment Park (la prima edizione della mostra era
stata realizzata nel 1997 nel Museo dell'Automobile), l'esposizione
serba comunque un carattere mutevole: varia cioè secondo
i contributi proposti di volta in volta da aziende e consorzi
che collaborano nell'allestimento.
Concepita come laboratorio utilizzabile sia dalle scuole che
dalle famiglie, l'esposizione avviluppa i visitatori attraverso
lo stimolo di tutti i sensi: tra video e oggetti colorati, tra
animali di fantasia e installazioni artistiche, tra rumori e
schiamazzi, tra profumo di rose e puzza di aglio marcio (servendosi
di particolari rubinetti, si può anche provare quest'emozione!),
è possibile sperimentare una nuova percezione del rifiuto.
Il modello didattico si chiama "Touch and learn", un
metodo che invita a manipolare gli oggetti, a schiacciare pulsanti,
a divertirsi con la chimica per imparare giocando.
"R come... rifiuti" è la prima esperienza di
questo genere, dedicata interamente al problema rifiuti, che
sia stata allestita in Europa. Tuttavia il primato sui "musei
della spazzatura" spetta agli Stati Uniti. Risale infatti
al 1990 l'apertura del Trash Museum, prima esposizione permanente
sul tema, realizzata presso il Dekorte State Park, nel New Jersey.
Sempre in America, qualche anno fa, gruppi di ambientalisti e
di seguaci della New Age hanno unito le forze per creare, nel
New Mexico, una cittadina di case "riciclate": le hanno
costruite utilizzando pneumatici riempiti con terriccio, lattine
di birra e vecchi giornali. Anche il Giappone non è da
meno. Qui è stato infatti aperto il Gomi Park, una sorta
di Parco dell'immondizia con tanto di visita a un inceneritore
e a un cantiere edile dove ogni cosa viene costruita con materiale
riciclato.
In generale, negli ultimi anni si sono moltiplicate le iniziative
relative al problema rifiuti: mostre e allestimenti temporanei
vengono proposti in molte città europee. All'inquinamento
e al riciclaggio sono state dedicate sezioni speciali in diversi
musei. Se ne possono osservare alcuni esempi al National Science
and Technology Museum di Amsterdam, alla Cité de Sciences
et de l'Industrie di Parigi, al Science Museum di Londra e all'Eureka
Children's Museum di Halifax, in Scozia. |