VACANZE

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gennaio/febbraio 1999

 



 

 


 

LISSIBONA
La rada meravigliosa


di Fabio Marzano
Distesa sulla riva settentrionale dell'estuario del fiume Tago, Lissibona, la "rada meravigliosa" così come l'avevano chiamata gli arabi, è stata eletta da poeti e scrittori - come, per citare il più famoso, Fernando Pessoa - a luogo ideale del vivere quotidiano. I ritmi della città sono scanditi regolarmente, ma senza fretta, la vita scorre tranquilla, paziente, quasi rassegnata al succedere delle cose, al susseguirsi degli eventi. Una pigra ed affascinate routine pervade lo spirito di Lisbona, una città che conserva intatta la meraviglia delle piccole cose.
L'habitué è una delle figure più caratteristiche del luogo: cliente fisso di residenciais o di pensões (pensioni di media buona qualità le prime, di medio bassa le seconde), di bar e ristoranti, la sua esistenza si ripete ogni giorno secondo un copione predefinito tra camerieri, albergatori e capi ufficio. Personaggi solitari ed indolenti consumano un'esistenza di basso profilo ed incarnano la nostalgia, la saudade di Lisbona. Sono impiegati di banca, contabili, rappresentanti di ditte che è possibile riconoscere dalla familiarità con cui vengono accolti e serviti nei locali. Il visitatore potrà considerarsi soddisfatto del suo soggiorno se sarà riuscito, almeno in parte, a mimetizzarsi in questa folta schiera di uomini sonnacchiosi e un po' annoiati.

Le lunghe passeggiate tra le rue del Bairro Alto - storico quartiere sulla collina di São Pedro de Alcântara - sono accompagnate dalle nostalgiche note del più famoso canto portoghese, il fado (dal latino "fatum": fato, destino). Intonato da una voce melodrammatica e da una chitarra a dodici corde, a confine tra poesia e musica, è una delle manifestazioni più compiute della saudade lisbonese. L'intensa noia del vivere, l'insoddisfazione verso l'esistenza, il rimpianto dell'epoca d'oro delle grandi scoperte e delle navigazioni temerarie sono i principali temi delle canzoni di fado, simbolo collettivo di una remissione totale dell'anima della città al destino preservatogli dagli dei del Cielo, del Mare e della Terra. Quest'ultima, infatti, non si può dire sia mai stata molto generosa da queste parti.

Lisbona e la terra
Era il 1 Novembre, il giorno di Ognissanti del 1755, quando un fortissimo terremoto colpì Lisbona. Ad esso seguirono un violento maremoto ed un incendio durato quasi una settimana. Alle nove e quaranta di quel giorno maledetto, la seconda messa del mattino, tradizionalmente poco frequentata, stava per concludersi. Dal nulla, una serie successiva di terribili scosse esplosero nel sottosuolo.
Nel giro di dieci minuti tutta la parte della città a ridosso del fiume venne rasa quasi completamente al suolo. Nella zona bassa, la Baixa, le scosse raggiunsero il XII grado della scala Mercalli. Il sisma fu così forte - venne avvertito dalla Scozia alla Jamaica - che le acque del Tago si ritirarono, per poi infrangersi sulla riviera come altissime onde. A completare il quadro, l'incendio che distrusse molti edifici dei quartieri del centro occidentale che il terremoto aveva risparmiato. I morti si aggiravano sui ventimila abitanti.
Tra i sopravvissuti iniziarono a circolare voci sinistre circa una presunta maledizione, un castigo che Dio avrebbe voluto infliggere alla città.
Completamente distrutti erano: il Terreiro do Paço (ora la centralissima Praça do Commercio), quella spaziosa area rettangolare ritagliata sulla riva centrale della città, un po' la carta da visita per coloro che la raggiungevano dal mare; il Paço da Riberia, il castello cinquecentesco di Filippo II; i magazzini delle varie compagnie mercantili e tutto il quartiere antistante alla piazza, simbolo e testimonianza dell'imprenditoria marittima.
Una buona occasione per rivisitare quei luoghi invisibili è offerta dal Museu da Cidade, dove sono esposte cartine, planimetrie e dipinti che illustrano la storia architettonica ed urbanistica della città.

Sempre in bilico sull'orlo del precipizio, Lisbona è stata ogni volta ricostruita su se stessa. Ulisse, come racconta il mito, l'aveva fondata su quella splendida riva del Tago, e lì è destinata a rimanere, anche senza il consenso degli dei. Già prima del 1755, infatti, due notevoli terremoti l'avevano colpita, uno nel 1531 e un altro nel 1597 e, più di recente, nel 1988 un devastante incendio ha distrutto una decina di palazzine ai piedi del Bairro Alto, nella moderna zona del Chiado, ad ovest della Baixa.
Le ricostruzioni sono state affrontate dalla popolazione in modo deciso, anche se spesso un po' affrettato, ed hanno rappresentato un'opportunità importante per rinnovare le vecchie strutture artistiche e culturali. Il motto "Seppellire i morti e soccorrere i vivi", affermazione fatta dal Marchese di Pombal, leggendario personaggio che ha guidato la rinascita di Lisbona dopo il terremoto del '55, è un indice trasparente della consapevolezza dei lisbonesi di quanto terribile fosse ciò che era accaduto.
Un aneddoto interessante a questo proposito, riguarda uno dei sistemi proposti per la ricostruzione: "Bota Abaixo", ovvero "Spacca Tutto". L'idea era semplice quanto radicale: nelle zone colpite dalla sciagura le macerie avrebbero dovuto essere livellate in modo tale che le irregolarità naturali del suolo fossero pianificate. Così, in futuro si sarebbe potuto attenuare l'impatto di un eventuale terremoto. Il risultato sarebbe dovuto essere una "Nuova Lisbona", completamente diversa da quella precedente ma in linea con lo spirito di riscatto che attraversava gli animi degli abitanti della città.
Un'altra testimonianza importante sono gli strumenti utilizzati dopo la sciagura del '55 per proteggere gli edifici dal fuoco, gli azulejos, mattonelle decorate da motivi semplici a color pastello. L'arte dell'azulejo (cioè la decorazione delle mattonelle), importata in origine dagli arabi, e la tahla, la lavorazione del legno propria di alcuni popoli dell'Africa meridionale, sono i due generi principali di arte povera portoghese. L'ingegno dei lisbonesi fu così sottile che sfruttarono quello che era un tipo particolare di artigianato delle classi meno abbienti sia per cambiare l'aspetto della città che per preservarne le strutture. Molti dei palazzi a rischio-incendio, infatti, vennero tappezzati di azulejos in modo che le pareti esterne degli edifici fossero rivestite da una patina isotermica. Per saperne di più, visitate il Museu Nacional de Azulejos.
I diversi terremoti che avevano colpito la città sembravano aver sancito in modo netto un rapporto di ostilità tra Lisbona e la Terra, da cui aveva ricevuto solo miserie, e di fiducia tra Lisbona e l'Oceano, che aveva regalato ricchezza e fortuna.
La nostalgia del passato e la commiserazione del presente sono entrambi sentimenti che rievocano ciò che non si vede, che non si può più avere. Quando si cammina "a zonzo" per la Baixa, può ancora accadere che si rivelino sfumature, colori e rumori di una città diversa, nascosta nelle viscere della terra.
A Lisbona le differenze tra sogno e realtà, tra antico e moderno sono vanificate. Dalla tortuosa e stretta Alfama, ad est della Baixa, quartiere residenziale durante il medioevo ora zona popolare, all'ordinata e regolare Baixa-Chiado, l'area ricostruita dopo il terremoto del 55' secondo criteri architettonici geometrico-razionalistici, sembra di muoversi da una città ad un'altra.
E' questo l'itinerario del tram (electricos) No. 28 che attraversa il Bairro Alto, la Baixa-Chiado e si arrampica sulla collina del Castello di São Jorge per poi discendere tra le strettissime strade dell'Alfama. Dalla decadenza e trasandatezza di quest'ultima si passa alle banche, ai consolati, ai ministeri e ai negozi eleganti delle strade che affollano il centro cittadino, la Baixa-Chiado.
Dalla nuova povertà alla modernissima metropolitana. La città dispone attualmente di quattro linee che coprono buona parte dell'area urbana. La Linha do Oriente, l'ultima ad essere stata costruita, porta ai quartieri grattacielo-residenziali dell'Expo '98, dalle cui terrazze è possibile ammirare l'immenso Ponte Vasco da Gama, diciassette kilometri di cemento che collegano le due sponde opposte dell'estuario del Tago.

Fados
Il fado è la musica popolare portoghese per eccellenza. Poche delle persone che visitano Lisbona non sanno cosa sia, ed è stata proprio questa forte richiesta che lo ha trasformato in una sorta di grossa attrazione turistica.
Nel Bairro Alto ci sono molti locali notturni che espongono l'insegna "Fado", ma non bisogna farsi ingannare dalle apparenze. Prima di tutto, sappiate che nella maggior parte di questi luoghi, molti di cui sono ristoranti, viene richiesta una consumazione minima che si aggira tra i 2000 e i 4000 escudos; se questo può essere giustificato in occasione di qualche celebre esibizione, spesso, al contrario, accade che il locale in cui siete capitati abbia un unico "fadista" a contratto che ripete ogni sera lo stesso spettacolino. Sia chiaro: qui il fado è solo un espediente per fare affari. Diversamente vi sono locali dove l'atmosfera che si respira, anche se in alcuni casi troppo elegante e sfarzosa, rimane autentica.
Ma il fado è anche improvvisazione, imprevedibilità, fantasia. Si possono incontrare "fadisti" non professionisti ma comunque in grado di esibirsi con una notevole espressività. Nella ragnatela di vicoli, traverse, piazzette e scalinate dell'Alfama si può ancora ascoltare, se si è fortunati, qualche massaia o marinaio cantare questo antico lamento. Da queste parti, il fado è di tutti. In questo spirito, per esempio, è il Voz de Operàrio, un dopolavoro operaio che al Sabato si trasforma in palcoscenico per avventori casuali o amatori che desiderano cimentarsi in delle vere e proprie "jam session".

Piaceri
Nei "fados", la melanconia della musica è spesso compensata da un ottimo cibo. Lisbona è una di quelle città dove si può progettare un viaggio di indubbio interesse culinario. La griglia è l'attrazione fatale di molte delle ricette portoghesi. Maiale, pollo, sogliole, calamari e sardine vengono spesso cucinati su rustici barbecue nel retro del ristorante, se non sulla strada.
Un'occasione unica a questo proposito è la Festas dos Santos Populares: celebrata in onore di Sant'Antonio, patrono della città, si svolge ogni anno dal 19 al 26 Giugno nell'Alfama. Quantità industriali di carne e pesce vengono arrostite e servite per strada.
Ma non disperate se non riuscirete ad andarci, nei ristoranti della città la generosità delle porzioni è sempre molto sostanziosa. Almeno una volta però, ricordatevi di assaggiare il bacalhau, il merluzzo salato ed essiccato. Nel secolo XVII era il rancio che veniva abitualmente servito ai marinai delle navi portoghesi Il piatto conserva ancora un valore molto importante nella tradizione gastronomica e culturale di Lisbona.
Per finire in bellezza la cena chiedete un'aguardente, un digestivo sui quaranta gradi. E' buona abitudine del gestore portarvi la bottiglia al tavolo. I portoghesi, in generale, non badano eccessivamente alla quantità di alcool che il cliente si mesce, anche se è chiaro che ogni abuso verrà riequilibrato con il conto.
Altra bevanda lisbonese molto nota è la ginjihna, un liquore alle ciliege. Andate, per esempio, al Ginjihna Sem Rival-Eduardino, un "buco" stracolmo di bottiglie, dove viene servita sia l'autentica ginjihna sia l'eduardino, un famoso cocktail della casa. Il locale si trova nella Praça do Rossio, piazza tradizionalmente popolare, dove eretici e cospiratori venivano giustiziati quando, prima del terremoto del 1755, era sede del palazzo della Santa Inquisizione.
Lisbona è piena di discoteche e bar dove si possono bere i più svariati generi di bevande alcoliche. I quartieri in cui si concentra la maggior parte dei ritrovi notturni sono il Bairro Alto e i Doca do Santo Amaro, situati questi ultimi un po' fuori dal centro, ai piedi del Ponte 25 de Abril, nei pressi della splendida Avenida 24 de Juhlo, un lungomare circondato da bellissimi giardini. Ai Docas l'andazzo è abbastanza modaiolo. Vi si trovano dicopub e discoteche di lustro dove si ballano i più svariati generi di sonorità contemporanee. I bar del Bairro Alto, al contrario, sono porticine senza insegna né nome. Sono tanti, uno di fila all'altro, chiassosi e sovraffollati; spesso una sola stanza, sgualfi di giorno, di notte diventano ricettacolo di un'eccentrica vita notturna e di incontri casuali.
La notte prima o poi finisce anche solo perché inizia il giorno, ma le persiane verdi delle case restano chiuse. Sul fiume gli sbarchi si succedono ininterrottamente, le note vuote dei martelli e i suoni cupi delle presse del porto non si fermano mai. L'alba si infrange nel cielo, ma Lisbona, indifferente, non se ne accorge.

INFORMAZIONI UTILI
La stagione ideale per andare a Lisbona è tra aprile e giugno oppure tra settembre e ottobre, quando le piogge stagionali devono ancora arrivare o si sono già esaurite.

In treno: da Torino, via Marsiglia-Irùn, il viaggio dura quaranta ore circa ed è una buona occasione per visitare le rinomate mete giovanili dei Paesi Baschi, come per esempio San Sebastian. Il biglietto ferroviario BIJ (valido per le persone al di sotto dei 25 anni) di andata e ritorno per Lisbona costa sulle 420.000 lire. Per informazioni:
CTS Torino, tel. 011/812.45.34
(Web,
http://www.cts.vol.it).

Cambio: la valuta portoghese è l'escudo; 100 escudos sono 970 lire circa.

Mezzi di trasporto: il Carris è la compagnia che gestisce i mezzi pubblici di Lisbona; il biglietto, valido per due corse, costa 150 escudos ed è utilizzabile su tram, autobus e funicolari. Per quanto riguarda la metropolitana, da lodare l'esiguo costo del biglietto da una corsa, solo 70 escudos.

Lisboa Card: si tratta di un particolare pass (acquistabile nell'Ufficio del Turismo di Lisbona) che vi permette, sia pur per un numero molto limitato di giorni, di viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici della città e di visitare i musei senza dover acquistare il biglietto.
Presso l'Ufficio del Turismo di Lisbona, nel Pàlacio Foz della Praça dos Restauradores, si possono avere tutte le informazione relative agli avvenimenti della città. La cartina della città e della Metropolitana, l'Agenda, il più comprensivo programma delle attività culturali di Lisbona (Web,
http://portugal.hpv.pt/lisboa/agenda), sono offerte gratuitamente.

Dormire:
Campeggio:
Campismo de Câmara Municipal de Lisboa, nel parco Florestal de Montesanto, a sei kilometri dal centro della città, raggiungibile dalla Praça de Figueira con gli autobus 14 e 43.

Ostelli: Pousada de Juventude, Rua Andrade Corvo, 46; Pousada de Juventude de Catalazete, Estrada Marginal, sulla spiaggia di Oeiras, a 12 kilometri dalla città. In genere, negli ostelli, un letto per una notte costa dai 1300 ai 1500 escudos (il sistema di alloggiamento segue il principio "first-come-first-served" e non è possibile prenotare).

Fados:
Adega do Machado
, Rua do Norte, 91 (tel. 346.00.95)
Café Luso, Travessa de Queimada, 10 (tel. 342.22.81)
O Bêco Resaturante Tipico, Rua de São Miguel, 87 (tel. 887.49.14)
Parreirihna de Alfama, beco do Espirito Santo, 10 (tel. 886.82.09)
Sehhor Vihno, Rua do Meio à Lapa, 18 (tel. 397.26.81)
Voz de Operàrio, Rua Voz de Operàrio, 13 (tel. 886.21.55)

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