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Speciale - SCUOLA | |
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| Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/1999 | ||
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LA SCUOLA SIAMO
NOI! Forse si può trasformare la scuola in luogo dell'agio invece che del disagio. di Riziero Zucchi "Che ci fai questo pomeriggio a scuola?" Si potrebbe rivolgere questa domanda agli studenti che in tutta Italia si trovano a scuola nelle ore pomeridiane. Una volta, suonata la campanella, si scappava senza voltarsi indietro, ora si ritorna a scuola. Gli spazi di ritrovo sono pochi o nulli: discoteche, birrerie o centri "okkupati". Allora si ritorna a scuola con il permesso, anzi con l'invito scritto, del signor Ministro della Pubblica Istruzione. Il quale si è reso conto che forse è un guadagno per tutti utilizzare locali esistenti e riscaldati, e che l'aggregazione dei giovani non è poi così pericolosa. Non è un'idea nata tra un convegno e una interrogazione parlamentare, è un punto di arrivo dopo molti tentativi convergenti di studenti e docenti. Negli anni '80 e '90 c'è stato il boom dell'educazione alla salute. Occorreva rispondere all'emergenza droga, che in un primo tempo si cercò di risolvere all'americana, con interventi sui singoli, oppure demonizzando il problema con soluzioni terroristiche o punitive. Ma la scuola non è un covo di tossicodipendenti e la sua funzione primaria è prevenire. Seguendo questa indicazione, sono state studiate attività il cui fine consiste nella ricerca di soluzioni positive per tutti. Forse si può trasformare la scuola in luogo dell'agio invece che del disagio. Sono così nate coraggiose iniziative di prevenzione, come il Progetto Giovani, con lo slogan: "Star bene con sé, con gli altri e con le istituzioni". I progetti si sono diffusi in tutta Italia e ogni scuola ha dovuto impegnarsi nell'inventare situazioni di benessere nei confronti degli studenti. Non è facile passare da luogo di costrizione a luogo positivo in cui ritrovarsi. Alcune scuole delegarono il problema agli psicologi, pensando che la soluzione fosse rendere i problemi questioni mediche. La maggior parte riuscì a scovare docenti disponibili tra quelli che, spesso clandestinamente, si occupavano nel loro tempo libero dei ragazzi e li incaricò di attivare delle iniziative. All'inizio si trattò di lunghe e noiose conferenze sui danni provocati dalle dipendenze, poi si fece strada l'idea che forse l'animazione era il modo più positivo per canalizzare l'energia dei ragazzi e farli uscire dalla noia, madre di tutte le dipendenze. Presero spazio laboratori di teatro, di produzioni video, il giornale da sempre osteggiato divenne una buona occasione per impegnare su temi importanti giornalisti in erba. A queste attività lo spazio fisico e l'orario stavano terribilmente stretti, inoltre la maggioranza dei docenti non sempre accettava di ospitarle nelle proprie ore di lezione: "Ragazzi siamo indietro sul programma". Docenti e studenti volonterosi occuparono lo spazio del pomeriggio, pretendendo una maggior agibilità della scuola, tanto più che le indicazioni venivano dal Ministero. Inoltre le iniziative per una serie di anni furono direttamente finanziate dal Governo, il che convinse i Presidi che forse si trattava di una cosa seria. Si creò una cultura dell'"extrascuola", nacque a poco a poco l'idea che le scuole potevano essere centro di aggregazione e possibilità di produzione di cultura, che gli spazi dell'istruzione pubblica, al di fuori delle ore di lezione, sono occasioni preziose da sfruttare. Contemporaneamente si sono autonomamente mossi anche i ragazzi e per un certo periodo la loro forma di protesta è stata l'occupazione costruttiva. Talvolta con vandalismi, molto evidenziati dai mass-media per darli in pasto all'opinione pubblica. Ma anche momenti positivi, come la "Pantera" che riuscì ad organizzare seminari, discussioni e cineforum. L'autogestione dimostrò che l'animazione culturale interessava gli studenti, portando con sé la richiesta di un'utilizzazione diversa del tempo e dello spazio scuola. Il Ministro Lombardi, prima, e il suo successore Luigi Berlinguer poi, si convinsero che non si poteva più aspettare e che un atto ufficiale regolasse e limitasse a priori l'apertura delle scuole. E' nato così il Decreto del presidente della Repubblica n. 567 del 10/10/96 il cui titolo così traduceva in "politichese" l'apertura pomeridiana: "Disciplina delle attività complementari e delle attività integrative nelle istituzioni scolastiche". Si tratta di una legge, in sette articoli, la cui applicazione può cambiare la fisionomia della scuola radicandola nel territorio e realizzando parzialmente il concetto di autonomia. E' bene che gli studenti conoscano questo documento, che prendano in parola le indicazioni ministeriali per utilizzarle concretamente. Spesso l'ignoranza delle disposizioni di legge blocca iniziative di riforma e cambiamenti nelle istituzioni. Il Dpr stabilisce che la scuola deve proporre agli allievi iniziative e spazi di incontro da attuarsi all'interno degli edifici scolastici nel periodo non dedicato alle lezioni. Le scuole devono offrire agli studenti almeno un locale attrezzato come luogo di ritrovo, accanto al quale possono funzionare servizi di mensa o caffetteria. Lo spazio deve essere utilizzato secondo le indicazioni del Consiglio di Istituto, nel quale tuttavia siedono anche rappresentanti degli studenti. L'organizzazione di questi spazi può essere gestita dal Comitato studentesco che "nelle iniziative gestite direttamente dalla scuola elabora un piano di realizzazione e gestione delle attività con preventivo di spesa da determinare nei limiti delle disponibilità indicate dal Consiglio di Istituto e delle somme eventualmente raccolte con destinazione e con indicazione degli interventi necessari per l'attuazione del piano". Rispetto al passato, si tratta di un grosso salto di qualità, dovuto all'esperienza dell'educazione alla salute, che ha convinto il Ministero della necessità di aprire le scuole ad iniziative diverse dall'ordinaria attività didattica; le occupazioni hanno avuto il loro peso convincendo i responsabili che forse anche i ragazzi sanno autogestirsi ed organizzare iniziative culturali significative. Il Comitato studentesco può inoltre realizzare, previa autorizzazione del Consiglio di Istituto, attività di autofinanziamento consistenti nella promozione di iniziative che non contrastino con le finalità formative della scuola e non determinino inopportune forme di commercializzazione. Non tutte le attività possono basarsi sull'autarchia: si prevedono collegamenti con l'esterno, per una scuola produttiva e permeabile, aperta al territorio e ai progetti che provengono dalle altre agenzie educative. Il decreto definisce scuola "centro di promozione culturale, sociale e civile" con lo specifico invito a "coordinarsi con le iniziative presenti sul territorio. Una promozione utile anche per "favorire rientri scolastici". Forse inizia il cammino da una scuola arroccata sul compito di diffondere il sapere e di valutarne l'acquisizione, verso un'istituzione che valorizza le iniziative culturali alternative ed apprezza l'animazione". La scuola programmerà uno dei principi fondamentali dell'educazione del futuro: l'aggiornamento continuo, reso ancor più necessario dalle continue innovazioni culturali e tecnologiche. IL documento indica alcune agenzie educative alle quali collegarsi: l'Ente locale può offrire "Progetti finalizzati con relativi contributi"; le associazioni di volontariato possono intervenire con la loro esperienza e proporre un utilizzo positivo del tempo libero. In quest'ultimo caso viene offerto talvolta il rimborso di spese vive e di materiale. Altri soggetti cui il Dpr affida compiti, sono le associazioni di studenti e di ex studenti: si tratta di una galassia di aggregazione tra la scuola e il territorio, che crea una sorta di "patriottismo di istituto". Un beneficio anche per gli studenti che frequentano ancora, perché viene offerta l'occasione di collegarsi ai compagni più anziani, talora già inseriti nel mondo del lavoro. Ci sono poi le associazioni di genitori, sempre "tirate in ballo" dal Dpr. "I genitori nelle superiori? Non li vogliamo!" Un atteggiamento, questo, vecchio e datato: la presenza dei genitori è necessaria anche in questa fase dell'iter scolastico, specie come supporto all'istituto e ai figli. I genitori sono una risorsa: perché un papà ex sessantottino non può fare una lezione di storia contemporanea? Oppure sostenere ed allenare una squadretta di istituto? O ancora dare lezioni di sax, insegnare ju jitsui o modellismo? Iniziative del tutto gratuite e di collegamento tra generazioni. Dopo le luci, quelle che a mio avviso possono essere considerate le ombre. Il comitato studentesco, incaricato della gestione, ha poca autonomia: deve agire "sotto tutela" e far approvare le iniziative dal Consiglio di Istituto. Se poi si tratta di attività di "carattere formativo", è necessario sottoporle al giudizio del Collegio Docenti. Le iniziative possono esser sospese dal Capo di istituto che in caso d'urgenza non deve aspettare la ratifica del Consiglio di Istituto, anche accordabile in seguito. Questo è tutto: sembra per ora impossibile chiedere di più ad una scuola che per decenni è rimasta ingessata nell'immobilismo più assoluto. Occorre invece dare un contenuto alle proposte offerte dall'apertura pomeridiana ed impegnarsi per utilizzare tutti gli spazi concessi e conquistati. Buon lavoro a studenti e docenti! |
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Una recente indagine,
che ha coinvolto ottantasette scuole superiori di Torino e Provincia,
ha permesso di sondare le iniziative pomeridiane, vale a dire
le attività integrative e complementari. Nelle varie scuole sono stati attivati i Comitati studenteschi e ormai solo ventidue Istituti dichiarano di non avere tale organismo rappresentativo. I licei si dimostrano i più solleciti, mentre gli istituti tecnici e professionali stentano un po' ad organizzarsi. La situazione sembra rovesciarsi per quanto riguarda l'allestimento di un locale specifico: gli istituti tecnici, in particolare gli industriali, hanno provveduto rapidamente all'istituzione di un'aula dedicata agli studenti, mentre licei scientifici e classici non sempre possiedono tale locale. Le attività più presenti riguardano la creatività e lo sport, l'iniziativa maggiormente apprezzata dagli studenti è il teatro, seguita dalla musica e dai laboratori di scrittura creativa: Gli accordi tra Ministero e il CONI o il Dipartimento dello spettacolo, trovano terreno fertile nelle iniziative scolastiche. Tra le attività pomeridiane più interessanti è da citare la produzione di video, incentivata dagli specifici corsi istituiti dal Centro Servizi Didattici della Provincia e dalla rassegna annuale Videoscuola, organizzata dal CIVES (Coordinamento Italiana Video e scuola). Dal questionario emerge che i progetti promossi dagli allievi hanno coinvolto i compagni disabili solo in un terzo degli istituti. La sensibilità riguardante l'accoglienza dell'handicap nelle superiori stenta ad affermarsi: solo sedici scuole dichiarano di aver promosso attività per la diffusione della cultura della disabilità. Le iniziative di carattere ambientale costituiscono una parte significativa delle attività complementari: ben 58 istituti hanno attivato momenti di ricerca ed animazione sul problema dell'ambiente. Gli enti che cooperano più con le scuole sono i comuni e le USL, ed associazioni del privato sociale come il Gruppo Abele. La cultura dell'Associazionismo non è molto diffusa, solo venti scuole su ottantasette dichiarano di ospitare al loro interno gruppi organizzati di ex studenti. Comunque gli istituti secondari che hanno attivato comitati di genitori sono 29, cifra che in parte smentisce l'assenteismo delle famiglie che spesso trovano difficoltà ad inserirsi nella vita della scuola. |
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Alla luce dell'esperienza accumulata nel settore educativo, l'OCSE ha effettuato un esame della politica scolastica italiana, conclusosi con l'edizione di un rapporto ufficiale presentato a Roma, al Forum della Pubblica Amministrazione nel maggio 1998. Il documento elabora una serie di raccomandazioni per una riforma scolastica efficiente. Eccone un elenco sintetico: - si deve evitare una netta differenziazione scolastica. In particolare, una specializzazione precoce deve essere evitata a tutti i costi; - la valutazione degli alunni deve certificare l'acquisizione di un insieme di competenze e non le competenze specifiche in un solo campo (proprio per evitare una precoce differenziazione); - gli itinerari educativi devono essere flessibili, per non pregiudicare la qualità dell'istruzione e consentire di sviluppare le capacità di ogni singolo individuo; - la formazione scolastica deve alternare periodi di istruzione al lavoro; - il sistema di istruzione superiore, non universitaria, deve essere favorito ed ampliato; - lo studio e la formazione devono essere garantiti ed obbligatori fino ai 18 anni; - l'autonomia deve essere concepita come mezzo per migliorare l'insegnamento; - deve essere istituito di un sistema di parametri di giudizio che permetta alle scuole di autovalutarsi. |
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