
Enti
autorizzati all'adozione in Torino e provincia
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Ai.Bi.:
Associazione Amici dei Bambini, via Fiano 19, Vallo Torinese,
tel. e fax 011.9252715, aibipiemonte@aibi.it
Amici di Don Bosco: via M. Ausiliatrice 32, 10152 Torino,
tel. 011.5224631/630, amicidb@tin.it
A.n.f.a.a.: Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie,
via Artisti 36,10124 Torino, tel. 011.8122327, anfaa@libero.it
C.i.f.a.: Centro Internazionale per l'infanzia e la famiglia,
via Principi D'Acaja 38, 10138 Torino, tel. 011.4338059, info@Cifaadozioni.org
N.o.v.a.: Nuovi Orizzonti per Vivere l'Adozione, via G.
Di Vittorio 11, 10095 Grugliasco, tel. 011.7707540, info@associazionenova.org
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AA.VV.,
Siamo tutti figli adottivi, 2004, Torino, Rosenberg &
Sellier.
Otto unità didattiche per parlare di maternità
e paternità a scuola.
Basano G., Nicola, un'adozione coraggiosa, 1999, Torino,
Rosenberg & Sellier. Storia dell'adozione di un bimbo affetto
da una grave forma di handicap e della sua conquista verso una
vita adulta autonoma.
Dell'Antonio A., Adozione internazionale e Convenzione dell'Aja,
1997, Milano, Franco Angeli.
Un volume sull'assetto normativo che regola l'adozione di bambini
stranieri.
De Rienzo E., Saccoccio C., Tonizzo F., Viarengo G., Storie
di figli adottivi, l'adozione vista dai protagonisti, 2004,
Torino, Utet libreria.
Raccolta di voci e testimonianze di figli adottivi ricca di
riflessioni e commenti.
Micucci D., Tonizzo F., Adozione perché e come,
1994, Torino, Utet libreria.
Un'indagine su un'istituzione ancora poco conosciuta.
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ADOZIONE
QUESTA SCONOSCIUTA
"Il mio nome è Claudiana
Roffino, ho trentotto anni, sono dottoressa in Lettere Classiche e attualmente
insegno". Sicura, energica e riflessiva, Claudia, come viene più
spesso chiamata, a dicembre è stata ospite della trasmissione Rai
"Uno mattina" per raccontare una parte fondamentale della sua
vita: l'adozione all'interno di una famiglia. Ma non era sola. Accanto
sedeva anche Roberto Malerba, trentasettenne; come lei di Torino, come
lei ricco di una solida eredità di rapporti umani confluiti prima
nell'affidamento poi nell'adozione.
Mille figli, mille genitori
Le vite di Claudia e Roberto, simili lungo tratti decisivi, si presentano
diametralmente opposte nei primi giorni di vita.
Lei è "figlia non riconosciuta alla nascita". Nel febbraio
del 1966, chi la mise al mondo scelse di avvalersi di una legge dello
Stato italiano che tuttora garantisce ad una donna, impossibilitata a
tenere con sé il nascituro, di partorire sotto anonimato. A tale
riguardo lei stessa aggiunge: "Si tratta di una norma fondamentale:
una donna in attesa di un figlio può così evitare scelte
gravi e dolorose come l'aborto o l'abbandono in luoghi pericolosi. La
genitrice non lascia il neonato, ma lo affida alle cure dello Stato. Per
me è un atto d'amore". I bimbi non riconosciuti rappresentano
un terzo delle attuali adozioni italiane. In questo caso, il neonato viene
registrato come: "nato da donna che non consente di essere nominata"
ed è immediatamente segnalato all'ufficiale di stato civile che
gli attribuisce un nome ed un cognome. Nel frattempo si aziona la gigantesca
e necessaria macchina burocratica e il Tribunale per i minorenni formula
il procedimento di adottabilità.
Trasferita dall'ospedale all'ex Istituto provinciale per l'Infanzia in
Corso Lanza a Torino, Claudia è stata adottata a tre mesi. Una
breve permanenza in istituto, quindi, ma non priva di conseguenze, come
lei stessa ammette: "Non volevo prendere il latte stando in braccio.
Ero abituata a bere sdraiata da un biberon collocato davanti a me per
mezzo di una struttura. Mi sfamavo solo in parte, infatti ero piuttosto
magrolina al momento dell'adozione. Tre soli mesi, in me, hanno lasciato
una traccia; immaginiamo quali segni in chi vi trascorre anni. Ecco perché
è importante trovare famiglie disposte ad offrire amore".
Affetto e calore, costanti e sinceri, ricevuti dalle mani e dai sorrisi
di Franco e Agnese, genitori adottivi di Roberto: "Mio padre era
un uomo forte, carismatico; Agnese una donna estremamente dolce e ricca
interiormente. Il nostro primo incontro avvenne il quattro ottobre, il
giorno di San Francesco, nel piazzale dedicato a Maria Ausiliatrice, esattamente
nel quartiere dove ero nato e vissuto con i miei genitori biologici sino
a cinque anni. Poi, la lontananza di mio padre, le difficoltà di
mia madre, i litigi fisici e verbali fra loro hanno prodotto in me i primi
disagi. Ricordo pesanti ore in solitudine oppure lunghe mattine a scorrazzare
per il mercato di Porta Palazzo con ragazzi più vecchi. La maestra
si insospettì: troppe assenze ingiustificate. Segnalò il
mio caso ai servizi sociali... Regole e punti fermi li ho appresi vivendo
all'interno di un Istituto salesiano. Infine, il colpo di fulmine tra
me e i miei due genitori adottivi".
Roberto è ormai adolescente quando giunge a Mathi, cittadina del
torinese, con Franco e Agnese: "Mi sono integrato subito, prima nel
gruppo parrocchiale, poi all'interno degli Scout, infine divenendone educatore.
Oggi sono sposato e padre di due bimbi".
Roberto e la moglie progettano di aumentare i componenti della famiglia:
"Stiamo educando i nostri figli perché crescano con lo spirito
ed i valori giusti per accogliere un fratellino o una sorellina adottivi".
Come nota Claudia, infatti, nell'adozione non si crea solo un legame tra
i due adulti e il minore: "Io sono stata accolta da tutta la parentela;
come una grande famiglia allargata. Non sono stata idealizzata, ma accettata
ed amata per quella che ero. Tale atteggiamento spesso è assente
in genitori tanto di figli adottivi, quanto di prole biologica. L'importante
è non nascondere l'adozione, ma comunicare prima possibile la verità,
come hanno fatto con me i miei genitori. Parlandone, ho potuto elaborare
ogni aspetto".
Tra interessi e diritti dei bambini
"Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo
a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità,
il suo nome e le sue relazioni familiari" (art.8.1 Convenzione
sui diritti del fanciullo).
L'importanza della famiglia nella vita di un bambino è indiscutibile.
La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989 dedica
a questo tema dettagliati articoli e, di fronte al caso di bimbi privati
di cure morali e materiali, riconosce gli istituti dell'adozione e dell'affidamento.
Strumento giuridico ancora più specifico è la Convenzione
dell'Aja del 29 maggio 1993 per la tutela dei bambini e la cooperazione
in materia di adozione internazionale. L'Italia ha ratificato entrambi
i trattati, impegnandosi in tal modo a cooperare per assicurare il rispetto
dei fanciulli e per prevenire con l'adozione la sottrazione, la vendita
o la tratta dei più piccoli.
Dati in merito alle adozioni nazionali o internazionali sono scarsamente
noti, seppure facilmente reperibili, e riflettono l'importanza di questo
prezioso gesto umano. Secondo fonti Istat, dal 1995 al 2002, si contano
ben 8.365 pronunciamenti di adozioni di minori italiani e 22.760 adozioni
di giovani stranieri.
Recenti sviluppi normativi, tuttavia, hanno prodotto pareri contrari
in diversi Enti. In Italia, infatti, si è disciplinata per legge
la possibilità di accesso all'identità dei genitori biologici
da parte dei figli adottivi, come previsto dall'articolo 28 della legge
149/2001. Tale norma, secondo Donata Micucci, Presidente di Anfaa, Associazione
nazionale famiglie adottive e affidatarie, ha inflitto un vero 'colpo
al cuore all'adozione' intesa come genitorialità e filiazione
vere e complete, aprendo un pericoloso varco alle posizioni retrograde
di chi tuttora ritiene il legame di sangue un vincolo indissolubile.
Anche perché, il più delle volte, chi ritrova i genitori
biologici vive un secondo trauma: a fronte di un genitore fintamente
idealizzato, vi è spesso la scoperta di padri e madri emarginati,
detenuti in carcere o suicidatisi.
Si apre così il profondo dibattito sul diritto dei figli adottivi
di conoscere le proprie origini genitoriali.
La cultura dell'adozione
"Francesca non ha mai accettato alcuna proposta di adozione, non
abbandonando mai la speranza di poter ritrovare la vera madre",
messaggio di una nota trasmissione televisiva nazionale in onda in prima
serata. "Ragazza adottata alla ricerca dei veri genitori",
titolo di un articolo pubblicato su un autorevole quotidiano nazionale.
"Bambina venduta e adottata da una coppia abruzzese per 2 mila
euro", notizia recentemente diffusa dal tubo catodico.
Alzi la mano chi si stupisce di simili titoli. Non molti. Spesso i mass
media dipingono l'adozione a tinte fosche, facendo leva su presunti
richiami ancestrali, su atavici legami sanguinei. In questo modo, conferma
Donata Micucci: "si riduce il valore effettivo della famiglia adottiva.
Si favorisce un'accezione negativa dell'atto adottivo, legittimando
in parte stigmatizzazioni a danno di chi è stato adottato".
Si attinge troppo frequentemente al filone della letteratura in cui
il "trovatello", dopo varie peripezie, ritrova i genitori
con epilogo a lieto fine. In realtà, questi fittizi confini informativi
preconfezionati sono volti a catturare l'attenzione di un pubblico ritenuto
morboso e non pensante.
"L'adozione viene spesso giudicata come una 'finzione giuridica',
la famiglia, quella vera, è costruita da rapporti sanguinei.
Dovrebbe invece passare il messaggio che l'adozione va intesa come genitorialità
e filiazione a tutti gli effetti", sostiene Claudia.
Della stessa opinione Giuseppe Amato, Presidente dell'Associazione N.O.V.A.,
Nuovi Orizzonti per Vivere l'Adozione. Da padre adottivo afferma: "Occorre
utilizzare correttamente i termini. Per esempio, in Italia la parola
adottare viene riferita ad un albero, un museo, un animale; è
un evidente segno della superficialità espressa in merito".
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