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gennaio/febbraio 2005







Primo piano bambina

Enti autorizzati all'adozione in Torino e provincia

Ai.Bi.: Associazione Amici dei Bambini, via Fiano 19, Vallo Torinese, tel. e fax 011.9252715, aibipiemonte@aibi.it

Amici di Don Bosco:
via M. Ausiliatrice 32, 10152 Torino, tel. 011.5224631/630, amicidb@tin.it

A.n.f.a.a.:
Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie, via Artisti 36,10124 Torino, tel. 011.8122327, anfaa@libero.it

C.i.f.a.:
Centro Internazionale per l'infanzia e la famiglia, via Principi D'Acaja 38, 10138 Torino, tel. 011.4338059, info@Cifaadozioni.org

N.o.v.a.:
Nuovi Orizzonti per Vivere l'Adozione, via G. Di Vittorio 11, 10095 Grugliasco, tel. 011.7707540, info@associazionenova.org


Letture consigliate

AA.VV., Siamo tutti figli adottivi, 2004, Torino, Rosenberg & Sellier.
Otto unità didattiche per parlare di maternità e paternità a scuola.

Basano G., Nicola, un'adozione coraggiosa, 1999, Torino, Rosenberg & Sellier. Storia dell'adozione di un bimbo affetto da una grave forma di handicap e della sua conquista verso una vita adulta autonoma.

Dell'Antonio A., Adozione internazionale e Convenzione dell'Aja, 1997, Milano, Franco Angeli.
Un volume sull'assetto normativo che regola l'adozione di bambini stranieri.

De Rienzo E., Saccoccio C., Tonizzo F., Viarengo G., Storie di figli adottivi, l'adozione vista dai protagonisti, 2004, Torino, Utet libreria.
Raccolta di voci e testimonianze di figli adottivi ricca di riflessioni e commenti.

Micucci D., Tonizzo F., Adozione perché e come, 1994, Torino, Utet libreria.
Un'indagine su un'istituzione ancora poco conosciuta.

ADOZIONE QUESTA SCONOSCIUTA
"Il mio nome è Claudiana Roffino, ho trentotto anni, sono dottoressa in Lettere Classiche e attualmente insegno". Sicura, energica e riflessiva, Claudia, come viene più spesso chiamata, a dicembre è stata ospite della trasmissione Rai "Uno mattina" per raccontare una parte fondamentale della sua vita: l'adozione all'interno di una famiglia. Ma non era sola. Accanto sedeva anche Roberto Malerba, trentasettenne; come lei di Torino, come lei ricco di una solida eredità di rapporti umani confluiti prima nell'affidamento poi nell'adozione.


di Paola Bizzarri


Mille figli, mille genitori
Le vite di Claudia e Roberto, simili lungo tratti decisivi, si presentano diametralmente opposte nei primi giorni di vita.
Lei è "figlia non riconosciuta alla nascita". Nel febbraio del 1966, chi la mise al mondo scelse di avvalersi di una legge dello Stato italiano che tuttora garantisce ad una donna, impossibilitata a tenere con sé il nascituro, di partorire sotto anonimato. A tale riguardo lei stessa aggiunge: "Si tratta di una norma fondamentale: una donna in attesa di un figlio può così evitare scelte gravi e dolorose come l'aborto o l'abbandono in luoghi pericolosi. La genitrice non lascia il neonato, ma lo affida alle cure dello Stato. Per me è un atto d'amore". I bimbi non riconosciuti rappresentano un terzo delle attuali adozioni italiane. In questo caso, il neonato viene registrato come: "nato da donna che non consente di essere nominata" ed è immediatamente segnalato all'ufficiale di stato civile che gli attribuisce un nome ed un cognome. Nel frattempo si aziona la gigantesca e necessaria macchina burocratica e il Tribunale per i minorenni formula il procedimento di adottabilità.
Trasferita dall'ospedale all'ex Istituto provinciale per l'Infanzia in Corso Lanza a Torino, Claudia è stata adottata a tre mesi. Una breve permanenza in istituto, quindi, ma non priva di conseguenze, come lei stessa ammette: "Non volevo prendere il latte stando in braccio. Ero abituata a bere sdraiata da un biberon collocato davanti a me per mezzo di una struttura. Mi sfamavo solo in parte, infatti ero piuttosto magrolina al momento dell'adozione. Tre soli mesi, in me, hanno lasciato una traccia; immaginiamo quali segni in chi vi trascorre anni. Ecco perché è importante trovare famiglie disposte ad offrire amore".
Affetto e calore, costanti e sinceri, ricevuti dalle mani e dai sorrisi di Franco e Agnese, genitori adottivi di Roberto: "Mio padre era un uomo forte, carismatico; Agnese una donna estremamente dolce e ricca interiormente. Il nostro primo incontro avvenne il quattro ottobre, il giorno di San Francesco, nel piazzale dedicato a Maria Ausiliatrice, esattamente nel quartiere dove ero nato e vissuto con i miei genitori biologici sino a cinque anni. Poi, la lontananza di mio padre, le difficoltà di mia madre, i litigi fisici e verbali fra loro hanno prodotto in me i primi disagi. Ricordo pesanti ore in solitudine oppure lunghe mattine a scorrazzare per il mercato di Porta Palazzo con ragazzi più vecchi. La maestra si insospettì: troppe assenze ingiustificate. Segnalò il mio caso ai servizi sociali... Regole e punti fermi li ho appresi vivendo all'interno di un Istituto salesiano. Infine, il colpo di fulmine tra me e i miei due genitori adottivi".
Roberto è ormai adolescente quando giunge a Mathi, cittadina del torinese, con Franco e Agnese: "Mi sono integrato subito, prima nel gruppo parrocchiale, poi all'interno degli Scout, infine divenendone educatore. Oggi sono sposato e padre di due bimbi".
Roberto e la moglie progettano di aumentare i componenti della famiglia: "Stiamo educando i nostri figli perché crescano con lo spirito ed i valori giusti per accogliere un fratellino o una sorellina adottivi".
Come nota Claudia, infatti, nell'adozione non si crea solo un legame tra i due adulti e il minore: "Io sono stata accolta da tutta la parentela; come una grande famiglia allargata. Non sono stata idealizzata, ma accettata ed amata per quella che ero. Tale atteggiamento spesso è assente in genitori tanto di figli adottivi, quanto di prole biologica. L'importante è non nascondere l'adozione, ma comunicare prima possibile la verità, come hanno fatto con me i miei genitori. Parlandone, ho potuto elaborare ogni aspetto".

Tra interessi e diritti dei bambini
"Gli Stati parti si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari" (art.8.1 Convenzione sui diritti del fanciullo).
L'importanza della famiglia nella vita di un bambino è indiscutibile. La Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989 dedica a questo tema dettagliati articoli e, di fronte al caso di bimbi privati di cure morali e materiali, riconosce gli istituti dell'adozione e dell'affidamento. Strumento giuridico ancora più specifico è la Convenzione dell'Aja del 29 maggio 1993 per la tutela dei bambini e la cooperazione in materia di adozione internazionale. L'Italia ha ratificato entrambi i trattati, impegnandosi in tal modo a cooperare per assicurare il rispetto dei fanciulli e per prevenire con l'adozione la sottrazione, la vendita o la tratta dei più piccoli.
Dati in merito alle adozioni nazionali o internazionali sono scarsamente noti, seppure facilmente reperibili, e riflettono l'importanza di questo prezioso gesto umano. Secondo fonti Istat, dal 1995 al 2002, si contano ben 8.365 pronunciamenti di adozioni di minori italiani e 22.760 adozioni di giovani stranieri.
Recenti sviluppi normativi, tuttavia, hanno prodotto pareri contrari in diversi Enti. In Italia, infatti, si è disciplinata per legge la possibilità di accesso all'identità dei genitori biologici da parte dei figli adottivi, come previsto dall'articolo 28 della legge 149/2001. Tale norma, secondo Donata Micucci, Presidente di Anfaa, Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, ha inflitto un vero 'colpo al cuore all'adozione' intesa come genitorialità e filiazione vere e complete, aprendo un pericoloso varco alle posizioni retrograde di chi tuttora ritiene il legame di sangue un vincolo indissolubile.
Anche perché, il più delle volte, chi ritrova i genitori biologici vive un secondo trauma: a fronte di un genitore fintamente idealizzato, vi è spesso la scoperta di padri e madri emarginati, detenuti in carcere o suicidatisi.
Si apre così il profondo dibattito sul diritto dei figli adottivi di conoscere le proprie origini genitoriali.

La cultura dell'adozione
"Francesca non ha mai accettato alcuna proposta di adozione, non abbandonando mai la speranza di poter ritrovare la vera madre", messaggio di una nota trasmissione televisiva nazionale in onda in prima serata. "Ragazza adottata alla ricerca dei veri genitori", titolo di un articolo pubblicato su un autorevole quotidiano nazionale. "Bambina venduta e adottata da una coppia abruzzese per 2 mila euro", notizia recentemente diffusa dal tubo catodico.
Alzi la mano chi si stupisce di simili titoli. Non molti. Spesso i mass media dipingono l'adozione a tinte fosche, facendo leva su presunti richiami ancestrali, su atavici legami sanguinei. In questo modo, conferma Donata Micucci: "si riduce il valore effettivo della famiglia adottiva. Si favorisce un'accezione negativa dell'atto adottivo, legittimando in parte stigmatizzazioni a danno di chi è stato adottato".
Si attinge troppo frequentemente al filone della letteratura in cui il "trovatello", dopo varie peripezie, ritrova i genitori con epilogo a lieto fine. In realtà, questi fittizi confini informativi preconfezionati sono volti a catturare l'attenzione di un pubblico ritenuto morboso e non pensante.
"L'adozione viene spesso giudicata come una 'finzione giuridica', la famiglia, quella vera, è costruita da rapporti sanguinei. Dovrebbe invece passare il messaggio che l'adozione va intesa come genitorialità e filiazione a tutti gli effetti", sostiene Claudia.
Della stessa opinione Giuseppe Amato, Presidente dell'Associazione N.O.V.A., Nuovi Orizzonti per Vivere l'Adozione. Da padre adottivo afferma: "Occorre utilizzare correttamente i termini. Per esempio, in Italia la parola adottare viene riferita ad un albero, un museo, un animale; è un evidente segno della superficialità espressa in merito".

 
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