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gennaio/febbraio 2005



Giocatori di basket



Il basket a Torino

Il basket a Torino ha interpreti prestigiosi e storici. Oltre alla già citata Auxilium (www.auxiliumbasket.it), fin da inizio secolo è attiva la Reale Ginnastica Torino (www.realeginnastica-to.it), che già nel 1919 approvava il disegno di impiantare nel cortile della palestra "centrale" un campo per il "gioco palla con canestro" e di ingaggiare per il suo sviluppo Platt Adams, allenatore d'oltreoceano. Un'altra storica società del basket sotto la mole è il Don Bosco Crocetta (www.donboscocrocetta.it): nel dopoguerra, mentre a Livorno e Trieste i soldati americani insegnavano la pallacanestro, a Torino, ed in particolare all'Oratorio Don Bosco Crocetta, questo compito veniva svolto dai loro connazionali chierici che frequentavano gli studi di teologia all'Ateneo Salesiano. In questo modo i ragazzi dell'Oratorio della Crocetta formarono le prime squadre giovanili.
È sempre più importante il basket nelle scuole con progetti di promozione e attività per i ragazzi. Info: www.minibasket.org, FIP, settore minibasket e scolastico, Roma, tel. 06.36856613, minibasket@fip.it.

 



 

BASKET MADE IN TURIN

di Sergio Capelli


3 agosto 2004, Colonia, 95-78… Una data, una città e dei numeri. Se il basket vi appartiene quanto il caldo appartiene agli eschimesi, allora vi starete chiedendo se è un messaggio cifrato. Se invece ferri, contese, palloni a spicchi, ciuffi e playground sono parte del vostro dna sportivo, un sorriso vi sarà sorto spontaneo sulle labbra e starete rivivendo l'inizio di un mese eccezionale per il basket italiano. Proprio il 3 agosto, infatti la nazionale italiana sconfiggeva a Colonia per 95 a 78 la corazzata statunitense, infliggendogli così la più cocente sconfitta di ogni tempo. Ma era solo l'inizio, come detto: il mese si chiude con una medaglia d'argento alle Olimpiadi di Atene, impresa eccezionale per il quintetto azzurro guidato da Carlo Recalcati.
E il più florido periodo del basket italiano arriva proprio quando anche a Torino, che in tempi lontani ma non remoti ha fatto parte del "basket a 5 stelle" sia a livello nazionale che internazionale, qualcosa si sta muovendo, e si assiste a tentativi per riportare in città la pallacanestro che conta.
Ma proviamo a ripercorrere la storia del basket Torinese, seguendo quella della società che più in alto delle altre è riuscita ad arrivare, l'Auxilium Torino.
La storia dell'Auxilium nella massima serie cestistica italiana nasce nella seconda metà degli anni '60, quando la società, grazie ad un'unione alla Libertas Asti, si poté iscrivere al massimo campionato. Alcuni anni di assestamento ed arrivano i primi memorabili eventi: è il 1976, e il Palaruffini accoglie 10.000 spettatori raccolti attorno alla compagine casalinga che lotta per la Coppa Korac contro la Jugoplastica di Spalato. La coppa andrà agli slavi, ma solo grazie alla differenza canestri.
Si ripartì dunque con una lenta salita verso i vertici, che nel 1982 portò la società torinese al secondo posto nella regular season del campionato italiano, conclusosi poi con la vittoria di Milano. Intanto per tre torinesi (Caglieris, Sacchetti e Vecchiato), ci fu vera gloria a Nantes, ai Campionati Europei: prima medaglia d'oro per il nostro basket e proprio loro tre sugli scudi, i migliori della pattuglia azzurra guidata in panchina dall'ex-torinese Sandro Gamba.
E la storia proseguì fra alti e bassi, costellata di sfide spesso sulla soglia del mito con Milano. Nel frattempo cresceva una nuova generazione di atleti torinesi doc. Nel campionato 84/85 viene consacrato il talento del giovane Ricky Morandotti, che per lunghi anni porterà la casacca.
Fino alla prima retrocessione in A2 (1988), alla quale seguì una prontissima e brillante risalita, grazie anche al contributo del nuovo straniero, Darryl Dawkins, potentissimo centro proveniente dalla NBA. Ma, dopo due anni nella massima categoria, iniziò la lenta ma inesorabile discesa: problemi economici portarono l'Auxilium ad autoretrocedersi nella serie B eccellenza, dopo 23 anni di Serie A. Cominciano gli anni difficili, che portano la società fino alla soglia della scomparsa dalla faccia del basket italiano. Solo la fusione con il Collegno salva l'Auxilium, che però sprofonda in C. Finalmente nel 2001 si trovano sponsor nuovi e si risale nel 2002 in serie B, dove l'Auxilium milita tutt'ora.
Qualcosa si sta muovendo, dicevamo. "Ci stiamo provando e ci crediamo fermamente - ci dice Giorgio Bassignana, presidente del Comitato Regionale Piemontese della Federazione Italiana Pallacanestro (FIP) - Il basket piemontese gode di buona salute: abbiamo 12000 tesserati in Piemonte, la metà dei quali in provincia di Torino; 184 squadre, di cui 86 in Provincia. Stiamo cercando persone e soldi per creare una holding del nuovo basket torinese. Entro febbraio dovremmo avere le prime risposte. Con la disponibilità economica la serie A arriverà senza problemi, e questo è quello che ci interessa. Poi, per quale società, vedremo…".
Un ottimismo, quello che traspare dalle parole di Bassignana che trova riscontro nelle dichiarazioni dell'assessore allo Sport del Comune di Torino, Montabone "Nella nostra città - sottolinea - nonostante manchi da diversi anni una squadra nel massimo campionato, l'amore per il basket è rimasto inalterato. Per questo, la speranza mia e di moltissimi torinesi è che, nel capoluogo piemontese, la pallacanestro dei campioni non resti una presenza occasionale, limitata a qualche evento eccezionale. Che a Torino vi siano competenze e risorse per allestire un progetto finalizzato ad avere una squadra capace di sfidare le grandi d'Italia, non credo si tratti solo di un semplice auspicio. L'Amministrazione comunale è sempre pronta a collaborare con chiunque decida di lavorare per far crescere lo sport torinese". Insomma, c'è la volontà, c'è l'impegno, c'è l'appoggio politico. Che presto il torello torni a bruciare retine nella massima serie?

 
Intervista a Charlie Caglieris
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Charlie Caglieris, cominciamo col declinare il Suo palmares?
Dunque, 3 scudetti vinti con la Virus Bologna, un oro Europeo vinto con la nazionale, e un titolo mondiale militare. E, se anche non sono vittorie, due finali di coppe europee, con Torino.
Oggi lei insegna, qual è il rapporto dei giovani col basket?
Inutile negare che il maggior interesse è rivolto al calcio, ma i rapporti stanno cambiando. Sicuramente grazie alla maggior sponsorizzazione dello sport, ma anche grazie ai successi della nazionale.
La città è pronta, ma quali possibilità ci sono, per un ritorno alla serie A?
Sinceramente sono scettico, e credo che un ritorno sia difficile. Credo che la posizione dei poteri forti della città siano chiare, così come lo erano quando l'Auxilium rischiò di sparire (e lo fece a tutti gli effetti dai campionati nazionali) e il Sindaco di allora (Castellani, ndr) rilasciò dichiarazioni in cui affermava che perdere una squadra di basket di serie A per Torino non era certo un dramma…
Inoltre penso a Treviso, dove Benetton ha sponsorizzato tutto lo sport locale, penso a Siena, dove la Monte dei Paschi è sponsor della società locale… Poi guardo Torino e vedo Iveco che era andata a sponsorizzare Palermo e Ferrero che sponsorizzava la Virtus Bologna…


 
Intervista a Ricky Morandotti
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Riccardo Morandotti… Da Bologna a Torino e ritorno, con quanti trofei sulle spalle?
Sono arrivato a Torino da Juniores e sono entrato praticamente subito in prima squadra… era il 1982. Oggi gioco ancora, per puro divertimento in serie B. In questi anni ho vinto 4 scudetti, 1 Supercoppa, 1 Coppa Campioni, una Coppa Italia con la Virtus Bologna, e una Coppa Italia con la Glaxo Verona, che credo sia stata la più bella vittoria della mia carriera: eravamo una squadra di A2 e abbiamo vinto la coppa, nella Final Four di Bologna.
Quante vittorie con Torino?
Ahimè nessuna, ma sono stati anni importantissimi e di grande soddisfazione. Per tre anni consecutivi siamo arrivati terzi in campionato perdendo la semifinale contro la squadra che poi avrebbe vinto lo scudetto.
E a livello personale… sono il miglior marcatore della storia dell'Auxilium, sono stato nominato Miglior Giovane del campionato, Miglior Ala, e con la divisa Torinese sono entrato stabilmente nel giro della nazionale.
Com'era la tua Torino?
Una città che mi calzava alla perfezione. Tranquilla, forse anche un po' chiusa. Ancor oggi la considero casa mia, anche se in quegli anni ho potuto goderla poco: mi allenavo tre volte al giorno (una con gli Juniores e due con la serie A) e avevo due partite alla settimana. Vivevo praticamente al Palasport, tanto che spesso mi fermavo a mangiare dal custode, col quale ho instaurato un rapporto eccezionale e che ho rivisto con piacere a dicembre in occasione dell'All Star Game.
Che futuro vedi per Torino?
Torino ha un potenziale bacino enorme. Più vasto di quello di qualsiasi altra squadra di serie A: tutto il Piemonte, la Valle d'Aosta, la Liguria, e può permettersi di prendere qualcosa anche alla Lombardia. Credo che abbia tutte le possibilità per tornare grande. E se lo facesse e avesse bisogno della mia esperienza, in qualsiasi ruolo… beh, allora traslocherei anche domani!

 
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