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gennaio/febbraio 2005






Primo piano di donna

La legge

Dal 1995 esiste una legge che fissa i livelli massimi divisi per zone.

ospedali, asili, scuole, parchi o attività agricole: il rumore non dovrebbe superare i 50 db di giorno e 40 di notte

aree residenziali 55 di giorno e 45 di notte

aree miste (urbane, industriali, artigiane) 60 di giorno e 50 di notte

per le urbane a traffico intenso e grande attività commerciale 65 di giorno e 55 di notte

aree prevalentamente industriali 60 di giorno e 70 di notte

aree solo industriali 70 di giorno e 70 di notte


Intensità del rumore espressa in db

Locale ben isoalto: 10
Ticchettio di orologio: 20
Bisbiglio: 25
Case d'abitazione: 30
Apparecchio radio: 40
Ufficio normale: 45
Conversazione: 50
Aspirapolvere: 55
Auto in transito: 70
Officina: 80
Traffico nelle ore di punta in una via di città: 90
Clacson: 120
Martello pneumatico: 130


Scala del suono

0-35 db: nessun problema

36-65 db: possibile disturbo del sonno

66-85 db: affaticamento, possibili danni psichici

86-115 db
: danni psichici, neurovegetativi e uditivi

116-130 db: pericolo per l'apparato uditivo

131-150 db: suono o rumore molto pericoloso, che procura rapida insorgenza del danno.

 

IL SUONO DEL SILENZIO
"The sound of silence" cantavano Simon e Garfunkel nel 1969 ed è proprio così.
Nella civiltà dei suoni e delle immagini, della comunicazione e delle comunicazioni, della pubblicità e del marketing pensiamo al silenzio solo come negazione del frastuono e della confusione che ci stringono d'assedio. Ma al di là del rumore c'è qualcosa di più. C'è il suono del silenzio, un mondo da scoprire, o meglio, da riscoprire.


di Daniela Finocchi


"Si è molto discusso e scritto dei 'grandi silenzi' (mistici-estatici-emotivi), dei silenzi negativi (subiti o imposti), dei silenzi sintomo (di malattia o dolore), ma assai meno dei silenzi scelti - dice Nicoletta Polla Mattiot, autrice del libro Riscoprire il silenzio (Baldini Castoldi Dalai Editore) -; cercare una qualità volontaria e deliberata del tacere è un privilegio contemporaneo. Il mondo della comunicazione ha declinato fuori misura le possibilità di entrare in contatto, trasferire informazioni, dirsi, raccontarsi. Oggi siamo oltre i decibel, mentali e acustici, recepibili. L'alternativa, in termini di efficacia, la possibilità di farsi notare, è la privazione di qualsiasi suono, l'assenza di rumore".

Rumore, rumore
Dopo uno studio su un campione di residenti delle città italiane più rumorose (tra cui spiccano Roma, Napoli e Milano), l'OMS ha stabilito il limite del 65% di decibel per il giorno e 55% per la notte.
I rischi sono in agguato, perché la sensazione soggettiva dell'udito non è proporzionale all'aumento dell'intensità sonora. Una volta che vengono colpite, le cellule uditive scompaiono e non riescono più a rigenerarsi. Le sorgenti dell'inquinamento acustico sono innumerevoli. Il lavoro, per esempio: per l'Inail i lavoratori più colpiti dalla degenerazione dell'udito sono i metalmeccanici, i lavoratori edili, i minatori, i lavoratori del legno, i tessili, i chimici e i trasportatori.
I sintomi del deficit acustico cambiano secondo la causa. L'esposizione a rumore continuo, come nelle fabbriche, provoca inizialmente effetti sfumati (semplici disturbi nella percezione di suoni ad alta tonalità, per esempio lo squillo del telefono). Nel giro di dieci anni, si passa all'incomprensione verbale, prima con rumore di sottofondo e poi anche in condizione di quiete acustica. L'esposizione a rumore impulsivo (come quello delle discoteche), invece, causa un trauma acustico acuto caratterizzato da "ipoacusia con sensazione di occlusione auricolare e acufeni" (i tipici fischi alle orecchie). Generalmente questi sintomi sono transitori, ma possono diventare permanenti in casi di rumori impulsivi molto violenti.
Per gli uomini, così come per gli animali, il rumore è segnale di pericolo. Questo attiva tutta una serie di reazioni vegetative, umorali, motorie e psicologiche che hanno lo scopo di preparare all'attacco o alla fuga. Oggi esistono troppe fonti innaturali di rumore, che hanno intensità e durata insostenibili. Quindi, oltre ai problemi uditivi, i suoni eccessivi provocano disturbi nervosi, cardiovascolari, sessuali e al feto. Non a caso, la legge (nella maggior parte dei paesi occidentali) impone alle donne incinte l'astensione da lavori in cui il rumore ecceda gli 80 decibel. Un vero e proprio disturbo neurologico legato al rumore è la cosiddetta malattia dei sussulti (startle desease), per non parlare dell'insonnia che ormai colpisce il 30 per cento della popolazione occidentale.
Oltre il 60% del rumore che facciamo è inutile. "È un aspetto trascurato sia sul piano della progettazione dell'ambiente urbano sia nelle nostre abitudini - dice l'audiologo Antonio Arpini, titolare della Cattedra di Audiologia dell'Università di Milano, che ha organizzato i cosiddetti sentieri del silenzio, studiando un gruppo di giovani a contatto con la natura all'interno delle oasi del WWF -. I giovani non conoscono i segnali sonori naturali, perché fin dalla nascita il loro udito è bombardato da molti rumori, tutti insieme, che spesso superano i 70db. L'udito memorizza il livello sonoro a cui è esposto non permettendo all'orecchio di sentire i suoni naturali, si assuefa tanto che si crea una sorta di dipendenza, come quella di accendere la radio o la TV appena arrivati a casa. Inoltre c'è la tendenza a tenere il volume troppo alto, senza pensare che potenziando il suono non migliora la qualità dell'audizione, ma si riduce la capacità selettiva dei suoni. Importante è anche far risposare l'udito almeno 30 minuti al giorno. Infine, la bonifica ambientale. Non è necessario arrivare a imbottire porte e pareti, basta arredare facendo largo uso di tendaggi, tappeti e doppi vetri alle finestre".

Silenzio, si balla, si pensa, si viaggia
Tanti giovani che si agitano nel più assoluto silenzio. Si tratta di un "mutus party", il "rave muto" nato a Venezia che ha subito riscosso grandi consensi anche all'estero, Londra compresa, dove sono rimasti folgorati dal suo "valore concettuale". In effetti, è nato per esigenze di convivenza civile. "Venezia è una città dove si vive gomito a gomito - spiega Michele Brunello del gruppo AttuAlamente, fautore dell'iniziativa insieme al Comune - dovevamo trovare una via di mezzo tra il nulla, dopo le 11 di sera, e il rumore. Così ci sono venute in mente le cuffiette". Una consolle, molte cuffie e il rave è fatto. Inoltre, possono agire contemporaneamente tanti dj diversi, offrendo ai partecipanti la possibilità di scegliere tra musica elettronica, etnica, revival o dance.
E poi ci sono i "quiet party" nati dall'idea di due giovani amici artisti, Paul Rebhan e Tony Noe, una sera in cui non riuscivano a trovare in tutta New York un locale dove poter stare in santa pace. Ora la moda si sta diffondendo in tutto il mondo, Italia compresa. Si sorseggia qualcosa nella più assoluta pace, al massimo ci si passa messaggi scritti nelle "silent room" (rigorosamente con carta e penna, banditi gli sms naturalmente!), e arrivano anche i "silent dating" dove i single possono conoscersi senza parlare (per saperne di più: www.quietparty.com).
Niente di nuovo per i francesi, che al business del silenzio avevano già pensato in pieno '68 con la catena dei Relais du Silence (oggi 265 alberghi distribuiti in dodici Paesi europei, di cui 15 in Italia). "Molto prima che l'ecologia diventasse una moda, noi abbiamo combattuto contro l'inquinamento atmosferico e sonoro - dice Margherita Forzutti, presidente dell'associazione con sede in Italia (www.relaisdusilence.it) -. Abbiamo decisamente optato per la qualità della vita, ricercando la clientela che preferisce il canto degli uccelli allo stridore dei pneumatici ed i profumi della natura ai fumi dello smog". Gli alberghi, infatti, si distinguono per il rispetto dell'ambiente, la tranquillità che riescono ad offrire ai clienti, lo stile personalizzato, la gestione sempre familiare, il controllo periodico della qualità. Un relais non è mai uguale all'altro: case patrizie si alternano a manieri, castelli a fattorie, mulini ad antichi "alberghi posta" e chalets. Tutti diversi, ma tutti ricchi di fascino e di silenzio.

Taccio ergo sum
Ma c'è di più. Il silenzio può essere una vera sfida intellettuale: dalla letteratura alla musica, dall'arte alla psicoanalisi, dalla pedagogia alla zoologia, alla geografia. Come spiega Nicoletta Polla Mattiot, il silenzio può essere fonte di emozione, ma anche di potere (tacere una minaccia facendola intuire può essere assai più efficace). Così può sedurre o rendere migliore un discorso. Il neurobiologo Jean Pierre Changeux, nel suo recente saggio sull'apprendimento, spiega come "imparare" significhi soprattutto "eliminare". E ancora il "non detto" traccia la distanza tra ordinario e straordinario, basti pensare ai riti iniziatici e alla magia, al tema del "mistero", che così fortemente si salda a quello del segreto.
Non un solo silenzio, ma tanti silenzi quindi. Un silenzio che non si contrappone come antitesi alla parola, ma che con essa si integra, giocando un ruolo dinamico, essenziale. Tra i tanti esperti interpellati, anche l'etologo Andrea Pirovano, che illumina sul ruolo del silenzio nel mondo animale. Stare zitti in natura premia, sia le prede sia i predatori. La stessa strategia produce effetti opposti: i primi si salvano, i secondi riescono a catturare il pasto. Anche l'arte si nutre di silenzio, per muoversi, per crescere, per fermare un istante imperituro. Sino ad esaltarlo, come nella celebre opera di Alighiero Boetti composta da un telaio che incornicia vetri trasparenti e che si intitola "Niente da vedere, niente da nascondere". E che dire della potenza drammaturgica scatenata dal silenzio in teatro, sin dai testi di Eschilo?
Gli esempi, i collegamenti tra discipline diverse, le citazioni potrebbero continuare all'infinito. Meglio fermarsi allora, perché, come scrive Nicoletta Polla Mattiot: "A volte è semplicemente meglio tacere: per evitare lo spreco, per rivalutare le parole, anche le più comuni. Un apologo orientale contiene, pur senza darle, alcune spiegazioni: prima della predica di un maestro buddista, un uccellino iniziò a cantare, il maestro tacque e tutti ascoltarono in rapito silenzio, quando smise il maestro annunciò che la predica era finita e se ne andò".

 
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