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gennaio/febbraio
2005
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RECENSIONI
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Davide
Longo
Il mangiatore di pietre
Marcos y Marcos, euro 13.50
"In questa valle sembra che le parole vi facciano vergogna".
Potrebbe essere lo slogan di questo romanzo scritto da un giovane poco
più che trentenne di Carmagnola, che oltre al basket e all'insegnamento
si cimenta con la scrittura. Uno stile asciutto ed essenziale come le
valli e le montagne di cui si parla. I personaggi sono tanti e hanno nomi
semplici come Cesare o Sergio. Popolano i paesaggi aspri, dolci ed innevati
intorno a Champaneise o Sampeyre, nella Valle Varaita, in un passato prossimo
in cui l'euro non c'era ancora e resistevano vecchi traffici di clandestini
a cavallo tra Piemonte e Francia. L'atmosfera è fatta di pochi
dialoghi e molti silenzi; nelle valli di confine sembra che il tempo si
sia perso e il linguaggio della scrittura prova a riprodurre questa sospensione
con particolari descrittivi che evocano odori e sollecitano i sensi. Ma
la storia riserva sorprese: un uomo viene trovato morto nelle acque di
un torrente, ucciso a colpi di fucile. Chi lo ritrova cerca di andare
a fondo, ripercorrendo memorie passate che lo riportano alla Francia e
lo riporteranno ancora "di là" per un ultimo, strano
viaggio in cui l'intricata vicenda comincia a sciogliersi. Un cosiddetto
noir, insomma, che lascia spazio a una polifonia amorosa in cui si intrecciano
relazioni passate e presenti, bruscamente interrotte o pericolosamente
in corso. Per chi non conosce bene quelle valli, il libro stuzzica la
curiosità di vedere quanto ci sia ancora di ruvido e di antico;
e se il fantic di Sergio sia ancora lì, dentro un capanno, ad aspettare
il ritorno del suo proprietario dalla Francia.
Carla
Dodi |
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Gianni
Farinetti
Prima di morire
Mondadori, euro 16
Un po' lecca e un po' morsica la penna di Gianni Farinetti, come le due
giornate estive in terra di Langa di cui lo scrittore braidese racconta
il garbo prima, la cancrena dopo. In mezzo ventitré anni, più
che sufficienti a trasformare i personaggi, a renderli stolidi profittatori
dei figli, giustizieri armati di fucile caricato col buon senso della
disperazione, incolpevoli reclusi salvati - forse - da una lettera scritta
prima di morire, o ancora assennati amministratori transitati inaspettatamente
indenni attraverso il tumulto di passioni non soddisfatte e men che sopite.
Più che sufficienti poi, i ventitré anni, a imbastire il
vagheggiamento per la vita serena che fu, con i pomeriggi domenicali della
villeggiatura trascorsi in un tedio fatuo e beato tra il tuffo in piscina,
l'osservazione di una natura benigna e la visita in paese dove sono il
ballo a palchetto e il "tirasegno dai colori sgargianti". Quel
mondo lentamente s'ammorba di un male di cui non sai l'inizio, e il terrore
irrompe, squarcia sommesso senza che ci sia possibilità di remissione,
dilania ogni cosa tranne la scrittura dell'autore, elegantemente impegnata
a raccontare l'enigma della vita che si piega a pieghe impensate mentre
ancora il lettore è sedotto come le ragazze cui si offriva un giro
di polka sussurrando "ti piace l'aranciata? Dopo te la compro".
Luigi Urru |
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Francesca
Paci
L'Islam sotto casa.
L'integrazione silenziosa.
Marsilio, euro 10
Don Piero Gallo
Vi racconto San Salvario
Anteprima, euro 14
Premessa opportuna per questa doppia recensione: i libri considerati sono
diversi per taglio, impianto, spessore narrativo, ambizioni dell'autore.
Potrebbero stare in parti ben distinte della nostra biblioteca. Ciò
che tuttavia li unisce, e induce a scriverne insieme, è la materia
di cui si occupano: la presenza straniera a Torino, vista ora attraverso
una porzione circoscritta di città (il quartiere San Salvario,
nel caso del racconto di Piero Gallo) o con una dettagliata panoramica
dei rapporti tra italiani e musulmani (nel caso dello studio di Francesca
Paci). La complementarità è allora palese tanto che una
lettura congiunta dei due volumi appare raccomandabile. Fatto salvo il
comune approccio non allarmista ma neppure ironico all'argomento migratorio,
l'equilibrio e la ricchezza documentaria (derivante dalla personale esperienza
sacerdotale per Piero Gallo, parroco da oltre dieci anni ai SS. Pietro
e Paolo di Via Saluzzo, da quella professionale per Francesca Paci, giornalista
della Stampa), i due testi sono resi ulteriormente vicini dal pragmatismo
che ne distingue l'approccio: mettono tra parentesi i massimi sistemi,
le filosofie e le antropologie, nonché altre ingombranti questioni
quando si parla di relazioni con gli stranieri, e osservano invece le
pratiche quotidiane, gli ammiccamenti e le ripulse di tutti i giorni,
le impervietà e gli allettamenti del diverso come si manifestano
attraverso il pasto comune di cibi esotici, gli inviti, le amicizie, le
liti, gli amori, i problemi burocratici o quelli culturali. La fiducia
e l'auspicio presente nei due volumi è che il modo migliore per
fare passi avanti nella non facile reciproca comprensione consiste nel
farne almeno uno indietro sul terreno delle personali pretese e convinzioni:
entrambi, italiani e stranieri.
Luigi Urru |