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gennaio/febbraio 2005





Una via del Canada


Info

Voli: Le porte d'accesso al Canada Occidentale sono Calgary e Vancouver. Su Calgary la disponibilità è piuttosto limitata, ma c'è un comodo volo diretto Air Canada da Francoforte. Un'ottima opzione è il volo charter della Condor, prenotabile online su www.condor.de sempre su Calgary. Air Canada opera anche un Roma-Toronto, da cui si può proseguire per tutte le destinazioni canadesi. Vancouver è più collegata. Ci sono anche voli diretti da Londra con British. Vale la pena verificare anche le disponibilità della nuova compagnia canadese Zoom Airlines (www.zoomairlines.ca).

Documenti:
Per entrare in Canada è necessario il passaporto valido, senza visto.

Trasporti locali:
Se la destinazione è semplicemente Banff, dall'aeroporto di Calgary opera il comodissimo bus Banff Airporter. Per raggiungere altre destinazioni, invece, è consigliabile il noleggio di un'auto. In alternativa, operano i bus Greyhound. I famosi treni Rocky Mountaineer, da Jasper a Vancouver, sono molto usati perché scenografici. Ma non sono per nulla economici.

Tour, hotel e prenotazioni:
tra i tour operator più consolidati sul Canada si può segnalare Hotelplan e Reimatours, prenotabili in molte agenzie di viaggi. Chi volesse invece cercare hotel autonomamente, può trovare buone offerte sui siti web americani come Hotwire, Onetravel, oppure il sito canadese Destina.ca.
Molto diffusi e ben curati gli ostelli, ma sono spesso pieni. Si può effettuare una ricerca su: www.hostelworld.com www.hostels.com/it/ca.html
CANADA DA SOGNO
Quando a Torino si spegneranno le luci delle Olimpiadi, la torcia passerà a Vancouver e alla British Columbia. In attesa del 2010. È una staffetta ideale tra due grandi Frontiere d'Occidente. Anzi, due Frontiere del Nord Ovest. Questo è Torino per l'Italia, questo è Vancouver per il Canada.

di Marco Trucco


Prendendo l'atlante, per trovare queste destinazioni bisogna guardare lassù, nell'angolo in alto a sinistra delle mappe. Stanno ai piedi di un arco di montagne. Ma le somiglianze, si scoprirà, non vanno molto oltre. E dato che, viaggiando, il bello è gustare le differenze, atterrare nelle province occidentali del Canada, specialmente d'inverno, riserva tutte le sorprese dell'esotico. Ma che strana parola, "esotico". Ditela. E tutti, ma proprio tutti, penseranno a qualcosa di caldo. Palme, giungla, frutti dai colori violenti e lentezza ai bordi di un mare pescoso. "È tutto ciò che viene da luoghi lontani" spiega invece il dizionario. Sarà che noi pensiamo già di stare in un posto freddo, e per questo il Canada non risulta luogo strano. Ma bisogna andarci, per vedere com'è diverso. Scendere nelle sue città nate come avamposti nordoccidentali, dove, quando gli gira, può scendere il vento artico senza incontrare né ostacoli né mari, e far crollare la temperatura a trenta gradi sotto zero. Dove la gente non cammina per strada, perché la città passeggiabile si trova sottoterra oppure è sopraelevata, e gli attraversamenti pedonali sono passerelle coperte e riscaldate, a 15 metri dal suolo, che collegano edificio ad edificio. E le montagne, che si estendono per migliaia di chilometri e raccolgono in media dodici metri di neve all'anno, sono un territorio che si esplora con gli elicotteri, perché le cabinovie, anche quelle più futuriste, in mezzo a quell'enormità di spazi bianchi farebbero tenerezza. Le località famose come Banff, Lake Louise, Jasper e Whistler, sono meri puntini sulle carte e le loro piste potrebbero essere tracciate ovunque: l'orizzonte è una distesa innevata di boschi, crinali e ghiacciai.
Il Canada Occidentale, cioè le province della British Columbia e dell'Alberta, è un posto dove persino la vendemmia si fa nei giorni del gelo. Si attende che la temperatura scenda a diciannove gradi sottozero e congeli gli acini vivi sulle viti. Allora, nella piena lunga notte, si riempiono i tini di uva dura come polvere da sparo. Quello che si ottiene, l'Icewine, è un passito dolcissimo eppure profumato di freddo. Un gusto quasi simbolico, capace di rappresentare il Canada forse anche meglio del maple syrup, lo sciroppo degli aceri che del grande paese sono la bandiera. Quando a Torino si spegneranno le luci del 2006, le Olimpiadi invernali si trasferiranno in un posto esotico.

Alberta, la capitale astratta: Edmonton
In una Edmonton dei primi di dicembre senza neve (il taxista è straordinariamente preoccupato della sventurata possibilità di un 'brown Christmas') c'è onestamente poco da vedere. E molto da riflettere. La città sorge su un'alta sponda del fiume Saskatchewan. Adesso non è ancora gelato, ma scorre lento, e trasporta innumerevoli fiori di ghiaccio come ninfee. Basta un serio giro di vento, dal Nord, e si immobilizzerà tutto fino ad aprile. È solo questione di giorni. La downtown scintilla nel vento pulito, sembra SimCity. Il traffico è un fenomeno sconosciuto, le auto si fermano al giallo, gli autisti dei bus salutano i passeggeri dando il buongiorno. I centri commerciali sono aperti e sono attraversati dal "PedWay", il labirinto di passaggi, ora sopraelevati, ora sotterranei, che collegano tutti gli edifici della downtown. A volte, negli spazi comuni e pubblici, aperti a qualunque ora del giorno e della notte, ci sono dei salotti. Con i divani in pelle, prestigiosi, come fosse la business lounge di un aeroporto. Un tavolino, dei quotidiani. Per tutti, lì, da usare. Qualcuno deve essersi detto: se qualcuno volesse sedersi, che ci siano posti comodi e accoglienti, in città. Sarebbe una cosa normale e semplice, a ben vedere. Ed è una cosa enorme nello stesso tempo, per il significato che ha.
Nel deserto della domenica mattina, Edmonton più che una città sembra una scultura. A sud del fiume Saskatchewan c'è la via dello shopping. Si chiama Old Stratchona, ed è popolata soprattutto dai ragazzi della U of A, l'enorme e commovente Università dell'Alberta. Non sarebbe niente, questa Old Stratchona, se non per i bei lampioni, agghindati da Natale con le luminarie, i marciapiedi in mattoni e i negozi tirati a lucido, nei quali c'è sempre il profumo delle candele o della cannella. Edifici storici no, non lo si può pretendere, la provincia compie adesso cent'anni di vita. C'è la facciata di un teatro in stile anni '30, alcune costruzioni in mattoni in stile quasi newyorkese. Ma pochi passi e la via è già finita, e cede il passo a parcheggi, supermercati, spacci di liquore aperti fino alle 2 di notte.
In un angolo, il più bel concessionario di auto usate che ci sia mai capitato di vedere: tutto lustrinato come un casinò, argento e lucine intermittenti che dicono "USED CARS". E neon rossi brucianti delle marche mitiche: Camaro, Oldsmobile, Chevy. Manca solo il pesce volante di Arizona Dream.
Proseguendo lungo la via, passato qualche chilometro, appare il più grosso centro commerciale del mondo, il West Edmonton Mall. Include un rollercoaster e un parco di divertimenti al coperto, un waterpark, una pista di pattinaggio su ghiaccio, e un migliaio di negozi. C'è sostanzialmente tutto, ma niente di più. È la città contrappasso di Edmonton, dove non c'è nulla, ma si può avere tutto.

Calgary, la città sparsa
A questo punto viene da chiedersi cosa possa esserci di diverso a Calgary, 300 chilometri a sud di Edmonton, un milione di abitanti come la capitale. Arrivando, la downtown si annuncia simile: grattacieli di vetro, affilati, che qui stanno meravigliosamente puliti e riflettono le lunghe luci del tramonto rosso. Architetture che si squaglierebbero come ghiaccioli se le mettessero a Calcutta. Un altro fiume ghiacciato, un parco. Ma poi la downtown è un reticolato di una decina di isolati per lato, non di più. Dov'è che vive la gente? Andandola a cercare, si trova anche la differenza di Calgary, città ricca e in fase di incredibile espansione urbanistica. Seconda solo a Las Vegas in tutto il nord America. Uscendo dal centro e passato l'anello dei centri commerciali, si apre l'immensa periferia residenziale. Che è tutta divisa in cellule, chiamate communities, chiuse dentro mura come villaggi turistici. Ognuna contiene centinaia, anche migliaia di ville. Tutte uguali. C'è un ingresso, solitamente monumentale, protetto dalla security. E un'insegna dal nome rassicurante. Mettiamo "Panorama Heights" o "Meadowlarks". E dentro la sequenza di ville color pastello, con la facciata rivolta alla strada: una piccola porta per le persone e la grande bocca aperta del garage. Attorno a Calgary le colline sono disseminate di communities. Dall'aereo si vede ancor meglio: una geografia umana di villette a schiera.

La via per le Rockies: Banff
Passato anche questo anello cittadino, si aprono gli spazi delle Montagne Rocciose. Ad ovest di Calgary, e fino al Pacifico, non c'è altro che valli. La Interstate 1 punta dritto verso le montagne. Come la A32 per Bardonecchia, fatti i debiti confronti. Perché in America quando una città finisce è finita davvero. C'è il cartello "city limits" e dopo non c'è più niente. Così succede sulla via per Banff. C'è solo la mole delle montagne in avvicinamento, e poi un nuovo cartello, che dice: stai entrando nel parco naturale. Banff, che è la località sciistica più prestigiosa del Canada, è un villaggio naif, in cui c'è una piccola via centrale, lunga 500 metri, decorata come un'albero di Natale. E una decina di traverse lunghe pochi isolati. L'atmosfera è quella di un villaggio western, elegante, sotto la neve.
La cittadina è adagiata in fondo valle, le piste sono un poco distanti e le tre aree sciistiche si raggiungono con le navette. La più nota è Sunshine Village. Ma, nonostante il nome e la fama di Banff, non bisogna attendersi un comprensorio disseminato di impianti. No. A Sunshine ci sono nove seggiovie. Ma all'americana, nel senso che ognuna porta in cima ad una "hill", e da qui si dipartono almeno dieci piste per tornare a valle e si raggiunge un'area aperta allo sci fuori pista. È per questo che i canadesi ne vanno matti, più che per le lunghe autostrade battute. Buttarsi tra le foreste, tra nubi di neve, oppure giù dagli scivoli immacolati di "powder snow".
Questo è lo sci canadese. Ogni discesa un'avventura da raccontare più tardi, nei pub di Banff, dove c'è sempre qualcuno che suona e qualche coppia che si abbraccia, nelle notti di velluto western color vinaccia, ondeggiando sulle lenti ballate rock.

Il territorio dell'heliski
Revelstoke. Panorama. Purcell Mountains. Si è passato il confine con la British Columbia. Qui si fa sul serio. Territorio vergine: heliski. La notte si dorme nei lodge, rifugi di lusso, tra le pinete a fondovalle. La mattina il capo guarda il cielo, le sue mappe e decide dove dirigere l'elicottero. Dipende dal vento, dall'ultima nevicata, dalla bravura degli sciatori. Normalmente ha a disposizione un territorio in esclusiva di circa 1500 chilometri quadrati tra cui scegliere. Un'area grande come la Valle d'Aosta. Quando il gruppetto (4/6 persone) rimane in vetta alla montagna, e l'elicottero se ne va, lasciando solo silenzio e mille metri di dislivello di neve intatta, c'è un momento in cui viene da pregare per tanta bellezza. Nella neve fresca canadese, più leggera e asciutta di quella alpina, non si scia dentro, ma attraverso. Ma bisognerebbe parlare inuit, conoscere i mille sinonimi della parola 'neve' per descriverla, come Smilla. Noi conosciamo mille sfumature solo per il concetto di soldo. Così si può solo dire che ogni discesa costa centinaia di dollari. E, dopo, non c'è uno, non uno, che dica che non li vale.

L'Okanagan e Whistler
Come una pausa, le montagne rocciose canadesi si aprono nella valle dell'Okanagan. C'è il fiume, e un lago nei quali si racconta che viva il mostro Ogopogo. Come il suo fratello di Loch Ness e gli ufo, chissà come mai si fa vedere solo quando nessuno ha una buona macchina fotografica in mano. Comunque non disturba il sonno di questa placida regione di vigne gelate per l'Icewine, musei minimali dove "la cosa più bella è un cuscino col ricamo di un cuore rosso" direbbe Neruda, fattorie tecnologiche dove producono mele con il logo della Sony sulla buccia (e le vendono alla Sony a 8 dollari l'una) e i giornalisti locali devono spremere la fantasia per le pagine di cronaca. Sugli ultimi contrafforti di alte montagne c'è ancora Whistler, la località che sarà la sede olimpica per le gare di sci di Vancouver 2010. Mondana, snob, ricca. Sì, certamente. Whistler è così. Cosmopolita. Eppure, eppure c'è sempre qualcosa di esotico. Anche in questi hotel di impeccabile stile che si chiamano Fairmont, Pan Pacific Lodge, Four Seasons. C'è sempre quel dettaglio preciso e inatteso che- visto- ti lascia il ricordo di un posto. Qualcosa che uno mai avrebbe immaginato prima. Come i camini finti. Ce ne sono ovunque. Persino in camera, al Pan Pacific. Si accende con un interruttore. La legna è finta, il fuoco è a gas. Sono terribili. Si direbbero l'apoteosi del pessimo gusto. Non si ha un'idea di come possano piacere. Eppure. Andate nel Canada Occidentale, e, con tutta la legna che c'è, i camini finti battono quelli veri cento a uno, e nell'aria di montagna manca l'odore del fuoco. Arriva invece, talvolta, il vento del Pacifico. Dal porto di Vancouver, capolinea del Canada.

 
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