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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2005

ALTRE STRADE DELLA POLITICA
Negli ultimi due anni, il premio Nobel per la pace è stato assegnato a donne: nel 2003 all'avvocatessa iraniana Shirin Ebadi, nel 2004 all'ecologista keniana Wangari Maathai.
Ma già negli anni precedenti, altre figure femminili erano state insignite di questo importante riconoscimento per le loro attività a difesa dei diritti umani.


di Carla Dodi


Anche se la presenza femminile nelle istituzioni politiche continua a essere limitata, le donne di tutte le latitudini si danno da fare per "allargare" i contenuti del dibattito politico, operando in vari modi per migliorare le condizioni sociali e la qualità del vivere quotidiano.
Si può dire che la partecipazione femminile va al di là delle sedi ufficiali della politica: è vero che, ancora oggi in Italia, molte difficoltà oggettive ostacolano l'ingresso delle donne nelle istituzioni rappresentative. È vero pure che far parte degli organi che hanno un potere esecutivo è importante, perché vuol dire incidere pienamente sulla vita dei cittadini, negli spazi consentiti dalla legge. Però ci sono molte strade alternative che hanno un contenuto "politico", inteso come partecipazione attiva alla vita della comunità in cui ci si trova.
Non solo quindi nei partiti e nei sindacati, nei movimenti studenteschi e femministi, ma l'impegno civile si manifesta anche nelle associazioni, nel volontariato e nelle strutture educative, o semplicemente nelle idee di singole donne che lanciano nuovi progetti utili a promuovere i diritti umani. Creare delle reti, scambiare esperienze e lavorare sul piano culturale: molte iniziative nascono da piccole città e fanno il giro del mondo.

Poche elette, ma indispensabili
Anche a Torino sono nati progetti interessanti per sostenere la partecipazione femminile nella vita politica. Le statistiche più recenti non sono incoraggianti: tra i paesi europei, l'Italia non brilla rispetto alla presenza delle donne nelle istituzioni e nelle sedi decisionali. Per esempio in Senato le donne rappresentano solo l'8% del totale e le deputate della Camera l'11,3%. Così lo scorso anno è stato proposto il "Salone internazionale delle Elette e delle Pari opportunità", promosso dalla Consulta delle Elette e dal Consiglio regionale del Piemonte, con il sostegno del Fondo sociale europeo e della Giunta regionale (info: Consulta delle Elette del Piemonte, via Alfieri 15, Torino, 011.5757560). L'idea era quella di mettere a confronto scenari internazionali e realtà locali rispetto alla presenza femminile in particolare nelle istituzioni, nell'economia e nei media. Con lo scopo di avviare così, attraverso scambi di esperienze e conoscenze, una rete ampia di "elette" in continuo contatto e confronto, a livello nazionale ed europeo. Ci vorrà forse un po' di tempo per valutare se questo tipo di iniziativa aiuta effettivamente a promuovere la presenza delle donne nella vita politica (e non solo) italiana.
Intanto più a sud si studiano altri progetti: a Roma l'associazione culturale Nuove Frontiere ha lanciato il premio "Donne in politica": verrà assegnato ogni anno a donne (e uomini) che operano nelle istituzioni, nella comunicazione, nel sociale o in altri campi per promuovere le pari opportunità in politica.
Tante idee, alcune buone iniziative e molte voci concordi: il 76% degli italiani riteneva fondamentale la presenza delle donne nelle istituzioni. Almeno secondo uno studio fatto dal Censis nel 2003 su un campione di mille persone di età compresa tra i 18 e gli 85 anni. Sperando che queste statistiche diano una mano ai percorsi delle donne in tutti gli spazi della politica.

 
Medio oriente a pedale
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Alcune donne scelgono, come forma di impegno "politico", il movimento e i variegati colori che si incontrano pedalando sulle strade del Medio Oriente. Alla fine di questa primavera, 300 ragazze di tutte le età e provenienze sfileranno in bicicletta per circa una settimana attraverso Libano, Siria, Giordania fino ad arrivare nei Territori palestinesi. L'iniziativa si chiama Follow the Women ed è stata lanciata nel 2004 dall'inglese Detta Reagan, 64 anni, coordinatrice di molti progetti internazionali rivolti in particolare ai giovani e all'area mediterranea. Il progetto, adottato da un gran numero di sponsor, è sostenuto da molte istituzioni e organizzazioni locali e internazionali. Un modo dinamico e insolito per conoscere la realtà dei paesi coinvolti, per manifestare in favore della pace e promuovere un'immagine "diversa" della regione e delle donne arabe. Per saperne di più e per partecipare: www.followthewomen.com.

 
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