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ALTRE
STRADE DELLA POLITICA
Negli ultimi due anni, il premio Nobel per
la pace è stato assegnato a donne: nel 2003 all'avvocatessa iraniana
Shirin Ebadi, nel 2004 all'ecologista keniana Wangari Maathai.
Ma già negli anni precedenti, altre figure femminili erano state
insignite di questo importante riconoscimento per le loro attività
a difesa dei diritti umani.
Anche se la presenza femminile nelle istituzioni
politiche continua a essere limitata, le donne di tutte le latitudini
si danno da fare per "allargare" i contenuti del dibattito politico,
operando in vari modi per migliorare le condizioni sociali e la qualità
del vivere quotidiano.
Si può dire che la partecipazione femminile va al di là
delle sedi ufficiali della politica: è vero che, ancora oggi in
Italia, molte difficoltà oggettive ostacolano l'ingresso delle
donne nelle istituzioni rappresentative. È vero pure che far parte
degli organi che hanno un potere esecutivo è importante, perché
vuol dire incidere pienamente sulla vita dei cittadini, negli spazi consentiti
dalla legge. Però ci sono molte strade alternative che hanno un
contenuto "politico", inteso come partecipazione attiva alla
vita della comunità in cui ci si trova.
Non solo quindi nei partiti e nei sindacati, nei movimenti studenteschi
e femministi, ma l'impegno civile si manifesta anche nelle associazioni,
nel volontariato e nelle strutture educative, o semplicemente nelle idee
di singole donne che lanciano nuovi progetti utili a promuovere i diritti
umani. Creare delle reti, scambiare esperienze e lavorare sul piano culturale:
molte iniziative nascono da piccole città e fanno il giro del mondo.
Poche elette, ma indispensabili
Anche a Torino sono nati progetti interessanti per sostenere la partecipazione
femminile nella vita politica. Le statistiche più recenti non
sono incoraggianti: tra i paesi europei, l'Italia non brilla rispetto
alla presenza delle donne nelle istituzioni e nelle sedi decisionali.
Per esempio in Senato le donne rappresentano solo l'8% del totale e
le deputate della Camera l'11,3%. Così lo scorso anno è
stato proposto il "Salone internazionale delle Elette e delle Pari
opportunità", promosso dalla Consulta delle Elette e dal
Consiglio regionale del Piemonte, con il sostegno del Fondo sociale
europeo e della Giunta regionale (info: Consulta delle Elette del Piemonte,
via Alfieri 15, Torino, 011.5757560). L'idea era quella di mettere a
confronto scenari internazionali e realtà locali rispetto alla
presenza femminile in particolare nelle istituzioni, nell'economia e
nei media. Con lo scopo di avviare così, attraverso scambi di
esperienze e conoscenze, una rete ampia di "elette" in continuo
contatto e confronto, a livello nazionale ed europeo. Ci vorrà
forse un po' di tempo per valutare se questo tipo di iniziativa aiuta
effettivamente a promuovere la presenza delle donne nella vita politica
(e non solo) italiana.
Intanto più a sud si studiano altri progetti: a Roma l'associazione
culturale Nuove Frontiere ha lanciato il premio "Donne in politica":
verrà assegnato ogni anno a donne (e uomini) che operano nelle
istituzioni, nella comunicazione, nel sociale o in altri campi per promuovere
le pari opportunità in politica.
Tante idee, alcune buone iniziative e molte voci concordi: il 76% degli
italiani riteneva fondamentale la presenza delle donne nelle istituzioni.
Almeno secondo uno studio fatto dal Censis nel 2003 su un campione di
mille persone di età compresa tra i 18 e gli 85 anni. Sperando
che queste statistiche diano una mano ai percorsi delle donne in tutti
gli spazi della politica.
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Alcune
donne scelgono, come forma di impegno "politico", il
movimento e i variegati colori che si incontrano pedalando sulle
strade del Medio Oriente. Alla fine di questa primavera, 300 ragazze
di tutte le età e provenienze sfileranno in bicicletta
per circa una settimana attraverso Libano, Siria, Giordania fino
ad arrivare nei Territori palestinesi. L'iniziativa si chiama
Follow the Women ed è stata lanciata nel 2004 dall'inglese
Detta Reagan, 64 anni, coordinatrice di molti progetti internazionali
rivolti in particolare ai giovani e all'area mediterranea. Il
progetto, adottato da un gran numero di sponsor, è sostenuto
da molte istituzioni e organizzazioni locali e internazionali.
Un modo dinamico e insolito per conoscere la realtà dei
paesi coinvolti, per manifestare in favore della pace e promuovere
un'immagine "diversa" della regione e delle donne arabe.
Per saperne di più e per partecipare: www.followthewomen.com.
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