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gennaio/febbraio 2005








Ragazza sportiva




I gruppi delle donne

Collettivo Mafalda di Torino:
collettivomafalda@supereva.it
Sconvegno di Milano: www.sconvegno.org
Matri_x di Roma: www.matri-x.it.




FEMMINISMO COSA D'ALTRI TEMPI?
Il femminismo? Cosa d'altri tempi. A pensarlo sono in molti e sull'argomento c'è spesso confusione, molta approssimazione, disinteresse legato al fraintendimento dei termini e della storia. I giovani tendono a rifiutare qualcosa cui attribuiscono una forte connotazione politica: "ma io non sono femminista!", si sente spesso affermare da chi esprime un giudizio che ritiene particolarmente liberale in fatto di donne. Quasi fosse una malattia.
"Il XVIII secolo ha proclamato i diritti dell'uomo, il XIX proclamerà i diritti della donna"
Victor Hugo.


di Daniela Finocchi


Ebbene no, il femminismo non è una malattia, non è un'espressione dell'estremismo di sinistra e soprattutto non è morto. Vediamo dunque di sgombrare il campo dai tanti luoghi comuni che riguardano questo tema.

C'era una volta
"La donna proletaria, tre volte schiava, nell'officina, nella famiglia, nella società, che le nega ogni diritto politico e la pienezza dei diritti civili", scriveva August Bebel. La fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, infatti, vedono le donne operaie lottare per l'affermazione dei loro diritti (tra le richieste più importanti le otto ore di lavoro), mentre iniziano ad affermarsi le prime organizzazioni femminili per rivendicare il suffragio universale, l'istruzione obbligatoria, la legislazione sociale senza alcuna discriminazione di sesso. In questa cultura si forma la più importante figura del femminismo italiano di fine '800: Anna Maria Mozzoni. Ma sono tanti i nomi che si dovrebbero ricordare: da Anna Kuliscioff ad Adelaide Coari, da Sibilla Aleramo ad Argentina Altobelli, a Luisa Anzoletti. Il femminismo segue la storia, attraverso le due guerre mondiali, "con forza e intelligenza", come titola la mostra curata da Aida Ribero per la Regione Piemonte. Si arriva quindi agli anni Settanta del "femminismo storico", quello più spesso frainteso e misconosciuto dalle giovani generazioni.
Per capirne il significato, occorre partire dalla situazione politico-sociale degli anni '50 e '60, caratterizzata da una forte polarizzazione delle forze politiche, cattoliche e di sinistra, e da una forte crescita del paese che scaturisce nel "miracolo economico". Per le donne era difficile "sperimentarsi" al di fuori dell'ambito familiare. I cambiamenti che le giovani tentavano erano di tipo individuale, non collettivo e tanto meno politico. Giungevano però nuovi modelli "trasgressivi" dagli Stati Uniti attraverso i film o la musica.
Gli anni Sessanta vedono consolidarsi i cambiamenti nella famiglia, nella sessualità, nei costumi. Nel 1961 viene pubblicato in Italia (nel '49 in Francia) il libro di Simone de Beauvoir "Il secondo sesso", destinato a diventare una pietra miliare per il movimento femminista. Elemento centrale era l'"alterità" della donna rispetto all'uomo. "Donne non si nasce, si diventa", scriveva l'autrice. Da allora si apre una breccia nel cuore della cultura patriarcale, pur senza arrivare all'affermazione della "differenza di genere", focalizzata e definita dalle studiose femministe americane alla fine degli anni Sessanta, e neppure a quella della "differenza sessuale" più cara alle femministe europee.
Nei primi anni Settanta fiorirono i gruppi Demau, il Movimento di liberazione della donna, Rivolta femminile e Anabasi che, se non ebbero inizialmente grande seguito tra le ragazze che si affacciavano alla vita politica attiva, segnarono successivamente il percorso di tutto il movimento. Un secondo periodo del percorso femminista è segnato dal pensiero della differenza, e in questa fase si struttura stabilmente la pratica dei gruppi di autocoscienza. Da ricordare Carla Lonzi (esponente del gruppo Rivolta femminile) il cui pensiero e le cui intuizioni teoriche sono fondamentali per la nascita del pensiero sessuato al femminile. "Dietro ogni ideologia intravediamo la gerarchia dei sessi". E ancora "L'uomo non è il modello cui adeguare il processo della scoperta di sé da parte della donna. La donna è l'altro rispetto all'uomo. L'uomo è l'altro rispetto alla donna. L'uguaglianza è un tentativo ideologico per asservire la donna a più alti livelli".
Al di là delle battaglie sociali su grandi temi quali il divorzio e l'aborto, il femminismo ha insegnato la differenza tra "emancipazione" e "liberazione". Si può essere donne "emancipate", che sfruttano e godono di tutti i diritti sociali al pari dei maschi, ma non "liberate", consapevoli cioè della propria differenza e portatrici di valori diversi, femminili appunto.

Dall'equivoco dell'emancipazione ai Women's Studies
"Ad assorbire o smussare il conflitto, a diluire i significati politici e simbolici delle richieste - spiega Aida Ribero giornalista e scrittrice che ha fondato e diretto il "Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile" di Torino - fu l'acquisizione da parte delle istituzioni, centrali e periferiche, delle istanze femministe che si presentavano idonee alla contrattazione (come i consultori, le consulte femminili, le commissioni per le pari opportunità e in alcuni Comuni e Regioni anche assessorati destinati alle problematiche femminili). Inoltre, la trasformazione in leggi di temi che avevano in sé contenuti rivoluzionari tali da non poter essere contrattati, come la legge sull'aborto, finì con l'impoverirne la portata e ad appiattire la ricchezza delle elaborazioni su una presunta omogeneità femminile. La conseguenza per il movimento, con riflessi sull'opinione pubblica, fu la diffusa sensazione che i problemi femminili più gravi avessero ormai trovato una soluzione e che pertanto non fosse più necessario 'quel' movimento così agguerrito ed estremista".
Nel frattempo erano anche cambiate le condizioni del Paese, il terrorismo degli "anni di piombo" ebbe una ricaduta negativa su tutti quei movimenti che non rientravano formalmente nella vita politica istituzionale e il Movimento femminista, anche se non ne fu investito direttamente, risentì comunque del clima di sospetto che circolava. "La dispersione di forme politiche di partecipazione, così come si erano espresse negli anni Settanta - continua Ribero - non si tradusse però in disimpegno delle protagoniste. L'esempio più calzante è la comunità filosofica Diotima dell'Università di Verona, nata nel 1984 dall'esigenza di ricercare in ambito scientifico le coordinate relative alla differenza sessuale. Più significativa ancora della fertile trasformazione del Movimento è il cosiddetto 'femminismo culturale', nato da gruppi di donne altamente qualificate con l'obiettivo di rintracciare e stabilire i fondamenti teorici della differenza".
Così non è meno ricco il panorama degli studi sulla "differenza di genere" degli ultimi trent'anni. La fertilità di questo pensiero è testimoniata dai Women's Studies in molte università dell'area anglosassone, che studiano la formazione e la tipologia dei termini "femminile" e "maschile". A questi si sono successivamente affiancati i Men's Studies che hanno avuto il merito di far emergere il bisogno maschile di rendersi "visibili" a se stessi e agli altri.
A Torino il panorama è vario, tra le diverse strutture vive più che mai il Centro Studi Pensiero Femminile con ricca biblioteca, appuntamenti e pubblicazioni "di pensiero"; la Casa delle Donne con i corsi, i gruppi di auto-aiuto e il punto di "incontro/ascolto" che fornisce anche consulenze legali e psicologiche.
Quindi, quando qualcuno afferma che "le donne sono diverse dagli uomini", convinto di esprimere una posizione antifemminista, non sa di schierarsi proprio dalla parte del femminismo radicale che, lungi dall'esser defunto, lavora proprio in quel senso.

Al di là dell'occidente
Il mondo occidentale ha avuto bisogno che si consumassero i drammatici avvenimenti dell'Afghanistan per prendere coscienza di quale fosse la condizione femminile sotto il regime talebano, e con gli ultimi avvenimenti in Iraq si delinea sempre più ampia e dolorosa la situazione delle donne sottoposte alle leggi del fondamentalismo islamico.
La condizione delle donne nel mondo è spesso tragica e la maggioranza è ben lontana dall'aver conquistato non solo la parità, ma i più elementari diritti civili. In certi paesi anche gli uomini non ne godono, si potrà obiettare, ma non è esattamente così. Le donne sono comunque e sempre in una posizione svantaggiata e sottomessa. Basti pensare ai tragici dati sull'AIDS resi recentemente noti: la malattia in Africa colpisce una donna su tre. E che dire delle giovani vetrioleggiate dell'India perché osano rifiutare la corte di un uomo? Di quelle uccise (spesso bruciate vive, perché sembri un incidente domestico) diventate ormai "inutili" dopo un matrimonio d'interesse, portato a termine per il solo scopo di impossessarsi della dote? Dell'infibulazione e della clitoridectomia praticata su milioni di bambine? Delle donne adultere sottoposte a lapidazione?
Fatti che sembrano lontani, imputabili a forme di civiltà a noi estranee. Invece c'è un filo conduttore che attraversa il tempo e lo spazio e che ha in comune l'esercizio di un potere violento sulle donne. L'Occidente non è innocente. Pensiamo al turismo sessuale o alle donne quasi quotidianamente uccise dai loro partner perché hanno osato riprendersi la libertà, alla tratta delle prostitute o ai modelli di bellezza indotti che riescono a pregiudicare la salute psichica e fisica di chi vi aderisce. Se l'Oriente imprigiona in un burqa o nel chador, l'Occidente imprigiona in tacchi a spillo e labbra siliconate, che costringono a non facili equilibrismi (reali o figurati che siano).
C'è un filo che passa attraverso i secoli, le civiltà, le religioni, le filosofie, le rivoluzioni e giunge sino a noi. Si veste ogni volta di apparenze diverse, ma rimane immutato nella sostanza.
Ovunque e in qualunque forma avvenga, questa violenza sul corpo della donna ha un'unica matrice: la paura della libertà femminile.

Le giovani attiviste
"Avevo quindici anni quando iniziai a chiedermi perché nei libri di storia non compariva mai una donna" - dice Gabriella Rossi, oggi venticinquenne, vice presidente del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile - "ho avuto la fortuna di avere professoresse preparate e sensibili che mi hanno consigliato alcune letture, ma la svolta arrivò un'estate quando con la famiglia affittammo una casa per le vacanze in montagna. La proprietaria doveva essere stata una femminista convinta perché c'era una fornitissima biblioteca con i più importanti libri sull'argomento. Li lessi tutti. Iniziai a voler partecipare attivamente, prima nel Telefono Rosa, da poco nato a Torino, poi nel Centro Studi. Avevo trovato il lavoro che volevo, la mia dimensione di vita! Non è vero, però, che le ragazze impegnate sui temi del femminismo siano poche. Esistono tanti gruppi e collettivi come Mafalda a Torino, Sconvegno a Milano, Betty Sexy Shock a Bologna, Matri_x a Roma, tanto per citarne alcuni. È vero, invece, che l'interesse a questi temi parte quasi sempre dai diritti, cioè quando le giovani si sentono svantaggiate, trattate con disparità rispetto ai maschi nel mondo del lavoro o degli studi".
Ci sono differenze tra voi e le 'femministe storiche'? "La nuova generazione del femminismo è sicuramente più legata e interessata al pensiero della differenza di genere e alla sua elaborazione".

Le ricerche
Come cogliere e valorizzare l'apporto del genere femminile?
Lo ha spiegato Bice Fubini, docente di Chimica Generale ed Inorganica alla Facoltà di Farmacia dell'Università di Torino, tra le fondatrici del gruppo "Donna e Scienza", al convegno "Marie Curie-Donne e scienza" promosso dall'assessorato Pari Opportunità della Provincia di Torino.
"Cominciando a cambiare i paradigmi di valutazione - elaborati in base ai criteri del genere maschile - ed introducendo criteri nuovi, che tengano conto delle caratteristiche di genere. Spesso, quando si afferma ad esempio che le donne sono meno ambiziose o competitive degli uomini, ci viene obiettato che tra le donne 'arrivate' queste caratteristiche sono presenti. Il problema non è la presenza di alcune donne con certe caratteristiche, ma invece la ricerca di quali siano le caratteristiche più presenti tra gli individui di un sesso piuttosto che dell'altro, ben consci/e del fatto che vi sono numerose e notevoli eccezioni. Le caratteristiche di genere (così come le fluttuazioni casuali di una qualsiasi caratteristica intorno a un valore medio) possono essere rappresentate da una curva detta 'gaussiana'. Il massimo delle curve rappresenta il valore più probabile riscontrato, nel caso di uomini e donne tale massimo può essere preso come indicazione delle caratteristiche di genere".
A valorizzare la differenza mira anche un'analisi condotta tra i giovani delle scuole medie superiori, promossa dalla Commissione per la Realizzazione delle Pari Opportunità Donna Uomo della Regione Piemonte e realizzata dal Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile d Torino, sfociata nel libro di Ferdinanda Vigliani "Non è per niente facile - La relazione tra i generi all'età del primo amore" (Rosenberg & Sellier Editori). Tante domande a ragazzi dai 14 ai 19 anni per scoprire cosa ne pensano dell'identità di genere, dell'immagine, dei valori, della sessualità, ma anche della famiglia o delle emozioni. Ecco così che le femmine continuano ad indicare le bambole come il gioco preferito dell'infanzia, ma non dimenticano il pallone e le costruzioni, mentre i maschi considerano un gioco quasi "affettuoso" fare a botte con gli amici. Oppure che in una divertente e divertita classifica di bellezza se da un lato prevalgono considerazioni "tradizionali", dall'altra vincono due modelli poco convenzionali quali Brad Pitt e Megan Gale. Poi c'è l'amore: importante per entrambi. E se i maschi tra l'amicizia e la famiglia scelgono la prima (al contrario delle femmine), il sesso viene all'ultimo posto per entrambi. I giovani sono poi consapevoli dell'importanza dell'emotività ed è una maggioranza schiacciante quella che pensa che la sensibilità non sia fuori posto anche in un uomo. Emergono anche tante incertezze, soprattutto da parte dei maschi che vivono un indubbio disagio, dovuto probabilmente alla critica al modello maschile tradizionale che non ha ancora trovato alternative. "L'alternativa non può che essere la valorizzazione di modi inediti di vivere il proprio ruolo di genere - scrive Ferdinanda Vigliani - in questo senso le azioni positive che la scuola e gli educatori possono mettere in atto hanno un peso non indifferente".
Ben si inserisce in questo quadro l'indagine conoscitiva, che dovrebbe sfociare in una ricerca, sugli spazi del maschile e del femminile nell'attività del Settore Gioventù del Comune di Torino.
"La creazione delle politiche giovanili, da quanto emerso da questa esplorazione - dice Rosalba Serini del Laris - è sorretta da un modello di interpretazione della realtà che tende ad autoconfermarla. Anche le scelte innovative non hanno finora dato spazio alla differenza di genere che potrebbe, invece, diventare una delle loro finalità".
Tutte le ricerche svolte in ambito giovanile dimostrano, per esempio, che le ragazze, tendenzialmente più studiose e dotate dei maschi, non raggiungono risultati altrettanto soddisfacenti nel mondo del lavoro.
"In particolare, sono emerse in modo molto ben definito due modalità - continua Rosalba Serini - da un lato le ragazze sono pronte a rispondere con entusiasmo alle proposte di partecipazione, come ad esempio le attività di impegno civile: sono più numerose, più coinvolte e più responsabili dei ragazzi. La loro presenza, invece, si minimizza in tutte quelle attività che presuppongono un rapporto diretto con il potere: vale per tutti, come esempio eclatante, la pressoché nulla presenza femminile nelle attività formative di Teamleader all'interno del progetto Torino 2006!".

 
I libri
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  • 100 titoli - Guida ragionata al femminismo degli anni Settanta, a cura di Aida Ribero e Ferdinanda Vigliani, Luciana Tufani Editrice
    Tutto quello che avreste voluto sapere sul femminismo e non avete mai osato chiedere! Ecco il libro adatto (ma anche un validissimo strumento di lavoro), una possibilità per chi è nata/o proprio negli anni in cui il femminismo faceva la sua rivoluzione di avere informazioni affidabili sui testi più significativi e interessanti. Cento schede per cento libri per approfondire, capire, scoprire.
  • Femminismi a Torino, di Piera Zumaglino, Franco Angeli Editore
    Il volume presenta la storia dei primi gruppi femministi torinesi seguendone le vicende politiche, emotive, culturali. Il grandioso affresco di una protagonista e studiosa d'eccezione (cui è stata dedicata l'associazione che ne porta il nome), purtroppo scomparsa.

 
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