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gennaio/febbraio 2004








primo piano ragazzino


Info
I principali siti contenenti informazioni sui minori stranieri non accompagnati:

Caritas
www.caritasitaliana.it

Centro Nazionale di Documentazione e Analisi per l'Infanzia e l'Adolescenza
www.minori.it

Ecpat Italia, organizzazione internazionale
www.ecpat.it

Save the children Italia
www.savethechildren.it

Telefono Azzurro
www.azzurro.it

Ufficio Minori Stranieri del Comune di Torino
www.comune.torino.it/stranieri-nomadi/minori.htm



LA QUOTIDIANITÀ DELLA CITTÀ
Stranieri, soli, lavoratori: i minori non accompagnati
Nel 1946, un maestro del cinema neorealista, Vittorio De Sica, racconta nel film "Sciuscià" la storia di due ragazzini lustrascarpe a Roma. Spinti dalla miseria e dalla fame del dopoguerra italiano partecipano a un furto. Scoperti, vengono rinchiusi nel carcere minorile, dove subiranno sevizie di ogni genere.

di Paola Bizzarri

Torino, più di cinquant'anni dopo, in una fredda giornata autunnale. Il tram sta percorrendo il centro storico verso la stazione ferroviaria, ad una fermata, salgono due bimbi. Sono vestiti con abiti fuori misura, un poco sporchi; capelli lunghi, raccolti in una bella treccia, lei, arruffati, lui. Il giovane abbraccia una fisarmonica e improvvisa una melodia, mentre la piccola gira tra i passeggeri, raccogliendo due o tre monete. Sabato sera, lungo i "Murazzi" tra la folla: gruppetti di giovani maghrebini, sedici o diciassette anni, ridono tra loro. Gli occhi scuri e i denti anneriti li invecchiano di venti anni.
Arriva lunedì: come ogni mattina a tre semafori diversi, i tre ragazzini stranieri. Il primo, quindici anni, dall'accento slavo, resta immobile accanto al palo del semaforo. È l'interessato all'acquisto di fazzoletti o accendini a dover catturare la sua attenzione. Il secondo, poco più che un bambino, è così piccolo che non arriva ai parabrezza delle vetture, ragione per la quale si occupa di lucidarne i soli fari. Il terzo, nordafricano, sorride sempre e con una dolce voce domanda di lavare vetri a centinaia di automobilisti. Alle quindici del pomeriggio sono ancora lì, tutti e tre, da mesi…
Chissà per quanto tempo ancora. Tutti lavorano, nessuno frequenta la scuola.
Oggi, come allora, si incontrano lungo le strade bambini che si arrangiano vendendo prodotti agli angoli delle strade, chiedendo la carità e rubacchiando portafogli. Cinquant'anni fa parlavano il dialetto napoletano, piemontese, romano, adesso hanno un accento straniero.
Molti dei nuovi "sciuscià" rientrano nella categoria dei cosiddetti minori non accompagnati.

Soli in terra straniera
Capire le complesse vicissitudini dei minori non accompagnati non è facile, nemmeno per chi vada al di là della sola compassione fra una frenata e il verde di un semaforo.
Abbiamo chiesto aiuto a Laura Marzin, Responsabile dell'Ufficio Minori Stranieri del Comune di Torino.

Dottoressa Marzin, chi sono i minori non accompagnati?
"Per minori non accompagnati s'intendono stranieri non aventi cittadinanza italiana o di altri Stati dell'Unione Europea, con meno di diciotto anni, entrati senza autorizzazione sul territorio italiano e privi della presenza di chi esercita la potestà genitoriale.
Un minore straniero non accompagnato, pertanto, è colui che è giunto in Italia né per motivi d'adozione o di emergenza umanitaria, né all'interno di progetti finalizzati (è il caso di minorenni entrati in Italia nell'ambito di programmi solidaristici di accoglienza temporanea promossi da enti o famiglie, ne sono una testimonianza i bimbi bielorussi provenienti dall'area di Cernobyl, NdA).
La definizione appena fornita comprende non solo i minori completamente soli, ma anche quelli affidati di fatto a parenti entro il quarto grado che non siano tutori in base a un provvedimento formale.
In breve, un minore non accompagnato è chi dimora in Italia senza genitori o un adulto che lo rappresenti legalmente".

Sono più maschi o femmine?
"Sono sia maschi che femmine. Alcuni sono ragazzi che entrano in Italia con il progetto, naturalmente deciso dalla famiglia, di andare a scuola, di intraprendere un percorso di regolarizzazione, in ultima istanza di essere accolti nel Paese d'arrivo. Altri, purtroppo, vengono mandati in Italia con il preciso scopo di essere sfruttati nelle attività illegali."

Quali in particolare?
"Le attività prevalenti vanno dall'accattonaggio al furto, dal borseggio allo spaccio di sostanze stupefacenti e, purtroppo, comprendono anche tratta e prostituzione".

Nel corso di questo decennio il fenomeno si è modificato?
"Sì, il fenomeno si è modificato nel corso di questi anni sia in termini quantitativi che qualitativi e oggi abbiamo centinaia di minori non accompagnati di cui ci occupiamo. Sono giovani di età variabile, dagli otto ai nove anni fino ai sedici o diciassette".

Quando è stato istituito l'Ufficio minori stranieri?
"L'Ufficio minori stranieri è stato istituito nel 1992, proprio in riferimento alla presenza di minori stranieri irregolarmente presenti sul territorio cittadino, i cosiddetti "bambini invisibili", che, in alcuni casi, avevano solo un genitore oppure erano soli ed affidati a parenti".

Quella dei minori stranieri non accompagnati è una realtà sempre più tangibile che pone le istituzioni di fronte a sfide, amministrative ed operative, non facili.
Recentemente, infatti, il Comune di Torino ha realizzato una struttura comunitaria protetta per minori abbandonati al di sotto dei quattordici anni e per il rimpatrio di minori autori di reato.
La struttura comunitaria protetta - che possiede carattere sperimentale - è stata aperta nei primi giorni del maggio 2003 a Torino.

Dottoressa Marzin, come si lavora all'interno di questa struttura?
"Torino ha deciso di istituire una comunità dove i minori, soprattutto gli infraquattordicenni, possano essere ascoltati, siano liberi di riflettere sulla loro condizione ed eventualmente decidere di cambiare vita.
Il Centro è un luogo dove i minori trovano: accoglienza, ascolto, progetti educativi specifici, sostegno psicologico e socializzazione. Ogni caso viene valutato attentamente. Se si considera nel migliore interesse del minore il rimpatrio assistito, abbiamo concluso, come Città di Torino, protocolli di collaborazione con il Governo Rumeno e Marocchino per rimpatri assistiti di qualità, proponendo anche progetti di integrazione nei Paesi d'origine, finanziati dal Comune attraverso fondi ricevuti dal Comitato minori stranieri (organismo interministeriale, competente ad occuparsi di tutti i minori non accompagnati e unico organo competente a disporre il rimpatrio assistito, istituito ai sensi dell'articolo 33 del decreto legislativo 25 luglio 1998, NdA).
Si tratta dell'istituzione di una struttura sperimentale, nuova, dove le caratteristiche sono di protezione, ma anche di contenimento attraverso la relazione educativa dei minori".

L'emigrazione dei bambini, perché?
"Ragazzi minorenni intraprendono, soli, un progetto migratorio con la speranza di una sopravvivenza decente, migliore di quella nel paese di provenienza.
Alle spalle si lasciano false promesse di lavori inesistenti, pressioni familiari dettate dalla necessità di guadagnare per fronteggiare condizioni economiche difficili, raggiri perpetrati verso genitori sprovveduti, che affidano i figli a persone apparentemente generose, in realtà spietati intermediari, trafficanti, reclutatori, con il solo scopo di guadagnare costringendo minorenni a prostituirsi sui marciapiedi e in locali notturni.
La famiglia, rimasta nel paese originario, non viene dimenticata, anzi, i minori emigranti intendono aiutarla economicamente, una volta arrivati a destinazione e trovato un lavoro.
Entrano in Italia, pertanto, o per una decisione autonoma (caso dei giovani albanesi), o seguendo il meccanismo delle migrazioni a catena (come la maggior parte dei minori maghrebini), o perché vittime del racket di organizzazioni malavitose, che sfruttano il lavoro minorile nel paese d'emigrazione".

Quali vicende capitano, verosimilmente, a un ragazzino extracomunitario che dopo giorni di viaggio su mezzi di fortuna giunge in territorio italiano con una prospettiva di vita migliore, sovente a fronte di un indebitamento familiare ?
I "fortunati" raggiungono lontani parenti o amici che vivono nel Paese di arrivo; per gli altri il destino è quasi segnato: sfruttamento, microcriminalità e clandestinità, sino a quando non vengono rintracciati dalle forze dell'ordine.
Accompagnato in questura, la polizia dirige le indagini per accertarne identità, età, presenza o meno di familiari e procede al fotosegnalamento e alla segnalazione al Comitato per minori stranieri.
A questo punto, viene concesso al giovane un permesso di soggiorno temporaneo per minore età.
Prende via la fase in cui il minore da non accompagnato, diventa accompagnato. Definizione arida per indicare che verrà inserito in una struttura assistenziale.
Terminate le indagini sulla sua identità, si apre una strada biforcata: il rimpatrio assistito oppure la permanenza in Italia.
La prima ipotesi è attuata in applicazione del principio riconosciuto dalle convenzioni internazionali secondo il quale i minori devono ricongiungersi alla famiglia di provenienza, beneficiando del diritto all'integrità familiare. Il rimpatrio assistito prevede, pertanto, di garantire al minore tutta l'assistenza necessaria sino al ricongiungimento con la propria famiglia nel Paese d'origine. Non è per niente scontato, tuttavia, che un fanciullo desideri ricongiungersi con la propria famiglia, dalla quale magari è scappato o alla quale probabilmente aveva promesso di spedire denaro per il sostentamento. Per queste ragioni, è bene sottolineare che il provvedimento di rimpatrio può essere impugnato davanti al TAR (Tribunale Amministrativo Regionale).
Per chi una famiglia non l'ha più o non l'ha mai avuta, oppure per chi è scappato da un nucleo familiare molto problematico (estrema povertà o stati di salute critici), le condizioni di rimpatrio non sussistono. Il minorenne straniero rimane, quindi, in Italia e viene affidato ad una famiglia o a un istituto. Il permesso di soggiorno per minore età viene convertito in permesso di soggiorno per affidamento.
Tale condizione resta valida sino al raggiungimento del diciottesimo anno, dopo subentra un nuovo iter.
La legge "Bossi-Fini", la n.189 del 30 luglio 2002, all'articolo 25, ha stabilito, infatti, che il permesso per affidamento, può essere rinnovato come permesso di soggiorno per motivi di studio o di accesso al lavoro, al compimento del diciottesimo anno, ma solo se il ragazzo è presente in Italia da almeno tre anni ed ha avviato un percorso di integrazione da due.
Il progetto di integrazione sociale e civile deve essere gestito da un ente pubblico o privato dotato di rappresentanza nazionale e iscritto nel registro istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
L'ente gestore dei progetti deve garantire e provare con idonea documentazione, al momento del compimento della maggior età del minore straniero, che l'interessato si trova sul territorio italiano da non meno di tre anni, che ha seguito il progetto per non meno di due anni, che ha la disponibilità di un alloggio e frequenta corsi di studio o attività lavorative.
Viene da domandarsi il numero di minori stranieri non accompagnati che rientrano nei canoni previsti dalla legge "Bossi-Fini", cioè che hanno fatto il loro ingresso prima dei quindici anni, entrando subito in questo percorso educativo. Come sostiene Fredo Olivero, direttore dell'Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi: "L'obiettivo della legge è scoraggiare l'arrivo di adolescenti e comunque renderli più facilmente espellibili. In realtà, con i vincoli fissati, si ottiene soltanto che le organizzazioni criminali abbassino l'età dei minori importati: sotto i 14 anni, infatti, non sono rimpatriabili".
Risultato: ci ritroveremo, nelle strade, ragazzi sempre più giovani. Già ci sono, addirittura di 11 anni. Basta guardarsi intorno.
Questo è lo scenario, duro e ricco di lacune. Ciò è evidente nelle legittime questioni che non trovano risposta; nella domanda, per esempio, di un docente che si chiede: "Per un giovane extracomunitario che, compiuti i 18 anni, perde il permesso di soggiorno rilasciato per minore età, ma, giunto alla fine dell'anno scolastico, deve sostenere l'esame di Stato, quali prospettive si aprono? Il giovane potrà affrontare la prova o no?"
Alla fine dei conti, in materia d'immigrazione si tratta sempre di valutare questioni molto concrete, che passano sulla pelle di persone, aldilà dell'ottica dell'emergenza o delle esigenze elettoralistiche, seguendo il principio della realtà.

 
Dati sul fenomeno migratorio in Italia
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  Il fenomeno dei minori stranieri presenti nel territorio italiano è iniziato alla fine degli anni sessanta, epoca in cui l'Italia - cessato d'essere paese d'"esportazione" di manodopera - diviene uno dei principali punti di sbocco dei flussi migratori internazionali.

4 milioni i cittadini italiani attualmente dimoranti in Stati stranieri,
2.395.000 gli immigrati regolari in Italia,
4,2% l'incidenza di stranieri sulla popolazione, inferiore di un punto alla media europea,
326.101 i minori stranieri in Italia, con una ripartizione territoriale più accentuata al Nord d'Italia rispetto al Sud,
22.062 i minori stranieri residenti in Piemonte nel 2001,
6.872 i minori stranieri residenti a Torino nel 2001,
7.921 i minori stranieri non accompagnati sul suolo italiano secondo il ministero del Welfare al 31/1/2002. In realtà, non è possibile sostenere con esattezza quanti siano. Per la Caritas, infatti, la cifra va più che raddoppiata e raggiunge il numero di 16.000.
165 i minori stranieri soli segnalati nel 2002 a Torino al Comitato per i minori stranieri. 148 maschi e 17 femmine, la cui fascia di età andava dai sette ai diciotto anni, in prevalenza marocchini, rumeni e albanesi.
Dal momento che non tutti i minori abbandonati sono segnalati ai servizi, perché sfuggono alle identificazioni o perché il fenomeno resta clandestino, mancano dati certi della presenza, nel capoluogo piemontese, di bambini stranieri abbandonati.

- CARITAS-Dossier statistico immigrazione, 2001, pp.172.
- Osservatorio Interistituzionale sugli Stranieri in provincia di Torino, Rapporto 2002, pp.145-148.

 
 

Paesi di provenienza dei minori migranti soli

I paesi da cui si emigra sono circa 78, ai primi posti si trovano:
- Albania (61,79%)
- Marocco (8,95%)
- Romania (6,30%)
- Federazione Jugoslava (6,24%)

Fonte: CARRERA L., La condizione giuridica del minore straniero non accompagnato, "Famiglia e diritto", 2001, fasc. 4 (agosto), pp. 447-449.

 
 
SOMMARIO DI QUESTO NUMERO  
 

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