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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2004

STORIA INFINITA DI SASSOFONISTI E SAX
Torino, dicembre 2003. Un signore nero con un leggio davanti fa finta di suonare un sassofono. Aleggia le mani nell'aria vuota. Nel viso e nel silenzio che lo circonda si espande tutta l'espressione della musica. Nessuno gli dà niente, ma lui continua, muovendosi a scatti, come un serpente. Ha vestiti sporchi, vive per strada. Mi fermo ad ascoltarlo, offro una moneta. Quando finisce il pezzo, con gli occhi accesi mi dice:"Sì, sì, devo andare in tour a New Orleans. Là apprezzano. Domani parto."

di Francesca Ferrando

Sulle note del jazz
New Orleans, 1910. Peter è appena arrivato da qualche altro luogo del mondo di cui non ricorda il nome. È musicista, canta la vita senza uno strumento. E lì, nel quartiere di Storyville, sente suonare un ritmo mai sentito, il ritmo della Dixieland Band: il jazz… Il nuovo stile musicale - un'evoluzione del ragtime, che il pianista Scott Joplin proponeva già verso il 1880 - diviene noto a un più vasto pubblico, passando dal sud al nord del paese; attraversa Chicago e arriva a New York: nasce lo swing. Peter è smarrito dalle nuove leve del jazz. Ma di nuovo la musica lo accompagna e solo, incuriosito, segue tutti i grandi sassofonisti di quegli anni: Lester Young, Coleman Hawkins, Paul Gonsalves. L'esplosione totale avverrà qualche anno dopo col bebop: Peter incontra Bird, Charlie Parker…

Il bop va a Saturno
1953, Charlie Parker sta suonando impetuosamente, bruciando le note, a un ritmo di accelerazione continua. "Saltammo fuori nella notte calda, selvaggia, sentendo un indiavolato sax-tenore che faceva ululare il suo strumento dall'altra parte della strada". È Jack Kerouac a scrivere queste parole infuocate, Jack il beat, che in inglese significa il diverso, l'emarginato, ma anche il battito musicale: On the road (1959) è un canto scritto al ritmo del jazz di Charlie Parker. Bird è l'idolo indiscusso. Kerouac traduce in prosa le note pazze del jazzista di Kansas City e ne fa il suo modello spirituale: Bird suona come vive, all'ultimo fiato, senza risparmio, proprio come sogna la beat generation. Tra il 1950 e il 1960 si assiste a un'ulteriore trasformazione del jazz, che si esprime nell'opera musicale di Sonny Rollins, John Coltrane e Pharoah Sanders. Le esaltanti improvvisazioni del sax contralto di Eric Dolphy precedono invece il folle ensemble della Sun Ra Arkestra, il cui eccentrico leader, che riteneva di venire da Saturno, affermerà: "Music? Yes, to the years that dare to hear, that dare to hear, that dare to hear" (Musica? Sì, per le orecchie che hanno il coraggio di ascoltare). Perfettamente integrato nella musica spaziale della Arkestra, il sassofonista tenore John Gilmore, accanto ai due contralti - Marshall Allen e Danny Davis - e al baritono Danny Thompson, accompagnano i brani sperimentali dell'album "Space is the place", registrato in due soli giorni, tra il 19 e il 20 ottobre 1972.

Funkedelico o psichedelico?
Anni Sessanta. Peter non è più giovanissimo. Eppure nuovamente un ritmo sconosciuto risveglia il suo interesse, in un periodo in cui il jazz, inserito ormai nel circuito commerciale, ha perso la primigenia freschezza. È il funk a rischiarare la scena musicale, alla cui nascita contribuisce in maniera determinante il cantante James Brown, che porta il Rhythm & Blues al limite delle sue possibilità. A partire dal 1964 proprio accanto al padre di questa nuova corrente musicale suona Maceo Parker, sassofonista dal ritmo sincopato, per un risultato esplosivo, che fa scatenare il pubblico degli Stati Uniti e non solo. Il funk nasce per ballare, per far ballare. "Quando dovevamo dare alla gente quello che voleva e anche di più, James e io ci trovavamo perfettamente d'accordo. Per questo sono stato tanto tempo a suonare con lui", ricorda Maceo, l'esecutore di quelle bellissime note di sassofono che circondano e sostengono il celeberrimo brano "I got you (I feel good)" (1965). Negli anni Settanta Maceo suonerà con i Parliament e i Funkedelic, in una musica che miscela psichedelia e sperimentazione anche a livello scenico - tutti i musicisti e parte del pubblico si travestono in modo stravagante e trasgressivo. Pian piano il sassofono si introduce in ogni stile musicale, fino a raggiungere il rock psichedelico dei Pink Floyd, dove le avvolgenti note del sax tenore di Dick Parry si espandono attraverso il mitico LP "The dark side of the moon" (1972) - il sassofonista collaborerà anche a "Wish you were here" (1975) e, dopo un lungo ritiro, all'album "The division Bell" (1994). A fine anni Settanta il sassofono si fa strada nella new wave tra i suoni elettrici dei Tuxedomoon, mentre al free jazz si accosterà il brillante sassofonista dei Lounge Lizards, John Lurie.

Sax: ska, reggae
Giamaica, fine anni Cinquanta. Il Rhythm & Blues statunitense, diffuso dalle radio e dai sound system, si riflette nel nuovo approccio dei più intraprendenti musicisti di Kingston. Attorno a due di questi, Tommy McCook (sax tenore) e Rolando Alphonso (sax alto), si riuniscono gli Skatalites, gruppo che traccia le radici dello ska. Alphonso collaborerà anche con Lee "Scratch" Perry - elemento trainante del gruppo storico di Bob Marley, i Wailers, nel periodo che va dal 1969 al 1972. Anche nel reggae il sax è presente, ma più come portatore di ritmo che di assoli. Per esempio, nell'album "Mystic Man" (1979) di Peter Tosh il suono dei sassofoni - tenore, contralto e baritono - accompagnano la musica ma non la dirigono. Sarà la scena inglese anni Ottanta a proporre un gruppo che a questo strumento concede largo spazio: gli UB40, con il sassofonista Brian Travers.

Around the world
1960: la Nigeria ottiene l'indipendenza dopo decenni di colonialismo britannico. Nel 1963, che è anche l'anno in cui viene proclamata la repubblica, torna in madrepatria Fela Kuti, sassofonista che accompagnerà con le note del suo strumento e della voce - sempre critica nei confronti del governo - il difficile processo di democratizzazione del paese, presto riassorbito dall'avvento del regime militare. Fela, il re dell'afro-beat, verrà più volte incarcerato e torturato, la sua "Kalakuta Republic" - casa-regno e studio di registrazione - devastata, i suoi amici malmenati, sua madre uccisa. Dopo la prematura morte dell'artista, avvenuta nel 1997, sarà il figlio a portare avanti il discorso musicale del padre, mettendo da parte quello politico: Femi Kuti, al sax tenore, è il protagonista dell'album "Shoki Shoki" del 1998.
Un altro grande sassofonista africano è il camerunense Manu Dibango, che recentemente si è esibito a Torino durante la rassegna di Musica '90 "Dalle nuove musiche al suono mondiale". Manu, il portavoce del soul makossa, reinterpreta lo stile musicale tipico della sua terra attraverso una prospettiva funky jazz. Il sorprendente risultato ha ispirato molti artisti della scena mondiale, dagli anni Settanta fino ad oggi, a mescolare ritmi tradizionali e moderni. Un esempio? L'ensemble del pianista cubano Omar Sosa, che comprende, oltre al rapper statunitense e alla cantante yoruba, il sassofonista cubano Luis Depestre, a cui viene lasciato largo spazio di improvvisazione.

Il principio della storia
Belgio, 1840 ca. Adolphe Sax, figlio di un celebre costruttore di strumenti, idea il sassofono, o meglio realizza il proprio sogno: "uno strumento che, per le caratteristiche della sua voce, si possa confrontare agli strumenti ad arco, ma che possieda più forza e intensità di questi ultimi". Il sax combina l'ancia semplice e il bocchino del clarinetto con un corpo metallico e il tubo dell'oboe. Nella musica classica molti compositori si interessano al nuovo strumento, dedicandogli parti orchestrali: da Hector Berlioz - peraltro amico personale di Adolphe Sax - a Georges Bizet. Come solista il sax appare nella "Rapsodia" di Claude Debussy - commissionatagli nel 1901 dalla una delle prime sassofoniste donne della storia, Élise Boyer Hall - e nella "Fantasia Op.630" (1948), che il compositore brasiliano Heitor Villa-Lobos scrisse per il sassofonista Marcel Mule. Da allora lo strumento ne ha fatta di strada: passando per il jazz statunitense, toccando lo ska-reggae giamaicano, ha accompagnato gli accesi anni delle lotte di indipendenza africane per approdare infine in Italia, e precisamente…

Saxophonando a Torino
Dicembre 2003. Peter suona in Via Garibaldi, vecchio, ingobbito dagli anni: nella sua mente stanca scivolano le note che in questi cento anni di storia ha assaggiato, goduto, compreso. Muove le mani nell'aria così come ha visto scivolare sui tasti le forti dita di Bird. Ricorda un sassofono pazzo, che lo faceva tremare, ne ricorda un altro saltellante e gioioso. Attende l'innovazione e la trova proprio in questa città silenziosa, ai piedi delle Alpi: la musica di Carlo Actis Dato, ed è di nuovo vita… Il torinese Actis Dato, co-fondatore nel 1974 dell'Art Studio - gruppo storico del nuovo jazz italiano - è considerato uno dei sassofonisti più originali della scena nostrana e internazionale. L'effervescenza delle sue performance, accanto alla tecnica della respirazione circolare e a una conoscenza straordinaria dello strumento, fanno di lui un musicista completo e sempre sorprendente.
Ma c'è chi la musica la fa e chi la apprezza. E allora forse Peter non era fatto per suonare. Lui ascolta il ritmo e lo conserva gelosamente nella sua ampia e preziosa memoria.
Mentre muove le mani nell'aria come un mago, facendo finta di suonare quello strumento che non ha mai avuto, l'amore per il sax trapela in ogni suo gesto, e lui sogna: "Sì, bisogna continuare a suonare. New Orleans è solo un passaggio, la vita è ancora lunga e il sassofono è uno strumento giovane, tutto da scoprire"…

Problemi di sax?
Per imparare a suonare questo splendido ottone o per migliorare la propria tecnica, una scuola indicata è il Centro Jazz (Via Pomba 4, tel. 011.884477) o la Scuola Civica (Corso Taranto n. 160) dove, tra gli altri, insegna proprio Carlo Actis Dato (per informazioni specifiche su di lui o per possibilità di lezioni private potete consultare il sito www.actisdato.it).
Quando avrete appreso la tecnica, le note, la musica, il segreto per donare vita alle vostre improvvisazioni è racchiuso nelle parole di Charlie Parker: "Non suonare il sassofono. Lascia che sia lui a suonare te".
Se invece siete in preda al panico perché lo strumento vi è caduto, avete perso una vite o non esce più il suono del do, non disperate. La bottega di Moretto e Milanesio (Piazza Bodoni, via Mazzini 12), oltre ad offrire la possibilità di comprare (o di affittare) sassofoni e tutti gli accessori specifici necessari, riparerà i vostri strumenti danneggiati.

 
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