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STORIA
INFINITA DI SASSOFONISTI E SAX
Torino, dicembre 2003. Un
signore nero con un leggio davanti fa finta di suonare un sassofono. Aleggia
le mani nell'aria vuota. Nel viso e nel silenzio che lo circonda si espande
tutta l'espressione della musica. Nessuno gli dà niente, ma lui
continua, muovendosi a scatti, come un serpente. Ha vestiti sporchi, vive
per strada. Mi fermo ad ascoltarlo, offro una moneta. Quando finisce il
pezzo, con gli occhi accesi mi dice:"Sì, sì, devo andare
in tour a New Orleans. Là apprezzano. Domani parto."
di
Francesca Ferrando
Sulle
note del jazz
New Orleans, 1910. Peter è appena arrivato da qualche altro luogo
del mondo di cui non ricorda il nome. È musicista, canta la vita
senza uno strumento. E lì, nel quartiere di Storyville, sente suonare
un ritmo mai sentito, il ritmo della Dixieland Band: il jazz
Il
nuovo stile musicale - un'evoluzione del ragtime, che il pianista Scott
Joplin proponeva già verso il 1880 - diviene noto a un più
vasto pubblico, passando dal sud al nord del paese; attraversa Chicago
e arriva a New York: nasce lo swing. Peter è smarrito dalle nuove
leve del jazz. Ma di nuovo la musica lo accompagna e solo, incuriosito,
segue tutti i grandi sassofonisti di quegli anni: Lester Young, Coleman
Hawkins, Paul Gonsalves. L'esplosione totale avverrà qualche anno
dopo col bebop: Peter incontra Bird, Charlie Parker
Il
bop va a Saturno
1953, Charlie Parker sta suonando impetuosamente, bruciando le note,
a un ritmo di accelerazione continua. "Saltammo fuori nella notte
calda, selvaggia, sentendo un indiavolato sax-tenore che faceva ululare
il suo strumento dall'altra parte della strada". È Jack
Kerouac a scrivere queste parole infuocate, Jack il beat, che in inglese
significa il diverso, l'emarginato, ma anche il battito musicale: On
the road (1959) è un canto scritto al ritmo del jazz di Charlie
Parker. Bird è l'idolo indiscusso. Kerouac traduce in prosa le
note pazze del jazzista di Kansas City e ne fa il suo modello spirituale:
Bird suona come vive, all'ultimo fiato, senza risparmio, proprio come
sogna la beat generation. Tra il 1950 e il 1960 si assiste a un'ulteriore
trasformazione del jazz, che si esprime nell'opera musicale di Sonny
Rollins, John Coltrane e Pharoah Sanders. Le esaltanti improvvisazioni
del sax contralto di Eric Dolphy precedono invece il folle ensemble
della Sun Ra Arkestra, il cui eccentrico leader, che riteneva di venire
da Saturno, affermerà: "Music? Yes, to the years that dare
to hear, that dare to hear, that dare to hear" (Musica? Sì,
per le orecchie che hanno il coraggio di ascoltare). Perfettamente integrato
nella musica spaziale della Arkestra, il sassofonista tenore John Gilmore,
accanto ai due contralti - Marshall Allen e Danny Davis - e al baritono
Danny Thompson, accompagnano i brani sperimentali dell'album "Space
is the place", registrato in due soli giorni, tra il 19 e il 20
ottobre 1972.
Funkedelico
o psichedelico?
Anni Sessanta. Peter non è più giovanissimo. Eppure nuovamente
un ritmo sconosciuto risveglia il suo interesse, in un periodo in cui
il jazz, inserito ormai nel circuito commerciale, ha perso la primigenia
freschezza. È il funk a rischiarare la scena musicale, alla cui
nascita contribuisce in maniera determinante il cantante James Brown,
che porta il Rhythm & Blues al limite delle sue possibilità.
A partire dal 1964 proprio accanto al padre di questa nuova corrente
musicale suona Maceo Parker, sassofonista dal ritmo sincopato, per un
risultato esplosivo, che fa scatenare il pubblico degli Stati Uniti
e non solo. Il funk nasce per ballare, per far ballare. "Quando
dovevamo dare alla gente quello che voleva e anche di più, James
e io ci trovavamo perfettamente d'accordo. Per questo sono stato tanto
tempo a suonare con lui", ricorda Maceo, l'esecutore di quelle
bellissime note di sassofono che circondano e sostengono il celeberrimo
brano "I got you (I feel good)" (1965). Negli anni Settanta
Maceo suonerà con i Parliament e i Funkedelic, in una musica
che miscela psichedelia e sperimentazione anche a livello scenico -
tutti i musicisti e parte del pubblico si travestono in modo stravagante
e trasgressivo. Pian piano il sassofono si introduce in ogni stile musicale,
fino a raggiungere il rock psichedelico dei Pink Floyd, dove le avvolgenti
note del sax tenore di Dick Parry si espandono attraverso il mitico
LP "The dark side of the moon" (1972) - il sassofonista collaborerà
anche a "Wish you were here" (1975) e, dopo un lungo ritiro,
all'album "The division Bell" (1994). A fine anni Settanta
il sassofono si fa strada nella new wave tra i suoni elettrici dei Tuxedomoon,
mentre al free jazz si accosterà il brillante sassofonista dei
Lounge Lizards, John Lurie.
Sax: ska, reggae
Giamaica, fine anni Cinquanta. Il Rhythm & Blues statunitense, diffuso
dalle radio e dai sound system, si riflette nel nuovo approccio dei
più intraprendenti musicisti di Kingston. Attorno a due di questi,
Tommy McCook (sax tenore) e Rolando Alphonso (sax alto), si riuniscono
gli Skatalites, gruppo che traccia le radici dello ska. Alphonso collaborerà
anche con Lee "Scratch" Perry - elemento trainante del gruppo
storico di Bob Marley, i Wailers, nel periodo che va dal 1969 al 1972.
Anche nel reggae il sax è presente, ma più come portatore
di ritmo che di assoli. Per esempio, nell'album "Mystic Man"
(1979) di Peter Tosh il suono dei sassofoni - tenore, contralto e baritono
- accompagnano la musica ma non la dirigono. Sarà la scena inglese
anni Ottanta a proporre un gruppo che a questo strumento concede largo
spazio: gli UB40, con il sassofonista Brian Travers.
Around
the world
1960: la Nigeria ottiene l'indipendenza dopo decenni di colonialismo
britannico. Nel 1963, che è anche l'anno in cui viene proclamata
la repubblica, torna in madrepatria Fela Kuti, sassofonista che accompagnerà
con le note del suo strumento e della voce - sempre critica nei confronti
del governo - il difficile processo di democratizzazione del paese,
presto riassorbito dall'avvento del regime militare. Fela, il re dell'afro-beat,
verrà più volte incarcerato e torturato, la sua "Kalakuta
Republic" - casa-regno e studio di registrazione - devastata, i
suoi amici malmenati, sua madre uccisa. Dopo la prematura morte dell'artista,
avvenuta nel 1997, sarà il figlio a portare avanti il discorso
musicale del padre, mettendo da parte quello politico: Femi Kuti, al
sax tenore, è il protagonista dell'album "Shoki Shoki"
del 1998.
Un altro grande sassofonista africano è il camerunense Manu Dibango,
che recentemente si è esibito a Torino durante la rassegna di
Musica '90 "Dalle nuove musiche al suono mondiale". Manu,
il portavoce del soul makossa, reinterpreta lo stile musicale tipico
della sua terra attraverso una prospettiva funky jazz. Il sorprendente
risultato ha ispirato molti artisti della scena mondiale, dagli anni
Settanta fino ad oggi, a mescolare ritmi tradizionali e moderni. Un
esempio? L'ensemble del pianista cubano Omar Sosa, che comprende, oltre
al rapper statunitense e alla cantante yoruba, il sassofonista cubano
Luis Depestre, a cui viene lasciato largo spazio di improvvisazione.
Il
principio della storia
Belgio, 1840 ca. Adolphe Sax, figlio di un celebre costruttore di strumenti,
idea il sassofono, o meglio realizza il proprio sogno: "uno strumento
che, per le caratteristiche della sua voce, si possa confrontare agli
strumenti ad arco, ma che possieda più forza e intensità
di questi ultimi". Il sax combina l'ancia semplice e il bocchino
del clarinetto con un corpo metallico e il tubo dell'oboe. Nella musica
classica molti compositori si interessano al nuovo strumento, dedicandogli
parti orchestrali: da Hector Berlioz - peraltro amico personale di Adolphe
Sax - a Georges Bizet. Come solista il sax appare nella "Rapsodia"
di Claude Debussy - commissionatagli nel 1901 dalla una delle prime
sassofoniste donne della storia, Élise Boyer Hall - e nella "Fantasia
Op.630" (1948), che il compositore brasiliano Heitor Villa-Lobos
scrisse per il sassofonista Marcel Mule. Da allora lo strumento ne ha
fatta di strada: passando per il jazz statunitense, toccando lo ska-reggae
giamaicano, ha accompagnato gli accesi anni delle lotte di indipendenza
africane per approdare infine in Italia, e precisamente
Saxophonando
a Torino
Dicembre 2003. Peter suona in Via Garibaldi, vecchio, ingobbito dagli
anni: nella sua mente stanca scivolano le note che in questi cento anni
di storia ha assaggiato, goduto, compreso. Muove le mani nell'aria così
come ha visto scivolare sui tasti le forti dita di Bird. Ricorda un
sassofono pazzo, che lo faceva tremare, ne ricorda un altro saltellante
e gioioso. Attende l'innovazione e la trova proprio in questa città
silenziosa, ai piedi delle Alpi: la musica di Carlo Actis Dato, ed è
di nuovo vita
Il torinese Actis Dato, co-fondatore nel 1974 dell'Art
Studio - gruppo storico del nuovo jazz italiano - è considerato
uno dei sassofonisti più originali della scena nostrana e internazionale.
L'effervescenza delle sue performance, accanto alla tecnica della respirazione
circolare e a una conoscenza straordinaria dello strumento, fanno di
lui un musicista completo e sempre sorprendente.
Ma c'è chi la musica la fa e chi la apprezza. E allora forse
Peter non era fatto per suonare. Lui ascolta il ritmo e lo conserva
gelosamente nella sua ampia e preziosa memoria.
Mentre muove le mani nell'aria come un mago, facendo finta di suonare
quello strumento che non ha mai avuto, l'amore per il sax trapela in
ogni suo gesto, e lui sogna: "Sì, bisogna continuare a suonare.
New Orleans è solo un passaggio, la vita è ancora lunga
e il sassofono è uno strumento giovane, tutto da scoprire"
Problemi
di sax?
Per imparare a suonare questo splendido ottone o per migliorare la propria
tecnica, una scuola indicata è il Centro
Jazz (Via Pomba 4, tel. 011.884477) o la Scuola Civica (Corso Taranto
n. 160) dove, tra gli altri, insegna proprio Carlo Actis Dato (per informazioni
specifiche su di lui o per possibilità di lezioni private potete
consultare il sito www.actisdato.it).
Quando avrete appreso la tecnica, le note, la musica, il segreto per
donare vita alle vostre improvvisazioni è racchiuso nelle parole
di Charlie Parker: "Non suonare il sassofono. Lascia che sia lui
a suonare te".
Se invece siete in preda al panico perché lo strumento vi è
caduto, avete perso una vite o non esce più il suono del do,
non disperate. La bottega di Moretto e Milanesio (Piazza Bodoni, via
Mazzini 12), oltre ad offrire la possibilità di comprare (o di
affittare) sassofoni e tutti gli accessori specifici necessari, riparerà
i vostri strumenti danneggiati.
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