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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2004

NUOVA ZELANDA LA TERRA DELLA LUNGA NUVOLA BIANCA

di Mario Speranza e Monica Morello
Quando il mastodontico 747 inizia a sorvolare i sobborghi di Auckland alla ricerca della striscia d'asfalto, la spossatezza per il lungo viaggio è al culmine. Sono infatti necessarie almeno 22 ore di volo dall'Italia. Una giornata interminabile da trascorrere tra gli spazi ristretti dell'economy class, in attesa che il lento fluire degli 11 fusi orari ci porti a destinazione.
Certo, un tempo raggiungere questa terra doveva essere altra impresa. Il pensiero va ad Ada ed alla sua bambina, le protagoniste del film "Lezioni di Piano" della regista Neozelandese Jane Campion: il veliero, che nella seconda metà dell'800 le ha portate qui dall'Europa, è al largo; dalla scialuppa che traballa sulle lunghissime onde del mar di Tasmania, vengono prese di peso e posate, con fare sbrigativo, sulla spiaggia, dai Maori ingaggiati dal futuro marito. Noi invece, passiamo il controllo dei passaporti e, cosa assolutamente inusuale, ci viene offerto del caffè dal personale dell'aeroporto per darci il benvenuto, fornendoci le indicazioni per raggiungere il nostro ostello: la navetta fermerà proprio davanti.
Guadagniamo la nostra camera e ci addormentiamo. Solo un'oretta, per distenderci un po', ma quando ci risvegliamo la Sky Tower, inquadrata dalla grande finestra della nostra stanza, è ormai illuminata di azzurro.
L'ostello è pulito e accogliente e, cosa importantissima (e comune a tutte le sistemazioni YHA in NZ), è dotato di una grande ed attrezzata cucina a disposizione degli ospiti.
Bene, non resta altro da fare che uscire a procurarsi qualche genere alimentare nel classico "negozietto sotto casa". Non riusciamo a crederci, in Auckland (e in generale in NZ) non esistono negozi di quartiere, ma solo due ipermercati ed è necessario prendere l'autobus.
Quanto costano i Kiwi! Non è il prodotto simbolo di questo paese? Forse non è più stagione, sono gli ultimi giorni di agosto e qui presto comincerà la primavera.
La Nuova Zelanda dista quanto l'Italia dall'equatore, ma è situata nell'emisfero opposto. Così mentre andiamo a dormire, ripensiamo alla calura afosa che abbiamo lasciato a Torino e a questo giorno già consumato che laggiù si sta appena rimettendo in moto.
È proprio vero siamo in vacanza, e agli antipodi, comunque si consideri la nostra condizione.

Auckland
Downtown è il centro di Auckland, rivolto sul Ferry Building e la marina più famosa del mondo; non bisogna dimenticare che siamo nella città delle vele: pare che qui vi sia il numero di barche a vela più alto di ogni altro luogo, se rapportato al numero di abitanti. Ed è in questo porto che nel 1985 un attentato ad opera dei servizi segreti francesi affondò la Rainbow Warrior, la nave di Greenpeace impegnata ad ostacolare gli esperimenti nucleari della Francia nelle isole del pacifico.
Al molo è possibile imbarcarsi per alcune ore su barche che hanno avuto un passato glorioso con l'America's Cup, qui si potrà prendere il largo tra le circa 50 isole che circondano la città.
La varietà dei volti che incontriamo ci ricordano che questa è terra d'immigrazione, che è stata ed è ancora una terra di frontiera. Polinesiani, asiatici, europei e fin anche africani sono giunti in NZ alla ricerca di fortuna. La presenza italiana è naturalmente apprezzabile dal numero di ristoranti presenti in Parnell Village. Questo quartiere è fitto di casette in stile vittoriano; qui è possibile soggiornare in un affascinante edificio storico che fu l'ultima residenza della regina di Tonga, ora ostello privato.
Tornando tra i grattacieli di Queen Street, incontriamo per la prima volta, tra il traffico di un incrocio, un'intera famigliola a spasso a piedi nudi. Non sono Maori che vogliono contraddistinguersi con un segno di esotismo. Ne vedremo spesso nel corso del nostro viaggio, sono seguaci del Barefooters: una filosofia e una pratica di vita che in NZ va affermandosi più che in altri paesi. In alcune scuole addirittura, a fronte dell'obbligo di indossare la divisa (elegantissima) è previsto che si possa entrare in classe a piedi nudi: "blue leather shoes or barefoot", recita il regolamento di alcuni istituti.
Si tratta di un'aspirazione, un desiderio di "tornare alla natura", come se vi fosse la necessità di sentirla ancora più presente, anche se, a pochi chilometri da questa che è l'unica e vera realtà metropolitana, la natura diventa prorompente.
D'altra parte, la natura è centrale nella mitologia dei Maori: "Non c'è prato, animale o fenomeno naturale in Aotearoa (terra della lunga nuvola bianca) che non abbia un'anima", e per ciascuno di questi elementi corrisponde una figura divina. Così, seguendo il suono grave di una conchiglia, emesso dal soffio possente di un giovane Maori, ci avviciniamo alla ricostruzione delle Marae (aree sacre su cui sorge la casa per le assemblee del villaggio) per ascoltare il racconto della creazione di questa terra meravigliosa ad opera di Tane.
Siamo al Museo Nazionale dove, due volte al giorno, è possibile assistere ad uno spettacolo di danza e canti Maori; una manifestazione che, se pur rivolta principalmente ai turisti, rimane rispettosa e fedele alla cultura e alle radici di questo popolo. Inevitabile sussultare quando viene rappresentata l'Haka, il canto/incitazione di guerra interpretata da questi guerrieri contemporanei. Si battono vigorosamente il petto fino a farlo arrossire, i volti si stravolgono, gli occhi spinti fuori delle orbite. Urlano a squarciagola: "Ka Mate, Ka Mate, Ka Ora, Ka Ora…". Riusciranno a farci paura.
E non è difficile immaginare il terrore del primo navigatore che ha raggiunto queste isole, l'olandese Tasman. Insieme al suo equipaggio furono i primi a vedere una rappresentazione di questo tipo tentando lo sbarco: gli "indigeni" interamente tatuati uccisero e divorarono alcuni marinai.
A riprova della sua capacità di indurre il panico, il rituale dell'Haka è stato adottato dalla squadra nazionale di rugby All Blacks e, come arma letale, dai reparti dell'esercito neozelandese (non è uno scherzo!).
Tutto ciò appare lontanissimo dai 328 metri dell'imponente Skytower: la vista è a 360 gradi e si può apprezzare la città in tutta la sua estensione: i molteplici coni vulcanici e l'intrico di migliaia di alberi delle barche ormeggiate alla marina nei pressi dell'Harbour Bridge. Il rimirare tranquillo del panorama viene più volte interrotto dall'apparente precipitare di temerari individui che decidono di scendere in "caduta libera" (rallentata e trattenuta da tiranti), sino a centrare un bersaglio che pare disegnato da Willy il Coyote ai piedi della torre. Ci accontentiamo della sensazione mozzafiato, di camminare sul pavimento di cristallo che ci trattiene dalla voragine che si apre sotto i nostri piedi.

Isola del sud
Prendiamo un volo per Queenstown che raggiungiamo in serata; sta facendo una bella nevicata. Ancora non riusciamo ad adattarci all'idea che agosto, altrove, può essere fatto così. Al mattino i monti Remarkables (notevoli) imbiancati sul lago Wakatipu appaiono come in una cartolina. Nel parcheggio dell'ostello c'è un gran vociare di ragazzi con gli sci in spalle. Noi partiamo in direzione della costa e la penisola di Otago.
Davanti ai nostri occhi iniziano a sfilare i primi esemplari delle milioni di pecore che incontreremo sul nostro cammino. La strada è così poco trafficata che la maggior parte dei ponti in NZ sono a una sola corsia a senso alternato.
Quando arriviamo al centenario edificio che ospita l'ostello di Dunedin, il gestore ci dice che se facciamo in fretta a raggiungere la penisola di Otago (circa mezza ora di auto), possiamo vedere i pinguini dagli occhi gialli, una delle più rare specie al mondo. Al tramonto escono dall'acqua per raggiungere i nidi nascosti tra la vegetazione della costa ed è possibile avvistarli.
A fatica, valichiamo le alte dune per evitare di trovarci tra il mare ed alcuni splendidi esemplari di leoni marini. Ci sistemiamo in un capanno predisposto dai guardiaparco per l'osservazione. Il vento freddo è così prepotente che è arduo mantenere la posizione, per fortuna i pinguini sono puntuali e li vediamo sgusciare agili dalle violente onde dell'oceano, per zampettare goffi ma decisi in direzione della loro prole. La colonia di Otago e Oamaru (pinguini azzurri), sono le uniche ad aver stabilito e conservato il loro habitat così vicino a quello dell'uomo.
Quando a sera torniamo all'ostello, qualcuno che suona la chitarra sta cantando in un italiano piuttosto singolare. Così conosciamo One Penny, dice che fa il menestrello usando appropriatamente questo termine, come ci dimostrano anche gli abiti che indossa e che lui definisce "il suo costume di scena".
È un artista di strada; è neozelandese ma ha una passione particolare per le vecchie canzoni italiane. Non conosce la nostra lingua a parte qualche parola; acquista vecchi dischi italiani in vinile, e li ascolta e riascolta sino a pronunciare alla bell'e meglio il testo delle canzoni.
Così passiamo la serata a correggergli alcuni testi trascritti con una grafia fitta e minuta sul quadernetto sgualcito in cui è racchiuso l'intero repertorio. Dopo qualche bicchiere di Wilson's Whisky (distillato qui a Dunedin), ed aver apportato le correzioni del caso a "Mamma, mormora la bambina…", ci salutiamo commossi ritrovandoci in mano un penny del 1955.
Sulla strada per Christchurch ci fermiamo a Moeraky per osservare questi straordinari massi sferici che pensavamo potessero essere state le biglie di un ciclope. Naturalmente si tratta di un fenomeno geologico che ha modellato e distribuito queste grandi bocce, in alcuni casi sino nei giardini delle abitazioni disposte lungo questo tratto di costa.
L'ostello di Christchurch è situato in un affascinante stabile proprio di fronte agli splendidi edifici gotici dell'Arts Centre. La città è assolutamente inglese: cattedrale anglicana, tram e barche sospinte sul tranquillo Avon River da stilosi "gondolieri". Naturalmente non poteva mancare il club per soli uomini più antico ed esclusivo della NZ. Curiosi di "vedere" come potesse essere un posto del genere, siamo entrati, ma è questione di pochi secondi, sino al nostro allontanamento ad opera di un cortese maggiordomo.
Ancora a nord incontriamo Kaikoura, è il posto più importante per l'osservazione dei mammiferi marini. Da qui ci si può imbarcare per osservare e nuotare con delfini, balene, lontre marine. A Point Kean, è possibile vedere una colonia di foche così abituata alla presenza umana, al punto che alcuni esemplari si inoltrano accanto alle auto parcheggiate.
A Picton ci attende il traghetto che ci riporterà nell'isola del nord. Dopo un'ora di navigazione tra i fiordi di grande bellezza della regione di Marlborough Sounds la nave esce in mare aperto tra alti flutti e vento a raffiche. Siamo a prua, qualcuno proprio in quell'istante decide di affacciarsi sul ponte; lo vediamo rientrare completamente zuppo d'acqua tra gli applausi e le risate di tutti i compagni di viaggio.

Isola del Nord
In NZ si possono trovare i bagni pubblici più belli del mondo: a Kawa Kawa c'è un via vai di persone che si aggirano entusiaste e munite di fotocamera tra i fruitori della latrina.
Ci sentiamo anche noi dei maniaci, ma questa toilette è una vera opera d'arte; è stata progettata da Undertwasser, l'architetto delle bizzarre case di Undertwasser Strasse a Vienna, che trascorse qui gli ultimi suoi anni, e questo è stato il suo regalo a questa cittadina.
A Rotorua l'atmosfera è surreale, fumi e vapori pervadono strade, case, giardini pubblici; l'acqua gorgoglia o prorompe violentemente dalle bocche dei geyser. Interi villaggi Maori sono situati tra vasche di fango bollente e odori di zolfo, convivendo da secoli con questi fenomeni naturali.
Sono le 11 di sera quando apprezziamo il tepore dell'acqua della piscina dell'ostello, fuori dall'acqua vi sono pochi gradi e non si vorrebbe più uscire. Sicuramente saranno molteplici le qualità terapeutiche di queste acque, ma a giudicare dall'atteggiamento rilassato e conciliante di quanti sorseggiano birra appoggiati ai bordi della vasca, non bisognerebbe sottovalutarne il valore socializzante.
All'ostello di Whangarei capiamo perché ci avessero parlato di John definendolo "a strange guy": dietro il banco del gestore c'è un signore con orecchino, piercing nel sopracciglio e diversi tatuaggi. Ci dice che se non abbiamo impegni per la sera, possiamo incontrarci alle 21! Consegna a tutti una torcia e ci carica sulla sua acciaccata Station Wagon. Quando imbocchiamo il sentiero che si inoltra nella foresta, pioviggina. John ha un passo veloce e deciso, e a fatica gli stiamo dietro. A un certo punto suggerisce di spegnere le torce: qualche istante per abituarsi al buio completo e il sentiero diventa fatato, mille luci azzurrognole costellano le rocce circostanti. Ci spiega che sono Glow-worm (vermi luminescenti) e a brillare è un'escrescenza filamentosa che la rugiada notturna trasforma in ragnatele di perline e che serve per catturare le loro prede. Grazie John per la serata, sei uno straordinario ragazzo di 73 anni!
Se la natura in alcuni casi prende le vesti di un minuscolo verme luminoso, in altri si afferma nella mole imponente degli alberi di Kauri. Come quelli dai nomi suggestivi della foresta di Waipoua: Padre della foresta, Quattro sorelle, Dio della foresta. Quando la colonizzazione di questa terra avanzava a ritmo frenetico, fu fatto scempio di questi territori verdi, a dispetto della cultura Maori che prevede che sia reso omaggio a Tane ogni qual volta si rende necessario abbattere un albero.
Ora le cose vanno molto meglio, e il livello di sensibilità verso le problematiche ambientali degli abitanti di questo Paese è tra i più alti al mondo. A monito degli errori del passato, ma anche simbolo dei fallimenti dell'uomo e di riscossa della natura, è il ponte sul Whanganui River: l'evocativo Bridge to Nowhere costruito per favorire la costruzione di insediamenti nelle zone interne circondate dalla fittissima foresta pluviale.
Il ponte fu costruito con un tale dispendio di energie che appena si pose fine alla sua realizzazione si comprese altresì quanto inutile fosse stata. La lussureggiante foresta inghiottiva in pochi mesi la strada sin lì aperta e gli strenui sforzi per avanzare furono in breve sopraffatti dalla sensazione di avanzare senza una meta….to nowhere!
Che Tane vegli su questa terra e i suoi uomini.

 
Info
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  Un viaggio in NZ può risultare meno costoso di quanto si possa immaginare.
Una buona soluzione è rappresentata dalla capillare rete di ostelli. Consultate il sito www.stayyha.com di YHA NZ per farvi un'idea o prenotare. Un posto letto può andare dai 12 e dell'ostello situato nel centro di Aukland ai 9 e di Dunedin o Whangarei. L'ostello di Rotorua (con piscina di acqua termale) costa 11 e. È possibile effettuare gratuitamente le prenotazioni da un ostello per quello successivo pagando la notte in anticipo.
Esiste anche una catena di ostelli indipendenti denominata BBH (www.backpack.co.nz) che può risultare utile nelle zone in cui non è possibile trovare una sistemazione YHA.
Il volo dall'Italia rappresenta la spesa più onerosa, ma viaggiando fuori stagione (da luglio ad ottobre) è possibile trovare delle offerte interessanti. Cathay Pacific via Hong Kong nel mese di maggio ci ha venduto il volo da Torino a 680 e! Le altre tariffe (sempre fuori stagione) si aggirano dagli 800 a 1000 e (Qantas, Jal, KLM, Korean Air).
Per quanto riguarda i trasporti interni, è possibile acquistare un volo via Internet (le postazioni sono presenti in tutti gli ostelli) a buon prezzo, ad esempio il volo Auckland/Queenstown ci è costato circa 70 e.
Noleggiare un'auto (4 porte e comprensiva di assicurazione) costa circa 25 e al giorno: alcune agenzie come Omega (www.omegarentals.com) o ACE praticano sconti se l'auto viene prenotata da un ostello YHA. La benzina costa intorno ai 60 cent di e.
Il biglietto per traghettare da Picton a Wellington costa intorno ai 18 e.
Attività e sport possono essere praticati a costi abbordabili. Con Dolphin Encounter a Kaikoura (www.dolphin.co.nz) osservazione dei delfini a 27 e, nuoto con i delfini (viene fornita l'attrezzatura) 55 e.
Con World of Whales a Kaikoura (www.worldofwhales.co.nz) osservazione in volo delle balene a 80 e.
Con WhaleWatch a Kaikoura (www.whalewatch.co.nz) osservazione in barca delle balene.
È possibile lanciarsi dalla Sky Tower (www.skyjump.co.nz) o scalarla (www.4vertigo.com).
Oppure raggiungere il Bridge to Nowhere sul Whanganui River in JetBoat (www.bridgetonowhere.co.nz).

Siti di interesse sul Web
Turismo della nuova Zelanda: www.purenz.com
Automobil Club NZ: www.aa.org.nz
Organizzazione dei Maori: www.maori.org.nz
Cultura Maori: www.culture.co.nz

Per cercare lavoro in Nuova Zelanda:
www.dol.govt.nz o www.jobs.govt.nz

Ambasciata Nuova Zelanda in Italia:
via Zara 28, 00198 Roma tel. 06.4417171

 
 
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