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NUOVA
ZELANDA LA TERRA DELLA LUNGA NUVOLA BIANCA
di
Mario Speranza e Monica Morello
Quando il
mastodontico 747 inizia a sorvolare i sobborghi di Auckland alla ricerca
della striscia d'asfalto, la spossatezza per il lungo viaggio è
al culmine. Sono infatti necessarie almeno 22 ore di volo dall'Italia.
Una giornata interminabile da trascorrere tra gli spazi ristretti dell'economy
class, in attesa che il lento fluire degli 11 fusi orari ci porti a destinazione.
Certo, un tempo raggiungere questa terra doveva essere altra impresa.
Il pensiero va ad Ada ed alla sua bambina, le protagoniste del film "Lezioni
di Piano" della regista Neozelandese Jane Campion: il veliero, che
nella seconda metà dell'800 le ha portate qui dall'Europa, è
al largo; dalla scialuppa che traballa sulle lunghissime onde del mar
di Tasmania, vengono prese di peso e posate, con fare sbrigativo, sulla
spiaggia, dai Maori ingaggiati dal futuro marito. Noi invece, passiamo
il controllo dei passaporti e, cosa assolutamente inusuale, ci viene offerto
del caffè dal personale dell'aeroporto per darci il benvenuto,
fornendoci le indicazioni per raggiungere il nostro ostello: la navetta
fermerà proprio davanti.
Guadagniamo la nostra camera e ci addormentiamo. Solo un'oretta, per distenderci
un po', ma quando ci risvegliamo la Sky Tower, inquadrata dalla grande
finestra della nostra stanza, è ormai illuminata di azzurro.
L'ostello è pulito e accogliente e, cosa importantissima (e comune
a tutte le sistemazioni YHA in NZ), è dotato di una grande ed attrezzata
cucina a disposizione degli ospiti.
Bene, non resta altro da fare che uscire a procurarsi qualche genere alimentare
nel classico "negozietto sotto casa". Non riusciamo a crederci,
in Auckland (e in generale in NZ) non esistono negozi di quartiere, ma
solo due ipermercati ed è necessario prendere l'autobus.
Quanto costano i Kiwi! Non è il prodotto simbolo di questo paese?
Forse non è più stagione, sono gli ultimi giorni di agosto
e qui presto comincerà la primavera.
La Nuova Zelanda dista quanto l'Italia dall'equatore, ma è situata
nell'emisfero opposto. Così mentre andiamo a dormire, ripensiamo
alla calura afosa che abbiamo lasciato a Torino e a questo giorno già
consumato che laggiù si sta appena rimettendo in moto.
È proprio vero siamo in vacanza, e agli antipodi, comunque si consideri
la nostra condizione.
Auckland
Downtown è il centro di Auckland, rivolto sul Ferry Building
e la marina più famosa del mondo; non bisogna dimenticare che
siamo nella città delle vele: pare che qui vi sia il numero di
barche a vela più alto di ogni altro luogo, se rapportato al
numero di abitanti. Ed è in questo porto che nel 1985 un attentato
ad opera dei servizi segreti francesi affondò la Rainbow Warrior,
la nave di Greenpeace impegnata ad ostacolare gli esperimenti nucleari
della Francia nelle isole del pacifico.
Al molo è possibile imbarcarsi per alcune ore su barche che hanno
avuto un passato glorioso con l'America's Cup, qui si potrà prendere
il largo tra le circa 50 isole che circondano la città.
La varietà dei volti che incontriamo ci ricordano che questa
è terra d'immigrazione, che è stata ed è ancora
una terra di frontiera. Polinesiani, asiatici, europei e fin anche africani
sono giunti in NZ alla ricerca di fortuna. La presenza italiana è
naturalmente apprezzabile dal numero di ristoranti presenti in Parnell
Village. Questo quartiere è fitto di casette in stile vittoriano;
qui è possibile soggiornare in un affascinante edificio storico
che fu l'ultima residenza della regina di Tonga, ora ostello privato.
Tornando tra i grattacieli di Queen Street, incontriamo per la prima
volta, tra il traffico di un incrocio, un'intera famigliola a spasso
a piedi nudi. Non sono Maori che vogliono contraddistinguersi con un
segno di esotismo. Ne vedremo spesso nel corso del nostro viaggio, sono
seguaci del Barefooters: una filosofia e una pratica di vita che in
NZ va affermandosi più che in altri paesi. In alcune scuole addirittura,
a fronte dell'obbligo di indossare la divisa (elegantissima) è
previsto che si possa entrare in classe a piedi nudi: "blue leather
shoes or barefoot", recita il regolamento di alcuni istituti.
Si tratta di un'aspirazione, un desiderio di "tornare alla natura",
come se vi fosse la necessità di sentirla ancora più presente,
anche se, a pochi chilometri da questa che è l'unica e vera realtà
metropolitana, la natura diventa prorompente.
D'altra parte, la natura è centrale nella mitologia dei Maori:
"Non c'è prato, animale o fenomeno naturale in Aotearoa
(terra della lunga nuvola bianca) che non abbia un'anima", e per
ciascuno di questi elementi corrisponde una figura divina. Così,
seguendo il suono grave di una conchiglia, emesso dal soffio possente
di un giovane Maori, ci avviciniamo alla ricostruzione delle Marae (aree
sacre su cui sorge la casa per le assemblee del villaggio) per ascoltare
il racconto della creazione di questa terra meravigliosa ad opera di
Tane.
Siamo al Museo Nazionale dove, due volte al giorno, è possibile
assistere ad uno spettacolo di danza e canti Maori; una manifestazione
che, se pur rivolta principalmente ai turisti, rimane rispettosa e fedele
alla cultura e alle radici di questo popolo. Inevitabile sussultare
quando viene rappresentata l'Haka, il canto/incitazione di guerra interpretata
da questi guerrieri contemporanei. Si battono vigorosamente il petto
fino a farlo arrossire, i volti si stravolgono, gli occhi spinti fuori
delle orbite. Urlano a squarciagola: "Ka Mate, Ka Mate, Ka Ora,
Ka Ora
". Riusciranno a farci paura.
E non è difficile immaginare il terrore del primo navigatore
che ha raggiunto queste isole, l'olandese Tasman. Insieme al suo equipaggio
furono i primi a vedere una rappresentazione di questo tipo tentando
lo sbarco: gli "indigeni" interamente tatuati uccisero e divorarono
alcuni marinai.
A riprova della sua capacità di indurre il panico, il rituale
dell'Haka è stato adottato dalla squadra nazionale di rugby All
Blacks e, come arma letale, dai reparti dell'esercito neozelandese (non
è uno scherzo!).
Tutto ciò appare lontanissimo dai 328 metri dell'imponente Skytower:
la vista è a 360 gradi e si può apprezzare la città
in tutta la sua estensione: i molteplici coni vulcanici e l'intrico
di migliaia di alberi delle barche ormeggiate alla marina nei pressi
dell'Harbour Bridge. Il rimirare tranquillo del panorama viene più
volte interrotto dall'apparente precipitare di temerari individui che
decidono di scendere in "caduta libera" (rallentata e trattenuta
da tiranti), sino a centrare un bersaglio che pare disegnato da Willy
il Coyote ai piedi della torre. Ci accontentiamo della sensazione mozzafiato,
di camminare sul pavimento di cristallo che ci trattiene dalla voragine
che si apre sotto i nostri piedi.
Isola
del sud
Prendiamo un volo per Queenstown che raggiungiamo in serata; sta facendo
una bella nevicata. Ancora non riusciamo ad adattarci all'idea che agosto,
altrove, può essere fatto così. Al mattino i monti Remarkables
(notevoli) imbiancati sul lago Wakatipu appaiono come in una cartolina.
Nel parcheggio dell'ostello c'è un gran vociare di ragazzi con
gli sci in spalle. Noi partiamo in direzione della costa e la penisola
di Otago.
Davanti ai nostri occhi iniziano a sfilare i primi esemplari delle milioni
di pecore che incontreremo sul nostro cammino. La strada è così
poco trafficata che la maggior parte dei ponti in NZ sono a una sola
corsia a senso alternato.
Quando arriviamo al centenario edificio che ospita l'ostello di Dunedin,
il gestore ci dice che se facciamo in fretta a raggiungere la penisola
di Otago (circa mezza ora di auto), possiamo vedere i pinguini dagli
occhi gialli, una delle più rare specie al mondo. Al tramonto
escono dall'acqua per raggiungere i nidi nascosti tra la vegetazione
della costa ed è possibile avvistarli.
A fatica, valichiamo le alte dune per evitare di trovarci tra il mare
ed alcuni splendidi esemplari di leoni marini. Ci sistemiamo in un capanno
predisposto dai guardiaparco per l'osservazione. Il vento freddo è
così prepotente che è arduo mantenere la posizione, per
fortuna i pinguini sono puntuali e li vediamo sgusciare agili dalle
violente onde dell'oceano, per zampettare goffi ma decisi in direzione
della loro prole. La colonia di Otago e Oamaru (pinguini azzurri), sono
le uniche ad aver stabilito e conservato il loro habitat così
vicino a quello dell'uomo.
Quando a sera torniamo all'ostello, qualcuno che suona la chitarra sta
cantando in un italiano piuttosto singolare. Così conosciamo
One Penny, dice che fa il menestrello usando appropriatamente questo
termine, come ci dimostrano anche gli abiti che indossa e che lui definisce
"il suo costume di scena".
È un artista di strada; è neozelandese ma ha una passione
particolare per le vecchie canzoni italiane. Non conosce la nostra lingua
a parte qualche parola; acquista vecchi dischi italiani in vinile, e
li ascolta e riascolta sino a pronunciare alla bell'e meglio il testo
delle canzoni.
Così passiamo la serata a correggergli alcuni testi trascritti
con una grafia fitta e minuta sul quadernetto sgualcito in cui è
racchiuso l'intero repertorio. Dopo qualche bicchiere di Wilson's Whisky
(distillato qui a Dunedin), ed aver apportato le correzioni del caso
a "Mamma, mormora la bambina
", ci salutiamo commossi
ritrovandoci in mano un penny del 1955.
Sulla strada per Christchurch ci fermiamo a Moeraky per osservare questi
straordinari massi sferici che pensavamo potessero essere state le biglie
di un ciclope. Naturalmente si tratta di un fenomeno geologico che ha
modellato e distribuito queste grandi bocce, in alcuni casi sino nei
giardini delle abitazioni disposte lungo questo tratto di costa.
L'ostello di Christchurch è situato in un affascinante stabile
proprio di fronte agli splendidi edifici gotici dell'Arts Centre. La
città è assolutamente inglese: cattedrale anglicana, tram
e barche sospinte sul tranquillo Avon River da stilosi "gondolieri".
Naturalmente non poteva mancare il club per soli uomini più antico
ed esclusivo della NZ. Curiosi di "vedere" come potesse essere
un posto del genere, siamo entrati, ma è questione di pochi secondi,
sino al nostro allontanamento ad opera di un cortese maggiordomo.
Ancora a nord incontriamo Kaikoura, è il posto più importante
per l'osservazione dei mammiferi marini. Da qui ci si può imbarcare
per osservare e nuotare con delfini, balene, lontre marine. A Point
Kean, è possibile vedere una colonia di foche così abituata
alla presenza umana, al punto che alcuni esemplari si inoltrano accanto
alle auto parcheggiate.
A Picton ci attende il traghetto che ci riporterà nell'isola
del nord. Dopo un'ora di navigazione tra i fiordi di grande bellezza
della regione di Marlborough Sounds la nave esce in mare aperto tra
alti flutti e vento a raffiche. Siamo a prua, qualcuno proprio in quell'istante
decide di affacciarsi sul ponte; lo vediamo rientrare completamente
zuppo d'acqua tra gli applausi e le risate di tutti i compagni di viaggio.
Isola
del Nord
In NZ si possono trovare i bagni pubblici più belli del mondo:
a Kawa Kawa c'è un via vai di persone che si aggirano entusiaste
e munite di fotocamera tra i fruitori della latrina.
Ci sentiamo anche noi dei maniaci, ma questa toilette è una vera
opera d'arte; è stata progettata da Undertwasser, l'architetto
delle bizzarre case di Undertwasser Strasse a Vienna, che trascorse
qui gli ultimi suoi anni, e questo è stato il suo regalo a questa
cittadina.
A Rotorua l'atmosfera è surreale, fumi e vapori pervadono strade,
case, giardini pubblici; l'acqua gorgoglia o prorompe violentemente
dalle bocche dei geyser. Interi villaggi Maori sono situati tra vasche
di fango bollente e odori di zolfo, convivendo da secoli con questi
fenomeni naturali.
Sono le 11 di sera quando apprezziamo il tepore dell'acqua della piscina
dell'ostello, fuori dall'acqua vi sono pochi gradi e non si vorrebbe
più uscire. Sicuramente saranno molteplici le qualità
terapeutiche di queste acque, ma a giudicare dall'atteggiamento rilassato
e conciliante di quanti sorseggiano birra appoggiati ai bordi della
vasca, non bisognerebbe sottovalutarne il valore socializzante.
All'ostello di Whangarei capiamo perché ci avessero parlato di
John definendolo "a strange guy": dietro il banco del gestore
c'è un signore con orecchino, piercing nel sopracciglio e diversi
tatuaggi. Ci dice che se non abbiamo impegni per la sera, possiamo incontrarci
alle 21! Consegna a tutti una torcia e ci carica sulla sua acciaccata
Station Wagon. Quando imbocchiamo il sentiero che si inoltra nella foresta,
pioviggina. John ha un passo veloce e deciso, e a fatica gli stiamo
dietro. A un certo punto suggerisce di spegnere le torce: qualche istante
per abituarsi al buio completo e il sentiero diventa fatato, mille luci
azzurrognole costellano le rocce circostanti. Ci spiega che sono Glow-worm
(vermi luminescenti) e a brillare è un'escrescenza filamentosa
che la rugiada notturna trasforma in ragnatele di perline e che serve
per catturare le loro prede. Grazie John per la serata, sei uno straordinario
ragazzo di 73 anni!
Se la natura in alcuni casi prende le vesti di un minuscolo verme luminoso,
in altri si afferma nella mole imponente degli alberi di Kauri. Come
quelli dai nomi suggestivi della foresta di Waipoua: Padre della foresta,
Quattro sorelle, Dio della foresta. Quando la colonizzazione di questa
terra avanzava a ritmo frenetico, fu fatto scempio di questi territori
verdi, a dispetto della cultura Maori che prevede che sia reso omaggio
a Tane ogni qual volta si rende necessario abbattere un albero.
Ora le cose vanno molto meglio, e il livello di sensibilità verso
le problematiche ambientali degli abitanti di questo Paese è
tra i più alti al mondo. A monito degli errori del passato, ma
anche simbolo dei fallimenti dell'uomo e di riscossa della natura, è
il ponte sul Whanganui River: l'evocativo Bridge to Nowhere costruito
per favorire la costruzione di insediamenti nelle zone interne circondate
dalla fittissima foresta pluviale.
Il ponte fu costruito con un tale dispendio di energie che appena si
pose fine alla sua realizzazione si comprese altresì quanto inutile
fosse stata. La lussureggiante foresta inghiottiva in pochi mesi la
strada sin lì aperta e gli strenui sforzi per avanzare furono
in breve sopraffatti dalla sensazione di avanzare senza una meta
.to
nowhere!
Che Tane vegli su questa terra e i suoi uomini.
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Un
viaggio in NZ può risultare meno costoso di quanto si possa
immaginare.
Una buona soluzione è rappresentata dalla capillare rete
di ostelli. Consultate il sito www.stayyha.com
di YHA NZ per farvi un'idea o prenotare. Un posto letto può
andare dai 12 e dell'ostello situato nel centro di Aukland ai 9
e di Dunedin o Whangarei. L'ostello di Rotorua (con piscina di acqua
termale) costa 11 e. È possibile effettuare gratuitamente
le prenotazioni da un ostello per quello successivo pagando la notte
in anticipo.
Esiste anche una catena di ostelli indipendenti denominata BBH (www.backpack.co.nz)
che può risultare utile nelle zone in cui non è possibile
trovare una sistemazione YHA.
Il volo dall'Italia rappresenta la spesa più onerosa, ma
viaggiando fuori stagione (da luglio ad ottobre) è possibile
trovare delle offerte interessanti. Cathay Pacific via Hong Kong
nel mese di maggio ci ha venduto il volo da Torino a 680 e! Le altre
tariffe (sempre fuori stagione) si aggirano dagli 800 a 1000 e (Qantas,
Jal, KLM, Korean Air).
Per quanto riguarda i trasporti interni, è possibile acquistare
un volo via Internet (le postazioni sono presenti in tutti gli ostelli)
a buon prezzo, ad esempio il volo Auckland/Queenstown ci è
costato circa 70 e.
Noleggiare un'auto (4 porte e comprensiva di assicurazione) costa
circa 25 e al giorno: alcune agenzie come Omega (www.omegarentals.com)
o ACE praticano sconti se l'auto viene prenotata da un ostello YHA.
La benzina costa intorno ai 60 cent di e.
Il biglietto per traghettare da Picton a Wellington costa intorno
ai 18 e.
Attività e sport possono essere praticati a costi abbordabili.
Con Dolphin Encounter a Kaikoura (www.dolphin.co.nz)
osservazione dei delfini a 27 e, nuoto con i delfini (viene fornita
l'attrezzatura) 55 e.
Con World of Whales a Kaikoura (www.worldofwhales.co.nz)
osservazione in volo delle balene a 80 e.
Con WhaleWatch a Kaikoura (www.whalewatch.co.nz)
osservazione in barca delle balene.
È possibile lanciarsi dalla Sky Tower (www.skyjump.co.nz)
o scalarla (www.4vertigo.com).
Oppure raggiungere il Bridge to Nowhere sul Whanganui River in JetBoat
(www.bridgetonowhere.co.nz).
Siti
di interesse sul Web
Turismo della nuova Zelanda: www.purenz.com
Automobil Club NZ: www.aa.org.nz
Organizzazione dei Maori: www.maori.org.nz
Cultura Maori: www.culture.co.nz
Per cercare lavoro in Nuova Zelanda:
www.dol.govt.nz o www.jobs.govt.nz
Ambasciata Nuova Zelanda in Italia:
via Zara 28, 00198 Roma tel. 06.4417171
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