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IDEE
IN CAMMINO
Essere per fare e fare per
essere. Si può sintetizzare in questo modo il significato di
un antico proverbio cinese per il quale piantare un albero è
una delle azioni fondamentali da compiere nel corso della propria esistenza
per poter dire di non essere vissuto invano.
di
Marco
Stolfo
La frase,
infatti, non va intesa come un invito a diventare tutti giardinieri e
vivaisti. È piuttosto una riflessione dedicata alla necessità
di fare, creare, produrre qualcosa di proprio e magari condividerlo con
la società e l'ambiente circostante. A diversi secoli e a migliaia
di chilometri di distanza, la massima orientale suona ancora attuale e
condivisibile. Tutti noi - chi più, chi meno - abbiamo alberi da
piantare, cioè idee da concretizzare, da soli oppure insieme ad
altri. Pensare e fare sono esigenze primarie un po' per tutti, ma ciò
vale ancor di più quando sei giovane e "hai tutta l'esistenza
davanti".
In questo caso idee, aspirazioni e progetti sono la vita stessa, o almeno
possono esserlo. Comunque sia, si tratti di lavoro o di svago, di attività
artistica o socialmente utile, se idee e progetti non cambiano la vita,
a dir poco aiutano a vivere meglio. E così c'è chi mette
in piedi un gruppo musicale o di teatro e chi si propone di organizzare
attività nel proprio quartiere a vantaggio della comunità
di cui fa parte. C'è chi si inventa una rivista che diventa un
luogo di incontro reale e virtuale tra giovani creativi e un catalizzatore
di nuove idee e iniziative che si sviluppano sul territorio, e chi, dopo
aver vissuto importanti esperienze all'estero, decide di imparare l'arte,
metterla da parte e soprattutto sfruttare le competenze acquisite per
fare qualcosa di nuovo all'ombra della Mole.
Ecco perché Torino non sta mai ferma, come continuiamo a leggere
su cartelloni e manifesti. Perché qui c'è tanta gente che
si muove e che si sbatte. Che coglie le opportunità che si incontrano.
Che si sa costruire queste occasioni anche con le sue mani. Che riesce
ad andare avanti nonostante le molte difficoltà e i tanti problemi
che si presentano.
Per cercare di capire cosa significa, nel bene e nel male, voler vivere
e non accontentarsi di sopravvivere, voler fare senza limitarsi a guardare
e non toccare, abbiamo scelto tre esperienze tra le tante, nate e cresciute
tra città e cintura: tre idee in grado di camminare con le proprie
gambe, pur seguendo un percorso difficile e quasi mai lineare; tre alberi
piantati, che danno frutto, fanno ombra e rendono il paesaggio più
bello e più vivibile.
Mirafiori
calling
A sud di Torino c'è Mirafiori, la Periferia per antonomasia.
È qui che comincia la storia di quella che oggi è un'associazione
di promozione sociale, fondata da sei ventenni. All'inizio erano solo
un gruppo di amici, assai legati al proprio quartiere, come spiega Paolo
Brizio: "Viviamo qui. La nostra zona ci piace, anche se non gode
di buona fama in città per molteplici ragioni. Abbiamo preso
coscienza assai presto dei problemi del nostro quartiere e abbiamo pensato
che avremmo potuto fare qualche cosa in prima persona per migliorare
la situazione, a partire da quei bisogni di aggregazione, espressione
culturale e informazione che sentiamo come nostri".
Da qualche tempo proprio quella parte di città è interessata
da un ambizioso programma di recupero urbano nel quale, accanto a alle
associazioni e alle imprese che lo gestiscono, sono coinvolti, opportunamente,
anche i suoi abitanti, e i più giovani in particolare. È
in questo contesto che Paolo e i suoi amici trovano le condizioni favorevoli
allo sviluppo delle proprie idee sul quartiere e per il quartiere. "Tutto
ha inizio con il contatto con gli operatori di Mente Locale, che coordinano
il programma di recupero urbano. Sono loro a segnalarci le opportunità
di maturare interessanti esperienze partecipando alle attività
organizzate dall'Ufficio Scambi Internazionali del Comune", aggiunge.
Nell'estate 1997 partecipano a uno scambio ad Amburgo, insieme a coetanei
tedeschi, belgi e austriaci. "Il filo conduttore dell'intero soggiorno
è la multimedialità. Trascorriamo dieci giorni a fare
cose interessantissime: riprese video, montaggio, creazione di file
audio con il computer. Scopriamo un ambito in cui possiamo creare qualche
cosa di nostro, che ci può dare soddisfazioni e può interessare
e coinvolgere anche altre persone, a partire proprio da Mirafiori".
Musica e video diventano così gli ambiti di azione privilegiati
di quello che rimane un gruppo spontaneo, ma assume sempre più
le connotazioni sostanziali di un sodalizio organizzato. E anche le
idee iniziali si concretizzano in un vero piano d'azione: la realizzazione
di una canzone e un videoclip che racconti il quartiere e i suoi ragazzi.
Nasce Figli di Mirafiori, prima un semplice testo, poi un progetto da
presentare alla Commissione europea per ottenere un finanziamento e
infine musiche, storyboard, riprese, montaggio e lavoro finito. "In
questa fase è stato fondamentale l'aiuto di Mente Locale e dell'Ufficio
Scambi Internazionali - sottolinea Paolo - che ci hanno fornito l'assistenza
necessaria sia nella stesura, sia nella presentazione e nella gestione
del progetto". Realizzato con la collaborazione del Laboratorio
dell'Immagine di Via Millelire, il video è stato ufficialmente
presentato nella scorsa primavera, prima nel quartiere e poi nel corso
di alcune rassegne.
Dal
gruppo spontaneo all'associazione
Oggi i "Figli di Mirafiori" non esistono più, e a quanto
pare neppure The Jerry Manders, la band che firma la canzone del filmato.
Tuttavia Paolo e gli altri non hanno smesso di
piantare alberi
e anzi, con la partecipazione di nuovi "complici", hanno compiuto
il grande passo, costituendosi in associazione.
Così è nata l'A.P.S.A. (Associazione promozione sociale
e aggregazione), che si colloca sulla scia della precedente esperienza
"spontanea". Il nome parla chiaro e anche i primi passi compiuti
dal sodalizio lo confermano. I ragazzi stanno predisponendo un servizio
doposcuola nel quartiere, svolgono attività di animazione sul
territorio e partecipano a YEPP (Youth Empowerment Partnership Program),
progetto europeo dedicato al protagonismo giovanile nelle aree metropolitane
che riguarda anche Mirafiori Sud.
La trasformazione da gruppo non istituzionalizzato a vera e propria
organizzazione con atto costitutivo e statuto è un passaggio
pressoché obbligato per chi vuole far camminare le proprie idee.
Lo confermano anche le altre due storie che abbiamo scelto per voi,
quella de "Il Cantiere", che sin dagli esordi ha una veste
associativa, e quella del gruppo di musicisti, fumettari, scrittori
e organizzatori di eventi culturali che si è coagulato attorno
alla "rivista demenzialpoetica" "Cartaigienica",
che da qualche anno rispondono alla ragione sociale collettiva "Subaqueo"
(non è un errore, si scrive così
).
A questo riguardo si può aggiungere un ulteriore considerazione.
A sentire Paolo Brizio, i "Figli di Mirafiori" sono nati,
cresciuti e diventati A.P.S.A. perché hanno trovato degli interlocutori
istituzionali in grado di accompagnarli e sostenerli nei momenti chiave
della loro attività. Senza queste condizioni favorevoli, probabilmente
la loro determinazione a realizzare idee e progetti non avrebbe raggiunto
gli stessi risultati. Tante volte il doversi "costituire in associazione"
diventa un problema, quasi insormontabile, e buone intenzioni, idee,
progetti e aspirazioni vengono soffocate dalla fatica che si incontra
nell'adempiere alle necessarie pratiche burocratiche, dalla stesura
di uno statuto alla sua registrazione, dalla scrittura di un progetto
alle questioni fiscali e contabili.
Succede pertanto che ci siano gruppi spontanei assai attivi sul territorio,
i quali una volta formalizzata la propria esistenza esauriscono la propria
spinta creativa e progettuale, in quanto privi di interlocutori d'accompagnamento.
È questo, per esempio, il caso del C.I.M.Ba (Comitato informale
musica di base) - che una decina d'anni fa proprio a Mirafiori Sud si
faceva portavoce delle rivendicazioni dei gruppi musicali che lo componevano
per ciò che concerne gli spazi di aggregazione nel quartiere
e organizzava rassegne, concerti e addirittura una fanzine - di cui
si sono purtroppo perse le tracce poco dopo la sua trasformazione in
associazione.
Creatività
a rotoli
Difficoltà simili almeno in parte - soprattutto per il rapporto
con le istituzioni - le hanno incontrate anche i fondatori dell'associazione
Subaqueo, nata nel 2000 e attualmente impegnata in diverse iniziative,
la cui storia affonda le proprie radici ai primi anni Novanta.
Il momento-chiave è la nascita della rivista "Cartaigienica",
"spazio di espressione creativa per autori, disegnatori, grafici
e musicisti", come la definisce uno dei suoi coordinatori, Fabrizio
Fassio, che ripercorre la storia dell'originale fanzine. "Abbiamo
cominciato con una pubblicazione fotocopiata, poi ci siamo dati alla
stampa e infine siamo approdati, con inizio nel 1996, nella rete delle
reti", racconta. Oggi "Cartaigienica" esce ogni mese
su internet, all'indirizzo www.cartaigienicaweb.it,
ed è letta da decine di migliaia di persone in tutta Italia e
nel resto del mondo. Al suo interno fumetti, recensioni musicali e cinematografiche,
racconti e segnalazioni di eventi di vario genere.
"Cartaigienica coinvolge stabilmente una cinquantina di persone,
nel Torinese e non solo. Abbiamo corrispondenti e collaboratori in diverse
regioni e anche all'estero", precisa Fabrizio, sottolineando come
ci sia un universo di idee e progetti che si sviluppa attorno alla rivista
e si incontra al suo interno: gruppi musicali, altre pubblicazioni,
spettacoli teatrali e eventi di vario genere. La rivista è virtuale
- ma anche in rete è sfogliabile come un libro - però
è il frutto di un lavoro reale che ha una sua significativa presenza
sul territorio, a partire dagli happening - con concerti, letture, mostre
e performance - organizzati in città ogni qual volta è
in uscita un numero speciale della rivista, che ha il titolo di "CartaigienicaMag"
(attualmente in circolazione il n°4) e contiene testi e immagini
inediti.
"Tra i nostri obiettivi c'è anche l'organizzazione di corsi
di musica e informatica, la produzione di una compliation musicale abbinata
alla rubrica Carta Canta, la realizzazione di una webradio e la preparazione
di spettacoli teatrali e musical - aggiunge Fabrizio - ed è per
questo che abbiamo deciso di costituirci in associazione". Per
realizzare tutto ciò l'autofinanziamento non basta e servono
locali adeguati: "Oggi facciamo letteralmente tutto in casa; per
fare di più servono spazi e risorse. Per ciò che concerne
gli spazi, in particolare, abbiamo presentato richieste e progetti,
in cui produzione culturale e promozione sociale vanno a braccetto,
ma a livello istituzionale non abbiamo avuto alcuna risposta",
conclude un po' sconsolato, pur rilanciando che "in ogni caso Cartaigienica
e tutto ciò che ci sta intorno vanno avanti, almeno finché
la voglia di fare e l'autofinanziamento ce lo permettono". Come
dire, "se ritenete i nostri progetti meritevoli, dateci una mano".
Danza
in Cantiere
Spazi e risorse sono i due problemi di fondo che chiunque abbia idee
e progetti si ritrova costantemente a fronteggiare. Ne è ben
cosciente Sara Marasso, una laurea in storia del cinema e la voglia
di fare della passione per la danza il proprio mestiere. Il suo progetto
è la creazione di un luogo adatto allo svolgimento di attività
artistiche - in particolare sceniche - che possano diventare vere e
proprie professioni. Per questa ragione alcuni anni fa, insieme ad altri
amici, fotografi, videomaker e attori-ballerini, ha dato vita all'associazione
Il Cantiere.
"Tutto ha avuto inizio nel 1998. Ci interessava disporre di uno
spazio attrezzato per lavorare sulle arti sceniche contemporanee",
ricorda. "Io ero stata per due anni a Parigi per frequentare un
corso di specializzazione post-laurea in danza contemporanea all'Università
di Paris 8. Un'esperienza altamente formativa, con attività pratiche
oltre che teoriche, la possibilità di imparare molto e soprattutto
di sperimentare concretamente. Incredibile, ma vero, mi sono detta,
e ho pensato che qualcosa del genere si potesse realizzare anche a Torino".
"Il Cantiere" (info in rete: www.ilcantiere.net)
comincia pertanto a costruire e propone all'Amministrazione comunale
un progetto di riqualificazione urbana per trasformare uno spazio ex-industriale
nel posto giusto per prove e spettacoli. "Ma almeno fino ad ora
non se ne è fatto nulla", sostiene Sara. "La situazione,
in particolare per la danza, è difficile - sottolinea - e a differenza
che in altri paesi come Francia e Portogallo è veramente difficile
creare spazi alternativi allo Stabile, alle scuole tradizionali".
Tuttavia l'associazione continua a fare le sue cose: corsi, sperimentazioni,
rassegne come la recente "Insoliti contemporanei" e allestimenti
come "Duel", messo in scena dalla compagnia nata in seno a
"Il Cantiere".
Le idee in cammino e la città in movimento si incontreranno e
procederanno insieme?
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