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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2004

IDEE IN CAMMINO
Essere per fare e fare per essere. Si può sintetizzare in questo modo il significato di un antico proverbio cinese per il quale piantare un albero è una delle azioni fondamentali da compiere nel corso della propria esistenza per poter dire di non essere vissuto invano.

di Marco Stolfo
La frase, infatti, non va intesa come un invito a diventare tutti giardinieri e vivaisti. È piuttosto una riflessione dedicata alla necessità di fare, creare, produrre qualcosa di proprio e magari condividerlo con la società e l'ambiente circostante. A diversi secoli e a migliaia di chilometri di distanza, la massima orientale suona ancora attuale e condivisibile. Tutti noi - chi più, chi meno - abbiamo alberi da piantare, cioè idee da concretizzare, da soli oppure insieme ad altri. Pensare e fare sono esigenze primarie un po' per tutti, ma ciò vale ancor di più quando sei giovane e "hai tutta l'esistenza davanti".
In questo caso idee, aspirazioni e progetti sono la vita stessa, o almeno possono esserlo. Comunque sia, si tratti di lavoro o di svago, di attività artistica o socialmente utile, se idee e progetti non cambiano la vita, a dir poco aiutano a vivere meglio. E così c'è chi mette in piedi un gruppo musicale o di teatro e chi si propone di organizzare attività nel proprio quartiere a vantaggio della comunità di cui fa parte. C'è chi si inventa una rivista che diventa un luogo di incontro reale e virtuale tra giovani creativi e un catalizzatore di nuove idee e iniziative che si sviluppano sul territorio, e chi, dopo aver vissuto importanti esperienze all'estero, decide di imparare l'arte, metterla da parte e soprattutto sfruttare le competenze acquisite per fare qualcosa di nuovo all'ombra della Mole.
Ecco perché Torino non sta mai ferma, come continuiamo a leggere su cartelloni e manifesti. Perché qui c'è tanta gente che si muove e che si sbatte. Che coglie le opportunità che si incontrano. Che si sa costruire queste occasioni anche con le sue mani. Che riesce ad andare avanti nonostante le molte difficoltà e i tanti problemi che si presentano.
Per cercare di capire cosa significa, nel bene e nel male, voler vivere e non accontentarsi di sopravvivere, voler fare senza limitarsi a guardare e non toccare, abbiamo scelto tre esperienze tra le tante, nate e cresciute tra città e cintura: tre idee in grado di camminare con le proprie gambe, pur seguendo un percorso difficile e quasi mai lineare; tre alberi piantati, che danno frutto, fanno ombra e rendono il paesaggio più bello e più vivibile.

Mirafiori calling
A sud di Torino c'è Mirafiori, la Periferia per antonomasia. È qui che comincia la storia di quella che oggi è un'associazione di promozione sociale, fondata da sei ventenni. All'inizio erano solo un gruppo di amici, assai legati al proprio quartiere, come spiega Paolo Brizio: "Viviamo qui. La nostra zona ci piace, anche se non gode di buona fama in città per molteplici ragioni. Abbiamo preso coscienza assai presto dei problemi del nostro quartiere e abbiamo pensato che avremmo potuto fare qualche cosa in prima persona per migliorare la situazione, a partire da quei bisogni di aggregazione, espressione culturale e informazione che sentiamo come nostri".
Da qualche tempo proprio quella parte di città è interessata da un ambizioso programma di recupero urbano nel quale, accanto a alle associazioni e alle imprese che lo gestiscono, sono coinvolti, opportunamente, anche i suoi abitanti, e i più giovani in particolare. È in questo contesto che Paolo e i suoi amici trovano le condizioni favorevoli allo sviluppo delle proprie idee sul quartiere e per il quartiere. "Tutto ha inizio con il contatto con gli operatori di Mente Locale, che coordinano il programma di recupero urbano. Sono loro a segnalarci le opportunità di maturare interessanti esperienze partecipando alle attività organizzate dall'Ufficio Scambi Internazionali del Comune", aggiunge.
Nell'estate 1997 partecipano a uno scambio ad Amburgo, insieme a coetanei tedeschi, belgi e austriaci. "Il filo conduttore dell'intero soggiorno è la multimedialità. Trascorriamo dieci giorni a fare cose interessantissime: riprese video, montaggio, creazione di file audio con il computer. Scopriamo un ambito in cui possiamo creare qualche cosa di nostro, che ci può dare soddisfazioni e può interessare e coinvolgere anche altre persone, a partire proprio da Mirafiori". Musica e video diventano così gli ambiti di azione privilegiati di quello che rimane un gruppo spontaneo, ma assume sempre più le connotazioni sostanziali di un sodalizio organizzato. E anche le idee iniziali si concretizzano in un vero piano d'azione: la realizzazione di una canzone e un videoclip che racconti il quartiere e i suoi ragazzi.
Nasce Figli di Mirafiori, prima un semplice testo, poi un progetto da presentare alla Commissione europea per ottenere un finanziamento e infine musiche, storyboard, riprese, montaggio e lavoro finito. "In questa fase è stato fondamentale l'aiuto di Mente Locale e dell'Ufficio Scambi Internazionali - sottolinea Paolo - che ci hanno fornito l'assistenza necessaria sia nella stesura, sia nella presentazione e nella gestione del progetto". Realizzato con la collaborazione del Laboratorio dell'Immagine di Via Millelire, il video è stato ufficialmente presentato nella scorsa primavera, prima nel quartiere e poi nel corso di alcune rassegne.

Dal gruppo spontaneo all'associazione
Oggi i "Figli di Mirafiori" non esistono più, e a quanto pare neppure The Jerry Manders, la band che firma la canzone del filmato. Tuttavia Paolo e gli altri non hanno smesso di…piantare alberi e anzi, con la partecipazione di nuovi "complici", hanno compiuto il grande passo, costituendosi in associazione.
Così è nata l'A.P.S.A. (Associazione promozione sociale e aggregazione), che si colloca sulla scia della precedente esperienza "spontanea". Il nome parla chiaro e anche i primi passi compiuti dal sodalizio lo confermano. I ragazzi stanno predisponendo un servizio doposcuola nel quartiere, svolgono attività di animazione sul territorio e partecipano a YEPP (Youth Empowerment Partnership Program), progetto europeo dedicato al protagonismo giovanile nelle aree metropolitane che riguarda anche Mirafiori Sud.
La trasformazione da gruppo non istituzionalizzato a vera e propria organizzazione con atto costitutivo e statuto è un passaggio pressoché obbligato per chi vuole far camminare le proprie idee. Lo confermano anche le altre due storie che abbiamo scelto per voi, quella de "Il Cantiere", che sin dagli esordi ha una veste associativa, e quella del gruppo di musicisti, fumettari, scrittori e organizzatori di eventi culturali che si è coagulato attorno alla "rivista demenzialpoetica" "Cartaigienica", che da qualche anno rispondono alla ragione sociale collettiva "Subaqueo" (non è un errore, si scrive così…).
A questo riguardo si può aggiungere un ulteriore considerazione. A sentire Paolo Brizio, i "Figli di Mirafiori" sono nati, cresciuti e diventati A.P.S.A. perché hanno trovato degli interlocutori istituzionali in grado di accompagnarli e sostenerli nei momenti chiave della loro attività. Senza queste condizioni favorevoli, probabilmente la loro determinazione a realizzare idee e progetti non avrebbe raggiunto gli stessi risultati. Tante volte il doversi "costituire in associazione" diventa un problema, quasi insormontabile, e buone intenzioni, idee, progetti e aspirazioni vengono soffocate dalla fatica che si incontra nell'adempiere alle necessarie pratiche burocratiche, dalla stesura di uno statuto alla sua registrazione, dalla scrittura di un progetto alle questioni fiscali e contabili.
Succede pertanto che ci siano gruppi spontanei assai attivi sul territorio, i quali una volta formalizzata la propria esistenza esauriscono la propria spinta creativa e progettuale, in quanto privi di interlocutori d'accompagnamento. È questo, per esempio, il caso del C.I.M.Ba (Comitato informale musica di base) - che una decina d'anni fa proprio a Mirafiori Sud si faceva portavoce delle rivendicazioni dei gruppi musicali che lo componevano per ciò che concerne gli spazi di aggregazione nel quartiere e organizzava rassegne, concerti e addirittura una fanzine - di cui si sono purtroppo perse le tracce poco dopo la sua trasformazione in associazione.

Creatività a rotoli
Difficoltà simili almeno in parte - soprattutto per il rapporto con le istituzioni - le hanno incontrate anche i fondatori dell'associazione Subaqueo, nata nel 2000 e attualmente impegnata in diverse iniziative, la cui storia affonda le proprie radici ai primi anni Novanta.
Il momento-chiave è la nascita della rivista "Cartaigienica", "spazio di espressione creativa per autori, disegnatori, grafici e musicisti", come la definisce uno dei suoi coordinatori, Fabrizio Fassio, che ripercorre la storia dell'originale fanzine. "Abbiamo cominciato con una pubblicazione fotocopiata, poi ci siamo dati alla stampa e infine siamo approdati, con inizio nel 1996, nella rete delle reti", racconta. Oggi "Cartaigienica" esce ogni mese su internet, all'indirizzo www.cartaigienicaweb.it, ed è letta da decine di migliaia di persone in tutta Italia e nel resto del mondo. Al suo interno fumetti, recensioni musicali e cinematografiche, racconti e segnalazioni di eventi di vario genere.
"Cartaigienica coinvolge stabilmente una cinquantina di persone, nel Torinese e non solo. Abbiamo corrispondenti e collaboratori in diverse regioni e anche all'estero", precisa Fabrizio, sottolineando come ci sia un universo di idee e progetti che si sviluppa attorno alla rivista e si incontra al suo interno: gruppi musicali, altre pubblicazioni, spettacoli teatrali e eventi di vario genere. La rivista è virtuale - ma anche in rete è sfogliabile come un libro - però è il frutto di un lavoro reale che ha una sua significativa presenza sul territorio, a partire dagli happening - con concerti, letture, mostre e performance - organizzati in città ogni qual volta è in uscita un numero speciale della rivista, che ha il titolo di "CartaigienicaMag" (attualmente in circolazione il n°4) e contiene testi e immagini inediti.
"Tra i nostri obiettivi c'è anche l'organizzazione di corsi di musica e informatica, la produzione di una compliation musicale abbinata alla rubrica Carta Canta, la realizzazione di una webradio e la preparazione di spettacoli teatrali e musical - aggiunge Fabrizio - ed è per questo che abbiamo deciso di costituirci in associazione". Per realizzare tutto ciò l'autofinanziamento non basta e servono locali adeguati: "Oggi facciamo letteralmente tutto in casa; per fare di più servono spazi e risorse. Per ciò che concerne gli spazi, in particolare, abbiamo presentato richieste e progetti, in cui produzione culturale e promozione sociale vanno a braccetto, ma a livello istituzionale non abbiamo avuto alcuna risposta", conclude un po' sconsolato, pur rilanciando che "in ogni caso Cartaigienica e tutto ciò che ci sta intorno vanno avanti, almeno finché la voglia di fare e l'autofinanziamento ce lo permettono". Come dire, "se ritenete i nostri progetti meritevoli, dateci una mano".

Danza in Cantiere
Spazi e risorse sono i due problemi di fondo che chiunque abbia idee e progetti si ritrova costantemente a fronteggiare. Ne è ben cosciente Sara Marasso, una laurea in storia del cinema e la voglia di fare della passione per la danza il proprio mestiere. Il suo progetto è la creazione di un luogo adatto allo svolgimento di attività artistiche - in particolare sceniche - che possano diventare vere e proprie professioni. Per questa ragione alcuni anni fa, insieme ad altri amici, fotografi, videomaker e attori-ballerini, ha dato vita all'associazione Il Cantiere.
"Tutto ha avuto inizio nel 1998. Ci interessava disporre di uno spazio attrezzato per lavorare sulle arti sceniche contemporanee", ricorda. "Io ero stata per due anni a Parigi per frequentare un corso di specializzazione post-laurea in danza contemporanea all'Università di Paris 8. Un'esperienza altamente formativa, con attività pratiche oltre che teoriche, la possibilità di imparare molto e soprattutto di sperimentare concretamente. Incredibile, ma vero, mi sono detta, e ho pensato che qualcosa del genere si potesse realizzare anche a Torino".
"Il Cantiere" (info in rete: www.ilcantiere.net) comincia pertanto a costruire e propone all'Amministrazione comunale un progetto di riqualificazione urbana per trasformare uno spazio ex-industriale nel posto giusto per prove e spettacoli. "Ma almeno fino ad ora non se ne è fatto nulla", sostiene Sara. "La situazione, in particolare per la danza, è difficile - sottolinea - e a differenza che in altri paesi come Francia e Portogallo è veramente difficile creare spazi alternativi allo Stabile, alle scuole tradizionali". Tuttavia l'associazione continua a fare le sue cose: corsi, sperimentazioni, rassegne come la recente "Insoliti contemporanei" e allestimenti come "Duel", messo in scena dalla compagnia nata in seno a "Il Cantiere".
Le idee in cammino e la città in movimento si incontreranno e procederanno insieme?

 
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