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Sei qui: Città di Torino >> Informagiovani >> Rivista Informagiovani >> Num. 01/2004

GIOVANI CITTADINI PARTECIPATIVI
Il tema della partecipazione e della cittadinanza, intese come contributo
che i giovani del territorio possono dare allo sviluppo delle città, viene affrontato in tutti i documenti di analisi sulla condizione giovanile, come ad esempio il Libro Bianco europeo, ovvero la più vasta consultazione mai organizzata sui giovani dai quindici ai venticinque anni condotta dalla Commissione Europea.

di Fabrizio Cellai
Una consultazione che sottolinea come dato preponderante un sempre maggior distacco fra i giovani e le istituzioni che si occupano della vita della comunità e delle prospettive di sviluppo. Partecipazione e cittadinanza sono due nodi problematici dei tempi che viviamo. Declinare oggi per esempio la parola cittadinanza è un compito difficile. Il richiamo più ovvio è quello all'educazione civica, anche se in realtà il termine ha ormai assunto un'accezione più vasta e tiene conto dell'evoluzione delle nostre società. La cittadinanza, in quanto appartenenza allo stato nazione, non è infatti, ormai più, lo specchio istituzionale che rappresenta le nostre società. Viviamo in un contesto dove le diversità compongono identità plurime: per appartenenza di genere, linguistica, di censo, di luogo di residenza, di credo religioso. Contemporaneamente le forme di comunicazione si diversificano, si moltiplicano ma nelle forme più diffuse si semplificano, negando la complessità della realtà. Al tempo stesso sbiadiscono i valori fondanti della società, il patto di solidarietà implicito in ogni forma di convivenza civile.
Secondo molte analisi sociologiche condivise a livello internazionale, e verificate nel quotidiano del lavoro, si nota una crescente disaffezione verso le istituzioni e una progressiva ignoranza sulle regole base della convivenza civile. Ne deriva che, all'aumento di vulnerabilità per coloro che sempre più si disinteressano e non partecipano alla vita pubblica e sociale, si accompagna la diffusione di forme di isolamento culturale e di intolleranza verso l'altro, per provenienza geografica, appartenenza di genere, credo religioso o generica "diversità". Questo discorso porta a riflessioni non molto confortanti soprattutto se si fa riferimento ai giovani.
Sorge a tal proposito spontanea la domanda: chi sono in realtà i giovani europei di oggi? Che cosa pensano della vita nella società, del lavoro e della disoccupazione? Che importanza attribuiscono all'istruzione, ai viaggi, alla conoscenza delle lingue? Per avere una visione più chiara della vita quotidiana, delle aspirazioni e delle attese dei giovani europei, l'Unione europea ha lanciato nel 2003 un sondaggio d'opinione nei quindici Stati membri. In ciascun paese sono state rivolte ventitré domande a un campione rappresentativo della popolazione nazionale di età compresa tra i quindici e i ventiquatto anni, per un totale di quasi 10 mila giovani.
L'Eurobarometro, lo strumento utilizzato per la compilazione del succitato Libro Bianco, ci fornisce dati che non fanno altro che confermare le tesi dei sociologi e cioè una scarsa presenza dei giovani nei movimenti associativi. Per esempio, come nella precedente inchiesta realizzata nel 1997, un giovane su due dichiara di non far parte di alcuna organizzazione o associazione, di qualsiasi tipo. Di tutte le organizzazioni proposte, le società sportive sono in prima posizione: quasi tre giovani su dieci dichiarano di appartenere ad una di esse o di partecipare alle attività. Meno di un intervistato su dieci, invece, appartiene a un'associazione religiosa o parrocchiale, a un'organizzazione per la gioventù o a un'associazione ricreativa. In coda alla classifica, le associazioni di consumatori e le organizzazioni o movimenti di difesa dei diritti dell'uomo attirano appena, secondo il sondaggio, uno o due giovani su cento. L'Eurobarometro fornisce anche altre indicazioni interessanti sulla vita quotidiana dei giovani. Gli svaghi più praticati sono, nell'ordine, gli incontri tra amici (74%), la televisione (69%) e l'ascolto della musica (66%).
Avvicinando la lente sempre di più, prima alla situazione italiana in generale e poi a quella torinese, cosa ci salta subito all'occhio? Ci sono dei dati molto significativi al riguardo che mettono a fuoco quanto la partecipazione alla vita associativa dei giovani italiani sia inferiore alla media europea. Altri dati ci dicono che i giovani dell'area mediterranea, e in questo siamo accomunati per esempio alla situazione spagnola, lasciano la loro famiglia in età più avanzata rispetto agli altri giovani europei.
In più, il dato che analizza il reddito dei giovani nei suoi tre canali di approvvigionamento: il lavoro, la famiglia, gli aiuti statali. Ebbene, mentre un giovane finlandese possiede un reddito la cui fonte principale sono gli aiuti dello Stato, poi il lavoro e solo al terzo posto la famiglia, nell'area mediterranea al primo posto ci sono i soldi elargiti dai genitori. Se a questo aggiungiamo che i ragazzi italiani, oltre a stare in famiglia più a lungo, hanno il più basso tasso di fertilità europeo, si delinea un quadro italiano dove i giovani acquisiscono autonomia in età più avanzata, vivono in famiglia, hanno scarse fonti di reddito e quindi si avventurano con più cautela nel proporre in maniera autonoma i propri progetti.
Allontanando ancora per un attimo la lente sulla situazione generale europea, quando si chiede agli adolescenti perché attendano più a lungo prima di lasciare la casa dei genitori, quasi sette giovani europei su dieci adducono ragioni di carattere materiale: dichiarano di non avere i mezzi per andare a vivere per conto loro. In seconda posizione i giovani ammettono senza tante remore di voler usufruire di tutte le comodità della residenza familiare, senza doverne sostenere le spese. Poco più di tre giovani su dieci indicano anche la necessità di costituire delle riserve finanziarie per il futuro.
In questo quadro, la situazione torinese è particolare. "Torino - conferma Beppe Nota, dirigente del Settore Gioventù del Comune - sta vivendo una grande trasformazione che ne ha segnato il passaggio veloce da città "One company town" legata all'automobile a una città che non trova più nella metalmeccanica lo zoccolo duro della sua attività economica. Per di più è in atto una grande trasformazione urbana e culturale che sta cambiando in maniera vistosa Torino. Da qui l'idea di far partecipare i giovani con le loro proposte per riempire gli spazi vuoti lasciati dal lavoro in fabbrica e dai capannoni industriali abbandonati".
E i protagonisti, i giovani, cosa ne pensano? Ritorniamo al Libro Bianco europeo. La domanda a loro posta era "quali misure dovrebbero essere attuate per migliorare la partecipazione dei giovani alla società?" Consultare i giovani prima di qualsiasi decisione pubblica che li riguardi direttamente, risponde il 46% degli intervistati, e condurre campagne di informazione ad essi destinate (45%). In terza posizione viene l'introduzione di un programma obbligatorio di istruzione al senso di cittadinanza (37%). Dal sondaggio risulta inoltre che l'abbassamento dell'età richiesta per votare o per presentarsi alle elezioni è raccomandato, rispettivamente, solo dal 13% e dal 9% dei giovani europei. Va precisato, tuttavia, che i giovani tra i 15 e i 17 anni (che non hanno quindi ancora diritto al voto) sono nettamente più numerosi degli altri a indicare questo provvedimento (20% rispetto al 10% dei giovani oltre i 18 anni). Dati che confermano una richiesta e cioè quella di poter partecipare maggiormente alla vita politica e sociale della propria comunità.
"Una richiesta da ascoltare - conferma Nota -. Banalmente perché i giovani sono il futuro, la prossima classe dirigente che va quindi formata e sperimentata. In secondo luogo nel mondo giovanile ci sono sicuramente delle ottime idee che sono in grado di migliorare oggi il benessere delle comunità in cui si trovano a operare".
Ecco quindi che per cercare un maggior coinvolgimento dei giovani ai temi della cittadinanza e della partecipazione, accanto al lavoro delle strutture già presenti sul territorio, occorre cercare di stimolare la nascita delle nuove idee e strutturare un percorso di accompagnamento che aiuti i giovani nel delicato momento di passaggio tra la nascita di un'idea e la costruzione attorno ad essa di un progetto capace di portare alla sua realizzazione. Mettere in moto, insomma, dei meccanismi che facciano incontrare le risorse con le idee.
 
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